10/10/2026
Quando Francesco Virgilio ha iniziato a frequentare la nostra associazione era semplicemente uno dei nostri ragazzi, partecipava alle attività, alle uscite, alle serate insieme, a tutte quelle esperienze che, viste dall’esterno, possono apparire persino semplici, quasi ordinarie, ma che per noi non lo sono mai state, perché dietro una cena, una passeggiata, un pomeriggio trascorso insieme o una serata organizzata in gruppo ci sono spesso conquiste invisibili agli occhi degli altri: autonomia, relazioni, capacità di scegliere, di comunicare, di stare con gli altri e, soprattutto, di sentirsi parte di qualcosa.
Poi, un giorno, quasi senza pensarci troppo, abbiamo affidato a Frank un piccolo compito.
«Frank, questa volta prenoti tu?»
Doveva soltanto scegliere un posto e prenotare per tutti.
Una cosa piccola.
O almeno così sembrava.
Perché Frank quella responsabilità l’ha presa sul serio e, dopo quella prima volta, ne è arrivata un’altra, poi un’altra ancora; ha cominciato a proporre le uscite, a preoccuparsi di organizzarle, a raccogliere le adesioni, a pensare agli orari, ai posti, alle esigenze degli altri, fino a quando, quasi senza che ce ne rendessimo conto, è accaduto qualcosa di straordinariamente normale: non era più Frank a chiederci che cosa avessimo organizzato per lui, eravamo noi a chiedere a Frank che cosa avesse organizzato per tutti.
Ed è forse racchiuso tutto qui il senso di questa storia.
Perché c’è stato un tempo in cui qualcuno avrebbe potuto guardare Frank pensando a ciò di cui aveva bisogno: aiuto, sostegno, accompagnamento, protezione.
Noi oggi abbiamo scoperto che, prima ancora di tutto questo, Frank aveva bisogno che qualcuno avesse fiducia in lui.
E quando quella fiducia gli è stata data, lui ha fatto il resto.
Passo dopo passo, responsabilità dopo responsabilità, Frank ha smesso di essere soltanto il destinatario delle attività dell’associazione ed è diventato una delle persone che quelle attività le pensa, le costruisce e le rende possibili per gli altri; ha imparato non soltanto ad essere autonomo, ma ad assumersi una responsabilità che vale ancora di più dell’autonomia individuale: avere cura anche degli altri, sapere che qualcuno conta su di te e scegliere di esserci.
Oggi Frank è il nostro coordinatore delle attività.
E il programma che vedete in questa locandina, con il laboratorio di cucina, quello di Natale, la serata cinema, le attività dedicate al movimento e al benessere, è stato pensato, organizzato e realizzato da lui.
Questa locandina, allora, per noi non è soltanto il programma di una settimana.
Guardandola, noi vediamo molto di più.
Vediamo quella prima prenotazione. Vediamo i piccoli tentativi, le responsabilità affidate un po’ alla volta, la fiducia conquistata, gli errori che certamente ci saranno stati e le cose imparate strada facendo; vediamo soprattutto un ragazzo al quale qualcuno avrebbe potuto continuare per tutta la vita a dire «non preoccuparti, ci pensiamo noi» e che invece, avendo avuto la possibilità di provarci, oggi è diventato quello che può dire agli altri «non preoccupatevi, ci penso io».
Ed è per questo che vogliamo anche dirgli grazie.
Grazie, Frank, per l’impegno che stai mettendo in tutto questo, per il tempo che dedichi ai tuoi amici, per l’entusiasmo con cui cerchi nuove idee e soprattutto per la serietà con la quale stai imparando a portare sulle tue spalle responsabilità sempre più grandi.
Ed è proprio per questo percorso, non per regalargli un titolo e tantomeno per attribuirgli una carica simbolica, che il nostro direttivo ha deciso che presto Frank entrerà a farne parte assumendo il ruolo di Vicepresidente dell’associazione.
Quel posto non sarà il premio per essere uno dei nostri ragazzi.
Sarà il riconoscimento di ciò che Frank è diventato per i nostri ragazzi.
E forse questa storia vorremmo raccontarla soprattutto a chi oggi ha paura.
A una mamma, a un papà, a una famiglia che guarda il proprio ragazzo e si domanda che cosa sarà domani, quali autonomie potrà raggiungere, quale posto riuscirà a trovare nel mondo, fino a dove potrà arrivare.
Non sappiamo rispondere a queste domande e nessuno dovrebbe avere la presunzione di farlo.
Ma la storia di Frank una cosa può insegnarcela: non decidiamo troppo presto quale sia il limite di qualcuno.
Diamo occasioni. Diamo tempo. Diamo responsabilità vere, anche piccolissime all’inizio. Accettiamo qualche errore. Facciamo un passo indietro quando è necessario e, soprattutto, concediamo quella fiducia che tante volte, per paura di proteggere chi amiamo, finiamo inconsapevolmente per negargli.
Perché forse la vera inclusione non è trascorrere una vita intera a fare qualcosa per qualcuno.
È accompagnarlo, sostenerlo quando serve, credere nelle sue possibilità e avere anche il coraggio, a un certo punto, di spostarsi un po’ più in là per lasciargli spazio.
E magari scoprire che quel ragazzo che pensavamo avesse bisogno di noi è diventato qualcuno di cui hanno bisogno gli altri.
Questa, per noi, è inclusione.
Questa è autonomia.
Questa è la storia di Frank.
E pensare che tutto era cominciato con:
«Frank, questa volta prenoti tu?»
Adesso quella domanda è cambiata.
«Vicepresidente, da dove cominciamo?» ❤️
Ti vogliamo bene, Frank.
Sei il nostro orgoglio