16/04/2026
La prima giornata delle fasi semifinali si è svolta sotto il segno di una tensione variegata giacché in gioco non era soltanto la perizia digitale -quella, ormai, si dà quasi per acquisita- quanto la capacità di restituire al pianoforte la sua natura di strumento totale, luogo in cui si compendiano orchestra e pensiero. Tutti i pianisti hanno mostrato un livello di preparazione di alto profilo, offrendo vere e proprie dichiarazioni spesso implicite, talvolta persino inconsapevoli, ma nondimeno rivelatrici.
Luca Cianciotta 23 ITALIA
D. SCARLATTI: SONATA K 481 IN FA MINORE
D. SCARLATTI: SONATA K 239 IN FA MINORE
L. VAN BEETHOVEN: SONATA OP. 81A "LES ADIEUX"
J. BRAHMS: KLAVIERSTÜCKE OP. 119
A. SKRJABIN: FANTASIA OP. 28
Cianciotta Luca interpreta Scarlatti, Beethoven, Brahms e Skrjabin con lucidità e profondità meditativa. Le Sonate K. 481 e K. 239 di Scarlatti sono trattate con nitidezza tecnica e senso dell’architettura musicale; ogni salto e ogni ornamento diventano parola di un discorso abbastanza coerente e articolato. La Sonata “Les Adieux” Op. 81 di Beethoven è scandita con lirismo e drammaticità insieme, evidenziando la tensione tra partenza e ritorno, tra perdita e speranza. Nei Klavierstücke Op. 119 di Brahms, il fraseggio complesso e la densità polifonica sono modulati con chiarezza e misura, trasformando l’esecuzione in meditazione sulla struttura e sul senso del tempo musicale. La Fantasia Op. 28 di Skrjabin diventa un flusso visionario allorchè l’armonia e il colore timbrico suggeriscono una dimensione quasi spirituale, un dialogo tra coscienza, emozione e memoria musicale. La precisione tecnica si unisce all’introspezione lirica, creando un equilibrio tra intelletto e sentimento. L’agogica è calibrata con finezza, generando sospensioni che valorizzano la narrazione musicale. Cianciotta dimostra così di comprendere non solo la letteratura musicale, ma anche la sua valenza storica.
DALIBALTAYAN ARSEN 23 ANNI CROAZIA
D. SCARLATTI: SONATA IN SI MINORE K 87
D. SCARLATTI: SONATA IN SOL MAGGIORE K 146
F. CHOPIN: NOTTURNO IN SI MAGGIORE OP. 62 N. 1
L. VAN BEETHOVEN: SONATA IN SI BEMOLLE MAGGIORE OP. 106 "HAMMERKLAVIER"
Dalibaltayan Arsen mostra una straordinaria maturità nonostante la giovane età. Le Sonate di Scarlatti K. 87 e K. 146 sono eseguite con un tocco agile ma profondamente consapevole, rivelando le architetture armoniche e ritmiche sottostanti senza cadere nel virtuosismo fine a sé stesso. Il Notturno in Si maggiore Op. 62 n. 1 di Chopin diventa meditazione lirica, in cui ogni frase è sospesa tra respirazione poetica e logica musicale. La Sonata “Hammerklavier” Op. 106 di Beethoven è affrontata con sicurezza e riflessione; le tensioni formali e le modulazioni drammatiche emergono con chiarezza, e la lettura trasmette al contempo il peso e la leggerezza del pensiero musicale. Arsen modula con grande finezza l’agogica e il colore timbrico, creando contrasti di luce e ombra, come in una pittura sonora. La profondità della frase e la coerenza interna mostrano una comprensione non solo della tecnica, ma della filosofia compositiva che sottende l’opera. La nitidezza delle articolazioni e la precisione ritmica contribuiscono a un discorso lineare, pur ricco di sfumature emotive. L’interpretazione riesce così a coniugare il virtuosismo, la meditazione e il respiro poetico in un’unica visione organica.
Laura Galstyan 22 ANNI ARMENA
D. SCARLATTI (1685-1757) SONATA IN SI MINORE K 87
D. SCARLATTI (1685-1757) SONATA IN FA MINORE, K 386
L. VAN BEETHOVEN (1770-1827) SONATA N. 26 MI BEMOLLE MAGGIORE OP. 81a (LES ADIEUX)
F. CHOPIN (1810-1849) POLACCA-FANTASIA IN LA BEMOLLE MAGGIORE OP. 61
Galstyan Laura propone una lettura densa e riflessiva delle Sonate di Scarlatti K. 87 e K. 386. Il tocco è nitido e trasparente, ma mai freddo. La Sonata “Les Adieux” Op. 81a di Beethoven è affrontata con straordinaria sensibilità poetica; la modulazione e l’articolazione delle frasi trasmettono tensione, attesa e speranza in un continuo dialogo tra pensiero e sentimento. La Polacca-Fantasia Op. 61 di Chopin rivela una visione musicale di ampio respiro, dove la fantasia lirica e il rigore formale si equilibrano armonicamente ed è la profondità lirica, unita a precisione tecnica e chiarezza ritmica che permette di apprezzare la complessità dell’architettura musicale. Ogni sospensione ha senso come elemento di un discorso unitario, che trascende la semplice esecuzione per farsi esperienza estetica. La coerenza interna e la timbrica creano un flusso sonoro in cui l’ascoltatore è condotto verso la contemplazione della musica nella sua essenza più pura. La lettura di Galstyan è quindi insieme rigorosa e visionaria, capace di illuminare la struttura e lo spirito delle opere.
Kevin Gordon Hou 37 ANNI STATI UNITI
D. SCARLATTI: SONATA IN DO MAGGIORE K 487
D. SCARLATTI: SONATA IN SOL MAGGIORE K 14
L. VAN BEETHOVEN: SONATA IN RE MAGGIORE OP. 10 N. 3
A. SCRIABIN: FANTASIA IN SI MINORE, OP. 28
F. CHOPIN: BARCAROLA, OP. 60
F. LISZT-A. VOLODOS: RAPSODIA UNGHERESE N. 13
Hou Kevin Gordon affronta Scarlatti, Beethoven, Skrjabin, Chopin e Liszt-Volodos con una lucidità intellettuale rara. Le Sonate K. 487 e K. 14 di Scarlatti sono eseguite con nitidezza e agilità, trasformando ogni figura tecnica in oggetto di riflessione musicale. La Sonata Op. 10 n. 3 di Beethoven rivela un equilibrio tra drammaticità e misura, con fraseggio chiaro e tensione interna calibrata. La Fantasia Op. 28 di Skrjabin e la Barcarola Op. 60 di Chopin mostrano il suo controllo del colore e del respiro musicale, generando una lettura lirica, visionaria e meditativa. La Rapsodia Ungherese n. 13 di Liszt-Volodos è affrontata con energia contenuta, mai aggressiva, in cui virtuosismo e musicalità dialogano. La trasparenza polifonica e il senso della costruzione formale rivelano attenzione filologica e sensibilità poetica. Hou Kevin che ci appare come un pianista di esperienza, unisce sapientemente precisione tecnica e profondità interpretativa.
JENEI LUCIA DONATELLA 22 ANNI UNGHERIA
D. SCARLATTI: SONATA IN SOL MAGGIORE K. 201
D. SCARLATTI: SONATA IN DO MINORE K. 56
W. A. MOZART: SONATA IN DO MINORE K 457
R. SCHUMANN: ARABESQUE OP. 18
F. CHOPIN: POLACCA-FANTASIA OP. 61
Jenei Lucia Donatella mostra una padronanza sorprendente della tastiera, con interpretazioni di Scarlatti, Mozart, Schumann e Chopin che rivelano maturità intellettuale e poetica. Le Sonate K. 201 e K. 56 di Scarlatti appaiono nitide e incisive, con agilità tecnica al servizio di una lettura coerente. La Sonata in Do minore K. 457 di Mozart è scandita con misura e profondità lirica, enfatizzando il dialogo tra contrasti dinamici e chiarezza formale. L’Arabesque Op. 18 di Schumann diventa occasione di introspezione, dove ogni frase è modellata con attenzione. La Polacca-Fantasia Op. 61 di Chopin viene trattata con ampiezza espressiva, anche la gestione dei registri e dei colori è raffinata. Lucia cerca di seguire la via piu’ lirica creando un equilibrio che risulta essere compensato.
LEE AHHYUN 30 ANNI COREA DEL SUD
D. SCARLATTI SONATA IN RE MINORE, K 213
D. SCARLATTI SONATA IN SOL MAGGIORE, K 2
L. VAN BEETHOVEN SONATA PER PIANOFORTE N. 28 IN LA MAGGIORE, OP. 101
F. CHOPIN SONATA PER PIANOFORTE IN SI BEMOLLE MINORE, OP. 35
Lee Ahhyun si mostra interprete di meditata introspezione e lucidità tecnica. Le Sonate K. 213 e K. 2 di Scarlatti sono affrontate con leggerezza e chiarezza, trasformando agilità tecnica e ornamenti in discorso coerente e poetico. La Sonata Op. 101 di Beethoven è scandita con tensione interna e lirismo meditativo, evidenziando dialoghi tra linee melodiche e armoniche. La Sonata in Si bemolle minore Op. 35 di Chopin viene trattata con ampio respiro poetico, modulazioni eleganti e controllo dinamico, in un continuum di riflessione sonora. Lee modula con cura l’agogica, creando sospensioni e contrasti che amplificano la percezione del tempo musicale e anche la gestione dei registri e dei colori è raffinata, conferendo profondità. Ogni frase diventa oggetto di meditazione, dove la tecnica cerca una strada per esplorare il significato.
Se si volesse trarre una conclusione, si potrebbe dire che questa giornata ha confermato una tendenza già evidente nel pianismo contemporaneo: la progressiva sostituzione della retorica con l’analisi, dell’effetto con la struttura, della spontaneità apparente con una consapevolezza sempre più marcata dei mezzi. Ma, come sempre accade, ogni conquista porta con sé un rischio poiché là dove tutto è controllato, giustificato e coerente, può ve**re meno quella scintilla di necessità che sola rende un’interpretazione memorabile, quella dimensione in cui il suono sembra nascere non da una decisione, ma da una inevitabilità interna. E tuttavia, proprio in questa tensione tra controllo e abbandono, si gioca oggi il destino del pianoforte che non è più strumento di seduzione immediata ma luogo di pensiero in cui si confrontano idee diverse di musica. I pianisti ascoltati, ciascuno a suo modo, ne sono stati testimoni in quanto portatori di visioni, ciascuna delle quali merita di essere interrogata, compresa, e -se necessario- anche contraddetta. È forse questo, in ultima analisi, il senso più autentico di un concorso. Anche per oggi dalla meravigliosa Sala è tutto, a domani per l’ultima giornata delle semifinali del concorso!