18/04/2026
Ti rubano la macchina. Fai denuncia, i carabinieri per miracolo lo prendono. Il giudice gli dà tre anni. Tu torni a casa, ti stappi una birra e pensi: "Giustizia è fatta. Che marcisca lì dentro".
È il pensiero più istintivo del mondo. Vogliamo la punizione. Vogliamo che chi ci ha fatto un torto paghi, che perda la sua fottuta libertà, che venga rinchiuso. Così lo Stato prende questo tizio e lo butta in una cella sovraffollata.
Niente corsi formativi. Niente misure alternative. Solo tempo vuoto passato a parlare con spacciatori, rapinatori e gente molto peggiore di lui. Lo Stato ha appena preso un ladro di automobili e gli ha pagato un master in criminalità intensiva.
Poi i tre anni passano. Il cancello si apre.
Lui esce. Con la fedina penale sporca, zero soldi in tasca e la consapevolezza che là fuori la gente normale non trova lavoro, figuriamoci uno come lui.
Sai cosa fa la sera stessa? Torna a rubare. Ed è anche più bravo di prima a farlo, perché ha avuto tempo per confrontarsi con chi è peggio di lui. Ed è anche più spietato di prima, perché ha lottato per sopravvivere.
In Italia il 68% dei detenuti esce dal carcere e ci ritorna entro cinque anni. Due su tre. Una percentuale imbarazzante che ci dice una cosa sola: le nostre galere non sono luoghi di riscatto, sono "scuole del crimine".
Non lo riabilitano.
Non lo migliorano.
Non lo cambiano.
Lo incattiviscono e te lo rimandano sotto casa in una spirale di violenza.
Eppure continuiamo a sbavare per la galera dura. Ci eccitiamo quando buttano via la chiave. Non capiamo che usare il carcere in modo puramente punitivo rende la società molto meno sicura.
E sai perché succede che le persone continuino a pensarla così? Perché siamo un Paese di analfabeti funzionali. Gente convinta che "con le botte" le persone imparino la lezione. Ma loro la capirebbero? Se ti chiudessero in una gabbia a prendere sputi e umiliazioni per mille giorni, usciresti un cittadino modello o solo con la voglia di sbranare il primo che passa? La verità è che parlano per slogan perché non sanno di cosa parlano.
Non conoscono la differenza tra punizione e afflizione. Tra uno Stato che ti priva della libertà di movimento educarti a non sbagliare mai più, ed uno che ti sbatte in cella per vendicarsi e "farti soffrire". (Spoiler, nel mondo il primo funziona meglio del secondo ovunque.)
Id**ta. Tu credi di punirlo, e invece lo stai arruolando.
Se vuoi davvero proteggere la tua auto e la tua vita, a quel tizio in carcere devi fargli imparare un mestiere. Basterebbe investire seriamente in corsi professionalizzanti veri, come cucina o pasticceria, per dargli un'alternativa economica quando esce. Basterebbe smetterla di usare le prigioni come una discarica sociale per tenere semplicemente a bada le persone e nascondere i problemi sotto il tappeto.
Perché prima o poi quel tappeto lo alzano.
E la polvere ti finisce dritta in faccia.