01/02/2026
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐭𝐚
𝐋𝐞𝐠𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐩𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚𝐭𝐞.
Questa non è una polemica, ma una riflessione sul metodo, sulla coerenza tra valori dichiarati e pratiche reali.
I valori fondamentali di , , , delle persone, , sono scritti nero su bianco nel Codice Etico.
che hanno contribuito a costruire l’immagine di un’azienda centrale per il , capace di ricevere premi e riconoscimenti.
Proprio per questo, porsi delle domande non è un attacco.
È un .
È normale, equo e trasparente che lavoratori quasi a parità di condizioni ricevano incentivi profondamente diversi, anche del doppio?
È coerente con il principio di imparzialità che la discrezionalità diventi la regola e non l’eccezione?
È normale che le Relazioni Industriali, tenute per legge a fornire riscontri formali, si limitino spesso a risposte verbali o, peggio, al silenzio?
È questo il significato di trasparenza e correttezza nelle relazioni sindacali?
È coerente con il rispetto della persona che un genitore, titolare di un diritto previsto dalla legge per stare vicino al proprio figlio fino ai tre anni, si veda negare una proroga senza una motivazione reale e oggettiva?
È normale che un lavoratore con legge 104 debba ricorrere a un giudice per ottenere ciò che la normativa già garantisce?
E ancora:
è normale che linee guida aziendali sottoscritte vengano disattese nella pratica?
Se non sono vincolanti, perché vengono scritte e firmate?
Se sono vincolanti, su quale base vengono ignorate o applicate in modo selettivo?
In un’azienda partecipata pubblica, il rispetto delle norme non dovrebbe essere una concessione, ma un presupposto.
E la tutela dei diritti non dovrebbe dipendere dalla capacità del singolo di “abbassare la testa” o di non disturbare.
Queste domande non mettono in discussione l’azienda come bene collettivo.
Mettono in discussione i comportamenti, le prassi, le responsabilità di chi è chiamato a rappresentare, gestire e decidere.
Una riflessione, però, riguarda inevitabilmente anche il ruolo delle organizzazioni sindacali.
È normale che di fronte a situazioni note, diffuse e certificate si scelga il silenzio, evitando il confronto pubblico e istituzionale?
Quando si smette di pretendere il rispetto delle regole, delle leggi e delle stesse linee guida sottoscritte, non si è più interlocutori: si diventa parte del problema.
Mettere le prima delle sigle non può restare una frase di circostanza. Non può restare uno slogan.
Se certi comportamenti vengono tollerati, giustificati o silenziati, allora anche il silenzio diventa una scelta.
E chi sceglie di tacere, mentre i vengono compressi, non può poi stupirsi se i lavoratori smettono di credere.
Non è una lotta.
È una richiesta di coerenza.
Perché i valori hanno senso solo se vengono praticati.
E il delle persone non può restare un impegno scritto, ma deve diventare una concreta.
Antonio Novara
Resp.le Area Servizi Postali
Slc Cgil Trapani