28/12/2023
La mia notte del 24 dicembre e quella a Gaza.
Probabilmente, grazie alla posizione elevata e ampia in cui mi trovavo, un cielo a pecorelle con incastonata una luna spudorata e dolcissima, ha illuminato la mia notte di Natale.
Una gratitudine infinita e la sensazione che il cuore diventasse ampio fino a bruciare, mi hanno regalato la consapevolezza che anche la finitudine può essere commovente, straziante e bellissima, dato che mai più avrei rivisto lo stesso identico cielo.
Nello stesso momento, a Gaza, cadevano le bombe, ferri caldi del tutto simili a stelle scintillanti.
Sembra davvero una figura retorica del male, il male che si ammanta di bene, di ragioni giuste e luminose, l'unica ragione possibile, perché un'altra ragione non si vuole trovare.
L'ampiezza del cuore diventa strazio, dolore, un sussulto di morte.
E la consapevolezza che la vita è questo intrecciarsi di bene di male, questo impastarsi di figure luminose e orrore, molto più di quanto siamo disposti a credere e ad accettare