16/03/2026
Giocoliere della vocalità, aratore di palchi dai quali spaccava e ironizzava senza paura e senza misura.
In morte di Bene, da 24 anni.
[ I p***a sono accontentati: Carmelo Bene è morto, secondo loro, il 16 marzo 2002 alle 22.45. ]
Nessun funerale: cremazione immediata, traslazione delle ceneri nella polvere del Salento natio, insieme ai resti dei suoi famigliari. Carmelo Bene è morto, il che significa che è nato. Il Non-Nato, venuto alla luce di questo mondo con la perfetta e gnostica consapevolezza di essere disceso nelle Tenebre, lascia uno stuolo di avversari, gretti, invidiosi, idioti, narcisi, piccoli “io” attorcigliati su sé, coboldi, nani, vermiciattoli – un’immonda schiera accomunata, oltre che dall’orrore e dalla pochezza, dalla devastante incomprensione nei confronti di quello che, con filosofica ragione, può tranquillamente definirsi il Fenomeno Bene. Carmelo Bene è stato tutto, essendo il Tutto e avendolo ripetuto con inesausta, se non magistrale, autocoscienza da subito. Apparso e scomparso, Bene, autentico homo in nomine, ha fatto teatro per caso e ha agito nel Teatro unico, il solo Teatro che abbia dignità nel mondo mondano: quello che rappresenta Quello, l’Indicibile, l’Ineffabile, Ciò che non nasce e non aumenta e non diminuisce e non muore. Se non si parte da qui, dal nucleo più profondo e veritiero della metafisica unica che attraversa tutte le tradizioni, non si capisce un’acca di cosa abbia significato l’incarnazione Carmelo Bene: infatti nessuno ci ha capito un’acca, da quell’imbelle buffone di Dario Fo – che fu bollato di indegnità dallo stesso Bene – a Giovanni Raboni- che ce la mena con il maltodestrismo del Personaggio -, da Franco Cordelli in stato confusionale a Franco Quadri in confusione statica. L’unico a interpretarne la morte in maniera alta e vicina allo slancio metafisico del Carmelo è stato, probabilmente, il suo Avversario, Giorgio Albertazzi: la Rappresentazione si inchina all’Irrappresentazione, il Qualificato rende omaggio all’Inqualificato. Carmelo Bene ha attraversato il secolo italiano riportando in questa patria devastata le striscianti fauci della metafisica pitagorica: per pochi centimetri non ha tagliato il traguardo; è stato un attore, poteva essere un Realizzato. Contano poco o nulla le sue “memorabili” performance, gli scandaletti pubblici e privati con cui lo Spettacolo ha tentato di tenerlo sotto controllo, le vocalità che sono parse via via bizzarre o geniali: Carmelo Bene è stato il Nulla del nostro tempo, un Nulla ben lontano da ogni nichilismo, un Nulla che profondamente sostanzia – da sempre, per sempre – qualunque atto o evento che appaia nello spazio e nel tempo.Carmelo Bene era una scala: i suoi pioli fonetici conducevano a stati ultrafisici ma concreti – imbecilli coloro che non ne hanno approfittato. La sua lotta non è stata contro il teatro, ma per il Teatro – esattamente come i Saggi osservano che il Divenire produce identificazioni, proprio al modo in cui si è spettatori a teatro: ci si dimentica di sé, ci si fa assorbire dalla rappresentazione, la quale è vera al momento ma è illusoria in un’altra prospettiva, ben più importante, che è la prospettiva dell’Assoluto. Per questo Bene diceva di essere nei millenni, di non essere nato mai e che mai sarebbe morto, per questo insisteva nel dire che non aveva compagni. Ha sbeffeggiato chiunque: il che fa chi ormai ha distrutto il proprio io, paradossalmente venendo interpretato come il Grande Narcisista. Vadano affanculo questi prelatini laici, questi gattini ciechi, questi cazzoni dello spiritual più che dello spirito, questi Nobel dentuti, questi critici colla forfora, questi condòmini del palazzetto dello sport: Bene è rinato perché non è mai morto. Gli altri, quelli che hanno meritato i suoi sputi, sono invece morti e non lo sanno.
Giuseppe Genna, da Come reagii alla morte di Carmelo Bene il 16 marzo 2002
https://giugenna.com/2012/05/04/come-reagii-alla-morte-di-carmelo-bene-il-16-marzo-2002/