TRIEST NGO

TRIEST NGO :: The Human Rights, Civil and Economic Development Initiative for the Free Territory of Trieste.

Stalin avrebbe già bombardato a tappeto i paesi baltici e anche la Polonia.https://x.com/Lukyluke311/status/206324218904...
06/06/2026

Stalin avrebbe già bombardato a tappeto i paesi baltici e anche la Polonia.

https://x.com/Lukyluke311/status/2063242189048586457
"🇷🇺 Mikhail V. Demurin, analista politico, ex diplomatico del Ministero degli Esteri: I leader del nostro Paese, e Vladimir Putin in persona, non si sono ancora resi conto che nessuno intende negoziare con loro altro che i termini (nemmeno le condizioni) della capitolazione?
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- ⚡🇷🇺 San Pietroburgo ancora sotto attacco degli UAV "ucraini" lanciati dai paesi baltici. Nella regione di Leningrado, le difese aeree hanno abbattuto complessivamente 141 droni nemici. Si segnalano cadute di detriti nei distretti di Luga, Volosovo e Lomonosov.
Chiusa al traffico la città insulare di Kronstadt; parziale evacuazione della popolazione civile nel vicino distretto di Lomonosov a causa dell'incendio e detonazione di munizioni in una struttura militare.
Nella notte, i sistemi di difesa aerea hanno abbattuto 376 droni UE/ucraini sulle regioni russe di Belgorod, Bryansk, Kaluga, Kursk, Leningrado, Novgorod, Oryol, Pskov, Rostov, Ryazan, Smolensk, Tver, Tula e Mosca, sulla Repubblica di Crimea, sul Mar d'Azov e sul Mar Nero.
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Sono presi a schiaffi in faccia su tutti i fronti: militare, economico, politico e propagandistico, ma continuano a non comprendere, mostrando una sconcertante disponibilità a porgere l'altra guancia. È doloroso assistere a tutto questo!
Quando capiranno finalmente che siamo in guerra? Che NON esiste una via pacifica per preservare la Russia nella sua forma e caratteristiche attuali, o almeno simili a quelle attuali?
Ne parleranno apertamente? Oppure continueranno a porgere l'altra guancia e, soprattutto, a trascinare con sé anche noi?"

Presentazione del libroTrieste Porto Franco Internazionale. Storia, geopolitica, economia, testimonianze📍 Università di ...
05/06/2026

Presentazione del libro

Trieste Porto Franco Internazionale. Storia, geopolitica, economia, testimonianze

📍 Università di Trieste – Aula A
📅 9 giugno, ore 18:00

Un incontro dedicato alla storia, all'economia e alla dimensione geopolitica del Porto Franco di Trieste, con la partecipazione degli autori del volume.

Ingresso libero.

𝗭𝗘𝗟𝗘𝗡𝗦𝗞𝗬 𝗗𝗘𝗟𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝗘𝗦𝗧!San Pietroburgo è stata colpita da massicci attacchi di droni kamikaze ucraini, guidati dalle ante...
03/06/2026

𝗭𝗘𝗟𝗘𝗡𝗦𝗞𝗬 𝗗𝗘𝗟𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝗘𝗦𝗧!
San Pietroburgo è stata colpita da massicci attacchi di droni kamikaze ucraini, guidati dalle antennine di 'Starlink' di 'Space X' di Elon Musk, come quell che hanno ucciso i bambini che stavano dormendo a Staroblisk nel Donbass.

I giochi sporchi degli americani non finiscono mai.
Dovevano colpire il 'St. Petersburg Oil Terminal' JSC., ma almeno 50 droni sono stati abbattuti in tutta la zona.
Da oggi al 6 giugno si terrà a San Pietroburgo il 'Forum Economico Internazionale' (SPIEF).
Il maiale di Kiev alza il tiro di continuo e aumenterà l'intensità spinto da inglesi e resto del circo europeo.

Putin deve mettere fine a questo stillicidio, come gli stanno chiedendo i russi. Ogni giorno che passa è un giorno perso per la Russia, per gli ucraini e per il resto degli europei che chiedono la fine del regime nazista di Kiev.

Zelensky non è preoccupato dai pesanti attacchi russi. Se ne frega degli ucraini e dell'Ucraina. Fintanto che sarà armato dall'Occidente continuerà a colpire la Russia e a far distruggere altri pezzi di Ucraina.

Deve essere catturato ed eliminato fisicamente e con lui devono essere colpiti i centri di produzione europei dei droni e delle armi per questi maiali nazisti! Forza Putin!

G. Sardini

Pamela Rabaccio dovrebbe forse informarsi con chi sta parlando prima di dispensare lezioncine sulla «memoria condivisa»....
02/06/2026

Pamela Rabaccio dovrebbe forse informarsi con chi sta parlando prima di dispensare lezioncine sulla «memoria condivisa». L’autore del post che ha criticato sono io.

Nella mia famiglia c’è stato davvero un uomo rapito dai collaborazionisti italiani di Tito durante i quaranta giorni del 1945 a Trieste. Non parlo quindi da telespettatore della loro giornata del ricordo, ma da chi quella ferita la porta nella storia familiare. Per questo mi permetto di dire che sulla differenza tra memoria e scenografia macabra probabilmente ne so qualcosa più di lei.

La memoria dei morti si custodisce con misura, sobrietà e dignità. Non con giganteschi tubi di plastica pieni di corpi sospesi, che sembrano usciti da una distopia horror. Non con installazioni da film post-atomico piazzate davanti a una splendida chiesa neogotica austroungarica. E non con quella retorica da fanfara permanente che trasforma una tragedia in arredamento ideologico urbano.

Non sono il solo ad aver reagito con fastidio. La polemica è stata ripresa da varie testate e la stragrande maggioranza dei commenti esprime disagio o netta repulsione verso quell’obbrobrio estetico, collocato in una delle piazzette più armoniose di Trieste.

Anzi, l’intervento della segretaria provinciale della Lega ha finito per produrre un prevedibile effetto boomerang: sotto la sua presa di posizione pubblica sono apparse quasi esclusivamente critiche al monumento stesso. Segno che il problema non è la “mancanza di rispetto”, ma il fatto che molti triestini considerino quell’installazione semplicemente sproporzionata, lugubre e fuori contesto.

Evidentemente il problema non è la “mancanza di rispetto”, ma il fatto che qualcuno osi dire che il re è n**o. La destra triestina continua purtroppo a comportarsi come certi writers che, convinti di fare arte civile, deturpano muri e scorci storici. Solo che qui, invece della bomboletta, usano tonnellate di plastica e retorica vittimistica.

Il risultato non cambia: si deturpa la città. C’è anche una questione di coerenza. Se la logica è quella della rappresentazione iperrealista dell’orrore, perché non fare allora anche, a beneficio dei turisti, un monumento agli impiccati di via Ghega con manichini appesi realisticamente, visto che dista poche centinaia di metri? Sarebbe accettabile?

O forse ci renderemmo conto che il dolore storico non si mette in scena come un parco tematico della morte?

Del resto, l’estetica mortifera, la teatralizzazione del trauma e l’ossessione per simbologie cadaveriche appartengono da sempre all’immaginario iconografico fascista, nazionalista e autoritario.

Naturalmente, come sempre accade in queste commemorazioni a senso unico, nessuno ricorda mai cosa fece l’italo-fascismo sul confine orientale già dagli anni Venti nei confronti di sloveni e croati: p***ecuzioni, espropri, violenze, villaggi incendiati, deportazioni, campi di concentramento a loro riservati, cancellazione linguistica e culturale. Roba che, mutatis mutandis, ricorda molto da vicino ciò che oggi stanno facendo gli israeliani in Cisgiordania

Ed è irresponsabile alimentarlo in una città complessa come Trieste, dove la memoria dovrebbe aiutare a comprendere, non a tenere vive contrapposizioni permanenti.

A proposito di date: non è un caso che il giorno del ricordo cada il 10 febbraio, anniversario della firma del Trattato di Pace di Parigi del 1947, giorno in cui l’Italia p***e formalmente la sovranità su Trieste e su gran parte della Venezia Giulia. Una data scelta proprio per ricordare anche l’esodo istriano-dalmata. Sarebbe più onesto riconoscerlo apertamente, invece di trasformarla in un rito monodirezionale.

I fatti di quegli anni non appartengono né alla destra né alla sinistra. Ma proprio per questo andrebbero sottratte al monopolio propagandistico di chi le usa da più di vent’anni come unica materia politica a disposizione.

Il punto è che le città vive costruiscono futuro, mentre le classi politiche incapaci amministrano paure, memorie deformate e simboli funerari. E dopo quarant’anni di retorica identitaria, la Lega nord triestina, può forse rivendicare monumenti, polemiche e giornate rituali — ma quali risultati concreti per la città reale?

- Alessandro Gombač -

Anche quest'anno spettacolare
02/06/2026

Anche quest'anno spettacolare

Più che un monumento commemorativo, sembra una capsula distopica: uomini messi a bollire in una pentola o esseri umani c...
29/05/2026

Più che un monumento commemorativo, sembra una capsula distopica: uomini messi a bollire in una pentola o esseri umani coltivati in laboratorio, tipo The Matrix.

E tutto questo piazzato davanti a una splendida chiesa neogotica, deturpando uno degli angoli più armoniosi e mitteleuropei della città.

Francamente, viene da sperare che prima o poi arrivi il IX Korpus a portarselo via a cannonate di T-34.

Non per negare i fatti del 43 / 45 e quelli che li precedettero fin dal 1922 — che meritano conoscenza storica seria e non monumenti ideologici o scenografie emotive — ma perché Trieste non può diventare una discarica estetica della guerra civile infinita.

Anche perché un monumento alle foibe esiste già anche se non lo sapeva quasi nessuno, per fortuna: il famigerato ‘porta-CD’ di Piazza Goldoni, non a caso inserito anni fa tra gli ‘orrori d’Italia’ da la Repubblica.

E persino Vittorio Sgarbi osservò giustamente che averlo piazzato sulla mediana della piazza più centrale di Trieste significa dividerne simbolicamente in due l’anima, quasi agendo sull’inconscio collettivo della città.

Per la serie "non c'è limite al peggio", adesso siamo al bis: dopo il porta-CD, l'incubatrice umana.

La lettera di Sachs a Merz: “Lei può fermare la catastrofe. Il tempo della diplomazia è adesso”L'economista Jeffrey Sach...
28/05/2026

La lettera di Sachs a Merz: “Lei può fermare la catastrofe. Il tempo della diplomazia è adesso”

L'economista Jeffrey Sachs, in una lettera aperta a Merz, avverte che solo la Germania può evitare la catastrofe di una guerra Europa-Russia.

«Nessun altro leader europeo – né a Parigi, né a Varsavia, né a Roma – ha il peso della Germania o il potere che lei possiede per prevenire questa catastrofe». Così Jeffrey Sachs, celebre economista della Columbia University, si rivolge al cancelliere tedesco Friedrich Merz in una lettera aperta pubblicata sulla Berliner Zeitung che suona come un ultimatum alla vigilia di quella che molti analisti descrivono come la fase più pericolosa del conflitto ucraino.

A sei mesi dalla sua precedente missiva, Sachs non usa mezzi termini: Europa e Russia stanno «scivolando verso una guerra aperta». E il bersaglio delle sue critiche è chiaro. Merz, che nel gennaio 2026 aveva chiesto con Meloni e Macron la «ripresa delle relazioni con la Russia», non avrebbe compiuto «un solo tentativo di dialogo sostanziale con Putin». Né il suo ministro degli Esteri avrebbe cercato un confronto reale con Lavrov. «Secondo i documenti pubblici – scrive Sachs – la risposta è no. Nemmeno una volta».

L’allarme: attacchi su Mosca e Kiev, il rischio di un incidente baltico

Lo scenario descritto dall’economista è decisamente a tinte fosche. I recenti attacchi ucraini con droni a lungo raggio hanno colpito «nel cuore di Mosca, anche obiettivi civili». Le incursioni russe su Kiev si sono intensificate. Ma il vero pericolo, sottolinea Sachs, è rappresentato dai droni ucraini che «hanno violato lo spazio aereo dei Paesi baltici», rischiando di innescare l’articolo 5 della Nato.

E poi c’è l’attacco a una scuola maschile a Luhansk, definito «orribile», che avrebbe eroso «ogni residuo di moderazione». Il 25 maggio, ricorda Sachs, Lavrov ha comunicato ufficialmente agli Stati Uniti che le forze russe condurranno «attacchi sistematici e continui» contro le infrastrutture di Kiev, consigliando l’evacuazione del personale diplomatico. «La diplomazia – scrive – è più urgente che mai».

L’accusa di Sachs contro Berlino
Il cuore della lettera di Jeffrey Sachs è un atto d’accusa in sei punti contro la politica estera tedesca dopo la riunificazione, senza risparmiare nessuno. Sachs denuncia il tradimento delle promesse del 1990 a Gorbaciov (Nato «non un passo a Est»), violate già nel 1993; l’ammissione di Angela Merkel che l’invito di Ucraina e Georgia alla Nato nel 2008 fu «una dichiarazione di guerra alla Russia», nonostante il suo cedimento alle pressioni americane; il mancato sostegno tedesco all’accordo del 21 febbraio 2014 garantito da Steinmeier, spazzato via dal colpo di Stato contro Janukovyč; la confessione di Merkel che gli accordi di Minsk II furono solo uno «stratagemma» per riarmare l’Ucraina, minando la credibilità occidentale agli occhi di Mosca; il silenzio di Berlino sul sabotaggio del Nord Stream; e infine il fallimento dell’accordo di pace di Istanbul nel 2022, sabotato dall’intervento di Boris Johnson su impulso di Washington, con il tragico costo di centinaia di migliaia di vite e dell’intero ordine europeo.

«Autodistruzione economica» e riarmo: l’avvertimento finale
L’economista non risparmia critiche alla politica industriale tedesca. La fine del gas russo e la dipendenza dal Gnl americano sarebbero «un suicidio industriale». La chimica, l’acciaio, il vetro stanno perdendo competitività. E il piano di riarmo da centinaia di miliardi, secondo Sachs, è «un’allocazione errata di risorse» che toglie fondi all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori e alla digitalizzazione. «Con queste armi – scrive – non si compra quella sicurezza che la diplomazia avrebbe potuto ottenere a una frazione del costo».

La ricetta: neutralità ucraina e ritorno all’Osce
Sachs conclude con una proposta precisa per un negoziato: cessate il fuoco su una linea di armistizio, neutralità dell’Ucraina (fuori dalla Nato), rinuncia all’uso della forza, ripresa delle relazioni economiche Europa-Russia, e un ruolo centrale per l’Osce come forum di sicurezza «indivisibile». «La storia – ammonisce – ricorderà ciò che lei farà e non farà nelle prossime settimane. Così come il popolo tedesco, i popoli di Russia, Ucraina e di tutta Europa. È tempo di diplomazia, signor Cancelliere. Lei ha la scelta».

La Cancelleria tedesca non ha ancora commentato la lettera. E chissà se mai Friedrich Merz si prenderà la briga di rispondere al professor Jeffrey Sachs, uno dei pochi intellettuali occidentali seriamente impegnati nella ricerca della pace, con buona pace dei cialtroni che popolano i salotti televisivi e che lo diffamano costantemente. A Berlino intanto cresce il dibattito su quanto l’attuale governo stia realmente facendo per promuovere la pace e la diplomazia, in un contesto europeo che si fa di mese in mese più pericoloso. Merz e molti altri leader del continente ricordano tragicamente i “sonnambuli” descritti da Christopher Clark nel suo fondamentale saggio sulle cause della Prima Guerra Mondiale: uomini convinti di controllare gli eventi, mentre marciano inconsapevoli – o meno – verso la catastrofe.

di Roberto Vivaldelli



Fonte:

Cari cittadini russi, cari amici, oggi ritengo ancora una volta necessario tornare sui tragici eventi accaduti nel Donba...
27/05/2026

Cari cittadini russi, cari amici, oggi ritengo ancora una volta necessario tornare sui tragici eventi accaduti nel Donbass e sulle questioni chiave per garantire la sicurezza della stessa Russia. Vorrei iniziare con quanto detto nel mio discorso del 21 febbraio di quest'anno, Stiamo parlando di ciò che ci provoca particolare preoccupazione e ansia, di quelle minacce fondamentali che, anno dopo anno, passo dopo passo, vengono create in modo rude e senza tante cerimonie da politici irresponsabili in Occidente nei confronti del nostro Paese. Intendo l'espansione del blocco NATO ad est, avvicinando le sue infrastrutture militari ai confini russi……

Il discorso di Vladimir Putin, pronunciato all’inizio dell’invasione dell’Ucraina, contiene alcuni punti centrali che hanno costituito la giustificazione ufficiale dell’intervento militare russo. Molte delle affermazioni contenute nel discorso sono state contestate da governi occidentali, storici e organismi internazionali.

1. L’espansione della NATO come minaccia esistenziale

Putin sostiene che la continua espansione della NATO verso est, dopo la fine della Guerra Fredda, abbia progressivamente ridotto la sicurezza della Russia.

Secondo la sua visione:
• Paesi dell’ex blocco sovietico sono entrati nella NATO.
• Le infrastrutture militari dell’alleanza si sono avvicinate ai confini russi.
• L’eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO rappresenterebbe una minaccia diretta per Mosca.

Per il Cremlino questa non è una questione politica ma strategica e militare.

2. Il Donbass e la protezione delle popolazioni russofone

Putin afferma che le popolazioni delle regioni di Donetsk e Luhansk siano state vittime di p***ecuzioni e bombardamenti da parte del governo ucraino dal 2014.

Nel discorso utilizza espressioni molto forti, sostenendo che fosse necessario intervenire per proteggere queste popolazioni.

Questo tema è diventato uno degli argomenti principali utilizzati per giustificare l’operazione militare.

3. La “demilitarizzazione” dell’Ucraina

Uno degli obiettivi dichiarati è impedire che l’Ucraina diventi una piattaforma militare ostile.

Con il termine “demilitarizzazione”, Putin intende:
• ridurre le capacità militari ucraine;
• neutralizzare basi e infrastrutture considerate minacciose;
• impedire futuri schieramenti militari occidentali sul territorio ucraino.

4. La “denazificazione”

Si tratta probabilmente del punto più controverso.

Putin sostiene che in Ucraina operino gruppi nazionalisti estremisti con influenza politica e militare.

La leadership ucraina e gran parte della comunità internazionale respingono questa definizione, considerandola una rappresentazione distorta della realtà politica del Paese.

5. Il richiamo alla storia comune

Nel discorso emerge una visione storica secondo cui:
• Russi, ucraini e bielorussi avrebbero radici comuni.
• L’Ucraina moderna sarebbe il risultato di decisioni politiche dell’epoca sovietica.
• La separazione tra Russia e Ucraina sarebbe stata accentuata da fattori geopolitici esterni.

Questa interpretazione storica è oggetto di un forte dibattito tra storici e studiosi.

6. Critica all’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti

Putin accusa gli Stati Uniti e i loro alleati di:
• intervenire militarmente in diversi Paesi senza autorizzazione internazionale;
• imporre la propria volontà politica ed economica;
• utilizzare un sistema internazionale fondato sulla forza piuttosto che sul diritto.

Nel discorso cita implicitamente o esplicitamente esempi come la guerra in Iraq, la campagna NATO in Serbia e il conflitto in Libia.

7. L’avvertimento all’Occidente

Verso la fine del discorso Putin lancia un messaggio molto duro:

chiunque tenti di interferire dovrà affrontare conseguenze mai viste nella storia.

La frase viene interpretata come un riferimento implicito alla capacità nucleare russa e alla volontà di scoraggiare qualsiasi intervento diretto della NATO.

Una chiave di lettura più ampia

Al di là delle singole argomentazioni, il messaggio centrale del discorso può essere riassunto così:

Secondo Putin, la Russia si troverebbe impegnata in una lotta per la propria sicurezza strategica e per il mantenimento del proprio ruolo di grande potenza; l’Ucraina rappresenterebbe il terreno principale di questo confronto con l’Occidente.

Secondo la maggior parte dei governi occidentali e delle istituzioni internazionali, invece, l’invasione dell’Ucraina costituisce una violazione della sovranità di uno Stato indipendente e del diritto internazionale.

Comprendere il discorso significa quindi distinguere tra:
• ciò che Putin presenta come motivazione dell’intervento;
• le verifiche storiche e fattuali di tali affermazioni;
• le diverse interpretazioni geopolitiche che ne derivano.

26/05/2026

I DRONI DELLA "DONNA, MADRE, CRISTIANA"

Strage di Starobelsk (Russia) targata Italia (ovviamente censurata)
Chay Bowes, giornalista irlandese. I droni che hanno eseguito la strage di ragazzi nel Lugansk sono stati costruiti anche in Italia. Abbiamo dato al criminale di guerra Zelensky la tecnologia per uccidere dei ragazzi russi.

Il ministero degli Esteri russo ha raccomandato ai cittadini stranieri a Kiev, incluso il personale delle ambasciate, di...
25/05/2026

Il ministero degli Esteri russo ha raccomandato ai cittadini stranieri a Kiev, incluso il personale delle ambasciate, di "lasciare la città il più presto possibile, e i residenti della capitale ucraina di non avvicinarsi agli obiettivi dell'infrastruttura militare e amministrativa", annunciando che le forze armate di Mosca effettueranno nuovi raid per rappresaglia a un attacco ucraino la settimana scorsa su un dormitorio studentesco nella regione di Lugansk, controllata dai russi.

Tutti gli aggiornamenti ➡️ https://shorturl.at/DQleR

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