03/08/2026
Il 3 agosto 1944 - 82 anni fa - a Susegana, alle porte di Treviso, venne ferito in un attentato partigiano (ferito leggermente, al dito di una mano) l’allora ‘uomo forte’ del comando fascista di zona, il colonnello di fanteria alpina Giorgio Millazzo (in alcuni documenti è chiamato 'Milazzo') comandante del 29° CMP di Treviso (classe 1893, originario però di Nizza). Era lui il responsabile – coi nazisti – dei mille rastrellamenti, nel 1944, nella marca trevigiana per ‘sequestrare’ giovani e uomini da mandare, come schiavi nei lager nazisti, per mantenere in vita – assieme agli altri prigionieri di guerra e i nostri IMI – la ‘potente’ macchina da guerra del Terzo Reich. Non erano lager di sterminio come Auschwitz, ma qui lo sterminio arrivava anzichè con le camere a gas, tramite il lavoro forzato.
Il comandante Millazzo già dalla sera del 20 luglio consumò la sua feroce e assoluta vendetta dando ordine ai ‘suoi’ di fare altrettanto, senza tanto cercare i veri colpevoli.
Subito si mossero dapprima gli Squadristi della XX Brigata Nera di Treviso e quelli del distaccamento di Conegliano; i militi del 29° CMP (Milizia fascista) di Treviso e gli alpini del CRA (Centro Raccolta Alpini) di Conegliano.
Questa volta mancarono all’appello gli altri 'squadroni', specializzati nei rastrellamenti e che prima e dopo il 4/8/44 faranno massacri e furori in zona, come la X Mas dei Junio Valerio Borghese, la M Mussolini, la Tagliamento di Merico Zuccari.
La X Mas in quei giorni era al lavoro ‘in rastrellamento’ tra i monti di Villa di Mel (nel vicino bellunese), il mese dopo nell’operazione Piave che porterà anche all’impiccagione dei 31 giovani di Bassano.
Gli ordini del comandante Millazzo furono subito precisi e chiari: massima urgenza. E così per non sfigurare ognuno pensò di trovare la soluzione più idonea.
In poche ore vennero catturati 4 ragazzi, due di 22 anni, uno di 27 e il più giovane di 19, tutti trevigiani, tutti ‘partigiani’, e tutti ‘non legati’ all’attentato del giorno prima.
Nessuno di loro – fu accertato poi - avevano avuto a che fare con quella vicenda.
Questi i loro nomi:
- Leopoldo Camillo, classe 1922, di Susegana, contadino, Brigata ‘Mazzini’;
- Pino (Giuseppe) Lazzarin classe 1915, di Conegliano, impiegato, Brigata ‘Mazzini’, medaglia d’argento al Valor Militare;
- Beniamino Petrovich, classe 1922, Codognè, studente del 3° anno liceo classico, Brigata ‘Cacciatori della Pianura’;
- Ivo Pozzi, classe 1925, di Falzè di Piave, impiegato, Brigata ‘Mazzini’.
La Storia racconta che Beniamino Petrovich, alpino onorato con ‘croce di guerra’ per quanto fatto prima dell’8 settembre 1943, fu catturato, per delazione, mentre cercava di liberare un amico all’ospedale De Gironcoli, ferito in precedenza e di fatto arrestato dai fascisti.
A ‘ tradirlo’ e a denunciarlo fu un altro alpino – che era nella CRA di Conegliano, sull’altra riva del fiume – quale Michele Zanin, di Orsago, 20 anni, suo amico e compagno d’infanzia.
Michele Zanin fece catturare anche Leopoldo Camillo, anche lui di sua conoscenza ed amicizia.
Il più giovane dei 4, Ivo Pozzi, invece fu preso nell’osteria di famiglia, a Falzè di Piave, sotto lo sguardo terrorizzato dei familiari.
Tra i ‘rastrellatori’ si distinsero per l’impegno e la violenza manifestata anche, tra gli alpini dell’Ufficio ‘I’ del CRA di Conegliano, il ten. Mariano Rossi (23 anni) di Asolo e l’alpino Angelo Tessaro (25 anni) di Onè di Fonte. Tutti trevigiani, tutti locali, tutti convinti fascisti.
Presi i 4 capri espiatori, il comandante Millazzo convocò immediatamente già il 4 agosto un Tribunale Militare Straordinario – composto dai principali avvocati e giudici della marca trevigiana, tutti ovviamente di provata fede fascista – in modo tale da giustificare, con un atto ufficiale e pubblico, quella che era una sua vendetta personale, un suo ‘gioco’ per la propria carriera.
Il ‘cosiddetto’ processo fu celebrato presso il Teatro ‘Accademia’ di Conegliano, mentre la piazza antistante il Teatro era presidiata da ingenti forze fasciste e istigata a volere ‘la sua dose di vendetta’.
Il procedimento fu della massima rapidità e si concluse con la condanna a morte dei quattro giovani. Come non bastasse la condanna ‘legale’, furono sottoposti poi anche alla gogna mediatica.
I 4 condannati infatti rischiarono di essere linciati dalla folla dei fascisti che li attendevano all’uscita del teatro e volevano impiccarli a tutti i costi subito lì, all’istante. ‘Sottratti agli scalmanati’ - così si trova scritto nei documenti - furono caricati su un camion e portati a Susegana.
Qui, dopo nuove, lunghe e dure sevizie (questa volta da parte delle brigate nere e degli alpini di Conegliano senza tante istigazioni), vennero tutti fucilati sulla riva destra del Piave, a Ponte della Priula.
A guerra finita, si arrivò al processo per i fatti di Conegliano.
La CAS di Treviso, con sentenza n. 60/46 del 29.8.1946, condannò Milazzo a 15 anni di reclusione di cui 5 subito condonati, e a 10 anni il giudice Pasquale Volzone (il Presidente del Tribunale che condannò i 4 e, a quel tempo, responsabile del 29° Comando fascista di Istrana, sempre li vicino), mentre gli altri membri della Corte giudicante il 4 agosto 1944 furono tutti amnistiati. Lo stesso per gli alpini del CRA di Conegliano.
Solo due mesi prima, vi era stata la grande amnistia Togliatti, decisa dal governo De Gasperi, che 'purificò' le coscienze e 'parificò' le colpe e i meriti.
E così si chiuse una pagina nera di Treviso, che magari non tutti conoscono e non a tutti fa piacere conoscere o divulgare.
Come diceva prima di morire uno che quella tragedia l’ha vissuto sulla propria pelle (non nel trevigiano perchè in quei mesi era ad Auschwitz, suo malgrado) quale Piero Terracina: ‘La memoria non è il ricordo. E’ quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro’.
E forse la sostanza sta qui: la 'conoscenza' condiziona il futuro.
Rinaldo Battaglia, liberamente tratto da 'L'inferno è vuoto'- Ed. AliRibelli - 2023
Fonti e bibliografia:
- Federico Maistrello, XX Brigata Nera - attività squadrista in Treviso e provincia (luglio 1944/ aprile 1945), Istresco, Treviso, 2006, pp. 89-91;
- Elio Fregonese, I caduti trevigiani nella guerra di Liberazione 1943-1945, Istresco, Treviso, 1993, pp. 51, 110, 142, 145.
- CAS di Treviso, sentenza n.60/46 del 29.8.1946 - R.G. 51/1946 - R.G.P.M. n.1450/45, a carico di Milazzo Giorgio e altri;
- CAS Treviso, sentenza n.36/46 del 7.6.1946 - R.G.n.5 e 5 bis/1946 - R.G.P.M. 1859/46 a carico di Pillon Attilio e altri membri del CRA di Conegliano.