06/05/2024
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Proseguiamo la rubrica riguardante la presentazione delle lingue trentine. Oggi incontriamo il ladino anaunico, cioè lʼinsieme delle varietà nonese e solandre, che sono molto eterogenee nonostante la ristretta area geografica. Anche per questo non vi è unʼunivoca classificazione linguistica: cʼè chi aggrega tali parlate al lombardo, chi al ladino dolomitico, chi al veneto o perfino al romancio.
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Sulla mappa indichiamo due zone. La prima, colorata piena, indica dove si parla “puramente” la lingua in questione. La seconda, tratteggiata, mostra invece quelle zone in cui la lingua si mescola con unʼaltra, presentandone caratteristiche rilevanti. Nel caso di noneso e solandro, nonostante siano parlati in due sole valli, bisogna tenere a mente che tutte le parlate hanno un ampio grado di variazione rispetto alle altre, perciò può risultare difficile stabilire quali siano le caratteristiche proprie del ladino anaunico. Si potrebbe indicare tutta l'area con il tratteggio.
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Il termine LADINO ANAUNICO è poco diffuso, causa anche la scarsa diffusione della questione sulla relativa classificazione nel dibattito pubblico. Da un punto di vista anche politico e sociale, il censimento del 2011 aveva riacceso lʼinteresse per lʼargomento, con ad esempio il direttore dellʼIstituto Culturale Ladino, Fabio Chiocchetti, che suggeriva la distinzione tra “ladins dolomitiches” (ladini dolomitici) e “ladins nonejes” (ladini nonesi). A 9 anni di distanza il problema rimane immutato (“La Usc di Ladins”, 6 luglio 2012).
⚠️ Per maggiori informazioni sulla rubrica e sulle finalità, vedere il post precedente (14 giugno - lingua veneta) con descrizione e relativi commenti.