12/06/2026
Quando arriva l'estate.......
sembra che si apra un cassetto rimasto chiuso per mesi. Un cassetto pieno di emozioni, aspettative, speranze e paure che si sono accumulate in silenzio durante tutto l'anno.
Arriva l'estate e aumentano le occasioni di incontro, arriva la festa di classe, la cena di fine anno, il compleanno dell'amico, la serata sul porto.
E con loro arrivano anche le domande: Ci sarà? Riuscirà a partecipare? Starà bene?
C'è chi, per proteggersi dal dolore, smette di provarci e rinuncia.
C'è chi continua a tentare, sempre e comunque, anche sapendo che magari dovrà andare via dopo pochi minuti.
C'è chi osserva il proprio figlio da lontano e sente il cuore stringersi vedendolo faticare a trovare il proprio posto tra gli altri bambini e ragazzi.
C'è chi prova a scambiare due parole con altri genitori, ma con lo sguardo continua a cercare il proprio figlio, pronto a intervenire al minimo segnale.
C'è chi assiste a uno spettacolo di fine anno anche quando il proprio figlio non è riuscito a partecipare, immaginandolo comunque lì, sul palco, tra gli altri.
C'è chi si chiede quando andrà meglio e c'è chi, nei momenti più difficili, si chiede persino SE mai andrà meglio.
La verità è che non abbiamo risposte---perché ognuno è diverso, come il suo percorso.
C'è chi vive queste dinamiche da pochi anni, chi da mooolti di più.
Abbiamo pianto lacrime di gioia e lacrime di dolore.
Abbiamo trascorso feste e cene sedute in disparte per non perdere mai di vista i nostri figli.
Abbiamo assistito a recite e spettacoli terminati dopo pochi minuti perché lui era scappato via.
Siamo arrivati a compleanni e feste dai quali siamo andate via quasi subito.
E ci sono state volte in cui io non sono nemmeno uscita di casa, perché semplicemente non ne avevo più forza.
Con il tempo sto imparato una cosa...Esiste un tempo per insistere.
e un tempo per fermarsi--- Ma non esiste MAI un tempo per arrendersi.
Il nostro compito è continuare a coltivare ciò che è importante per i nostri figli, imparando a distinguere i loro bisogni dai nostri desideri e di quegli degli altri.
Perché certo, ogni genitore sogna di vedere il proprio figlio perfettamente integrato come tutti, giocare e stare con gli altri senza difficoltà, partecipare a una recita, a una festa, a un uscita, vivere il suo momento da protagonista.
Ma essere protagonisti non significa necessariamente stare al centro di un palco....Si può essere protagonisti in mille modi diversi.
Bisogna solo imparare a riconoscere quando stanno bene e quando no.
A volte significa ridurre un rumore o una luce o semplicemente andarsene perché la sabbia a mare proprio non gli piace.
E in questo noi genitori abbiamo un ruolo fondamentale, noi che ogni giorno abbiamo la responsabilità e il privilegio di adattare il resto del mondo, cose e persone, ai nostri figli, affinché possano essere semplicemente se stessi senza dover diventare per forza qualcun altro.
E sapete una cosa?
Per la prima volta dopo tanto tempo stiamo riuscendo a vivere serate e pomeriggi quasi come qualsiasi altra mamma.
Rimaniamo (un poco) sedute, serene, mangiamo, parliamo, ridiamo un sacco.
Non perché sia cambiato tutto all'improvviso. Ma perché stiamo creando situazioni che rispettano profondamente chi è G. chi è V. chi è F. chi è S. chi è N. ecc.
Andiamo in giro nella loro città, con compagni che fanno parte della loro vita da tanto tempo. E soprattutto c'è la loro felicità di stare con i loro amici, vecchi e nuovi.
Ed è questo il punto...La riuscita di un'esperienza non dipende da quanto assomiglia a ciò che fanno gli altri, dipende da quanto quella esperienza è in sintonia con la persona che la vive.
Per questo dobbiamo continuare a provare, ad ampliare le opportunità, a mostrare il mondo ai nostri figli e i nostri figli al mondo.
Ma dobbiamo anche avere il coraggio di accettare ciò che per loro conta davvero, perché i bambini e i ragazzi autistici non sono tutti uguali, c'è chi soffre perché desidera disperatamente sentirsi parte di un gruppo e c'è chi invece partecipa, ma preferirebbe tornare a casa dopo pochi minuti
E poi ci siamo noi genitori, con il compito più difficile di tutti: trovare ogni giorno il giusto e delicato equilibrio tra "integrazione" e autenticità.
Aiutarli a sentirsi parte del mondo senza chiedere loro di rinunciare a ciò che sono, perché il nostro obiettivo non è quello di renderli uguali agli altri - sarebbe una noia e una sconfitta - ma aiutarli a trovare la propria felicità, qualunque essa sia, anche se è diversa dalla nostra.
E noi in questa serata di pioggia, ci fermiamo e ci rendiamo conto di quanto dobbiamo dirvi grazie, perché mentre noi cerchiamo di insegnarvi a stare a tavola, voi ci state insegnando a vivere.
Foto di martedì 9 al Macrè - bar mediteraneo, Grazie di 💙