17/08/2025
Uomini che limitano l’accesso delle loro partner ai conti bancari, che controllano in modo esclusivo i soldi a disposizione e impongono alle donne di non lavorare stanno usando la dipendenza economica come un’arma. In Italia, almeno una donna su tre che si rivolge a un centro antiviolenza subisce violenza economica. In base ai dati del 2024 raccolti dalla Rete Dire, composta da 87 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio affiancando oltre 20.000 donne ogni anno, quella economica è la terza forma di violenza di genere più diffusa dopo gli abusi psicologici e i maltrattamenti fisici. Seguono i casi di violenza sessuale e stalking. Anche per questo motivo, oltre a servizi di accoglienza, ascolto e consulenza legale, quasi tutti i centri offrono percorsi di orientamento al lavoro.
Nel 2024 a livello nazionale sono state accolte complessivamente 23.851 donne, 800 in più rispetto al 2023. Considerando le disoccupate, le casalinghe e le studentesse, quasi una su tre non ha alcun tipo di lavoro. Ma il tema non riguarda solo le donne senza occupazione: appena il 44% delle donne lavoratrici o pensionate, infatti, può contare su un reddito sicuro. Rispetto agli anni precedenti, quando questa percentuale era del 37% nel 2022 e del 41% nel 2023, si osserva un trend che cresce in modo costante. La maggior parte delle donne disoccupate accolte nei centri si trova in Campania, Puglia e Sicilia, regioni in cui superano il 30%, mentre nel resto della pen*sola le donne senza lavoro restano sotto la soglia del 23%.
L'articolo completo di Alice Dominese sul nuovo numero de L'Espresso