Spi Cgil Thiene

Spi Cgil Thiene Pagina dedicata ai Pensionati della lega di Thiene

08/06/2026
07/06/2026
03/06/2026

Deve essere garantito il rispetto dei tempi di attesa attraverso il necessario investimento nel Servizio Sanitario Nazionale, in termini di incremento delle risorse e del personale dipendente, il riordino dell’assistenza territoriale e della presa in carico dei bisogni di salute delle persone.

Rendiamo effettivo il diritto alla tutela della salute nel rispetto della Costituzione e della Legge 833/1978, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale e valorizzando il lavoro.

Firma nei banchetti in piazza o digitalmente la proposta di legge di iniziativa popolare.

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👉www.salutediritto.it

03/06/2026

MANIFESTAZIONE PER CONDANNARE LE CONDIZIONI DI LAVORO DELLE OSS NELLA INTEGRAZIONE SCOLASTICA IL 4 GIUGNO ALLE 18 DI FRONTE ALL’OSPEDALE DI SANTORSO

Le condizioni di lavoro delle operatrici che lavorano nell’integrazione scolastica nel nostro territorio sono vergognose e intollerabili.
Nelle nostre scuole i bambini o i ragazzi con disabilità, in condizione di gravità, sono seguiti per 18 ore dall’insegnante di sostegno e per le altre dalle operatrici sociosanitarie. Queste figure sono molto importanti, negli anni maturano una grande professionalità, hanno una grande sensibilità e sono fondamentali per garantire il diritto fondamentale all’istruzione.
In occasione dell’ultimo rinnovo dell’appalto avevamo denunciato la diminuzione di 32mila ore. La Direzione aveva risposto che avrebbero quantomeno migliorato il contratto delle lavoratrici, mettendo fine ad un aspetto del contratto che continuiamo a ritenere intollerabile. Quando gli alunni con disabilità rimangono a casa, e può succedere spesso, le lavoratrici non vengono pagate.

Purtroppo, questo non è accaduto. Esiste invece un contratto con una cassa ore. Capita che molte lavoratrici lavorino 30 ore, ma ne vengano pagate 22. E’ capitato addirittura che quando un ragazzo si è assentato per seguire il Pcto le lavoratrici non venissero pagate. Intollerabile. Non si può vivere oggi con 800 o 900 euro al mese. Molte lavoratrici si stanno licenziando, stanno cambiando lavoro. Stiamo perdendo delle professionalità importanti, costruite con decenni di esperienza.

Per questo motivo, all’inizio dell’anno ci sono state molti ragazzi che non avevano la copertura per tutte le ore. Abbiamo denunciato il caso di Valdagno dove 4 bambini venivano mandati a casa perché non avevano l’operatrice per tutte le ore. Stiamo minando nelle fondamenta il diritto universale all’istruzione.

Con queste condizioni contrattuali la situazione sarà sempre più esplosiva. Rischiamo di trovarci l’anno prossimo con meno operatrici e con più bambini e ragazzi discriminati.

Chiediamo alla Regione di rivedere i bandi prevedendo più risorse per queste lavoratrici. Senza una retribuzione che consenta una vita libera e dignitosa è sfruttamento. Una duplice discriminazione: nel lavoro e poi nel diritto universale all’istruzione.
Per questo chiediamo a tutti i cittadini e le cittadine della provincia di Vicenza e a tutte le lavoratrici di partecipare ad un sit-in di fronte all’ospedale di Santorso, il 4 Giugno alle ore 18.

L’intervento integrale della regista di “C’è ancora domani” in piazza del Quirinale per gli ottant’anni della Repubblica...
03/06/2026

L’intervento integrale della regista di “C’è ancora domani” in piazza del Quirinale per gli ottant’anni della Repubblica

03 Giugno 2026
Aggiornato alle 01:38
4 minuti di lettura
Ecco il testo del monologo con cui Paola Cortellesi, attrice e regista del capolavoro “C’è ancora domani”, ha commosso i presenti alla festa per gli ottant’anni della Repubblica in piazza del Quirinale e gli spettatori di RaiUno in tv:

Ottant’anni fa nasceva la Repubblica Italiana.

Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza. Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, da un gesto semplice e insieme rivoluzionario; dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto. E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne.

Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra Monarchia e Repubblica e all’elezione dell’Assemblea Costituente. Finalmente, almeno li dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro.

Prima di quel momento, la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un’idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica ma furono progressivamente ricondotte, anche per legge, a un unico ruolo considerato “naturale”: moglie, madre, custode del focolare.

La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c’era un progetto preciso di limitazione dell’autonomia femminile.

Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori di Insegnare materie considerate di alto profilo come filosofia e storia nei licei. l’istruzione di bambine e ragazze fu orientata verso “lavori donneschi” ovvero, mansioni domestiche.

Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati, E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l’arroganza di proseguire gli studi avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti.

Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile. In questi passaggi del volume “Politica della famiglia” del 1938, scritto dall’economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe:

«La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia»

Cortellesi e le partigiane, la memoria che commuove la piazza della Repubblica
di Francesco Bei
02 Giugno 2026

21/05/2026

Proposta di legge di iniziativa popolare per il diritto alla salute: rendiamo effettivo il diritto alla tutela della salute nel rispetto della Costituzione e della Legge 833/1978, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale e valorizzando il lavoro.

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19/05/2026

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