30/09/2025
Quella di San Cataldo non è stata una semplice operazione di igiene ambientale. È stata una cerimonia laica di restituzione. Ogni volontario, chinandosi, non ha raccolto solo un oggetto, ma ha sollevato un pezzo della colpa collettiva.
Il vento, in una giornata del genere, non è un ostacolo. È la voce stessa del luogo, un richiamo ancestrale che ci ricorda la nostra piccolezza e, al contempo, la nostra immensa responsabilità. Ci sussurra che il mare non ha bisogno di noi per esistere. Siamo noi ad avere bisogno del mare per essere completi.
Il vero progetto "Adopt a Beach" del WWF Sicilia Nord Occidentale non inizia e non finisce sulla sabbia. Inizia nella mente, quando comprendiamo che un pezzo di plastica strappato a una duna non è diverso da una parola di verità in un contesto opaco. È un atto di coraggio civile. Il Sea Sup Club, scivolando silenzioso sull'acqua, e la Baia per la Legalità, piantando il suo presidio di giustizia, ci insegnano che la tutela dell'ambiente è l'altra faccia della lotta per una società più giusta.
Proteggere un litorale, quindi, non è solo preservare un ecosistema. È difendere un bene comune dall'assalto dell'indifferenza e dell'illegalità. È un esercizio di democrazia pura, fatto con i guanti e i sacchi, ma con lo stesso, tenace amore di chi difende la propria casa.
Perché, in fondo, è proprio così: questa baia, questo mare, questa Terra, sono l'unica casa che abbiamo. E oggi, a San Cataldo, qualcuno ha spazzato il proprio ingresso, con la ferma intenzione di non permettere a nessuno di sporcarlo mai più.
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