22/04/2026
AUTISMO IERI vs OGGI: cosa è cambiato davvero?
Negli ultimi 20 anni non è cambiato “tutto” ma è cambiato quasi tutto ciò che conta davvero: diagnosi, linguaggio, approccio clinico, cultura e ruolo delle famiglie.
Negli anni 2000, L’autismo era percepito come “raro e grave”; parliamo di una prevalenza stimata di poche unità su 10.000. Le diagnosi spesso erano tardive (anche dopo i 6–8 anni) e centrate quasi esclusivamente su casi “classici” (autismo severo: forte presenza di stereotipi, bambino isolato e/o non verbale…) e con un approccio più medicale e deficit-based, con meno o anche zero attenzione all’individualità.
Nel ventennio corrente, la prevalenza è circa 1 bambino su 77 in Italia (a livello globale anche 1 su 36), con una prevalenza maggiore nei maschi: sono 4,4 volte in più rispetto alle femmine. Un aumento vertiginoso delle diagnosi, fino al quadruplo. L’aumento però non significa necessariamente più autismo, ma, come spiegare la crescita da meno di 1 per mille a 1 per cento? Anche nel DSM-5 è scritto che non sono chiare le cause di questo aumento e che sono attendibili più ipotesi, tra cui:
- Diagnosi più preoci (già intorno ai 3 anni). Gli esperti lo dicono chiaramente: prima si intercetta il rischio, più si modificare lo sviluppo.
- Visione: non è più considerata “malattia rara” ma “spettro autistico (neurodiversità)”
- Criteri diagnostici ampliati
- Maggiore consapevolezza
- Strumenti migliori: prima ci si basava su Osservazione clinica + test limitati, pochi protocolli standardizzati e scarsa integrazione tra scuola, famiglia e sanità. Oggi invece gli Screening sono precoci (anche nei bilanci pediatrici), Test standardizzati (ADOS, ADI-R), approcci multidisciplinari, tecnologie emergenti: IA e machine learning per supporto diagnostico e soprattutto interventi evidence-based precoci (ABA, modelli evolutivi, comunicazione aumentativa alternativa).
Venti anni fa questo semplicemente non accadeva. Molti bambini “funzionanti” o soprattutto bambine non venivano affatto diagnosticati. Cosa invece NON è risolto nonostante il progresso?
- Disuguaglianze nei servizi (soprattutto tra nord e sud)
- Liste d’attesa lunghe (e di difficile affiliazione)
- Supporto insufficiente nell’età adulta (la legge è ancora lacunosa sull’autismo adulto)
- Burnout delle famiglie: oggi anche i genitori sono più preparati e forse anche più confusi! Hanno accesso a informazioni (web, community), hanno maggiore consapevolezza dei segnali precoci, hanno meno stigma rispetto al passato e sono più attivi nel percorso terapeutico. Ma la fatica emotiva è ancora enorme; la diagnosi resta uno shock, il senso di colpa ancora presente e la paura del futuro incombe ( ).
E soprattutto: oggi i genitori non combattono solo l’autismo, ma anche l’eccesso di informazioni e confusione ed i social hanno un ruolo ben preciso: rivoluzione o distorsione?
Guardiamo gli aspetti positivi: c’è un enorme aumento della sensibilizzazione, visibilità delle persone autistiche adulte, normalizzazione del concetto di neuro diversità, supporto tra famiglie. Se prima c’era isolamento oggi possiamo parlare di comunità.
Ma gli aspetti negativi sono il vero nodo delicato: oggi l’autismo sembra “andare di moda” con l’aumento di auto-diagnosi superficiali, la banalizzazione del disturbo, la confusione tra tratti di personalità e condizione clinica ed una grande narrazione distorta della realtà con contenuti che romantizzano (superpotere) o la spettacolarizzazione del disagio.
Altro capitolo sono le famiglie che monetizzano dalla condizione, in alcuni (e molti) casi c’è una esposizione eccessiva dei figli con storytelling continuo della “tragedia” che porta a guadagni tramite visibilità. Certo non è la norma, ma esiste: eticamente è una zona grigia!
In sintesi in circa 20 anni siamo passati da “non sappiamo cosa sia” a “ne parliamo ovunque”, da diagnosi tardive e stigma a diagnosi precoce e maggiore inclusione, da solitudine delle famiglie a rete sociale (anche e soprattutto digitale).
Oggi capiamo molto meglio l’autismo… ma stiamo ancora imparando a gestirlo senza semplificarlo o spettacolarizzarlo ed è per questo che il motto che abbiamo adottato con la nostra associazione è il nostro grido di battaglia: “Se comprendere è impossibile conoscere è necessario” o come meglio espresso da un autistico di mia conoscenza… solo la conoscenza abbatte il pregiudizio!
Rossella Maione