Istresco

Istresco Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della Marca trevigiana. Nel rispetto del D. Sede: via S.

Lgs. 117/2017, del Codice civile e della normativa in materia, l’associazione ISTRESCO, diventa un Ente del Terzo Settore APS (associazione di promozione sociale) denominato: “ISTRESCO A.P.S.”. L’APS Istresco è stata fondata da esponenti delle associazioni partigiane e fa parte, in qualità di socio, dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, mantenendo la propria autonomia giuridica, scientifica, fu

nzionale, patrimoniale e gestionale. L’Associazione non è riconosciuta, è apartitica e aconfessionale. L'immagine rappresenta il partigiano Masaccio dii Arturo Martini (la scultura, nota con il titolo di Palinuro) si trova all'Università di Padova, Palazzo del Bo. Ambrogio di Fiera, 60 - 31100 Treviso
E-mail: [email protected]

Sabato 19 settembre 2026 Giro d'Italia per la pace: per ricostruire una coscienza, una cultura e una politica di paceOre...
28/08/2026

Sabato 19 settembre 2026
Giro d'Italia per la pace: per ricostruire una coscienza, una cultura e una politica di pace

Ore 8.00 la lampada della pace arriva a Treviso da Zero Branco
A seguire incontri istituzionali
Ore 15.00 a Fiera "Cantieri di Pace" a cura di Lega Ambiente, Anpi, ISTRESCO
Ore 16.15 in MARCIA verso Piazza Borsa (a conclusione del percorso della "Lampada della Pace")

3-4 agosto 1944 – attentato a Ponte della Priula e successiva rappresagliaSe da Porta San Tommaso si procede lungo il vi...
03/08/2026

3-4 agosto 1944 – attentato a Ponte della Priula e successiva rappresaglia

Se da Porta San Tommaso si procede lungo il viale Vittorio Veneto, a destra si vede la Casa di Cura San Camillo, accanto alla quale sorge tuttora Villa Folco, che nel 1943 divenne la sede del Quartier Generale del 29° Comando Militare provinciale dell’esercito repubblichino, diretto dal colonnello Giorgio Milazzo (Nizza, 1893) che risiedeva a Conegliano.
Alle ore 8 di ogni mattina un autista lo prelevava da casa con un’automobile di servizio e lo trasportava nel capoluogo. Il 3 agosto 1944, mentre transitava in località Botgo di Susegana, nei pressi del ponte della Priula, Milazzo subì un attentato realizzato da due sconosciuti, che spararono ferendolo leggermente al dito di una mano e alla schiena, causando qualche lieve lesione anche al maresciallo Coco che viaggiava assieme a lui.
Quando il veicolo arrivò a Villa Folco una trentina di ufficiali e soldati del 29° Comando Militare provinciale, decisi a vendicare l’oltraggio, raggiunsero il luogo dell’attentato a bordo di un paio di camion, incontrandosi con alcune squadre di Brigate Nere provenienti da Conegliano per lo stesso motivo. Degli attentatori non c’era traccia (non furono mai identificati) e i militi fecero una retata degli elementi sospetti della zona di cui possedevano una lista portata da Treviso.
Verso le ore 15 si presentarono all’ingresso dell’osteria “Pozzi” a Falzè di Piave, noto luogo di ritrovo dei “ribelli”, sparando in aria e lanciando bombe, e catturarono il figlio del proprietario Ivo Pozzi (Farra di Soligo, 1925) e il suo compagno Dino De Boni (Sernaglia della Battaglia, 1923), entrambi renitenti alla leva e partigiani della Brigata “Mazzini”. Perquisendo De Boni gli trovarono in tasca alcuni proiettili di pi***la e lo trascinarono subito nel retro del locale sparandogli nel ventre e lasciandolo al suolo agonizzante. Saccheggiate e date alle fiamme la casa e l’osteria, i militi ripartirono portando con sé il proprietario Stefano Pozzi, i suoi figli Ivo e Danila, e un loro amico di nome Lino Benincà. Curiosamente alcuni militati tedeschi, che poco dopo passarono di là in automobile, vedendo il disastro si fermarono per aiutare i civili a spegnere l’incendio e a chiamare il direttore dell’Ospedale di Pieve di Soligo, dottor Luigi Lubin, che però poté solo constatare che De Boni era deceduto.
Alle ore 19 del giorno successivo (4 agosto) un Tribunale Militare Straordinario - che di norma avrebbe dovuto essere convocato a Treviso - in omaggio al colonnello Milazzo, che abitava al civico nr. 1 di Piazza Cima a Conegliano, si riunì nell’antistante Teatro Accademia, allora sede della Casa del Soldato.
Gli imputati erano cinque: 1) Ivo Pozzi; 2) Leopoldo Camillo (Susegana, 1922); 3) Giuseppe Lazzarin (Conegliano, 1915); 4) Beniamino Petrovich (Codogné, 1922); 5) Francesco Tonon, portiere dell’Ospedale di Conegliano.
Benché circa i primi due non esistesse alcuna prova di complicità con gli attentatori e gli altri tre fossero stati arrestati qualche giorno prima dell’attacco a Milazzo, ciò che contava per la Corte giudicante era impartire una lezione che fungesse da monito per la popolazione.
L’unico a cavarsela fu Francesco Tonon, risultato estraneo alla Resistenza; gli altri vennero destinati alla pena capitale.
Quando i quattro condannati uscirono dal Teatro Accademia furono insultati dalla folla dei fascisti affluiti in piazza per conoscere il verdetto e qualcuno gridò che bisognava ammazzarli subito; sarebbero stati linciati se il servizio d’ordine non fosse intervenuto.
Caricati su un automezzo furono portati sulle rive del Piave a Susegana e alle ore 21,30 passati per le armi da un plotone di esecuzione di Brigate Nere.
In conclusione, le insignificanti lesioni patite il 3 agosto dal colonnello Milazzo e dal maresciallo Coco costarono la vita a cinque giovani patrioti.

Per maggiori dettagli vedi Federico Maistrello, XX Brigata Nera, Attività squadrista in Treviso e provincia (luglio 1944 - aprile 1945) , Edizioni Istresco, Treviso, pp. 79-84 e 89-91.

Il 3 agosto 1944 - 82 anni fa - a Susegana, alle porte di Treviso, venne ferito in un attentato partigiano (ferito legge...
03/08/2026

Il 3 agosto 1944 - 82 anni fa - a Susegana, alle porte di Treviso, venne ferito in un attentato partigiano (ferito leggermente, al dito di una mano) l’allora ‘uomo forte’ del comando fascista di zona, il colonnello di fanteria alpina Giorgio Millazzo (in alcuni documenti è chiamato 'Milazzo') comandante del 29° CMP di Treviso (classe 1893, originario però di Nizza). Era lui il responsabile – coi nazisti – dei mille rastrellamenti, nel 1944, nella marca trevigiana per ‘sequestrare’ giovani e uomini da mandare, come schiavi nei lager nazisti, per mantenere in vita – assieme agli altri prigionieri di guerra e i nostri IMI – la ‘potente’ macchina da guerra del Terzo Reich. Non erano lager di sterminio come Auschwitz, ma qui lo sterminio arrivava anzichè con le camere a gas, tramite il lavoro forzato.

Il comandante Millazzo già dalla sera del 20 luglio consumò la sua feroce e assoluta vendetta dando ordine ai ‘suoi’ di fare altrettanto, senza tanto cercare i veri colpevoli.

Subito si mossero dapprima gli Squadristi della XX Brigata Nera di Treviso e quelli del distaccamento di Conegliano; i militi del 29° CMP (Milizia fascista) di Treviso e gli alpini del CRA (Centro Raccolta Alpini) di Conegliano.
Questa volta mancarono all’appello gli altri 'squadroni', specializzati nei rastrellamenti e che prima e dopo il 4/8/44 faranno massacri e furori in zona, come la X Mas dei Junio Valerio Borghese, la M Mussolini, la Tagliamento di Merico Zuccari.

La X Mas in quei giorni era al lavoro ‘in rastrellamento’ tra i monti di Villa di Mel (nel vicino bellunese), il mese dopo nell’operazione Piave che porterà anche all’impiccagione dei 31 giovani di Bassano.
Gli ordini del comandante Millazzo furono subito precisi e chiari: massima urgenza. E così per non sfigurare ognuno pensò di trovare la soluzione più idonea.
In poche ore vennero catturati 4 ragazzi, due di 22 anni, uno di 27 e il più giovane di 19, tutti trevigiani, tutti ‘partigiani’, e tutti ‘non legati’ all’attentato del giorno prima.
Nessuno di loro – fu accertato poi - avevano avuto a che fare con quella vicenda.

Questi i loro nomi:
- Leopoldo Camillo, classe 1922, di Susegana, contadino, Brigata ‘Mazzini’;
- Pino (Giuseppe) Lazzarin classe 1915, di Conegliano, impiegato, Brigata ‘Mazzini’, medaglia d’argento al Valor Militare;
- Beniamino Petrovich, classe 1922, Codognè, studente del 3° anno liceo classico, Brigata ‘Cacciatori della Pianura’;
- Ivo Pozzi, classe 1925, di Falzè di Piave, impiegato, Brigata ‘Mazzini’.

La Storia racconta che Beniamino Petrovich, alpino onorato con ‘croce di guerra’ per quanto fatto prima dell’8 settembre 1943, fu catturato, per delazione, mentre cercava di liberare un amico all’ospedale De Gironcoli, ferito in precedenza e di fatto arrestato dai fascisti.
A ‘ tradirlo’ e a denunciarlo fu un altro alpino – che era nella CRA di Conegliano, sull’altra riva del fiume – quale Michele Zanin, di Orsago, 20 anni, suo amico e compagno d’infanzia.
Michele Zanin fece catturare anche Leopoldo Camillo, anche lui di sua conoscenza ed amicizia.

Il più giovane dei 4, Ivo Pozzi, invece fu preso nell’osteria di famiglia, a Falzè di Piave, sotto lo sguardo terrorizzato dei familiari.
Tra i ‘rastrellatori’ si distinsero per l’impegno e la violenza manifestata anche, tra gli alpini dell’Ufficio ‘I’ del CRA di Conegliano, il ten. Mariano Rossi (23 anni) di Asolo e l’alpino Angelo Tessaro (25 anni) di Onè di Fonte. Tutti trevigiani, tutti locali, tutti convinti fascisti.

Presi i 4 capri espiatori, il comandante Millazzo convocò immediatamente già il 4 agosto un Tribunale Militare Straordinario – composto dai principali avvocati e giudici della marca trevigiana, tutti ovviamente di provata fede fascista – in modo tale da giustificare, con un atto ufficiale e pubblico, quella che era una sua vendetta personale, un suo ‘gioco’ per la propria carriera.
Il ‘cosiddetto’ processo fu celebrato presso il Teatro ‘Accademia’ di Conegliano, mentre la piazza antistante il Teatro era presidiata da ingenti forze fasciste e istigata a volere ‘la sua dose di vendetta’.
Il procedimento fu della massima rapidità e si concluse con la condanna a morte dei quattro giovani. Come non bastasse la condanna ‘legale’, furono sottoposti poi anche alla gogna mediatica.

I 4 condannati infatti rischiarono di essere linciati dalla folla dei fascisti che li attendevano all’uscita del teatro e volevano impiccarli a tutti i costi subito lì, all’istante. ‘Sottratti agli scalmanati’ - così si trova scritto nei documenti - furono caricati su un camion e portati a Susegana.
Qui, dopo nuove, lunghe e dure sevizie (questa volta da parte delle brigate nere e degli alpini di Conegliano senza tante istigazioni), vennero tutti fucilati sulla riva destra del Piave, a Ponte della Priula.

A guerra finita, si arrivò al processo per i fatti di Conegliano.
La CAS di Treviso, con sentenza n. 60/46 del 29.8.1946, condannò Milazzo a 15 anni di reclusione di cui 5 subito condonati, e a 10 anni il giudice Pasquale Volzone (il Presidente del Tribunale che condannò i 4 e, a quel tempo, responsabile del 29° Comando fascista di Istrana, sempre li vicino), mentre gli altri membri della Corte giudicante il 4 agosto 1944 furono tutti amnistiati. Lo stesso per gli alpini del CRA di Conegliano.
Solo due mesi prima, vi era stata la grande amnistia Togliatti, decisa dal governo De Gasperi, che 'purificò' le coscienze e 'parificò' le colpe e i meriti.

E così si chiuse una pagina nera di Treviso, che magari non tutti conoscono e non a tutti fa piacere conoscere o divulgare.

Come diceva prima di morire uno che quella tragedia l’ha vissuto sulla propria pelle (non nel trevigiano perchè in quei mesi era ad Auschwitz, suo malgrado) quale Piero Terracina: ‘La memoria non è il ricordo. E’ quel filo che lega il passato al presente e condiziona il futuro’.
E forse la sostanza sta qui: la 'conoscenza' condiziona il futuro.

Rinaldo Battaglia, liberamente tratto da 'L'inferno è vuoto'- Ed. AliRibelli - 2023

Fonti e bibliografia:
- Federico Maistrello, XX Brigata Nera - attività squadrista in Treviso e provincia (luglio 1944/ aprile 1945), Istresco, Treviso, 2006, pp. 89-91;
- Elio Fregonese, I caduti trevigiani nella guerra di Liberazione 1943-1945, Istresco, Treviso, 1993, pp. 51, 110, 142, 145.
- CAS di Treviso, sentenza n.60/46 del 29.8.1946 - R.G. 51/1946 - R.G.P.M. n.1450/45, a carico di Milazzo Giorgio e altri;
- CAS Treviso, sentenza n.36/46 del 7.6.1946 - R.G.n.5 e 5 bis/1946 - R.G.P.M. 1859/46 a carico di Pillon Attilio e altri membri del CRA di Conegliano.

Storia di un rastrellamentoIl 2 agosto 1944 i fascisti rastrellarono l’area circostante l’Ospedale Regionale di Treviso,...
01/08/2026

Storia di un rastrellamento

Il 2 agosto 1944 i fascisti rastrellarono l’area circostante l’Ospedale Regionale di Treviso, allora Ospedale Militare.
Chi proviene dal centro storico, superata la Chiesa Votiva, a sinistra trova l’imbocco di via Scarpa che porta al piazzale dell’ospedale nella quale, al civico 21, allora sorgeva Villa Gerardi circondata da un ampio parco.
I Gerardi erano originari di Pasiano di Pordenone e il capo-famiglia, che dirigeva un’impresa edile, si era trasferito a Treviso per collaborare alla costruzione dei rifugi anti-aerei della città.
I suoi tre figli (Emanuele, Giuseppe e Italo) erano ufficiali della XX Brigata Nera em tramite la madre Caterina, erano cugini del colonnello Bruno Cappellin (classe 1917), vice-comandante della Brigata, e di suo fratello Massimo, capitano e feroce persecutore dei partigiani.
Alcuni giovani antifascisti della zona si divertivano a passare nottetempo nei pressi della villa dei Gerardi lanciando grida di scherno e insulti al loro indirizzo. Costoro, infuriati, andarono in Federazione a protestare e, per quella risibile ragione, fu organizzato un rastrellamento che causò la morte di due partigiani, appartenenti alla Brigata garibaldina “Bavaresco”.
L’operazione, diretta dal capitano Francesco Tajer (1905, Cornuda), che nei giorni successivi sarebbe stato nominato Federale di Treviso, fu eseguita da 75 militi: 25 Brigate Nere, comandate dallo stesso Tajer; 35 legionari della G.N.R., agli ordini del tenente Paolo Fugalli (Parma, 1908); 15 soldati dell’esercito repubblichino, guidati dal tenente Gino Maltese (Pescara, 1910).
La sera del 2 agosto dopo la Chiesa Votiva quei militi si divisero: un gruppo raggiunse Villa Gerardi; un altro si inoltrò in via Scarpa diretto all’osteria “Scarabel”, vicina all’attuale ingresso dell’Ospedale, notoriamente frequentata dagli antifascisti.
I fascisti arrestarono per primo l’ex sergente dell’esercito regio Agostino Cuttaia, la cui unica colpa era di essere uscito di casa per una passeggiata, e lo portarono nel giardino dei Gerardi legandolo a un palo perché non fuggisse; egli li supplicò di lasciarlo andare, spiegando che l’attendeva un figlioletto di pochi mesi rimasto da solo perché sua moglie e gli altri due fratellini erano deceduti nel bombardamento di Treviso del 7 aprile precedente, ma il responsabile del gruppo, tenente Maltese, replicò solo che a lui avrebbero pensato più tardi.
Poco dopo i rastrellatori circondarono l’osteria e catturarono il proprietario Antonio Scarabel (1901, Treviso) e un suo giovane amico, Renato Moretto (1923, Treviso).
Questo ultimo, partigiano ben conosciuto dai repubblichini, fu trascinato nel cortile dell’osteria e ammazzato a colpi di pi***la dal tenente Fugalli,
Antonio Scarabel, portato accanto al corpo del suo compagno di lotta, fu interrogato dallo stesso Fugalli e da Maltese. Nel silenzio della notte due testimoni (il signor Pegoraro e sua moglie, che dormivano in una stanza attigua all’osteria) udirono Maltese intimargli: “Parla, parla, parla!” e, poiché c’era la luna piena, lo videro alzare la canna del mitra e sparare uccidendolo.
Subito dopo i militi si divisero in piccoli gruppi e rastrellarono il sobborgo di S. Antonino dove, grazie ai loro informatori, conoscevano gli indirizzi degli avversari. Sfondarono le porte di chi non era lesto ad aprire e arrestarono i ricercati, in casa o nelle campagne circostanti.
La maggior parte dei catturati, dopo qualche giorno di prigione, fu deportata in un campo di concentramento Germania.

Per chi volesse maggiori informazioni sull’episodio descritto, si suggerisce di consultare il libro di Federico Maistrello, “XX Brigata Nera. Attività squadrista in Treviso e provincia (luglio 1944 -. aprile 1945)” , Edizioni Istresco, Treviso, 2006, pp. 75/79.

Ieri sera pastasciutta antifascista a Fiera di Treviso, lungo la restera. Oltre 600 persone. In primo piano la tavolata ...
26/07/2026

Ieri sera pastasciutta antifascista a Fiera di Treviso, lungo la restera. Oltre 600 persone.
In primo piano la tavolata con la rappresentanza di Istresco.
Grazie a CGIL Treviso e Anpi Treviso per l'organizzazione.

Mostra su Tina Merlin | Lentiai BL - 1-16 agosto 2026
26/07/2026

Mostra su Tina Merlin | Lentiai BL - 1-16 agosto 2026

Cento anni della nascita di Tina Merlin: al via le iniziative per il
100° anniversario (1926-2026). L’Associazione culturale Tina Merlin, il Comune di Borgo Valbelluna, il Centro Internazionale Civiltà dell'Acqua, con la collaborazione della SOMS Società Operaia Mutuo Soccorso di Lentiai, inaugura sabato 1 agosto alle ore 18.00 in sala SOMS (via Mentana 1, Lentiai) la mostra fotografica sulla vita di Tina Merlin.

24/07/2026

24 luglio 1944 strage nazifascista di Fadalto, Vittorio Veneto.

Nella notte tra il 23 e il 24 Luglio 1944 partigiani della Brigata “Cairoli” discesi dal Cansiglio avevano rapito Tommaso Sabbatani, responsabile per la SADE delle Centrali di Nove-Fadalto, per costringere la SADE a collaborare più attivamente con la resistenza ostacolando la produzione di energia elettrica per il nemico. Durante l’azione sopraggiungevano un’auto tedesca e un autocarro carico di militari germanici, probabilmente di scorta. Si accese un conflitto a fuoco con i partigiani e rimasero sul terreno, tra gli altri, il Sabbatani e gli occupanti tedeschi della vettura. Tra questi ultimi vi era nientemeno che il medico personale del feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle truppe naziste in Italia.
La rappresaglia tedesca scattò nella mattinata del 24 Luglio 1944 ad opera di reparti tedeschi affiancati da militari della GNR.
Tutto il Fadalto venne meticolosamente rastrellato, senza trovare alcuna traccia dei partigiani. Così la rabbia dei nazifascisti si sfogò sulle abitazioni e sugli inermi cittadini, perlopiù anziani o invalidi civili, persone insomma impossibilitate a scappare: furono bruciate 32 case, e sei abitanti furono passati per le armi due giorni dopo sullo spiazzo davanti all'ex panificio, all'ingresso sud del paese.
Elenco vittime civili:
1. Balbinot Antonio, classe 1895, di Vittorio Veneto, contadino.
2. Balbinot Antonio, classe 1912, di Vittorio Veneto, operaio.
3. Balbinot Sante, classe 1875, di Vittorio Veneto, contadino.
4. Bortoluzzi Vittorio, classe 1903, di Vittorio Veneto, contadino.
5. Nello Augusto, classe 1882, di Vittorio Veneto, contadino.
6. Salvador Pietro, classe 1906, di Vittorio Veneto, contadino.

Condividi Descrizione Vittime Responsabili o presunti responsabili Elenco persone responsabili o presunte responsabili Lino Sangiorgi Nome LinoCognome SangiorgiRuolo nella strage AutoreStato imputato in procedimentoNote responsabile Sangiorgi Lino, imputato di procedimento.Note procedimento Sangiorg...

Lavori in corso in Istresco su radio libere e su Radio Treviso 103, a 50 dalla storica sentenza della corte costituziona...
24/07/2026

Lavori in corso in Istresco su radio libere e su Radio Treviso 103, a 50 dalla storica sentenza della corte costituzionale che consentì la trasmissione radio su scala locale.
A settembre, installazione sonora a Treviso e Venezia.

17/07/2026
16 luglio 1921L'edizione de IL LAVORATORE, organo della federazione provinciale socialista, delle leghe operaie e della ...
16/07/2026

16 luglio 1921
L'edizione de IL LAVORATORE, organo della federazione provinciale socialista, delle leghe operaie e della federazione provinciale dei lavoratori della terra.
35 camionette con un migliaio di fascisti giunti da fuori si riuniscono in piazza dei Signori, stabilendo la loro sede nell'albergo Stella d'oro. Obiettivo: azione punitiva contro la sede dei Repubblicani di Guido Bergamo, la lega bianca di Corazzin, la Cooperativa degli operai di Fiera, la sede dell'Unione del Lavoro e, in piazza Filodrammatici, la Tipografia Piave e le organizzazioni cattoliche. Bombe, fucilate sono riversate contro la cooperativa, strenuamente difesa dalla popolazione. Il prefetto Carpani non solo non ostacola le azioni violente dei fascisti ma addirittura dà ordini di agevolare l'assalto.

In foto: la copia de 'IL LAVORATORE' custodita nella sede dell'ISTRESCO a Treviso in via Sant'Ambrogio di Fiera, 60.

Indirizzo

Via S. Ambrogio Di Fiera, 60
Treviso
31100

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 17:00
Martedì 10:00 - 12:00
Giovedì 10:00 - 12:00

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