Tabata odv

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22/05/2026
21/05/2026

RESPIRA ANCORA. IL SUO FEGATO NON SA PER QUANTO TEMPO.

Nell'erba umida di aprile, ha appena mangiato una lu**ca. Era anormalmente lenta, morente. Una preda facile per questo riccio che cerca di recuperare il peso perso durante l'inverno.

L'idea comune? I granuli blu antilumache proteggono l'orto colpendo solo i parassiti, senza pericolo per il resto del giardino.

La realtà scientifica: È una reazione a catena mortale. Per proteggere i vostri germogli primaverili, avete sparso questi granuli. La lu**ca ha ingerito la tossina. Il riccio, invece, non mangia il granulo: mangia la lu**ca avvelenata. È l'intossicazione secondaria. La dose letale passa direttamente nel suo organismo. Il veleno (come il metaldeide delle vostre vecchie scorte) scatena una necrosi epatica silenziosa. Le convulsioni e la paralisi appariranno solo tra 12-24 ore. In questo preciso istante, sotto la luce della luna, l'animale sembra perfettamente normale. Ma sta digerendo la morte.

L'azione semplice: Gettate definitivamente i vostri granuli chimici. Preferite barriere fisiche (cenere, gusci d'uovo) o lasciate semplicemente che questo predatore naturale faccia il suo lavoro.

Annusa il terreno. Cerca la prossima lu**ca. Il suo fegato ha già iniziato a cedere.

19/05/2026

Allora, siccome non ne sta parlando quasi nessuno, vorrei porre solo due domande ai politici che governano questo Paese.

1) Per quale c***o di motivo avete intenzione di aggiungere anche lo STAMBECCO alla lista delle specie cacciabili nel ddl Malan?

2) Per quale altro fottuto motivo non avete mai menzionato una lettera inviata dalla Commissione Europea che esprime parecchie preoccupazioni in merito alla vostra riforma della legge 157/92?

Lo stambecco...

Ma perché?

Che bisogno c'è di cacciare lo stambecco, una specie che ha rischiato di estinguersi meno di due secoli fa, inserita nella Appendice III della Convenzione di Berna, tutelata da diverse misure di protezione grazie all'intervento dei Savoia e alla nascita del Parco Nazionale Gran Paradiso?

Stiamo parlando di a) una specie che è riuscita a sopravvivere a un periodo di caccia incontrollata, b) sottoposta a programmi di reintroduzione sull'arco alpino e c) che ancora oggi è caratterizzata da una bassa variabilità genetica e da un ridotto potenziale adattativo.

La “fragilità” del suo patrimonio genetico la rende particolarmente vulnerabile agli attuali cambiamenti ambientali di origine antropica

– Ehi! Invece di sparare animali selvatici a caso, vi ricordo che c'è una crisi climatica in corso! Buongiorno! –

e all'esposizione di nuovi agenti patogeni.

E voi... volete cacciare lo stambecco?
Sul serio?
Ma... tutto ok?

Avete finito di proporre cacate, cortesemente?

🌻

Foto di Federico Giusto.

Riferimenti:

[1] Grossen, C., Guillaume, F., Keller, L. F., & Croll, D. (2020). Purging of highly deleterious mutations through severe bottlenecks in Alpine ibex. Nature communications.

[2] Ecologia e conservazione dello stambecco alpino; PNGP.

18/05/2026

In occasione della giornata internazionale della biodiversità una serata informativa aperta al pubblico.

17/05/2026

CADINE. E' andata bene e tutto si è svolto nel migliore dei modi. Una escursionista stava percorrendo un sentiero nei boschi di Cadine (Trento), in località strada Strapiana, quando ha visto in lontananza un orso. Seguendo correttamente le regole di comportamento nelle aree di presenza di plantigr...

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Trento

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