02/06/2026
Natalia Aspesi, intervistando Paola Cortellesi e chiedendole conferma che la liberazione di Delia, la protagonista del suo film C'è ancora domani, fosse arrivata con il voto, riceve questa risposta dall'attrice. “Esattamente. In quella famiglia lì, in quella condizione sociale lì, dopo che il fascismo aveva relegato le donne al ruolo di madre, moglie, sforna-figli, ricevere dallo Stato, che è tanto più importante di quegli aguzzini che sono il marito e il suocero, la lettera per votare ha rappresentato una svolta. Quella missiva era indirizzata a lei, c’era il suo nome scritto sopra. E infatti Delia la conserva come fosse di un amante”.
Nella parole di Paola Cortellesi c'è tutto il senso del primo esercizio del diritto al voto politico per le donne italiane. Il 2 giugno 1946 difatti le donne italiane si recano alle urne e finalmente votano.
È un passaggio storico fondamentale nel processo di ricostruzione dell’Italia, una conquista ottenuta a suon di battaglie femministe cominciate già nell’Ottocento, e consolidate con la partecipazione alla resistenza civile e alla lotta di liberazione. Così Nilde Iotti ricordava la prima volta delle donne al voto: “Sentivano la gioia di essere finalmente libere, come italiane e come donne, e quella scheda su cui mani incerte o sicure tracciavano una croce, era per loro un simbolo di democrazia, di libertà e di aspirazione finalmente realizzate”.
“Lunghissima attesa davanti ai seggi elettorali - scriveva nel 1946 la giornalista Anna Garofalo - Sembra di essere tornati alle code per l’acqua e per i generi razionati. Abbiamo tutte nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto al nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi e molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra donne e uomini hanno un tono diverso, alla pari”. Tornare alla data del 2 giugno 1946 significa ricordare che le donne italiane esercitarono per la prima volta il diritto a fare parte della politica e ad essere parte della decisione pubblica.
Tratto dalla pagina Se non ora quando