Ri-MAFLOW

Ri-MAFLOW Dal febbraio 2013 RiMaflow è un progetto di lavoro basato sul mutuo soccorso, la solidarietà, l’uguaglianza e l’autogestione. Ma non è solo questo.

RIMAFLOW,FABBRICA AUTOGESTITA E SENZA PADRONI
Nel 2012 la Maflow, storica fabbrica di Trezzano s.N. del comparto automotive italiano, viene chiusa per speculazioni finanziarie dei suoi padroni. 330 lavoratrici e lavoratori furono licenziati. Non ci siamo arresi e, continuando a lottare, abbiamo recuperato la fabbrica dando avvio al progetto RIMAFLOW, la nostra ri-nascita. Per circa 6 anni e mezzo

abbiamo gradualmente costruito le condizioni per avviare diverse attività produttive e di mutuo soccorso senza peraltro nessun finanziamento né pubblico né privato e puntando alla riconversione in senso ecologista in nome del riuso, del riciclo e dell’economia circolare. Dopo una lunga lotta per la regolarizzazione di tutte le attività, un accordo presso la Prefettura di Milano, con il concorso e la solidarietà di vari soggetti nostri sostenitori (fondazioni, enti morali e privati cittadini), ci ha permesso di trasferirci dalla vecchia sede di via Boccaccio alla nuova e più moderna sede di via Pietro Verri 15, sempre a Trezzano sul Naviglio. Si tratta dell’ex Autosystem, ossia uno dei due stabilimenti che un tempo insieme a Maflow appartenevano alla medesima società di produzione di condizionatori per auto e veicoli industriali, che ha cessato le attività nell’aprile 2018 e all’interno della quale hanno lavorato alcuni di noi dopo la chiusura dello stabilimento di via Boccaccio. Qui è stata costituita "RiMaflow Fuorimercato, società operaia di mutuo soccorso, cooperativa sociale di comunità a r.l.” che è parte del Consorzio “Almeno 331” che gestisce il sito produttivo e che ha come scopo istituzionale di realizzare tanti posti di lavoro quanti ne erano stati persi dopo la chiusura dello stabilimento. RiMaflow è un progetto di lavoro, economico, sociale e solidale che si ispira alle fabricas recuperadas argentine e alle storiche società di mutuo soccorso.
È una cooperativa sociale di comunità che nel proporsi come fabbrica aperta al territorio tesse relazioni con molteplici realtà, creando sinergie e coesione tra tutti soggetti coinvolti attraverso pratiche di mutualismo e la produzione di beni e servizi per incidere positivamente sulla vita sociale ed economica delle comunità stesse. Attraverso le nostre varie attività ci adoperiamo per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Vogliamo contribuire a diffondere un nuovo modo di intendere la produzione e i consumi per costruire un futuro dove lo sviluppo viene progettato dal basso nel rispetto dell’ambiente, degli esseri umani e all’insegna della giustizia sociale. RIMAFLOW E' UN LUOGO ANTIFASCISTA, ANTIRAZZISTA E ANTISESSISTA.

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AUTOGESTIONE IN MOVIMENTO - FUORIMERCATO

Dal 2017 RiMaflow è promotrice, insieme ad altre realtà in autogestione sia nelle città che nelle campagne, dell'organizzazione nazionale 'Fuorimercato' (www.fuorimercato.com), con al centro attività di produzione e distribuzione alimentare agroecologica autogestita. La distribuzione del nodo milanese, di cui RiMaflow è parte, ha un sito di e-commerce www.fuorimercato.eu a cui è possibile ordinare tutti i prodotti della filiera nazionale. L'APS Fuorimercato, che ha ereditato le funzioni della precedente associazione Occupy Maflow, tra cui il tesseramento, aderisce sia ad Autogestione in Movimento-FM sia ad ARCI. RiMaflow e Fuorimercato partecipano dalle origini alla Rete internazionale 'ECONOMIA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI', avviata dal movimento delle ERT - Empresas recuperadas por sus trabajadorxs - e agli incontri da questa promossi. Nel maggio 2018 a RiMaflow si è tenuto il Terzo Incontro regionale europeo della Rete. LA LOTTA DELLA EX GKN E IL PATTO DI MUTUO SOCCORSO

Dal 9 luglio 2021 la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici dell'ex GKN di Campi Bisenzio contro la chiusura della fabbrica da parte del Fondo Melrose (www.insorgiamo.org) ha incontrato RiMaflow, che ha potuto così passare simbolicamente il testimone dentro il comune progetto del 'recupero dell'impresa'. In particolare ha svolto una funzione nella costituzione della SOMS INSORGIAMO, che ha aderito dal settembre 2022 a Fuorimercato e ad ARCI. Quello che non è stato possibile a Trezzano sul Naviglio, dove la grande maggioranza dei partecipanti all'occupazione erano fin dai primi mesi lavoratori e lavoratrici del settore informale ed artigiani, a Campi Bisenzio la costituzione della SOMS e poi l'anno successivo la costituzione della Cooperativa GFF (GKN for future) sono la prosecuzione diretta della vertenza operaia e la sua trasformazione in progetto produttivo sotto controllo operaio: la fabbrica pubblica e socialmente integrata. A supporto di questa vertenza, che ha visto anche una nostra internità nel CdA di GFF nella fase di avvio, a partire dal luglio 2024 si è costituito un PATTO DI MUTUO SOCCORSO tra le realtà sorelle dell'ex GKN, presentato pubblicamente in piazza Poggi a Firenze durante la seconda assemblea dell'azionariato popolare e dei e delle solidali il 17 novembre 2024, che qui di seguito riportiamo. I passi successivi dovranno definire ulteriormente le forme dell'eredità di questa lotta straordinaria. ""𝗡𝗼𝗻 𝗰’é 𝗮𝗹𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮.
𝗣𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗺𝘂𝘁𝘂𝗼 𝘀𝗼𝗰𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 – 𝗚𝗸𝗻, 𝘂𝗻 𝗮𝗽𝗽𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝟭𝟳 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲

Mentre si prepara la giornata “Sarà festa o rabbia” del 17 novembre a Firenze, lanciamo questo che è un appello di solidarietà alla lotta ex Gkn. Diciamola così: la solidarietà a una lotta operaia contro delocalizzazione, licenziamenti e impoverimento dovrebbe essere un dovere elementare. Tanto più se stiamo parlando dell’assemblea operaia permanente più lunga della storia del movimento operaio italiano, assediata da ogni lato sul piano politico e logorata dalla mancanza di stipendi. Un dovere elementare che non sempre può essere dato per scontato, visto il grado di frantumazione che attraversa le forze della sinistra radicale, sociali e sindacali del nostro paese. Ribadirlo, quindi, non è ridondante. Tuttavia, crediamo si tratti di andare oltre questo dovere elementare. La domanda che ci poniamo, che poniamo, ancora una volta: 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗰𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗲𝘅 𝗚𝗸𝗻? Possiamo lasciare il compito di una vittoria – o anche di decidere per la sconfitta – tutta sulle spalle di una comunità operaia che, nel logoramento dell’assedio, non può che assottigliarsi e finire inevitabilmente per cedere? Sul fronte sindacale, ad esempio, ha senso privilegiare i propri piccoli o grandi apparati sindacali rispetto al supporto di una lotta e di luoghi decisionali unitari, a partire dalle assemblee di lavoratori e lavoratrici e di istanze elettive democratiche dal basso? Il capitale non sta lasciando e non lascerà niente di intentato. Di fatto ha azzerato qualsiasi diritto sindacale e democratico in quella fabbrica. Anche per loro la ex Gkn è un laboratorio. Smontarglierlo, farli rimbalzare, sarebbe necessario anche solo per le lotte che verranno. Eppure anche questo piano di considerazioni rimane insufficiente. Le organizzazioni firmatarie di questo appello, le singole e i singoli, non si considerano solo solidali verso quella lotta. Si considerano complici, coinvolte, sorelle e partecipi della sua traiettoria. Se la lotta ex Gkn ha visto inevitabilmente indebolirsi la propria fase propulsiva, ha dall’altro lato visto rafforzarsi la propria capacità progettuale. La lotta ai licenziamenti nel tempo non può essere semplicemente il prolungamento di se stessa. 𝗣𝗲𝗿 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗵𝗮𝗶 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗺𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗼𝗿𝗴𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗲 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. 𝗣𝗲𝗿 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗵𝗮𝗶 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼. Gli operai ex Gkn sono stati costretti, loro malgrado, a traslare la lotta dal semplice rifiuto dei licenziamenti all’idea della fabbrica socialmente integrata. Dover “sopravvivere” qui e ora, rispondere subito al vuoto lasciato volutamente dal capitale, li ha costretti a uno scarto di elaborazione nell’applicazione di concetti come intervento pubblico, transizione ecologica, mutualismo, struttura del controllo operaio e sociale. Il loro “qui e ora” non significa che nutrano illusioni sul fatto che simili idee siano applicabili nella cornice di questo sistema. Significa che rispondono all’attacco che il sistema porta, producendo un’idea concreta che rafforza la lotta. La forza di poter dire che un’altra fabbrica, un’altra vita, un’altra produzione, perfino un altro genere di relazioni umane, sarebbero difficili ma possibili già oggi con i mezzi a disposizione, evidenzia ancora di più come sia la cornice di sistema a impedire l’obiettivo. Noi pensiamo che un simile laboratorio non esista in questo paese in nessun altro luogo. E che più viene lasciato alle sole forze del collettivo operaio, più è destinato a essere un laboratorio asfittico, sotto assedio, costretto a vivere solo di pesanti necessità. Come ha ripetuto la vertenza più volte: siamo in sala operatoria, con una grave emorragia, ci curiamo da soli e dobbiamo pensare anche a ciò che faremo da grandi. Ci sentiamo quindi di ribadire questi concetti:
La 𝘀𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗿𝗶𝗲𝘁à in termini di partecipazione ai grossi eventi della ex Gkn rimane un dovere stringente. Ma la partecipazione in termini di risorse, competenze, attenzione politica e sindacale, lo è altrettanto;

La 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮 ha chiesto più volte: diteci dove stiamo sbagliando. Ha messo “in piazza” le proprie scelte, permesso che diventassero un laboratorio, un dibattito. Non possiamo non cogliere questa possibilità, quella cioè di avere un laboratorio di discussione dove la convergenza si misuri con il presente e con il progetto;

Il 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 che la ex Gkn è stata costretta ad accennare, sotto un pesante stato di necessità e di forze risicate, riguarda almeno tre fondamentali aspetti che vanno tenuti saldamente uniti e formano in embrione le parti di questo possibile progetto:

- la 𝗰𝗼𝗻𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝘂𝗿𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 (climatico, sociale, sindacale, transfemminista, contro la guerra ecc.);
- il 𝗺𝘂𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 come risposta al crollo del tessuto sociale del paese e come leva di aiuto allo sviluppo della coscienza di classe;
- la 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 sotto controllo operaio e sociale, come alternativa politica all’imperante liberismo, per una proposta che sia maggioritaria nella società. Non solo riteniamo che questo spiraglio vada tenuto aperto con tutte le nostre forze, ma anche che dovremmo ragionare tutte e tutti di come evitare che un simile patrimonio vada disperso. Faremo di tutto perché questo non avvenga. 𝗳𝗮𝗯𝗯𝗿𝗶𝗰𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗼𝗻 é 𝘂𝗻 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗼, 𝗺𝗮 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮. Chi oggi rimane silente su questo, dovrebbe almeno entrare nel dibattito su come pensa che delocalizzazioni e licenziamenti possano essere sconfitti. Il sistema generalmente inteso – nelle sue mille facce (economica, politica, istituzionale, giuridica ecc.) – è perfettamente consapevole dell’esempio che rappresenterebbe uno sbocco anche solo momentaneamente vittorioso di questa lotta. Il pericolo è che questo non sia invece capito da noi. Noi, in breve, riteniamo che a questa convergenza non ci sia alternativa, che fuori da questa convergenza e da un laboratorio su questi temi non ci sia capacità di ribaltamento dei rapporti di forza. E di conseguenza non ci sia alternativa alla catastrofe di questo sistema. Questa convergenza deve continuare nel rafforzamento della vertenza, nel difenderla a fianco della ex Gkn. Costruendo la giornata del 17 novembre sappiamo bene una cosa: se la ex Gkn dovesse cadere, mantenere viva una simile progettualità sarà molto più difficile. Ma sarà comunque un compito che dovremo darci. Per questo vogliamo cominciare a discutere di come costruire questo “laboratorio”, non certo una soggettività partitica, ma un 𝗣𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗠𝘂𝘁𝘂𝗼 𝗦𝗼𝗰𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁à 𝘀𝗼𝗿𝗲𝗹𝗹𝗲, 𝘀𝗶𝗻𝗴𝗼𝗹𝗶 𝗲 𝘀𝗶𝗻𝗴𝗼𝗹𝗲, 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶, che intendono ritrovarsi attorno ai tre punti qualificanti (convergenza, mutualismo, intervento pubblico) in una prospettiva di trasformazione sociale ed ecologica e in un percorso di lotta che faccia oggi della vertenza Gkn un’esperienza esemplare per animare mille altre lotte.

𝗗𝗶𝘀𝗰𝘂𝘁𝗲𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝘀𝘂 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘀𝗰𝘂𝘁𝗲𝗿𝗻𝗲, 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗮𝗿à 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮.""

SOMS Insorgiamo
Comunet Officine Corsare, Torino
Edizioni Alegre, Roma
Autogestione in Movimento, Fuorimercato
Mondeggi Bene Comune, Firenze
Controtempo FuoriMercato, Roma
RiMaflow Fuorimercato, Milano

06/06/2026

Ultime settimane per concludere l'azionariato popolare per GKN!!!
Vai sul sito insorgiamo.org

06/06/2026

- 25 giorni all fine della campagna di azionariato popolare. Tutte le info su insorgiamo.org. Poi, tenetevi libere e liberi l'11 e 12 luglio, perché dovremo decidere insieme come salpare. Ti chiediamo di fare conoscere la nostra lotta e la campagna.

Perché dunque aderire (solo alcuni dei tanti motivi per farlo)?

1. Perché l' annientamento, il logoramento, l' immobilismo sono la carta che hanno giocato contro la nostra lotta e che usano contro tutte le resistenze prolungate. Autorganizzando la reindustrializzazione ecologica, noi usciamo dal loro calcolo.

2. Perché c'è una ragione per cui non vogliono che alla ex Gkn si vinca: per affossare l'idea stessa di lotta operaia. È una lezione non rivolta a noi, che abbiamo già dato prova di resistenza e dignità ma verso le altre lotte, specialmente operaie: accettate tutto perché l' alternativa è nulla. Noi ci siamo fatti alternativa perché il loro ricatto è nulla

3. Perché avete fatto di tutto per sgomberarci: ora siamo noi che veniamo a sgomberare voi. La politica istituzionale si è creduta furbetta: sapendo che ogni giorno per noi, da disoccupati, senza stipendio, era potenzialmente l' ultimo, hanno perso mesi e trasformato i mesi in anni. "Che volete farci? Noi non possiamo farci nulla" ci hanno detto. O peggio: "domani faremo...". Ecco, se invece noi, che siamo gli ultimi, possiamo farci qualcosa, l' inganno è disvelato.

4. Perché il capitale si è fatto sempre più speculativo e ha avuto il coraggio prima di trasformare la fabbrica in un affare finanziario, poi in un affare immobiliare. Il sistema nel suo complesso glielo ha lasciato fare: oggi l'immobiliarista cancella anni di dignità di un territorio dicendo che butterà giù lo stabilimento e sarà un bell'affare ricostruirlo (un guadagno da oltre 30 milioni di euro supponiamo..)

5. Perché è una azione contro il nucleare. È un'azione contro il riarmo e contro l' economia del genocidio. La reindustrializzazione ecologica non deve vincere perché devono raccontarci che sono necessari il militare e il nucleare per risollevare l'economia. Perché sarebbe un piccolo esempio di economia che non si basa sullo sterminio e l' estrattivismo energetico ma sulla vita nel suo complesso.

6. Come la Flotilla chiede di rompere il blocco su Gaza ma poi lo prova a fare essa stessa senza aspettare i Governi, così noi abbiamo bisogno di una Flotilla nell' economia. Noi chiediamo un piano sociale di lavoro e reindustrializzazione ecologica. Ma non aspettiamo e lo proviamo a realizzare con le nostre forze

7. Perché abbiamo un piano. E pannelli fotovoltaici che aderiscono al tessuto urbano, prodotti qua, riciclati, e cargobike per il trasporto urbano sono un pezzo del piano di vita, pace, benessere sociale, lavoro.

8. Per la fabbrica socialmente integrata: perché se sono solo gli operai e la comunità a difendere la fabbrica, la fabbrica deve essere mutualistica e restituire al territorio la solidarietà ricevuta.

9. Perché la fabbrica socialmente integrata è l' unica struttura sociale che riesce ad adeguare la produzione al bisogno di una urgente e rapida transizione ecologica.

10. Perché essere Davide non è facile. Ma la soddisfazione di vedere Golia che crolla al suolo non ha prezzo. E che siano maledetti per sempre.

Dario Salvetti, del Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze :Ciao a tutte/i. Mi scuso se riemergo solo ora e con...
23/05/2026

Dario Salvetti, del Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze :
Ciao a tutte/i. Mi scuso se riemergo solo ora e con un testo lungo, ma si sono accumulate un po' di cose da dire.

1. Partiamo da una semplice comunicazione di servizio: finchè non recupero il mio numero, sono reperibile alla mail [email protected] o al whatsapp del Collettivo di Fabbrica +393478646481

2. Proseguiamo con i ringraziamenti. Il primo ringraziamento va alla resistenza palestinese. Per essere il fronte principale, forse per alcuni aspetti l'unico, in grado di minare il sionismo. Per aiutarci a tenere gli occhi aperti. Il punto non è stabilire se l'ideologia sionista sia più o meno fascista di molte altre correnti reazionarie presenti su questa terra. Il punto è il ruolo chiave che gioca oggi nello spingere, sperimentare, mettere in pratica lo sterminio, l'escalation bellica mondiale, il riarmo e la società autoritaria.

3. Per questo il tema è esattamente il rapporto tra il sionismo e l'intero sistema mondiale. Provare ora a individuare Ben Gvir come unico responsabile di un sistema di impunità e complicità che è esteso, internazionale, radicato e prolungato nel tempo è semplicemente ridicolo. Non si è mai visto un circo con un solo clown. E nel circo di cui ci credete spettatori i clown sono almeno due: Ben Gvir e chiunque provi a presentarlo come unico responsabile di quanto accaduto.

4. Il secondo ringraziamento va a chi è stato a terra. A chiunque si è mobilitato, si è preoccupato, ha sostituito quello che non potevamo fare durante tutta la navigazione e poi il sequestro. Nel mio caso specifico devo ringraziare le compagne e compagni del Collettivo di Fabbrica e della Soms Insorgiamo e tutta la rete solidale. In particolare a chi ha tenuto botta nella campagna di reindustrializzazione dal basso e nel presidio. Dopo 5 anni di presidio permanente, è stata una fatica in più. So che in questo mese non sono state tutte rose e fiori ma a me da quelle barche siete sembrati semplicemente perfetti.

5. Ci chiedete come stiamo e non è facile rispondere a questa domanda. Innanzitutto perchè il pensiero che ti porti dietro e che ti scava dentro è questo: hai sopportato, sei passato da una esperienza traumatica nella consapevolezza che stava per finire. Mentre stanotte ho dormito in un letto pulito, mentre scrivo ora, c'è qualcuno in quelle prigioni sottoposto a trattamenti ben peggiori e senza nessuna prospettiva di vederne la fine.

6. E qualsiasi parola trovassimo per descrivere come stiamo sarebbe sbagliata. Io ad esempio dovrei definirmi "fortunato". Non credo di avere riportato danni di nessun tipo (la formula condizionale è dovuta al tipo di sostanze chimiche che hanno usato e al lato psicologico), perchè mi hanno picchiato in punti dove non si generano fratture e solo punzecchiato e minacciato con il coltello senza affondare il colpo. Ma "fortunato" è esattamente la parola più sbagliata che si può usare, perché sminuirebbe lo stato di privazione, sequestro, umiliazione, tortura psicologica, e banalmente il fatto che la detenzione non può essere mai sinonimo nè di rapimento nè di privazione di uno stato di diritto.

7. Stiamo male per quello che abbiamo visto e la rabbia che ne consegue. Stiamo bene, perchè il livello di serenità, coraggio e fermezza delle attiviste e degli attivisti che abbiamo visto nelle ore di sequestro è una forza che nella vita non ti abbandonerà mai.

8. Per dovere di cronaca e di denuncia, continueremo a restituire ogni dettaglio e racconto di quanto ci è successo. Ma i riflettori non devono rimanere lì. Devono essere spostati immediatamente su una vasta campagna di boicottaggio, rottura di ogni rapporto, a ogni livello con il sionismo. A ogni organizzazione, istituzione, realtà economica va chiesto: cosa stai facendo per togliere terreno al sionismo. Non abbiamo nessuna intenzione che l'indignazione "per noi" diventi una forma emotiva usata per non agire oltre a quello che ci è accaduto.

9. Abbiamo usato la parola lager e campo di concentramento galleggiante e in miniatura senza alcuna esagerazione polemica o leggerezza. Non c'è solo un fatto "estetico". Non esiste nessuna altra definizione tecnica per individuare il regime di privazione della libertà a cui siamo sottoposti sulla nave prigione. Sequestrati con un mitra puntato, portati su quella nave, fatti oggetti di violenza senza alcuna logica se non la violenza stessa, senza potere contattare nessuno, con il passaporto sequestrato e sostituito da un braccialetto con un numero, non eravamo coperti più da alcuna forma di diritto. Non sapevamo più cosa fossimo. Non era "carcere duro", non era proprio carcere. Se qualcuno ha qualsiasi altra definizione che non sia appunto lager, si faccia avanti e ce la dia.

10. Il mar Mediterraneo è uno dei mari più pattugliati e controllati al mondo. Non c'è stato un solo momento che non avessimo droni sulla testa - non solo sionisti, ma di svariata natura - o navi all'orizzonte. E poi ci sono i radar, i satelliti ecc. Impossibile pensare che almeno 2 navi-lager e 3 navi da guerra possano rastrellare il Mediterraneo senza che questo sia noto e conosciuto alle autorità dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

11. Il dibattito su quello che è accaduto alla Flotilla è infatti un dibattito generale su cosa sia il Mediterraneo oggi: è quindi un dibattito sul Sea Rescue, le migliaia di morti nel tentativo di attraversarlo, il suo surriscaldamento ecc. La convergenza di tutte le "nostre forze" marittime è una priorità assoluta.

12. E il dibattito però è anche a terra. La priorità ovviamente è l'onda che la Flotilla ha generato nel riaprire il dibattito verso la società sulla questione palestinese. E lì vanno le nostre forze ed energie. Ma esiste anche l'onda generata verso il nostro interno. Prima della partenza della missione, il dibattito sui suoi limiti, i suoi rischi, le sue inopportunità è stato silenzioso ma corrosivo. Ora sarebbe il caso invece di trasformare tutto questo in un dibattito aperto e positivo sulla efficacia o meno dei metodi di lotta. Coltivare l'efficacia e non la testimonianza, interrogarsi sul processo e non sul singolo atto, sulla resistenza prolungata e non sull'evento singolo, sui rapporti di forza e non sulla mutevole opinione.

13. L'immagine più forte che mi porto dietro è quella durante la seconda intercettazione, quella del 18 maggio. Mentre il Don Juan, la barca su cui ero, cambia direzione nel tentativo diversivo di sfuggire ai gommoni dei reparti speciali della marina sionista, vedo all'orizzonte una scena che non sapevo se interpretare come un effetto ottico. Si stagliano una davanti all'altra una nave di guerra e una piccola barca a vela. E la barca a vela punta la prua dritto per dritto verso la nave da guerra. Evidentemente sono troppo vicini, non possono scappare, possono solo fare il contrario: andare sotto navigazione della nave da guerra e renderle la vita impossibile.

14. La barca a vela con gente comune disarmata che va contro la nave da guerra armata fino ai denti, che non scappa ma gira la prua esattamente nella direzione dove nessuno si aspetterebbe, credo simboleggi a pieno la situazione mondiale e globale in cui ci troviamo. E' il Davide contro Golia. E' il fatto che tra la catastrofe, la guerra, la violenza generalizzate e il nostro futuro, ci frapponiamo solo "noi". Niente e nessun altro.

15. Cosa sia questo "noi", allargarlo e definirlo allo stesso tempo è oggi la priorità e l'urgenza assoluta per arrivare prima che arrivino "loro", con il loro fascismo e la loro guerra. Non sto parlando di definire questo "noi" nel senso militante del termine o in piccole cerchie organizzate. Non sto dicendo che bisogna riscrivere il primo capitolo del Manifesto del Partito Comunista, "Borghesi e proletari", che ognuno può autonomamente leggere e apprezzare. Sto parlando del blocco sociale, del senso di appartenenza, comunitario, di interesse condiviso nella testa di milioni di persone. Noi, la classe, la gente, il popolo, "los de abajos", un abbozzo di futura umanità, ambientaliste, transfemministe, antifasciste, con le proprie radici ben piantate e contemporaneamente a casa ovunque ci sia mondo, eterogenei e contraddittori ma guidati da una sensazione di comune appartenenza che dal basso si contrappone all'alto, all'oligarchia, allo sfruttamento, all'abbrutimento, alla classe "Epstein".

16. E senza che niente sia modello, niente sia idealizzato, si prenda quanto meno atto di una cosa: è attraverso una banale azione di mutualismo conflittuale, che 500 persone, di 70 nazionalità, religioni assai diverse, credi politici ben disparati, hanno trovato la via per essere "abbozzo di umanità" tanto da navigare a testa alta contro quelle 48-72h di violenza ed uscirne sereni e consapevoli. Forse non è questa la via, ma almeno qualsiasi proposta alternativa provi a produrre qualcosa di più avanzato. La critica all'imperfezione dell'azione non può diventare una perfetta inazione.

17. Per quanto mi riguarda, nel piccolo, il contributo a tutto questo dibattito avviene attraverso il tentativo di concretizzare 5 anni di lotta alla ex Gkn. Abbiamo un mese di azionariato popolare e un tenetevi libere e liberi per l'11-12 luglio. Stateci appiccicate e appiccicati come a una piccola Flotilla nell'economia. Forse non è il tempo della vittoria per come ce la aspettavamo, ma sicuramente non è tempo di lasciare la resistenza.

30/04/2026
07/02/2026

Nel giorno in cui Stellantis tracolla, perdendo il 25% in Borsa, annunciando un addio all’elettrico (che non ha mai realmente perseguito) e un ritorno ai grandi Suv a benzina e diesel (auguri),

nel giorno in cui si moltiplicano le dichiarazioni di aziende dell’automotive che si gettano sulla produzione bellica (auguri, sarà un disastro umano, sociale e pure industriale)

le dimissioni di una delegata del direttivo del Consorzio industriale pubblico creato per intervenire sull’area ex Gkn (non lo diciamo noi, lo dice lo Statuto del Consorzio…) portano un po’ di chiarezza su quanto sta accadendo.

E del resto come rimanere in un Consorzio che non svolge la funzione di legge per il quale è nato, a partire dal non fare il piano consortile? Senza il piano consortile, non vi è nemmeno dichiarazione di "pubblica utilità" sull'area industriale...

Niente che non fosse compreso e capito da chi segue la vicenda: una precisa volontà dilatoria. Come si suol dire: per non disturbare il manovratore. Perché alla fine si possa dire: l’operazione è riuscita e il paziente è morto.

Nel giorno in cui tanto prezioso sarebbe stato dire:
“di fronte a 32 mesi di calo della produzione industriale, al più grande disastro industriale italiano – la decadenza e il crollo del gruppo Fiat – ci sono forze di alternativa che hanno mostrato la via del salario e del lavoro attraverso la riconversione ecologica”,
la realtà ci restituisce un dato esattamente opposto.

Torneremo su tutto questo in maniera più precisa nei prossimi giorni.

Ci preme dire solo questo ad oggi: chiunque sia indignato per questo fatto, può reagire attraverso la partecipazione e l’espansione della campagna di azionariato popolare, “un’azione contro il riarmo” (anche solo rilanciarla in tutti i canali è importante).

E tanto più lo fa, subito e urgentemente, tanto più contribuirà a sconfiggere chi furbescamente pensa di farci morire attraverso la dilazione e il logoramento.

Perché per quanto voi chiediate o protestiate con chi di dovere, la risposta che riceverete è: ma certo, faremo tutto domani. Oppure: ma che ci vuoi fare, siamo fatti così, lenti e impotenti…

E se invece un giorno la vostra rabbia scoppia, verranno a sindacare su come la rabbia è scoppiata (velocemente e con zelo).

E, ripetiamo, torneremo su tutto questo con più precisione, ma l’altra cosa che ci preme di dire: la memoria di questa lotta tornerà sempre nelle piazze e nelle strade. Per cui, per quanto vi crediate assolti, sarete per sempre coinvolti.

Annunceremo presto nuovi eventi della campagna "un'azione contro il riarmo".

Ad aprile - dopo il grande corteo del 28 marzo a Roma a cui contribuiremo con forza e convinzione, potete già chiederci il posto in pullman - ci si rivede per le strade con il Festival di Letteratura Working Class...

Tenetevi libere, liberi, pronte e pronti.

Ps come sempre, lieti di essere smentiti.

Tutte le info:
insorgiamo.org/crowdfunding-2025/
➡️ Fai una donazione su Produzioni dal basso: https://sostieni.link/39553
➡️ Oppure diventa azionista con la piattaforma Ener2crowd www.ener2crowd.com/it/registrati?promoCode=GFF

Sportello di supporto alla registrazione autorganizzato: scrivi a [email protected] specificando la tua preferenza per lo sportello in presenza al presidio Gkn/ a Firenze/ online e se si tratta della registrazione di una persona fisica o di un'associazione.

📆 Organizza un evento a sostegno dell’azionariato: forms.gle/JkCWZ9C3k65BNWeh8

Abbiamo aderito a questo importante appello zapatista a sostegno del popolo iraniano. Aiutateci a diffondere!https://enl...
30/01/2026

Abbiamo aderito a questo importante appello zapatista a sostegno del popolo iraniano. Aiutateci a diffondere!

https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2026/01/29/dichiarazione-dei-gruppi-della-rete-zapatista-europea-per-la-vita-e-la-dignita-del-popolo-iraniano/?fbclid=IwVERDUAPpWz9leHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR5xvLwD79M-uWOQVqSM_RYKanhdZVDBLpUSf0rxP5T6pxRb9IAGvHXGFdG9bA_aem_OViUnlFkR2IRHZyDLYWc0w

DICHIARAZIONE DEI GRUPPI DELLA RETE ZAPATISTA EUROPEA     PER LA VITA E LA DIGNITÀ DEL POPOLO IRANIANO Stiamo vivendo una tempesta. Non è né nuova né passeggera. È la tempesta del ca…

Indirizzo

Via Verri 15
Trezzano Sul Naviglio
20090

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 23:59
Martedì 08:30 - 17:30
Mercoledì 08:30 - 21:00
Giovedì 08:30 - 17:30
Venerdì 08:30 - 17:30
Sabato 09:00 - 12:30

Telefono

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