Costituzione 32

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COSTITUZIONE 32 è costituita al fine di:

- promuovere la tutela della salute, quale fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, come sancito dall'art.32 della Costituzione;
- per raggiungere la suddetta finalità l'Associazione si propone come Osservatorio permanente dello stato del sistema sanitario pubblico, con particolare riferimento alla regione Friuli Venezia Giulia

, al fine di sviluppare una costante attività di informazione e ricerca sulla situazione dell'assistenza sanitaria, con particolare riguardo alla specifica produzione normativa e ai conseguenti assetti organizzativi/operativi delle aziende sanitarie ed ospedaliere, da cui dipende la qualità delle prestazioni erogate ai cittadini;
- in tale ambito l'Osservatorio sviluppa un'ampia e costante attività di ricerca, per individuare i punti di maggiore criticità, sottoporli a puntuale valutazione tecnica, quindi suggerire, quando possibile ed opportuno, idonee azioni correttive;
- pertanto nei contesti di malfunzionamenti/disservizi del sistema sanitario pubblico l'Associazione si pone a tutela sia degli utenti, sia degli operatori sanitari, in quanto entrambi, seppure in forme diverse, sono danneggiati e/o penalizzati da un comune fattore, che in ultima analisi risulta essere l'inadeguata/carente organizzazione/gestione dei presidi sanitari ospedalieri e territoriali;
- tutto quanto sopra garantendo sempre ampia e puntuale informazione ai cittadini.

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16/06/2026

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REGIONE FVG: MANCA NUOVO PIANO ANTINCENDIO BOSCHIVO, COSÌ È PIU’ DIFFICILE SPEGNERE I ROGHI

Il grande incendio che nell’estate del 2022 devastò i boschi del Carso mise in luce gravi lacune di coordinamento e di comunicazione tra gli enti deputati alla lotta antincendio boschivo, ma non si è tratto alcun insegnamento da tale rovinosa esperienza.

Così nella malaugurata ipotesi che quest’estate si ripetano le condizioni che quattro anni fa hanno favorito i roghi, ci troveremmo verosimilmente nella stessa situazione. Beninteso, non mancano né le risorse, né le professionalità, ma sembra mancare una regia unica che coordini efficacemente le forze in campo.

Il campanello d’allarme suona leggendo la segnalazione di Lucio Ulian, già Comandante della Stazione forestale di Trieste e autore di vari studi in tema di incendi forestali. Quindi è un esperto che scrive: “Nella realtà operativa, a intervenire non è una singola struttura, ma una rete di soggetti: Corpo forestale, Vigili del fuoco, Protezione civile, Volontari. Una rete ricca di competenze, ma anche complessa da coordinare, perché composta da organizzazioni diverse per cultura, linguaggi e modalità operative. Ed è qui che emerge un nodo cruciale: lavorare in rete non significa automaticamente funzionare come un sistema. Il rischio è quello di avere una somma di organizzazioni che operano in parallelo, invece di un insieme realmente integrato. In queste condizioni possono nascere

Bisognerebbe far tesoro di queste parole affinché non si ripeta quant’è successo nell’estate del ’22, ma non risulta che ad oggi chi di dovere abbia fatto qualcosa di concreto per costruire il sistema auspicato. Del resto, la Regione non ha ancora adottato il nuovo il Piano antincendio boschivo, pur previsto dalla Legge regionale 17 del 2019. Cercando sul sito della Regione FVG il riferimento tecnico normativo per la lotta agli incendi boschivi troviamo il Piano Regionale di Difesa del Patrimonio Forestale risalente al 1998.

Tale carenza espone il territorio a rischi gravissimi e anche qui c’è la pesante responsabilità di non aver saputo produrre in otto anni un Piano antincendio boschivo ai passi col tempo. In qualsiasi altro paese europeo ci sarebbero le dimissioni del responsabile politico.

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11/06/2026

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FVG: CARENZA COORDINAMENTO TRA CENTRALI OPERATIVE – QUALE RISCHIO PER I SOCCORSI?

Il salvataggio eseguito dall’elicottero di persone che si erano trovate in difficoltà a bordo della loro auto mentre l’acqua del Tagliamento saliva pericolosamente ha richiamato alla memoria la tragedia del Natisone.

Questa volta è andata bene, sono subito intervenuti sul Tagliamento, a Rivoli di Osoppo, ben due elicotteri, l’eliambulanza del Servizio Regionale di Elisoccorso regionale con base a Udine e l’elicottero dei Vigili del fuoco di Venezia. Quest’ultimo al momento dell’allarme si trovava in un’operazione di ricerca persona dispersa sui cieli di Belluno ed è stato subito dirottato. Una persona è stata recuperata dal volontario del soccorso alpino calatosi con il verricello, un’altra e due cani sono stati portati a riva con l’aiuto dei Vigili del fuoco giunti via terra.

Un altro salvataggio si è verificato verso sera, sempre sul Tagliamento nei pressi di Dignano, anche qui è intervenuta l’eliambulanza da Udine e la persona è stata tratta in salvo dal volontario del soccorso alpino calatosi con il verricello.

In ambedue i casi l’elisoccorso si è mosso subito, soprattutto per la lodevole iniziativa di singoli operatori. Il NUE 112 questa volta ha passato la chiamata alla SORES, a cui fa capo operativamente l’elisoccorso, e ha fatto benissimo, pur violando la procedura; infatti il Disciplinare tecnico operativo standard dispone che in caso di soccorso tecnico urgente l’allertamento va fatto sempre ai Vigili del fuoco

Ma l’elicottero dei pompieri sta a Venezia, occorre troppo tempo per arrivare quando l’urgenza è massima. La soluzione sarebbe un elicottero dei Vigili del fuoco con base nella nostra regione, considerando che oltre ai tempi di soccorso il salvataggio presso fiumi, laghi e acque costiere richiede competenze e ausili di protezione specifici.

Ciò consentirebbe di avere maggior disponibilità dell’eliambulanza per i soccorsi sanitari, tenuto conto che ve ne è una sola in servizio. È vero che a Udine c’è una seconda eliambulanza operativa tutti i giorni dell’anno, ma è dedicata per lo più a trasporti sanitari non urgenti, oltre a compiti non sanitari, quali la ricerca di persone di disperse e il recupero di persone illese in ambiente ostile, ma un tale utilizzo è reso complicato dalla mancanza di regole di ingaggio e procedure condivise con i Vigili del fuoco.

E qui si arriva al nocciolo del problema in tema di soccorso tecnico urgente, i rapporti tra le Centrali di Palmanova - NUE 112, SORES - e le Sale operative dei Vigili del fuoco. Nell’ultima udienza del processo per la morte dei tre ragazzi sul Natisone, un investigatore dei Carabinieri ha dichiarato in aula di aver «rilevato che non esiste un coordinamento tra i vari enti deputati al soccorso, ognuno opera con i propri protocolli».

Pare che nonostante la tragedia poco o nulla sia stato fatto per arrivare a procedure condivise sul soccorso tecnico urgente, che è bene ricordare interviene sovente in situazioni complesse dove serve una stretta sinergia operativa tra pompieri, sanitari, forze dell’ordine.

La collaborazione tra i professionisti sul campo è massima, ma non tra le Centrali che devono coordinare gli interventi. Anche qui il problema è nell’organizzazione, non certo negli operatori. Forse bisognerebbe pensarci prima di avere un altro Natisone.

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14/05/2026

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CATTINARA, STOP DEI LAVORI: CHE FARE?

I lavori a Cattinara sono fermi da molto tempo e oggi si sta delineando uno stop che si prolungherà per ulteriori anni senza che chi di dovere faccia qualcosa per sbloccare una situazione intollerabile per la nostra città.

Subito dopo la notizia che ci sarebbe una ditta interessata a rilevare il ramo della Rizzani de Eccher che ha in seno l'appalto dei lavori a Cattinara, l’assessore alla Salute dichiara alla stampa che è l'obiettivo che si era fissato, e poi auspica che l'iter si concluda positivamente e che il cantiere entro l'anno possa ripartire.

Ma l’assessore pensa che i triestini ci credano davvero?

Innanzitutto, i tempi di riapertura del cantiere “entro fine anno” non sono plausibili. E poi siamo sicuri che la nuova ditta dopo aver letto le carte accetterà? Che le somme stanziate saranno ancora sufficienti? O bisognerà trovare altri soldi?

Non si dimentichi che la mancata ultimazione di alcune opere entro l’anno in corso faranno perdere i fondi PNRR, e sono milioni e milioni di euro che svaniscono. E che ne sarà delle penali previste per i ritardi di consegna delle opere? Pare un azzardo pensare che una ditta seria e solida si avventuri su un terreno così scivoloso. E sarebbe anche opportuno rivedere alcuni studi, come ad esempio quello concernente il rischio idrogeologico, visto che la relazione specifica si basa per quanto riguarda la pioggia massima oraria su tabelle relative al periodo 1994-2017, ma da allora si è accentuato il fenomeno delle bombe d’acqua.

Che fare in questo scenario disastroso?

Intanto si prenda atto che il progetto Cattinara risale a tanti anni fa, è vecchio e non sembra contenere gli standard di sicurezza per i malati che dovrebbero guidare la realizzazione degli ospedali dopo il Covid al fine di affrontare più efficacemente nuove epidemie. Eventualità da non sottovalutare visto l’allarme che ha suscitato proprio in questi giorni l’infezione per fortuna limitata dell’hantavirus.

Evidentemente non si è tratto alcun insegnamento dalla tragica esperienza del Covid. Trieste fu l’area più colpita e contò un numero di infetti e di deceduti enormemente più alto rispetto alle altre province del FVG. L’estrema facilità di diffusione del virus a Cattinara avrebbe dovuto indurre una riflessione sulle cause e sui rimedi.

Nonostante tali evidenze non c’è stato alcun ripensamento del progetto e così i pazienti continueranno ad infettarsi, visto che anche al di là del Covid, le infezioni ospedaliere sono un grande problema, del quale l’Italia detiene in Europa un triste primato per mortalità.

Ma oltre al contenimento delle infezioni non sono previste nel progetto modalità di degenza idonee a garantire l’umanizzazione delle cure, tra cui rientra la tutela della privacy e la presenza e il supporto dei propri cari. Ostinandosi a mantenere il progetto attuale il nuovo Cattinara sarà un ospedale che nasce vecchio.

Recentemente proprio il Presidente Fedriga si era detto molto preoccupato dello stop dei lavori, ma non dovrebbe preoccuparsi anche della qualità dell’ospedale dove i triestini dovranno farsi curare nei prossimi decenni?

Non si sprechi altro tempo, lo si usi per rivedere il progetto, sono in gioco la sicurezza e la dignità dei malati.

Indirizzo

Trieste
34100

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