Autogestione in Movimento - Fuorimercato

Autogestione in Movimento - Fuorimercato Un'altro rapporto con il cibo è possibile: prodotti a garanzia partecipata, genuinità, salute, rispetto dell'ambiente e dei diritti di chi lavora

Fuorimercato Autogestione in movimento è un'organizzazione nazionale di carattere sindacale/sociale che unisce realtà che condividono un progetto politico e sociale anticapitalistico e che hanno in corso una comune attività di scambio economico, di solidarietà concreta e di mutualismo conflittuale. L'associazione Fuorimercato – come recita il suo Statuto nell’articolo 2 - “è costituita da tutte le

tipologie di lavoratrici e lavoratori del circuito economico formale e informale e si ispira alle società operaie di mutuo soccorso, combinando conflitto e solidarietà sociale; promuove vertenze per la tutela delle condizioni di vita e di lavoro di tutti i settori sfruttati e oppressi nella città e nel mondo rurale; promuove e organizza forme societarie di produzione (comunitaria, cooperativistica o aziendale) basate sui principi dell’autogestione, come forma di resistenza del mondo del lavoro alla privazione dei diritti e per tutelare reddito, dignità, cibo sano, salute, educazione, cultura e ambiente; promuove e organizza forme di riappropriazione sociale dei mezzi di produzione e delle terre e dei beni sequestrati alla criminalità organizzata e abbandonati; promuove e organizza la custodia di terre e beni pubblici, demaniali e non, per la loro trasformazione in bene comune”. Un progetto collettivo, partecipato, con l'ambizione di ridisegnare le città e le campagne, con
pratiche concrete che alludano al cambiamento. Terre occupate, fabbriche recuperate, cucine popolari, attività di mutuo soccorso e cura e scambi “fuori mercato”, sono luoghi e pratiche da dove partire per immaginare e costruire un futuro possibile dove lo sviluppo viene progettato dal basso in base ai bisogni reali di comunità coese e solidali nel rispetto della terra, degli esseri umani e dei viventi, all’insegna della giustizia sociale. Nelle nostre pratiche la spinta agroecologica è collegata ad una attenzione peculiare al tema del lavoro e delle migrazioni. Le nostre esperienze si sono poste da subito su un terreno di sfida non solo allo sfruttamento della natura e dell’ambiente, ma anche su un terreno di sfida allo sfruttamento del lavoro – in particolare del lavoro migrante. Per questo al centro del nostro impegno vi è la difesa e il sostegno all'agricoltura contadina e all'agroecologia sia come pratiche di liberazione dallo sfruttamento e dal primato della Grande distribuzione organizzata e dell'agricoltura industriale che come contributo contro il cambiamento climatico; la costruzione della partecipazione sindacale associata e autorganizzata a insediamento multiplo, con la presenza nei luoghi dello sfruttamento e con lo sviluppo di realtà autogestite che provino a uscire dalla logica dello sfruttamento; lo sviluppo di una diversa relazione tra produttori indipendenti e “consumatori”, nella prospettiva della creazione di comunità che superino quella stessa distinzione; la costruzione di realtà produttive e di economia trasformativa e senza padroni; l'impegno mutualista e di cura dentro le relazioni sociali dell'associazione e nei territori in cui siamo attiv*
Questo impegno attivista e di comunità cerca sempre di mantenere uno sguardo di genere e di costruzione di una partecipazione delle donne anche con momenti di organizzazione non mista. L'associazione è costruita su realtà locali che rappresentano allo stesso tempo esperienze autogestite, luoghi di scambio delle produzioni, materiali, culturali e sociali, delle realtà di Fuorimecato e di altre reti di produttrici e produttori indipendenti. Fuorimercato non intende rappresentare un mercato alternativo, ma un'alternativa al mercato. Dal 2019 l'assemblea nazionale ha lanciato l'adesione tramite tesseramento. Al centro dell'organizzazione resta la realtà locale (che ha forme organizzative proprie e aderisce/partecipa all'associazione nazionale) a cui ci si tessera; una parte della quota resta al nodo e un'altra alla Cassa solidale nazionale di Fuorimercato, nata fin dalla creazione di FM come strumento di mutuo sostegno e supporto a particolari progetti locali e nazionali. Contatti:
[email protected]
www.fuorimercato.com

Ultime settimane per concludere l'azionariato popolare per GKN!   vai sul sito www.insorgiamo.org
05/06/2026

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Dario Salvetti, del Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze :Ciao a tutte/i. Mi scuso se riemergo solo ora e con...
23/05/2026

Dario Salvetti, del Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze :

Ciao a tutte/i. Mi scuso se riemergo solo ora e con un testo lungo, ma si sono accumulate un po' di cose da dire.

1. Partiamo da una semplice comunicazione di servizio: finchè non recupero il mio numero, sono reperibile alla mail [email protected] o al whatsapp del Collettivo di Fabbrica +393478646481

2. Proseguiamo con i ringraziamenti. Il primo ringraziamento va alla resistenza palestinese. Per essere il fronte principale, forse per alcuni aspetti l'unico, in grado di minare il sionismo. Per aiutarci a tenere gli occhi aperti. Il punto non è stabilire se l'ideologia sionista sia più o meno fascista di molte altre correnti reazionarie presenti su questa terra. Il punto è il ruolo chiave che gioca oggi nello spingere, sperimentare, mettere in pratica lo sterminio, l'escalation bellica mondiale, il riarmo e la società autoritaria.

3. Per questo il tema è esattamente il rapporto tra il sionismo e l'intero sistema mondiale. Provare ora a individuare Ben Gvir come unico responsabile di un sistema di impunità e complicità che è esteso, internazionale, radicato e prolungato nel tempo è semplicemente ridicolo. Non si è mai visto un circo con un solo clown. E nel circo di cui ci credete spettatori i clown sono almeno due: Ben Gvir e chiunque provi a presentarlo come unico responsabile di quanto accaduto.

4. Il secondo ringraziamento va a chi è stato a terra. A chiunque si è mobilitato, si è preoccupato, ha sostituito quello che non potevamo fare durante tutta la navigazione e poi il sequestro. Nel mio caso specifico devo ringraziare le compagne e compagni del Collettivo di Fabbrica e della Soms Insorgiamo e tutta la rete solidale. In particolare a chi ha tenuto botta nella campagna di reindustrializzazione dal basso e nel presidio. Dopo 5 anni di presidio permanente, è stata una fatica in più. So che in questo mese non sono state tutte rose e fiori ma a me da quelle barche siete sembrati semplicemente perfetti.

5. Ci chiedete come stiamo e non è facile rispondere a questa domanda. Innanzitutto perchè il pensiero che ti porti dietro e che ti scava dentro è questo: hai sopportato, sei passato da una esperienza traumatica nella consapevolezza che stava per finire. Mentre stanotte ho dormito in un letto pulito, mentre scrivo ora, c'è qualcuno in quelle prigioni sottoposto a trattamenti ben peggiori e senza nessuna prospettiva di vederne la fine.

6. E qualsiasi parola trovassimo per descrivere come stiamo sarebbe sbagliata. Io ad esempio dovrei definirmi "fortunato". Non credo di avere riportato danni di nessun tipo (la formula condizionale è dovuta al tipo di sostanze chimiche che hanno usato e al lato psicologico), perchè mi hanno picchiato in punti dove non si generano fratture e solo punzecchiato e minacciato con il coltello senza affondare il colpo. Ma "fortunato" è esattamente la parola più sbagliata che si può usare, perché sminuirebbe lo stato di privazione, sequestro, umiliazione, tortura psicologica, e banalmente il fatto che la detenzione non può essere mai sinonimo nè di rapimento nè di privazione di uno stato di diritto.

7. Stiamo male per quello che abbiamo visto e la rabbia che ne consegue. Stiamo bene, perchè il livello di serenità, coraggio e fermezza delle attiviste e degli attivisti che abbiamo visto nelle ore di sequestro è una forza che nella vita non ti abbandonerà mai.

8. Per dovere di cronaca e di denuncia, continueremo a restituire ogni dettaglio e racconto di quanto ci è successo. Ma i riflettori non devono rimanere lì. Devono essere spostati immediatamente su una vasta campagna di boicottaggio, rottura di ogni rapporto, a ogni livello con il sionismo. A ogni organizzazione, istituzione, realtà economica va chiesto: cosa stai facendo per togliere terreno al sionismo. Non abbiamo nessuna intenzione che l'indignazione "per noi" diventi una forma emotiva usata per non agire oltre a quello che ci è accaduto.

9. Abbiamo usato la parola lager e campo di concentramento galleggiante e in miniatura senza alcuna esagerazione polemica o leggerezza. Non c'è solo un fatto "estetico". Non esiste nessuna altra definizione tecnica per individuare il regime di privazione della libertà a cui siamo sottoposti sulla nave prigione. Sequestrati con un mitra puntato, portati su quella nave, fatti oggetti di violenza senza alcuna logica se non la violenza stessa, senza potere contattare nessuno, con il passaporto sequestrato e sostituito da un braccialetto con un numero, non eravamo coperti più da alcuna forma di diritto. Non sapevamo più cosa fossimo. Non era "carcere duro", non era proprio carcere. Se qualcuno ha qualsiasi altra definizione che non sia appunto lager, si faccia avanti e ce la dia.

10. Il mar Mediterraneo è uno dei mari più pattugliati e controllati al mondo. Non c'è stato un solo momento che non avessimo droni sulla testa - non solo sionisti, ma di svariata natura - o navi all'orizzonte. E poi ci sono i radar, i satelliti ecc. Impossibile pensare che almeno 2 navi-lager e 3 navi da guerra possano rastrellare il Mediterraneo senza che questo sia noto e conosciuto alle autorità dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

11. Il dibattito su quello che è accaduto alla Flotilla è infatti un dibattito generale su cosa sia il Mediterraneo oggi: è quindi un dibattito sul Sea Rescue, le migliaia di morti nel tentativo di attraversarlo, il suo surriscaldamento ecc. La convergenza di tutte le "nostre forze" marittime è una priorità assoluta.

12. E il dibattito però è anche a terra. La priorità ovviamente è l'onda che la Flotilla ha generato nel riaprire il dibattito verso la società sulla questione palestinese. E lì vanno le nostre forze ed energie. Ma esiste anche l'onda generata verso il nostro interno. Prima della partenza della missione, il dibattito sui suoi limiti, i suoi rischi, le sue inopportunità è stato silenzioso ma corrosivo. Ora sarebbe il caso invece di trasformare tutto questo in un dibattito aperto e positivo sulla efficacia o meno dei metodi di lotta. Coltivare l'efficacia e non la testimonianza, interrogarsi sul processo e non sul singolo atto, sulla resistenza prolungata e non sull'evento singolo, sui rapporti di forza e non sulla mutevole opinione.

13. L'immagine più forte che mi porto dietro è quella durante la seconda intercettazione, quella del 18 maggio. Mentre il Don Juan, la barca su cui ero, cambia direzione nel tentativo diversivo di sfuggire ai gommoni dei reparti speciali della marina sionista, vedo all'orizzonte una scena che non sapevo se interpretare come un effetto ottico. Si stagliano una davanti all'altra una nave di guerra e una piccola barca a vela. E la barca a vela punta la prua dritto per dritto verso la nave da guerra. Evidentemente sono troppo vicini, non possono scappare, possono solo fare il contrario: andare sotto navigazione della nave da guerra e renderle la vita impossibile.

14. La barca a vela con gente comune disarmata che va contro la nave da guerra armata fino ai denti, che non scappa ma gira la prua esattamente nella direzione dove nessuno si aspetterebbe, credo simboleggi a pieno la situazione mondiale e globale in cui ci troviamo. E' il Davide contro Golia. E' il fatto che tra la catastrofe, la guerra, la violenza generalizzate e il nostro futuro, ci frapponiamo solo "noi". Niente e nessun altro.

15. Cosa sia questo "noi", allargarlo e definirlo allo stesso tempo è oggi la priorità e l'urgenza assoluta per arrivare prima che arrivino "loro", con il loro fascismo e la loro guerra. Non sto parlando di definire questo "noi" nel senso militante del termine o in piccole cerchie organizzate. Non sto dicendo che bisogna riscrivere il primo capitolo del Manifesto del Partito Comunista, "Borghesi e proletari", che ognuno può autonomamente leggere e apprezzare. Sto parlando del blocco sociale, del senso di appartenenza, comunitario, di interesse condiviso nella testa di milioni di persone. Noi, la classe, la gente, il popolo, "los de abajos", un abbozzo di futura umanità, ambientaliste, transfemministe, antifasciste, con le proprie radici ben piantate e contemporaneamente a casa ovunque ci sia mondo, eterogenei e contraddittori ma guidati da una sensazione di comune appartenenza che dal basso si contrappone all'alto, all'oligarchia, allo sfruttamento, all'abbrutimento, alla classe "Epstein".

16. E senza che niente sia modello, niente sia idealizzato, si prenda quanto meno atto di una cosa: è attraverso una banale azione di mutualismo conflittuale, che 500 persone, di 70 nazionalità, religioni assai diverse, credi politici ben disparati, hanno trovato la via per essere "abbozzo di umanità" tanto da navigare a testa alta contro quelle 48-72h di violenza ed uscirne sereni e consapevoli. Forse non è questa la via, ma almeno qualsiasi proposta alternativa provi a produrre qualcosa di più avanzato. La critica all'imperfezione dell'azione non può diventare una perfetta inazione.

17. Per quanto mi riguarda, nel piccolo, il contributo a tutto questo dibattito avviene attraverso il tentativo di concretizzare 5 anni di lotta alla ex Gkn. Abbiamo un mese di azionariato popolare e un tenetevi libere e liberi per l'11-12 luglio. Stateci appiccicate e appiccicati come a una piccola Flotilla nell'economia. Forse non è il tempo della vittoria per come ce la aspettavamo, ma sicuramente non è tempo di lasciare la resistenza.

SOSTIENI FUORIMERCATO CON IL 5X1000  vive in una f***a rete di progetti di lotta nelle città e nelle campagne: dall'agro...
23/04/2026

SOSTIENI FUORIMERCATO CON IL 5X1000

vive in una f***a rete di progetti di lotta nelle città e nelle campagne: dall'agroecologia alle imprese recuperate, dalla produzione in autogestione alla cultura working class e l'internazionalismo, dal movimento femminista/lgbtqi+ e contro il carcere alle pratiche di scienza radicata.

Il nostro metodo della convergenza ha generato un patrimonio di pratiche concrete in percorsi intrecciati, come:

- il sostegno al Popular Art Centre مــركز الفـــــن الشــــــعبي in Cisgiordania e alle cooperative agricole palestinesi;

- l'appoggio alla Global Sumud Flotilla;

- la reindustrializzazione ecologista dal basso del Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze, contro economia di guerra e riarmo;

- le lotte dei e delle migranti contro il decreto sicurezza, per la libertà di movimento, in convergenza con quelle operaie e sindacali.

Fuorimercato è tutto questo: per continuare, ha bisogno del tuo sostegno!
Il 5x1000 rappresenta un supporto concreto ed efficace per continuare insieme nella lotta per il bene comune.

Dal Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze.                   A tutte le organizzazioni e associazioni, sindaca...
21/04/2026

Dal Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze. A tutte le organizzazioni e associazioni, sindacali, politiche, sociali, azioniste e azionisti popolari, solidali, a tutte e tutti coloro che ci sono stati in questi 5 anni di presidio permanente e di lotta.

1. E’ l’ora di salpare. Verso Cuba, dove si prepara una nuova aggressione militare. Verso Gaza, dove il genocidio non si è mai arrestato. Dove anzi il genocidio si estende ogni giorno di più al Libano.

2. La guerra non si fermerà. Ci possono essere tregue ma il circolo vizioso è già attivato: i profitti della speculazione e dell’oligarchia possono essere garantiti solo da nuova distruzione. Le armi alimentano guerre, le guerre alimentano la produzione di armi. Il fabbisogno energetico fossile produce guerre, le guerre producono fabbisogno energetico fossile.

3. E la guerra avanza nell’assenza di alternativa. Convincendo territori, lavoratori, organizzazioni sindacali di essere l’alternativa alla crisi economica creata dalla guerra stessa.

4. La lotta per la pace non è una lotta comoda. Non è solo di idee e parole ma di corpi che si mettono in gioco e di alternative costruite contro corrente.

5. Così è il caso della reindustrializzazione ex Gkn: abbiamo contro tutto e tutti. Perchè la reindustrializzazione ecologica sarebbe un esempio alternativo alla presunta reindustrializzazione bellica. Eppure anche in questo caso dobbiamo provare a salpare.

6. Per noi la Flotilla non è un innamoramento, una pratica lontana. Per noi quello che succede in mare è quanto va fatto in terra e viceversa. Non c’è più da aspettare nessuno, nè da chiedere a qualcuno. Siamo noi, la classe dirigente dal basso, che deve fare tutto

7. La Flotilla è pubblica, ma non statale. Chiede agli Stati di intervenire ma non attende il loro intervento.

8. Cosi alla fine è la nostra reindustrializzazione. L’intervento pubblico non ci sarà. Ci hanno probabilmente preso in giro dal primo istante. O forse questo è per loro il pubblico: qualcosa che preferisce essere impotente per non passare da complice.

9. Il consorzio industriale pubblico si è premurato nei minimi dettagli di essere sempre in ritardo sugli avvenimenti. Questa posizione è ormai acclarata e ha visto la partecipazione del silenzio di tutte le istituzioni presenti nel consorzio.

10. A fine giugno si chiude l’azionariato popolare. Poi dovremo decidere se salpare e come. Se salperemo con una zattera o con una flotta, lo decideranno anche questi ultimi giorni di campagna. E poi lo discuteremo in assemblea insieme l’11 e 12 luglio. Perchè ciò che il capitale distrugge, il movimento crea.

Sono iniziati gli ultimi gloriosi giorni. Di una storia che non sarà mai dispersa.

Che cosa chiediamo a tutte e tutti?
-Non è necessario fare qualcosa per la lotta ex Gkn. Ma qualsiasi cosa vogliate fare, fatelo in questo periodo.
- Di creare attenzione verso queste scadenze
- Alle realtà organizzate chiediamo la cura di non sovrapporre grossi eventi sul “tenetevi libere e liberi di luglio”
- Di organizzare eventi, assemblee, iniziative di avvicinamento a luglio e alla fine dell’azionariato popolare (30 giugno)
- Di sostenere l'azionariato popolare
- Di esserci con noi a salpare, decidendo se e come l'11 e 12 luglio

WORKING CLASS BEER PER GKN Siamo lieti di annunciarvi il primo lotto della nuovaWorking Class Beer in lattina e senza gl...
20/04/2026

WORKING CLASS BEER PER GKN
Siamo lieti di annunciarvi il primo lotto della nuova
Working Class Beer in lattina e senza glutine!

La scelta di abbandonare il vetro per la lattina garantisce una semplificazione nella gestione e nello stoccaggio della birra con un oggettivo risparmio delle spese di spedizione. Inoltre, la nuova ricetta senza glutine, garantisce le stesse caratteristiche organolettiche aprendosi ad un maggior numero di “solidali” potenziali.

Di seguito le informazioni in breve sul progetto:

Questa è una birra di classe…operaia e sostiene la Cassa di mutuo soccorso della SOMS Insorgiamo e la lotta della ex GKN e continuerà a sostenere casse di resistenza di vertenze operaie e sociali, anche oltre. Questo progetto, con il sostegno di ARCI, nasce in un’ottica di co-produzione mutualistica tra Collettivo di Fabbrica ex Gkn, Società Operaia di Mutuo Soccorso Insorgiamo, A.I.M. Fuorimercato e Alma birrificio artigianale di Monza.

La Working Class Beer è una “Helles” chiara artigianale, a bassa gradazione e senza glutine, e viene venduta in casse da 12 lattine (da 0,33 lt).

Per info e ordini inviare una mail a [email protected]

𝙋𝙀𝙍 𝙇𝘼 𝙑𝙄𝙏𝘼 𝙀 𝙇𝘼 𝘿𝙄𝙂𝙉𝙄𝙏𝘼̀ 𝘿𝙀𝙇 𝙋𝙊𝙋𝙊𝙇𝙊 𝙄𝙍𝘼𝙉𝙄𝘼𝙉𝙊. 𝘿𝙞𝙘𝙝𝙞𝙖𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙀𝙕𝙇𝙉, 𝘾𝙝𝙞𝙖𝙥𝙖𝙨, 𝙎𝙪𝙙𝙀𝙨𝙩 𝙈𝙚𝙨𝙨𝙞𝙘𝙤Stiamo vivendo una tempes...
26/01/2026

𝙋𝙀𝙍 𝙇𝘼 𝙑𝙄𝙏𝘼 𝙀 𝙇𝘼 𝘿𝙄𝙂𝙉𝙄𝙏𝘼̀ 𝘿𝙀𝙇 𝙋𝙊𝙋𝙊𝙇𝙊 𝙄𝙍𝘼𝙉𝙄𝘼𝙉𝙊. 𝘿𝙞𝙘𝙝𝙞𝙖𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡'𝙀𝙕𝙇𝙉, 𝘾𝙝𝙞𝙖𝙥𝙖𝙨, 𝙎𝙪𝙙𝙀𝙨𝙩 𝙈𝙚𝙨𝙨𝙞𝙘𝙤

Stiamo vivendo una tempesta. Non è nuova né passeggera. È la tempesta del capitalismo, dell'imperialismo, del patriarcato e degli Stati che
amministrano la morte mentre parlano di ordine, stabilità o sicurezza. In questa tempesta, quelli che stanno in alto si contendono territori, risorse e
potere; quelli che stanno in basso mettono i loro corpi, le loro vite, la loro paura e la loro speranza.

In , oggi, questa tempesta colpisce con particolare violenza. Il popolo iraniano si è nuovamente mobilitato contro il regime della Repubblica Islamica che non ha esitato a reprimere violentemente coloro che scendono in piazza. Queste mobilitazioni non sono un fatto isolato né una reazione momentanea: sono il risultato accumulato di decenni di oppressione politica, sfruttamento economico, violenza patriarcale, repressione sistematica e negazione dei diritti. Sono lotte che nascono dal basso, dalla vita quotidiana soffocata, da coloro che non possono e non vogliono più continuare a sopravvivere in silenzio.

In alto, i governi e le potenze valutano la situazione in chiave geopolitica. Calcolano vantaggi, equilibri regionali, rotte energetiche, alleanze convenienti. In alto, il crimine viene normalizzato, giustificato o nascosto con discorsi di “stabilità”, “sicurezza” o
“realismo politico”. In alto, anche coloro che si presentano come nemici del regime iraniano non esitano a legittimare il massacro, quando questo serve ai loro interessi.

In basso, invece, il popolo iraniano lotta per la sopravvivenza: in basso ci sono le donne che sfidano quotidianamente il controllo patriarcale; in basso ci sono i lavoratori e le lavoratrici impoveriti dalle politiche neoliberiste; in basso ci sono i dissidenti sessuali, le minoranze religiose, i popoli oppressi, coloro che vivono nelle periferie colpite dalla crisi idrica, abitativa e occupazionale. In basso ci sono coloro che sono scesi in piazza più e più volte, spesso a mani vuote, senza grandi organizzazioni – distrutte dalla repressione – eppure sono andati più lontano di qualsiasi opposizione istituzionale.

Denunciamo con fermezza la manipolazione esterna di queste proteste. Nessuna potenza straniera, nessun governo del nord del mondo, nessun progetto imperiale ha il diritto di usare la sofferenza del popolo iraniano come pedina sulla propria scacchiera. Tale strumentalizzazione non solo distorce le lotte reali, ma mette maggiormente in pericolo coloro che resistono, trasformandoli in pretesto per una repressione ancora più brutale. Riaffermiamo il diritto inalienabile dei popoli all'autodeterminazione. La libertà non si esporta né si negozia tra Stati. Nessun intervento imperiale ha mai portato giustizia o dignità ai popoli che dice di “liberare”. Lo sappiamo dalla storia, e lo confermano ancora una volta le rovine che lasciano dietro di sé. Ci sono quelli che, dall'esterno, guardano in alto e non in basso: quelli che giustificano il regime iraniano in nome di un presunto anti-imperialismo, ignorando che quello stesso regime applica contro il suo popolo logiche di occupazione, apartheid, saccheggio e neoliberismo; e quelli che promuovono alternative reazionarie, autoritarie e dipendenti, che promettono la salvezza mentre riproducono il dominio. Sono falsi binari. In alto contro in alto. Potere contro potere. In basso rimane il popolo, intrappolato tra due forze che si dicono opposte, ma agiscono allineate.

La nostra posizione è chiara: non siamo con i governi, siamo con i . Non con gli Stati, ma con coloro che resistono. Non con le élite, ma con chi lotta per vivere. Oggi, mentre il popolo iraniano affronta il taglio delle comunicazioni, lo stato d'assedio e la militarizzazione della vita quotidiana, facciamo appello ad ascoltare gli avvertimenti dei nostri compagni zapatisti: la tempesta è globale; chi crede che non lo riguardi, che non lo tocchi, si sbaglia.

Di fronte a questa tempesta, non ci sono salvatori né soluzioni dall'alto. Ciò che c'è è la possibilità - urgente - di unire le lotte dal basso, di riconoscerci nel destino condiviso di coloro che resistono al capitale, all'imperialismo e a tutte le forme di dominio. Tendiamo la nostra mano al popolo iraniano. Non per proteggerlo. Non per parlare a suo nome. Ma per dire: non siete soli. Perché la lotta in Iran è anche la lotta per la vita ovunque. E perché solo dal basso, insieme, potremo affrontare la tempesta e immaginare il giorno dopo.

Da diversi angoli di e ribellione nel mondo.

EZLN - Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Indirizzo

Via Boccaccio 1
Trezzano Sul Naviglio
20090

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