15/07/2026
Cara Ivana,
ho letto le tue splendide parole con grande commozione. Nelle tue righe ho rivissuto i tanti momenti trascorsi insieme a te, a Ciccio e a tutti quei colleghi che, più che semplici compagni di viaggio, sono diventati fratelli.
È stato proprio lì, a Roma, che ha avuto inizio la nostra avventura nel mondo sindacale. Eravamo giovani, ma avevamo già compreso che era arrivato il momento di prendere in mano il nostro futuro lavorativo e di pretendere il giusto rispetto per il nostro ruolo all'interno dell'Amministrazione.
Come hai ricordato, abbiamo combattuto tante battaglie, ottenuto importanti riconoscimenti e difeso tanti colleghi che, senza il nostro impegno, sarebbero rimasti soli. Abbiamo contribuito ad abbattere disparità contrattuali e a conquistare diritti che oggi sembrano scontati, anche grazie all'autorevolezza e alla determinazione del nostro Segretario Nazionale.
A un certo punto della vita le nostre strade si sono divise, ma i nostri cuori non hanno mai smesso di essere uniti. Quel legame, costruito con sacrifici, ideali e affetto sincero, resterà per sempre.
Ti auguro di vivere questa nuova fase della tua vita con la serenità e la felicità che meriti, accanto a mio fratello Ciccio e alla vostra splendida famiglia. Goditi ogni istante: è il tempo dei sorrisi, degli affetti e di tutto ciò che avete saputo costruire insieme.
Con immenso affetto, un abbraccio.
Raffaele
Ci sono parole che meritano di essere lette perché raccontano una storia fatta di impegno, passione, coerenza e appartenenza.
Con questa lettera, Ivana Lucia Di Lorenzo, alla vigilia del suo pensionamento, saluta il servizio attivo e conclude il suo percorso sindacale nel SIAP, affidando a tutti noi una testimonianza intensa e profondamente autentica.
Sono pagine che ripercorrono una vita dedicata alla Polizia di Stato e al Sindacato, vissuta sempre con la convinzione che rappresentare le colleghe e i colleghi significhi prima di tutto ascoltarli, sostenerli e difenderne la dignità.
La Segreteria Nazionale del SIAP desidera ringraziare Ivana per il contributo umano e sindacale che ha offerto in tanti anni di militanza, per la competenza, la passione e la coerenza con cui ha interpretato il proprio ruolo, testimoniando concretamente i valori che da sempre contraddistinguono la nostra Organizzazione.
L'appartenenza al SIAP non è soltanto un incarico: è la condivisione di ideali, responsabilità e di un modo di intendere il sindacato come servizio alle persone. È questo patrimonio di valori che il saluto di Ivana richiama con forza e che continuerà a rappresentare il fondamento del nostro impegno.
Con gratitudine pubblichiamo la sua lettera, certi che saprà emozionare chi ha condiviso con lei questo cammino e ispirare chi continuerà a portare avanti, ogni giorno, la nostra missione.
La base lotta per la base. Sempre!
👇🏼👇🏼👇🏼
AL SEGRETARIO GENERALE NAZIONALE S.I.A.P.
ALLA SEGRETERIA NAZIONALE S.I.A.P.
Il mio saluto al S.I.A.P., una storia di appartenenza, ideali e vita
Caro Segretario Generale Nazionale,
care amiche e cari amici della Segreteria Nazionale,
ci sono momenti nei quali le parole sembrano non essere sufficienti a contenere tutto ciò che il cuore vorrebbe esprimere. Questo è uno di quei momenti.
Dopo trentasette anni, trascorsi nella Polizia di Stato, mentre si avvicina il giorno del mio pensionamento, sento che per me è giunto anche il tempo di congedarmi dall’impegno sindacale attivo e di salutare quel mondo che, per una parte importante della mia vita, ha rappresentato appartenenza, responsabilità, passione e servizio verso gli altri.
Il mio percorso all’interno del S.I.A.P. giunge al suo termine insieme a quello nell’Amministrazione. Non si interrompe, tuttavia, il legame con gli ideali nei quali ho creduto e che continueranno ad accompagnarmi. Esistono appartenenze che vanno oltre gli incarichi, i ruoli e le funzioni ricoperte, perché restano custodite nella coscienza e continuano a vivere nel modo in cui si guardano le persone, il lavoro, i diritti e le ingiustizie.
Ho conosciuto e amato un Sindacato nato da un’idea semplice e meravigliosa, capace di racchiudere l’intero significato della rappresentanza sindacale: "La base lotta per la base".
In quelle parole era custodita l’essenza dell’esperienza iniziata dal 1989 con il S.I.A.A.P. e successivamente proseguita nel S.I.A.P. Non si trattava soltanto di un motto, ma di una precisa scelta di campo e di un impegno morale assunto nei confronti delle donne e degli uomini della Polizia di Stato. Significava stare accanto ai colleghi, soprattutto quando erano più soli, più esposti e meno ascoltati. Significava offrire voce a chi non riusciva a farsi sentire e trasformare una difficoltà individuale in una responsabilità collettiva.
Sono stata fiera di appartenere a questo Sindacato. Fiera di un’organizzazione forte, libera e autorevole, capace di tutelare gli interessi della nostra categoria, di confrontarsi con l’Amministrazione senza timori e di difendere la dignità professionale e personale dei colleghi.
Nel momento in cui mi congedo dalla sua vita attiva, desidero poter continuare a guardare al S.I.A.P. con il medesimo orgoglio, anche da una prospettiva diversa. Per questa ragione il mio non vuole essere soltanto un saluto, ma anche la consegna affettuosa di una responsabilità a coloro che continueranno questo cammino.
La forza di un Sindacato non si misura soltanto dalla rilevanza dei suoi interlocutori, dalla visibilità raggiunta o dalla posizione occupata ai tavoli istituzionali. Si misura, soprattutto, dalla capacità di rimanere vicino all’ultimo collega, a chi lavora in silenzio, a chi presta servizio lontano dalla propria famiglia, a chi affronta un’ingiustizia, a chi vive una difficoltà personale o professionale e teme di doverla affrontare da solo.
Il Sindacato deve saper guardare in alto senza mai perdere il contatto con la base. Deve possedere l’autorevolezza necessaria per sedersi ai tavoli più importanti, conservando al tempo stesso l’umiltà di tornare ogni giorno nei reparti, negli uffici, sulle volanti, nelle sezioni investigative e in tutti quei luoghi nei quali la Polizia di Stato viene concretamente vissuta e servita.
Tutelare la base e tutelare l’Istituzione non sono finalità contrapposte. Sono espressioni della medesima responsabilità.
Difendere un collega non significa indebolire l’Amministrazione, ma contribuire a renderla più giusta, più credibile e maggiormente fedele ai valori costituzionali che siamo chiamati a custodire.
Un’Istituzione è realmente forte quando riconosce il valore delle proprie donne e dei propri uomini, ne rispetta i diritti, ne ascolta le difficoltà e non li lascia soli.
Questa deve rimanere la rotta del Sindacato, anche quando il mare è agitato e mantenere la direzione richiede coraggio, fermezza e libertà di pensiero.
Quando entrai in Polizia, molte delle tutele che oggi consideriamo acquisite non avevano ancora trovato un pieno riconoscimento. La violenza di genere esisteva, ma non possedeva ancora il nome, la consapevolezza sociale e gli strumenti operativi che avrebbe conquistato negli anni successivi. Le esigenze delle donne poliziotte faticavano a trovare ascolto all’interno di un ambiente fortemente maschile. Le garanzie connesse alla genitorialità, all’assistenza dei familiari con disabilità, ai congedi parentali e alla conciliazione tra vita professionale e familiare erano limitate o insufficienti.
Ho visto la Polizia di Stato cambiare.
Ho visto le donne conquistare spazi, responsabilità e riconoscimenti un tempo difficilmente immaginabili.
Ho visto crescere una sensibilità nuova verso la maternità, la famiglia, la fragilità e la dignità della persona.
Questi cambiamenti non sono arrivati per caso e nessun diritto è stato regalato. Dietro ogni conquista vi sono il coraggio, la tenacia e il lavoro silenzioso di tanti delegati e dirigenti sindacali che hanno saputo ascoltare, insistere e non arrendersi davanti alle resistenze.
Vi sono battaglie condotte lontano dai riflettori, difficoltà personali trasformate in diritti collettivi e persone che hanno scelto di esporsi affinché altri non fossero più costretti a subire in silenzio.
Desidero ringraziare tutto il nostro mondo sindacale, dai delegati di base ai segretari provinciali, interprovinciali e regionali, sino ai dirigenti e ai segretari nazionali.
A ciascuno vorrei ricordare che fare sindacato non può ridursi all’assunzione di un incarico. È una missione, un servizio e, prima ancora, un obbligo morale nei confronti della base.
Un pensiero particolarmente affettuoso va al Segretario Generale Nazionale e alla Segreteria Nazionale, che negli ultimi trent’anni hanno accompagnato la crescita della nostra organizzazione, conseguendo risultati importanti per l’intera categoria.
Saluto con sincero affetto Marco, Massimo, Luigi, Enzo, e tutti coloro che non ho avuto la possibilità di conoscere profondamente, ma dei quali ho seguito il lavoro attraverso le iniziative, le battaglie e gli organi d’informazione del Sindacato. Anche nella distanza, ho riconosciuto in ciascuno il valore di un impegno che, quando viene vissuto con sincerità, richiede tempo, sacrificio e una parte importante della propria vita.
Un caro pensiero va a tutte le segreterie provinciali pugliesi ed a Vito Ventrella, con il quale ho condiviso il senso di un impegno sindacale vissuto con passione, determinazione e vicinanza concreta alle colleghe e ai colleghi, sempre nella consapevolezza che rappresentare qualcuno significa prima di tutto ascoltarlo e non abbandonarlo nel momento della difficoltà.
Ma il pensiero più intimo e profondo non può che essere rivolto a Mio Cognato Giuseppe e mio marito Ciccio, che fin dagli albori hanno creduto negli ideali fondanti del S.I.A.A.P., facendone una parte essenziale della propria vita.
Ho avuto il privilegio di condividere con loro non soltanto un cammino familiare, ma anche una visione del Sindacato fondata sulla lealtà, sul coraggio, sulla coerenza e sulla difesa ad oltranza delle colleghe e dei colleghi, tutti, sempre e comunque. Ciccio ha difeso le ragioni della base anche quando farlo era più difficile, anche quando sarebbe stato più semplice tacere o voltarsi dall’altra parte.
Attraverso il suo esempio ho compreso che fare sindacato significa assumersi la responsabilità di non lasciare indietro nessuno.
Significa esserci senza chiedere quale sia l’appartenenza, la qualifica o la convenienza del momento.
Significa difendere chi ha bisogno, anche quando quella difesa comporta sacrifici personali, incomprensioni e solitudine.
A Ciccio mio marito, va la mia gratitudine più sincera per aver creduto nella forza di quegli ideali, per averli custoditi e difesi senza esitazioni e per avermi accompagnata, con amore e discrezione, lungo questo cammino umano, professionale e sindacale.
Se oggi saluto il S.I.A.P. con tanta emozione è anche perché, insieme a lui, ho conosciuto il significato più autentico dell’appartenenza e della militanza.
A tutti voi, nel lasciare il Sindacato, affido una speranza che vuole essere anche un’esortazione: continuate a custodire l’essenza della nostra organizzazione.
Qualunque sia il ruolo ricoperto e qualunque sia la responsabilità assunta, la rotta deve rimanere sempre la stessa. La tutela della base, la dignità dei colleghi e la salvaguardia dell’Istituzione devono rappresentare la bussola di ogni scelta.
Non permettete mai che la distanza dai luoghi di lavoro diventi distanza dalle persone. Non lasciate che le ragioni dell’organizzazione prevalgano sulle ragioni dei colleghi. Un Sindacato conserva la propria anima soltanto quando continua a riconoscersi negli occhi di chi gli chiede aiuto.
Alle soglie del pensionamento ho voluto consegnare alla scrittura una parte della mia esperienza professionale. Insieme alla collega Patrizia Miniello ho scritto il libro "Da lì si vede il mare", nel quale abbiamo cercato di raccontare il peso umano e professionale vissuto da chi è chiamato a confrontarsi con vicende dolorose e delicate, quali la violenza sulle donne, gli abusi sui minori e le ferite, spesso invisibili, delle vittime più fragili.
In quelle pagine vi sono il dolore incontrato durante il servizio, la fatica di chi indaga, il senso di impotenza che talvolta accompagna il nostro lavoro, ma anche la speranza che può nascere dall’ascolto e dalla scelta di non voltarsi dall’altra parte.
Questo libro rappresenta il dono con cui desidero chiudere la mia carriera e salutare il mio Sindacato. Non è soltanto un ricordo personale, ma una testimonianza dedicata alle donne e agli uomini della Polizia di Stato, alle vittime e a tutti coloro che continuano a credere nel valore umano della giustizia.
Mi piacerebbe potervi riabbracciare il 28 luglio 2026, alle ore 19.00, presso il Cinema Teatro AncheCinema di Bari, in Corso Italia n. 112, in occasione della presentazione del libro. La vostra presenza avrebbe per me un significato profondo e renderebbe ancora più intenso un momento che sento appartenere non soltanto alla mia storia, ma anche alla nostra comune esperienza umana, professionale e sindacale.
Lascio il servizio attivo e, con esso, chiudo il mio percorso nel S.I.A.P. Lo faccio con il cuore colmo di ricordi, portando con me i volti, le battaglie, le difficoltà, le soddisfazioni e gli ideali che hanno accompagnato una parte tanto importante della mia vita.
Vi saluto con gratitudine e sincero affetto, nella speranza che il S.I.A.P. continui a essere una casa autorevole e coraggiosa, nella quale nessuna collega e nessun collega debbano mai sentirsi soli.
Gli incarichi terminano, i ruoli cambiano e le strade, talvolta, si separano.
Ciò che non deve cambiare è il senso autentico dell’impegno sindacale.
La base lotta per la base. Sempre.
Con affetto,
Ivana Lucia Di Lorenzo
Dirigente sindacale interprovinciale S.I.A.P. Bari e BAT