24/10/2025
Cresce il cemento, diminuiscono gli abitanti.
È il paradosso fotografato dai nuovi dati dell'Ispra - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sul consumo di suolo in Italia: il bilancio peggiore dal 2012, anno di inizio del monitoraggio.
Ettari di suoli agricoli continuano a essere cancellati da nuove urbanizzazioni, infrastrutture e poli logistici, in un Paese che nel frattempo perde popolazione e si trova sempre più esposto agli effetti della crisi climatica.
Non solo il fenomeno non rallenta, ma si sposta anche verso sud: Puglia, Sicilia e Sardegna raggiungono o superano oggi i livelli di consumo di suolo delle regioni storicamente più urbanizzate del Nord.
Più cemento sui campi e meno abitanti nelle città: il segnale di un modello di sviluppo che non regge più.
Servono norme capaci di promuovere una vera rigenerazione urbana e di sostenere l’adattamento delle città alla crisi climatica. È urgente approvare una legge che sancisca il principio di zero consumo netto di suolo e modificare l’articolo 5 del decreto agricoltura, che penalizza il fotovoltaico a terra ma consente ancora nuove edificazioni su terreni agricoli.
In un quadro nazionale allarmante, da Bruxelles arriva però una notizia positiva: il Parlamento Europeo ha approvato la prima direttiva europea sul suolo, la Soil Monitoring Law. È un passo storico, perché per la prima volta la tutela del suolo entra nel diritto dell’Unione Europea.
I suoli italiani restano minacciati dall’erosione, dalla contaminazione e dalla perdita di fertilità, ma la nuova direttiva rappresenta un punto di partenza per costruire un sistema comune di conoscenze e criteri di tutela.