28/05/2026
La lettera di Sachs a Merz: “Lei può fermare la catastrofe. Il tempo della diplomazia è adesso”
L'economista Jeffrey Sachs, in una lettera aperta a Merz, avverte che solo la Germania può evitare la catastrofe di una guerra Europa-Russia.
«Nessun altro leader europeo – né a Parigi, né a Varsavia, né a Roma – ha il peso della Germania o il potere che lei possiede per prevenire questa catastrofe». Così Jeffrey Sachs, celebre economista della Columbia University, si rivolge al cancelliere tedesco Friedrich Merz in una lettera aperta pubblicata sulla Berliner Zeitung che suona come un ultimatum alla vigilia di quella che molti analisti descrivono come la fase più pericolosa del conflitto ucraino.
A sei mesi dalla sua precedente missiva, Sachs non usa mezzi termini: Europa e Russia stanno «scivolando verso una guerra aperta». E il bersaglio delle sue critiche è chiaro. Merz, che nel gennaio 2026 aveva chiesto con Meloni e Macron la «ripresa delle relazioni con la Russia», non avrebbe compiuto «un solo tentativo di dialogo sostanziale con Putin». Né il suo ministro degli Esteri avrebbe cercato un confronto reale con Lavrov. «Secondo i documenti pubblici – scrive Sachs – la risposta è no. Nemmeno una volta».
L’allarme: attacchi su Mosca e Kiev, il rischio di un incidente baltico
Lo scenario descritto dall’economista è decisamente a tinte fosche. I recenti attacchi ucraini con droni a lungo raggio hanno colpito «nel cuore di Mosca, anche obiettivi civili». Le incursioni russe su Kiev si sono intensificate. Ma il vero pericolo, sottolinea Sachs, è rappresentato dai droni ucraini che «hanno violato lo spazio aereo dei Paesi baltici», rischiando di innescare l’articolo 5 della Nato.
E poi c’è l’attacco a una scuola maschile a Luhansk, definito «orribile», che avrebbe eroso «ogni residuo di moderazione». Il 25 maggio, ricorda Sachs, Lavrov ha comunicato ufficialmente agli Stati Uniti che le forze russe condurranno «attacchi sistematici e continui» contro le infrastrutture di Kiev, consigliando l’evacuazione del personale diplomatico. «La diplomazia – scrive – è più urgente che mai».
L’accusa di Sachs contro Berlino
Il cuore della lettera di Jeffrey Sachs è un atto d’accusa in sei punti contro la politica estera tedesca dopo la riunificazione, senza risparmiare nessuno. Sachs denuncia il tradimento delle promesse del 1990 a Gorbaciov (Nato «non un passo a Est»), violate già nel 1993; l’ammissione di Angela Merkel che l’invito di Ucraina e Georgia alla Nato nel 2008 fu «una dichiarazione di guerra alla Russia», nonostante il suo cedimento alle pressioni americane; il mancato sostegno tedesco all’accordo del 21 febbraio 2014 garantito da Steinmeier, spazzato via dal colpo di Stato contro Janukovyč; la confessione di Merkel che gli accordi di Minsk II furono solo uno «stratagemma» per riarmare l’Ucraina, minando la credibilità occidentale agli occhi di Mosca; il silenzio di Berlino sul sabotaggio del Nord Stream; e infine il fallimento dell’accordo di pace di Istanbul nel 2022, sabotato dall’intervento di Boris Johnson su impulso di Washington, con il tragico costo di centinaia di migliaia di vite e dell’intero ordine europeo.
«Autodistruzione economica» e riarmo: l’avvertimento finale
L’economista non risparmia critiche alla politica industriale tedesca. La fine del gas russo e la dipendenza dal Gnl americano sarebbero «un suicidio industriale». La chimica, l’acciaio, il vetro stanno perdendo competitività. E il piano di riarmo da centinaia di miliardi, secondo Sachs, è «un’allocazione errata di risorse» che toglie fondi all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori e alla digitalizzazione. «Con queste armi – scrive – non si compra quella sicurezza che la diplomazia avrebbe potuto ottenere a una frazione del costo».
La ricetta: neutralità ucraina e ritorno all’Osce
Sachs conclude con una proposta precisa per un negoziato: cessate il fuoco su una linea di armistizio, neutralità dell’Ucraina (fuori dalla Nato), rinuncia all’uso della forza, ripresa delle relazioni economiche Europa-Russia, e un ruolo centrale per l’Osce come forum di sicurezza «indivisibile». «La storia – ammonisce – ricorderà ciò che lei farà e non farà nelle prossime settimane. Così come il popolo tedesco, i popoli di Russia, Ucraina e di tutta Europa. È tempo di diplomazia, signor Cancelliere. Lei ha la scelta».
La Cancelleria tedesca non ha ancora commentato la lettera. E chissà se mai Friedrich Merz si prenderà la briga di rispondere al professor Jeffrey Sachs, uno dei pochi intellettuali occidentali seriamente impegnati nella ricerca della pace, con buona pace dei cialtroni che popolano i salotti televisivi e che lo diffamano costantemente. A Berlino intanto cresce il dibattito su quanto l’attuale governo stia realmente facendo per promuovere la pace e la diplomazia, in un contesto europeo che si fa di mese in mese più pericoloso. Merz e molti altri leader del continente ricordano tragicamente i “sonnambuli” descritti da Christopher Clark nel suo fondamentale saggio sulle cause della Prima Guerra Mondiale: uomini convinti di controllare gli eventi, mentre marciano inconsapevoli – o meno – verso la catastrofe.
di Roberto Vivaldelli
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