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Spi Cgil Thiene Pagina dedicata ai Pensionati della lega di Thiene

01/11/2026

Al Ceav di via Vaccari 30 nuove utenti ogni mese. Dai 18 agli 80 anni, per le vittime non c’è obbligo di denuncia.

01/11/2026

Tina Anselmi aveva diciassette anni quando la guerra e il nazifascismo le tolsero per sempre l’innocenza: assistette all’impiccagione di trentuno giovani a Bassano del Grappa, tra cui il fratello della sua compagna di banco.

Quel giorno, davanti a quei corpi appesi, scelse da che parte stare.

Si unì alla Resistenza con il nome di battaglia “Gabriella”. Era una ragazza, ma con una forza da gigante.

Pedalava per chilometri come staffetta, portando messaggi, armi, medicine. Trasportò perfino una radiotrasmittente su un camion tedesco, fingendosi una studentessa qualunque.

Nascose dinamite e paracadute nel pollaio di casa, rischiando la vita ogni giorno.

Eppure, come tante altre partigiane, di quella vita parlò poco: un po’ per pudore, un po’ per via di un Paese che per anni non seppe riconoscere le sue eroine.

Tina Anselmi non si definiva un’eroina. Diceva semplicemente che era stata una scelta morale: “Mi ribellava l’idea di uno Stato che negava la dignità umana. Non potevo restare a guardare”, diceva.

Fu quell’esperienza, la libertà conquistata in sella a una bicicletta, la responsabilità di scegliere da che parte stare, a segnare tutta la sua vita.

Da lì nacque l’impegno sindacale per le filandiere della Castellana e poi quello politico nella Democrazia Cristiana, dentro il movimento femminile, in difesa dei diritti e dell’uguaglianza.

Nel 1976 divenne la prima donna ministra del Lavoro della Repubblica Italiana e nel 1978 la prima ministra della Salute. E da quel ruolo fece ciò che oggi chiamiamo storia.

Firmò la legge sulla parità salariale tra uomini e donne. Poi la legge Basaglia, che chiuse i manicomi e restituì umanità a chi era stato rinchiuso e dimenticato.

In seguito, la legge 194, che riconobbe alle donne il diritto di scegliere, che lei, cattolica ma laica fino in fondo, firmò nonostante le pressioni delle gerarchie ecclesiastiche.

E infine, la legge 833 del 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale, fondato su universalità, uguaglianza, equità.

Poi arrivò la Commissione d’inchiesta sulla P2, che guidò da sola contro un potere maschile e corrotto, svelando legami tra Stato, massoneria deviata e criminalità.

La isolarono, la delegittimarono, la chiamavano “la Tina vagante”. Ma lei non si piegò mai.

È morta il 1° novembre 2016, nella sua Castelfranco Veneto. Ma ogni volta che qualcuno mette in discussione il diritto all’aborto o il valore della sanità pubblica o la parità tra uomini e donne, il nome di Tina Anselmi torna come un monito.

A lei, la riconoscenza di tutte e tutti noi. Oggi, sempre.

01/11/2026

MANOVRA, SPI CGIL: IL GOVERNO CALA LA MASCHERA. ANCORA UNA VOLTA LE PENSIONI USATE COME BANCOMAT

"Dalle parole ai fatti, spesso, ci si perde. Il Governo dichiara a reti unificate che la principale preoccupazione della legge di bilancio sarà quella di difendere aziende e famiglie. Poi arrivano i testi bollinati della manovra finanziaria e, ancora una volta, emerge una realtà ben diversa da quella raccontata". Cosi, in una nota, Tania Scacchetti, segretaria generale dello SPI CGIL.
"Tra bonus, flat tax e mancate risorse destinate ai grandi capitoli del welfare, a partire dalla sanità, - continua - torna il taglio alla perequazione delle pensioni: l'unico strumento di tutela del potere d'acquisto dei pensionati, che negli ultimi trent'anni hanno già perso oltre 100 miliardi di euro a causa delle continue manomissioni del sistema di rivalutazione. Tagli che pregiudicano per sempre il valore degli assegni pensionistici".
"A essere penalizzati non sono soltanto i pensionati con redditi più elevati - precisa Scacchetti -. Il peso maggiore ricade anche su una vasta fascia di pensionati con assegni medio-alti, superiori a cinque volte il trattamento minimo, che hanno maturato la propria pensione dopo una vita di lavoro e di contributi. La somma degli interventi del 2023 e del 2024 ha già prodotto perdite consistenti, che si accumulano e si trascinano nel tempo.
E mentre si annunciano interventi per cambiare il sistema previdenziale, si continua a intervenire sulle pensioni già liquidate, sottraendo risorse proprio a chi ha concluso la propria vita lavorativa".
"Lo avevamo detto e purtroppo siamo stati facili profeti: pensioni saranno usate ancora una volta come bancomat - aggiunge -. È uno dei motivi per cui saremo nelle piazze il 16, 17 e 18 ottobre per sostenere e preparare lo sciopero generale della CGIL proclamato per il 20 novembre".
"Le ragioni dei pensionati camminano insieme a quelle dei ragazzi e dei lavoratori. Difendere il sistema previdenziale significa questo: lottare per garantire pensioni dignitose alle future generazioni e garantire trattamenti dignitosi a chi è già in pensione e che, molto spesso, utilizza quelle risorse per sostenere e aiutare figli e nipoti - conclude la segretaria generale dello Spi Cgil".

01/11/2026
01/11/2026
01/11/2026

Cgil: “Una Manovra al di là delle peggiori aspettative”. La bocciatura: “Le misure non rispondono all'emergenza economica e sociale del Paese”

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