16/08/2026
Alberi: seguire sempre i soldi.
Cronistoria di un modus operandi di questa politica.
Come ha sempre sostenuto il nostro prezioso amico, il giudice Gherardo Colombo, oggi uno degli strumenti più utilizzati nel sottobosco degli affari e politica è quello di “far girare i soldi”, ovvero dal pubblico al privato, e da quando la Comunità Europea ha stanziato ingenti fondi per incentivare le politiche “green” sul territorio questo business si è affiancato a quello dei rifiuti nel divenire un polo di interesse ed attrazione per molti interessi, leciti e non.
Ciò è stato reso più agevole da alcune misure approvate dai governi e dal Parlamento e qui ne citiamo solo due: l'abolizione del reato di “abuso d'ufficio” che interessa non solo i politici ma anche dirigenti e funzionari della pubblica amministrazione, e l'aumento del tetto degli importi in cui non occorre più fare gare pubbliche ma si ricorre all'assegnazione diretta dei lavori.
Considerando inoltre che da decenni è in voga l'esternalizzazione di gran parte dei servizi pubblici prima svolti dai dipendenti interni, e fonte inarrestabile di diffusione del “lavoro povero”, sfruttato e talvolta in nero, e che i beneficiari sono cooperative e ditte, quasi sempre le stesse, a cui i comuni affidano la cura del verde, finanche le perizie, che è come chiedere all'oste se il suo vino è buono visto che più tagliano più guadagnano, il quadro si chiude con una perdita complessiva in denaro pubblico e qualità del servizio reso. Ma a tale scopo vi suggeriamo di leggervi su queste pagine l'articolo pubblicato il 10 agosto dal titolo “Il business del verde, pubblico. Altro che boschi urbani!”.
Pertanto viste le esperienze da noi provate rivolgendosi in passato agli “organi di controllo e vigilanza” (vedi l'articolo precedente in pagina) e il sostanziale disinteresse di questa politica, a tutti i livelli e di tutti i colori, salvo uscite propagandistiche prive di qualunque proposta concreta, e visto che stiamo trattando non più di una situazione sporadica ma di una emergenza in purtroppo costante crescita che riguarda la difesa oltre che del territorio dove viviamo soprattutto della nostra salute e vita, vanno percorse e praticate nuove strade di contrasto e di legittima autodifesa.
Ve ne diamo un primo esempio nella mozione presentata, e ovviamente bocciata, nel secondo Comune della provincia di Trieste, Muggia, e che riguarda l'abbattimento di centinaia di alberi, soprattutto Pini Neri e Frassini, in corso nel Bosco dell'Arciduca (la primigenia tenuta di un Asburgo-Lorena).
Qui a Trieste va poi menzionato che il promoter della campagna di disboscamento dei Pini Neri sul Carso, finanziata con fondi europei e regionali, alberature scelte ed impiantate dai botanici Austroungarici a partire dalla seconda metà dell'Ottocento, è proprio una sigla “ambientlista”, il wwf, che si pone l'obbiettivo di ripristinare la “Landa carsica”. Landa mai esistita in origine ma frutto del forsennato disboscamento attuato dalla Serenissima Venezia per lenire la sempiterna fame di legname (per navi e fondamenta). Ma tant'è.
Mozione
Al Sindaco di Muggia
Oggetto: Abbattimento alberi centenari località Ligon.
Costituzione della Repubblica, articolo 42: “La proprietà è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti ALLO SCOPO DI ASSICURARE LA FUNZIONE SOCIALE E DI RENDERLA ACCESSIBILE A TUTTI.”
Premesso che la cima della collina Forte Olmi/Ligon, in continuità con il Bosco dell'Arciduca, per quattro ettari accatastati nel Piano Regolatore a terreno agricolo è passata di proprietà, che la nuova proprietà ha provveduto a chiudere ed inibire l'accesso al pubblico e tradizionale passaggio della storica strada carrabile che circumnaviga l'austriaco Forte Punta Olmi ed altra via che conduceva ad una casa colonica.
Premesso che da copia di autorizzazione a firma del direttore dell'Ispettorato regionale Forestale per le province di Trieste e Gorizia, Benedetti, inviata al competente Ufficio del Comune di Muggia diretto dall'ing. Petaros, si evince che la nuova proprietà ha comunicato la sua intenzione di abbattere centinaia di alberi centenari e rimuovere la vegetazione presente al fine di insediare degli agrumeti ed un vivaio di tartufi, costruire un edificio per ottocentosessantuno metri quadrati, in parte sopraelevato di un piano da destinare a residenza abitativa, agriturismo, luogo di ristoro/bar, negozio vendita prodotti e magazzino deposito. E che tutto ciò non può prescindere dalla presentazione di un formale progetto agli uffici comunali, cosa che non risulta ancora avvenuta, e da una richiesta preventiva di parziale variazione dell'attuale Piano Regolatore (da zona agricola a residenziale-commerciale).
Considerato che l'unica strada comunale di collegamento viario e pedonale tra le località di San Floriano e Punta Sottile, per altro recentemente riasfaltata e che ora risulta ammalorata dai mezzi pesanti impiegati nei lavori, è stata e si presume è tuttora interrotta dall'occupazione totale dello stretto sedime stradale, per lunghi e ripetuti periodi di tempo, dai medesimi mezzi, anche di enorme tonnellaggio, interrompendo così viabilità stradale e pure il semplice transito pedonale anche delle numerose famiglie residenti in zona. Che non risulta essere stata presentata dalla committente i lavori agli uffici comunali alcuna richiesta di occupazione di suolo pubblico dietro versamento del compenso dovuto. Come nessun avviso o segnale stradale sia stato posto, a valle e monte, per deviare, per quanto possibile, il traffico veicolare e pedonale.
Tutto ciò premesso si impegna questa Amministrazione, i cui uffici erano comunque venuti in via preventiva a conoscenza, dal 2 aprile scorso, di tutta l'impresa, ad intervenire con la massima urgenza presso l'Ispettorato regionale Forestale di Trieste e Gorizia per ricorrere contro tale autorizzazione e per approfondire le ragioni del mancato intervento della Polizia locale, pur raggiunta da ripetute segnalazioni di amministratori comunali presenti in loco e che non hanno ricevuto riscontro alcuno.
Trieste, 17 giugno 2026.
Maurizio Fogar, consigliere Lista civica Muggia.