19/06/2026
PPR, LA CISL AVVERTE LA REGIONE: "IL PAESAGGIO NON È UN MUSEO, LA SARDEGNA VIVE SOLO SE C'È LAVORO"
Il sindacato chiede una transizione ecologica giusta e una co-progettazione reale sul piano: "No al deserto dei divieti, sì alla certezza delle regole per unire coste e zone interne".
LANUSEI, 19 giugno 2026 – Il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) non può essere ridotto a un quadro da appendere alla parete e ammirare a distanza, ma deve rappresentare la casa solida in cui i cittadini sardi vivono, crescono e, soprattutto, costruiscono il proprio futuro professionale.
🛑 È questo il fulcro della posizione espressa dalla CISL in merito al percorso di revisione dello strumento urbanistico e paesaggistico dell'isola.
Per il sindacato confederale, la partita del PPR non si gioca sui tavoli della pura burocrazia né nei recinti accademici: si tratta di una scelta strategica di politica economica e sociale, destinata a tracciare la rotta dello sviluppo sardo per i prossimi trent'anni.
Una sfida epocale che richiede una netta inversione di tendenza rispetto alle impostazioni puramente vincolistiche del passato.
✅ “ No al deserto dei divieti, sì a un futuro di sviluppo sostenibile. Custodire la terra significa valorizzare il lavoro", dichiara Michele Muggianu, segretario generale della CISL Ogliastra, sollecitando il superamento definitivo di una vecchia e sterile logica che ha contrapposto la tutela dell'ambiente allo sviluppo produttivo, considerandoli storicamente come nemici giurati.
🛑 Il patrimonio identitario e naturale della Sardegna si difende dal degrado e dall'inarrestabile spopolamento solo se il territorio rimane economicamente e socialmente dinamico.
Un'isola priva di imprese e svuotata di tutele per i lavoratori è destinata a trasformarsi in un deserto che negherà il futuro e l'occupazione alle nuove generazioni.
Per questo motivo, sul fronte ambientale la posizione del sindacato rimane ferma: "Transizione ecologica? Sì, ma che sia una transizione giusta per i lavoratori".
👉 Il Focus Territoriale: La sfida dell'Ogliastra tra isolamento e sviluppo
Nel contesto del dibattito regionale, la CISL evidenzia come la specificità dell'Ogliastra rappresenti un banco di prova cruciale per il nuovo PPR. Questo territorio, straordinario per biodiversità ma fragile sul piano demografico, rischia di essere condannato a un isolamento perenne se il Piano Paesaggistico non si trasformerà in uno strumento di flessibilità e rilancio.
🛑 Infrastrutture e connessione: Per l'Ogliastra, sviluppo sostenibile significa innanzitutto rompere l'isolamento geografico. Il PPR deve favorire, e non bloccare, il potenziamento delle reti di collegamento interne e verso il resto dell'isola. Le infrastrutture di trasporto e i servizi essenziali nei piccoli comuni montani sono la precondizione per trattenere i giovani e contrastare lo spopolamento.
🛑 Il modello Ogliastra "Blue Zone": La tutela del paesaggio non deve tradursi in un vincolo che paralizza le attività umane, ma deve valorizzare l'identità di un territorio unico al mondo, riconosciuto globalmente come terra di longevità. La CISL chiede regole chiare che permettano di sviluppare un turismo sostenibile e di qualità, capace di connettere stabilmente la costa (con le sue certificazioni ambientali e le sue spiagge) con l'interno montano (i Tacchi, il Gennargentu).
Agricoltura, artigianato e foreste come presidio ambientale: I veri custodi del territorio ogliastrino sono i lavoratori agropastorali, gli artigiani e gli operatori del comparto forestale. Il nuovo PPR deve incentivare la multifunzionalità delle aziende agricole e la gestione attiva delle foreste. Frenare il lavoro della terra con burocrazia e divieti ideologici significa abbandonare il territorio al degrado e al rischio idrogeologico.
I quattro pilastri per la svolta del Piano
La confederazione sindacale ha formalizzato quattro precise priorità programmatiche reputate irrinunciabili per la stesura del nuovo documento:
1. Sburocratizzazione e certezza dei tempi: Il sistema delle imprese e la platea dei lavoratori necessitano di un quadro normativo chiaro e di scadenze perentorie. I vincoli di tutela non devono tramutarsi in un labirinto amministrativo invisibile capace di scoraggiare e far fuggire gli investimenti sani.
2. Infrastrutture e transizione energetica governata: Lo sblocco delle energie rinnovabili è un passaggio obbligato, ma deve essere guidato d'intesa con il territorio. Bisogna valorizzare le comunità locali ed escludere speculazioni esterne, garantendo ricadute occupazionali dirette e certezza della decarbonizzazione.
3. Turismo sostenibile e rilancio delle Zone Interne: È necessario un modello capace di generare un turismo destagionalizzato, strutturato per connettere la fascia costiera ai territori dell'interno. "Serve un Piano Paesaggistico per unire l'Isola, dalle coste alle zone interne", sottolinea la CISL, indicando nel lavoro agricolo, nell'artigianato d'eccellenza e nei servizi la ricetta per contrastare l'emorragia demografica.
4. Partecipazione reale e co-progettazione: Il ciclo di incontri territoriali avviato dalle istituzioni regionali non deve ridursi a una passerella formale. Le parti sociali esigono un ruolo da attori corresponsabili nella co-progettazione del piano, superando la logica della mera consultazione a cose fatte.
✅ Mettere al centro la persona
La CISL si dichiara pronta a fare la propria parte nei tavoli tecnici e politici all'insegna del pragmatismo e della responsabilità contrattuale che ne contraddistingue la storia. Tuttavia, il sindacato lancia un monito chiaro alla politica sarda: l'approvazione del nuovo strumento paesaggistico sarà possibile solo se la persona e la dignità del lavoro saranno rimesse al centro della pianificazione.
Proteggere la Sardegna è un dovere comune, ma il punto di partenza imprescindibile resta la comunità che la abita e la fa vivere quotidianamente attraverso l'attività lavorativa.