18/04/2026
Già in un verbale redatto dal precettore fra’ Roberto de Miraballis nel 1465 si annota il racconto popolare, così come da tradizione orale, del ritrovamento della sacra icona in una grotticella.
Inoltre fra’ de Miraballis tiene a precisare che “l’icona si conserva per maggiore custodia nella chiesa maggiore di S.Angelo di Terlizzo”, ma che ogni anno il 23 aprile veniva portata solennemente in processione a Sovereto, dove restava per gli otto giorni della fiera e il primo maggio veniva riportata a Terlizzi .
Il racconto prosegue ”come avendone li citatini di Bitonto (non ancora rassegnati al verdetto del giudizio di Dio) voluto pigliare, si come la pigliarono detta immagine, quella dopo portata nella loro città di Bitonto miracolosamente detta imagine tornò nel suo luoco dove si trovò et questi miracoli successi insino a tre volte et alla fine si risolse l’universita di Terlizzo con il suo clero se la portorno dentro la terra nell’ ecclesia maggiore de Santo Angelo…”
È dovuta invece all’iniziativa del clero, per conferire maggiore sacralità ad una festa di natura profana, il rito del settenario preparatorio (sette giorni prima del 23) e quindi l’esposizione dell’icona il 16 aprile.
Allo scoccare delle ore 14 in punto del 16 aprile, mentre la grande campana della cattedrale risuona a festa i portoni della chiesa si spalancano e una folla incontenibile e straripante si riversa lungo le navate di corsa con grida di invocazioni.
Un tempo la profonda e intensa fede, intrisa di una forte carica emotiva, si manifestava attraverso atti di penitenza estrema: le povere donne avanzavano verso la sacra icona in ginocchio o scalze o lambendo il pavimento con la lingua. Questi gesti erano espressioni di gratitudine per le grazie ricevute o suppliche per ottenere interventi miracolosi in caso di malattie, incidenti o eventi avversi come la peste del 1656.