25/11/2025
Oggi è il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Mi ritrovo a pensare a quanto venga fatto ogni giorno da operatori e forze dell' ordine per tutelare, educare e condividere una cultura del rispetto, ma a quanta strada ancora si debba percorrere perché attualmente, in Italia, ogni 48h una donna subisce violenza. Ed è un dato agghiacciante. Nella mia professione mi ritrovo ad accogliere ed ascoltare molte donne che hanno subìto una violenza; non è facile oltrepassare la vergogna e il biasimo che provano verso se stesse, nonostante non ci sia da parte loro colpa alcuna. Ciò che di seguito condivido, è la storia di rinascita di una donna che sto accompagnando nel suo percorso. Vorrebbe che la sua storia suscitasse riflessioni, e che possa essere d'aiuto per chi, come lei, si è colpevolizzata e biasimata ingiustamente.
"Oggi voglio raccontare questa storia che mi è successa e mi ha segnata.
Ho conosciuto questo uomo tanto anni fa per motivi lavorativi.
Siamo diventati in poco tempo molto amici perché si è dimostrato da subito molto gentile ed estremamente disponibile.
Abbiamo lavorato per anni a stretto contatto e il nostro rapporto d’amicizia si è intensificato diventando per me un punto di riferimento importante.
Si è sempre posto come una persona per cui sembrava impossibile pensare che fosse così spregevole come ho scoperto circa un anno fa, dopo 10 anni di fiducia.
Il mio caro amico, nonché direttore del posto a cui pagavo un affitto per uno spazio mio per fare il mio lavoro da libera professionista, mi ha messo segretamente delle telecamere e mi ha incitata con amichevoli consigli a portarci il ragazzo che frequentavo per farci del sesso, facendo leva sul fatto che non avessi una casa mia in cui avere una normale intimità.
Questa cosa è successa e lui mi ha vista nell’atto direttamente dal suo cellulare collegato alla videocamera grandangolare e ha visto il mio corpo in un momento di intimità violando la mia privacy in modo molto grave.
L’ho scoperto il giorno stesso perché la sua malattia non gli ha permesso di essere discreto quel giorno e diverse persone che lavorano lì, l’hanno visto preparare il necessario per spiarmi e chissà se l’aveva già fatto (il mio intuito mi dice di sì) e soprattutto chissà cos’aveva in mente per il futuro visto che ho avuto accesso tramite i computer utilizzati anche dal personale, di acquisti da lui effettuati che contenevano telecamere di ogni dimensione e forma, con anche un orologio da parete in cui all’interno era nascosta una telecamera e delle schede sd per registrarmi da inserire proprio all’interno di quella videocamera che aveva minuziosamente attaccato servendosi di una ciabatta nascosta sotto alla mia libreria.
Lo stesso uomo che una settimana prima mi ha aiutata a sgomberare la mia casa dopo che la mia relazione era giunta al termine e si è reso ampiamente disponibile per ascoltarmi mentre piangevo, fingendosi un caro amico, mentre invece cercava solo di costruire una fiducia nei suoi confronti.
Ho capito col senno di poi che questo uomo mi ha manipolata e ha fatto leva sulle mie fragilità per farlo. Si è reso utile e spesso indispensabile in ogni aspetto della mia vita in cui mi sono resa conto solo oggi, con lucidità, che ci è entrato in modo prepotente e invadente. Era davvero impossibile dare retta al mio corpo che invece mi parlava chiaro da anni, ma mi sentivo cattiva a pensare male di lui dopo tutto quello che faceva per me.
Dopo essere stata violata, ho deciso di andare dai carabinieri a denunciare l’accaduto con tutte le prove del caso, molto schiaccianti.
Il carabiniere, un uomo sulla cinquantina, mi ha chiesto di raccontargli e una volta finito mi ha chiesto: “Ma non è che era innamorato? Sai, noi ometti siamo così!”. Io ero sconcertata e delusa.
Sono andata via pensando che il problema fossi io.
Mi sono giudicata per molto tempo per aver fatto sesso sul mio posto di lavoro in quella pausa pranzo. Non dovevo farlo, ma è successo. Un po’ per questo motivo e per paura che potesse farmi del male o essere vendicativo, non ho mai portato avanti legalmente la cosa e me ne pento tantissimo.
Oggi, guardo a questa esperienza traumatica con più lucidità e mi dà molto fastidio che abbia provocato solo dolore, rimanendo impunita.
Forse non sono più in tempo per fare qualcosa a livello legale, ma qualcosa per essere un sostegno in qualche modo per donne che hanno subito cose simili, aiutare a non sentirsi sbagliate e sentirsi capite, forse sì. E se così potesse essere, mi riempirebbe di gioia.
Voglio parlare e non voglio che questa cosa rimanga solo motivo di dolore. Voglio che sia un dolore utile ad aiutare".
Io posso solo ringraziare ed essere grata a questa donna coraggiosa. Perché il 25 novembre non sia solo un giorno su 365.
Dott.ssa Noemi Di Nardo