14/03/2025
Dal 22 al 30 marzo, in mostra al museo Simon Benetton, le tavole di Dalí
Nel 1950, preparandosi a commemorare il settecentesimo anniversario della nascita di Dante Alighieri, il Governo italiano commissiona al grande pittore surrealista catalano Salvador Dalí le illustrazioni dei cento canti della Divina Commedia. L’artista inizia subito a lavorare alla realizzazione di centodue acquarelli destinati ad essere pubblicati dall’Istituto Poligrafico dello Stato: le illustrazioni vengono presentate il 14 maggio 1954 a Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma, nell’ambito della prima retrospettiva di Salvador Dalí in Italia.
La decisione di affidare ad un artista non italiano le illustrazioni della Divina Commedia è causa di polemiche molto accese sia per i costi sia per la scelta stessa di Dalì: il cambio di governo costituisce l’occasione per affidare ad un pittore italiano l’illustrazione della Commedia e per revocare il contratto tra il pittore catalano e l’Istituto Poligrafico dello Stato. Quest’ultimo aveva già sostenuto le spese per il diritto di riproduzione delle illustrazioni della Divina Commedia mentre, per quanto riguarda gli acquarelli, lo stesso accordo prevedeva che venissero restituiti al pittore dopo quattro anni. Rientratone in possesso, Salvador Dalí li vende nel 1959 all’editore francese Joseph Foret, che li pubblica a Parigi l’anno successivo con il titolo 100 aquarelles pour la Divine Comédie de Dante Alighieri par Salvador Dalí (Joseph Foret, Paris, 1960).
La pubblicazione italiana degli acquarelli avverrà solo nel dicembre 1963: presso la Scuola Grande di San Teodoro di Venezia le case editrici Adriano Salani di Firenze e Arti e Scienze di Roma organizzano una Mostra Internazionale del Libro d’Arte nella quale viene presentata l’edizione italiana della Divina Commedia illustrata da Salvador Dalí. La pubblicazione si deve a Milko Skofic, già proprietario della casa editrice Arti e Scienze che acquista, agli inizi degli anni ‘60, anche la Salani di Firenze.
Ne scaturisce una splendida edizione in sei volumi con tiratura limitata di 3044 copie. Quarantaquattro esemplari vengono impressi dall’Officina Bodoni di Verona su carta di tino del Giappone “Kaji Torinoko”; i restanti 3000 esemplari sono impressi dalla Stamperia Valdonega di Verona su carta a mano dei Fratelli Magnani di Pescia.
Giovanni Nencioni, nella sua premessa all’opera, sottolinea come sia «superfluo segnalare l’importanza dell’incontro tra la Divina Commedia e l’arte di Dalì, e l’impegno con cui il celeberrimo pittore surrealista si è applicato alla illustrazione dell’intero poema, come sarebbe arduo addentrarsi nelle ragioni e nei modi dell’incontro». Invita il lettore a tenere presente che «il contatto del testo di Dante col pennello di Dalì non è stato cogente ma sprigionante e inventivo; non rimpianga dunque la fedeltà che è solito chiedere all’illustrazione subordinata». Le immagini, che si riconducono al suo periodo “classicista”, sono infatti la trasposizione dell’opera dantesca nell’universo visionario del pittore catalano: Dalì nella Commedia ripercorre la sua evoluzione artistica, dal surrealismo dell’Inferno al misticismo del Paradiso, illustrando il testo attraverso il suo personale alfabeto simbolico e distanziandosi da qualsiasi precedente interpretazione figurativa come spiega l’artista:
«Poiché mi domandano la ragione per cui ho abbellito l’inferno con colori chiari rispondo che il romanticismo ha perpetrato l’ignominia di far credere che l’inferno fosse nero come le miniere di carbone di Gustave Dorè dove non si vede niente. Tutto ciò è falso. L’inferno di Dante è rischiarato dal sole e dal miele del Mediterraneo ed è per questo che i terrori delle mie illustrazioni sono analitici e supergelatinosi con il loro coefficiente di viscosità angelica»