Samnium L'essenza dell'Arte

Samnium L'essenza dell'Arte "Una scuola speciale dove riscoprire una vocazione antica quanto l'uomo: dare forma e pensiero alle e

12/09/2023

BUONGIORNO A TE AMANTE DEI COLORI... CHE NE DICI DI VE**RE A DIPINGERE I TUOI SOGNI?

SBRIGATI... NON RIMANDARE A DOMANI LA TUA PASSIONE
VIENI A PROVARE ADESSO!!

TI ASPETTIAMO A TELESE TERME IN VIALE MINIERI 145
PER INFO: 3209148831 MARIA TERESA

30/05/2023
30/05/2023

... Ci siamo! La bella stagione è alle porte, piena di sole e colori.
Che ne dite di aprire la porta in noi e lasciar entrare la magia dei colori?

Vi aspettiamo a Telese Terme in viale Minieri 145
Per info :3209148831 Maria Teresa

29/01/2023

Colazione sull'erba (Le Déjeuner sur l'herbe) è un dipinto del pittore francese Édouard Manet, realizzato nel 1863 e conservato al museo d'Orsay di Parigi.
Oggi è considerato il capolavoro di Édouard Manet, ma nel 1863, quando fu esposto, destò scandalo. E non solo per i suoi contenuti.La Colazione sull'erba fu al centro di uno dei più clamorosi scandali artistici dell'intera storia dell'arte. Gli animi benpensanti della borghesia di Parigi si indignarono rumorosamente di fronte alla donna nuda dipinta da Manet, e tacciarono l'intero quadro di una scandalosa «indecenza». Il n**o non solo era oggetto di studio nelle Accademie di tutto il mondo, ma era anche uno dei temi più accettati e consueti dell'intera storia dell'arte: gli artisti che si sono confrontati con il n**o, infatti, sono innumerevoli, da Sandro Botticelli (Nascita di Venere, 1482-1485 circa) a Diego Velázquez (Venere Rokeby, 1648 circa), passando per il veneratissimo Jean-Auguste-Dominique Ingres.
Fu così che Manet, animato dal semplice desiderio di rappresentare la realtà in maniera sincera (scene come quella raffigurata nella Colazione sull'erba si potevano vedere ogni giorno a Parigi), venne accusato di aver voluto raffigurare «una comune pr******ta, completamente nuda, fra quelli che sembrano due studenti in vacanza, che si comportano male per far vedere che sono uomini».
Le critiche, tuttavia, furono innumerevoli: «il n**o, quando è dipinto da persone volgari, è indecente» malignava un critico d'arte,mentre un altro ancora criticava la «mania di vedere tramite macchie» propria di Manet. Per Didier de Montchaux il dipinto era «alquanto scabroso» e Thoré descrisse la figura maschile sulla destra come un beota «che non ha nemmeno l'idea di togliersi quell'orripilante cappello imbottito quando sta all'aperto», ritenendo sconvolgente «il contrasto tra quel fastidioso animale e il personaggio proprio di una scena pastorale, quale è la bagnante sullo sfondo». L'eco di quest'ondata di indignazione giunse anche a Napoleone III, che si recò personalmente a guardare il dipinto e subito lo ritenne uno spregevole insulto alla morale borghese. In seguito al risentimento dell'Imperatore la vicenda acquistò ulteriore notorietà e, come osservò a distanza di tempo il critico Théodore Duret, «Manet diventa di colpo il pittore di cui si parla maggiormente a Parigi!». Nonostante lo scandalo furioso, tutti ormai affluivano al Salon des Refusés pur di vedere la tela incriminata.
Il celebre romanziere Émile Zola riferì:

«Da ogni parte si sentiva il respiro ansimante di corpulenti gentiluomini e il rauco sibilo di signori allampanati e su tutto dominavano le stupide risatine flautate delle donne. Nella parte opposta della sala un gruppo di giovani si contorceva dal ridere e una signora era stramazzata su una panca, le ginocchia strette, ansimando e sforzandosi di respirare col viso nascosto nel fazzoletto»

Con un secolo di anticipo rispetto alla prima descrizione meccanica del sistema circolatorio, risalente al 1628, Michela...
20/01/2023

Con un secolo di anticipo rispetto alla prima descrizione meccanica del sistema circolatorio, risalente al 1628, Michelangelo scolpì nel David la corretta distensione della giugulare.

Questa considerazione figura in un articolo del 2020 di Daniel Gelfman, un medico del Marian University College of Osteopathic Medicine di Indianapolis.

“Michelangelo aveva una formazione anatomica. Deve aver notato una distensione della giugulare in soggetti sani eccitati”.

Un particolare, sfuggito a 500 anni di osservazioni, che conferma il genio dello scultore, dimostrando come fosse un attento osservatore in grado di riprodurre perfettamente qualcosa che sarebbe stato descritto nel dettaglio 100 anni dopo: la meccanica del sistema circolatorio.

Grazie al suo “occhio clinico”, Michelangelo diventa così un profeta della scienza in grado di anticipare le scoperte della medicina.

DIPINGERE FA BENE ALL 'ANIMA,  ALLORA A CHI ASPETTATE?DONATE A CHI AMATE LA POSSIBILITÀ DI METTERE SU TELA IL PROPRIO MO...
12/12/2022

DIPINGERE FA BENE ALL 'ANIMA, ALLORA A CHI ASPETTATE?
DONATE A CHI AMATE LA POSSIBILITÀ DI METTERE SU TELA IL PROPRIO MONDO, REGALANDO "IL CORSO DI DISEGNO E PITTURA!!"

VI ASPETTO A TELESE TERME IN VIALE MINIERI 145

PER INFO :3209148831 MARIA TERESA

Nel Mosè di Michelangelo, realizzato nel 1513-1515, c'è un piccolo muscolo scolpito nell'avambraccio. Il corpo umano con...
25/11/2022

Nel Mosè di Michelangelo, realizzato nel 1513-1515, c'è un piccolo muscolo scolpito nell'avambraccio. Il corpo umano contrae questo muscolo solo quando si solleva il mignolo, altrimenti rimane nascosto. Mosè sta effettivamente alzando il mignolo, di conseguenza il muscolo si contrare e Michelangelo (che, ricordiamo, si definiva più uno scultore che un pittore) mette in luce questo piccolissimo - ma grande - dettaglio.
Semplicemente straordinario, d'altronde stiamo parlando di uno dei più grandi personaggi del Rinascimento!

Oggi ti presento «Incoronazione di spine» di Caravaggio, del 1603 e conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna.Una...
21/11/2022

Oggi ti presento «Incoronazione di spine» di Caravaggio, del 1603 e conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Una luce diffusa e battente entra dall'alto a sinistra e rivela la scena: due sgherri, canna in mano, premono con violenza una corona di spine sul capo di Gesù che si piega docile come una canna. I tre corpi si muovono dentro a un quadrato, creando un gioco di diagonali che orienta lo sguardo dell'osservatore verso il volto sofferente, ma pacificato e mite, di Gesù. Egli indossa un mantello porpora e impugna la canna consegnatagli dai suoi aguzzini, come scettro beffardo per un re di burla. Dei due flagellatori uno indossa teli annodati sul busto e sul capo, l'altro ha il volto coperto dal suo stesso gesto di violenza: sono immagine del male che lega l'uomo, lo schiavizza e lo abbruttisce fino a togliergli dignità e identità. Il corpo di Cristo non è segnato neppure con una goccia di sangue: ha la bellezza e lo splendore del Risorto. Un terzo uomo, un cavaliere vestito come i contemporanei di Caravaggio, a stento si distinguerebbe dal cono d'ombra in cui è confinato se non fosse per il colletto bianco e per lo splendido piumaggio che gli adorna il copricapo; si appoggia pensoso a un parapetto e assiste al supplizio con sentimenti indecifrabili. Con un semplice e sapiente accostamento Caravaggio offre una riflessione sull'ambiguità dell'uomo di fronte al male e alla solare chiarezza della verità dell'Uomo Dio: da una parte c'è un uomo armato ma indifferente di fronte all'ingiustizia, dall’altra c’è un giusto, indifeso e inerme di fronte ai suoi torturatori. Il cavaliere indifferente non partecipa attivamente alla tortura ma è colpevole tanto quanto gli esecutori: il male ha scatenato le sue forze e l'uomo è rimasto spettatore muto. Caravaggio denuncia, anche per esperienza diretta, come le conseguenze del male non si possano prevedere: una volta dato libero sfogo alle proprie passioni s'imbocca la via della violenza e della morte perché il peccato ha conseguenze e non finisce con chi lo commette, ma la redenzione sta nella logica del perdono e dell'amore che Cristo ha manifestato proprio nel corso della sua passione e morte.

Dolore e violenza sono le caratteristiche fondamentali del quadro che esprime il mistero del male, spesso una sfida alla tua mente e la tua fede. Il Merisi risponde a questa provocazione dipingendo un Dio che in Gesù fa suo il male che ogni giorno anche tu sperimenti nel mondo: il pittore crede che la bontà di Dio si manifesti, benché in maniera incomprensibile, anche nella sofferenza e nella morte.

Una bellissima definizione della Provvidenza si può trovare in Alessandro Manzoni, il quale scrive: «Dio mai turba la gioia dei suoi figli, se non per preparare loro una gioia più certa e più grande». Imprimi nella mente questa definizione che è un capolavoro, racconta la paternità di Dio: ogni azione di Dio è orientata alla disciplina, non alla distruzione. Educare e, laddove necessario, punire un figlio costa sia al genitore che al figlio, ma tutto è finalizzato a poter vivere con pienezza, ad imparare a saper aiutare il prossimo, a capire che la propria volontà non può sempre essere la priorità. Così recitano i Proverbi: «Apri il tuo cuore alla correzione e il tuo orecchio ai discorsi sapienti». Dio è un buon papà, che dice: «Figlio mio, se il tuo cuore sarà saggio, anche il mio sarà colmo di gioia».

Nel cavaliere indifferente Caravaggio rappresenta l’enigma di ogni uomo. Dal parapetto della storia anche tu puoi guardare la scena crudele e domandarti quale uomo porti dentro di te: quello schiavo del peccato e di una delle tante dipendenze che oggi affollano la società? Quello senza volto che si sottrae volentieri alle proprie responsabilità? Oppure l'uomo redento da Cristo capace di lasciarsi amare e amare come lui, fino alla fine?

Grazie per la tua cortese attenzione!

MEFISTOFELE E LA MARGHERITAQuesta è probabilmente una delle sculture più insolite al mondo. È stato creato da uno sculto...
12/11/2022

MEFISTOFELE E LA MARGHERITA

Questa è probabilmente una delle sculture più insolite al mondo. È stato creato da uno scultore francese sconosciuto nel XIX secolo ed è ora ospitato nel Museo Salar Jang di Hyderabad, in India.
La sua particolarità è che da un lato è scolpita la figura di un uomo e dall'altro - di una donna. È conosciuta in tutto il mondo come la "Doppia Statua di Mefistofele e la Margherita" ed è scolpita in un unico pezzo dal più antico sicomoro.
Dietro la statua è stato installato un enorme specchio, per poter ammirare due immagini contemporaneamente e per poter apprezzare l'impeccabile capacità dell'autore.

La Dama con l'ErmellinoUna delle opere più iconiche della storia rinascimentale e del genio di Leonardo da Vinci è sicur...
02/11/2022

La Dama con l'Ermellino

Una delle opere più iconiche della storia rinascimentale e del genio di Leonardo da Vinci è sicuramente la Dama con l'Ermellino, frutto del soggiorno milanese dell'artista quando tra il 1482 ed il 1499, fu chiamato a Milano da Ludovico Sforza.
Questo ritratto ha cambiato la storia della pittura, la Dama oltre che sedere di tre quarti, non guarda in faccia chi la ammira, soluzione mai adottata prima di quel momento, ciò fa ipotizzare che vi fosse anche qualcun altro presente mentre il pittore eseguiva l'opera.

Vogliamo soffermarci su tutti i significati simbolici inseriti nell'opera dal genio nato a Vinci in Toscana, il 15 aprile 1452, figlio della relazione tra il notaio Piero da Vinci e Caterina, donna di una modesta estrazione sociale.
Partiamo dall'ermellino, notando le sue dimensioni capiamo come esso non dovesse essere il suddetto animale ma bensì un furetto, tuttavia alla fine scelse l'ermellino per il suo valore simbolico.
Prima di tutto vi è un allusione alla Dama rappresentata, ovvero Cecilia Gallerani molto amata da Ludovico il Moro, la quale era cavaliere dell'ordine dell'Ermellino ruolo conferitogli dal Re di Napoli ; inoltre al tempo del ritratto la fanciulla doveva avere sedici anni, il pelo dell'ermellino candido era simbolo di purezza e virtù, doti per cui Cecilia era celebrata.
Dal legame con Ludovico, era nato un figlio, di nuovo si ritorna all'Ermellino, simbolo delle donne in gravidanza.

Qualcuno ha ipotizzato anche che la Dama fosse Caterina Sforza figlia di Galeazzo Maria, il quale ritratto sarebbe eseguito in memoria della congiura del 1476 di cui fu vittima, questa tesi si sorregge sul filo di perle nere segno di lutto e sull'ermellino che era nello stemma di Giovanni Andrea Lampugnani, assassino di Galeazzo Maria.

Lo sapevate che... l’opera più famosa di Vincent Van Gogh, La notte stellata, venne dipinta dalla finestra del manicomio...
26/10/2022

Lo sapevate che... l’opera più famosa di Vincent Van Gogh, La notte stellata, venne dipinta dalla finestra del manicomio di Saint Paul de Mausole, dove il pittore venne ricoverato dopo essersi amputato l’orecchio in seguito a una lite con il pittore Paul Gauguin.

I pazienti di un manicomio nel
XIX secolo venivano storditi col bromuro, con purghe e salassi, le normali cure contro la “follia” o venivano appesi al soffitto in delle arcaiche camicie di forza, al fine di placare i loro “eccessi”. Ma in quest’ambiente terrificante e degradante Van Gogh dipinse alcuni dei suoi quadri più belli. Venne preso da un vero e proprio furore creativo e continuamente chiedeva al fratello Theo di inviargli materiale per dipingere, pennelli e colori. Con la forza della propria immaginazione riusciva a rielaborare la misera realtà che percepiva con i suoi occhi in qualcosa di sublime, d’infinito, d’immortale.

“Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente? Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole – qualcuno che non ha posizione sociale né potrà averne mai una; in breve, l’infimo degli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno.”

Quando tentò di avvelenarsi inghiottendo colori a tempera e bevendo il cherosene delle lampade, fu segregato in una stanza spoglia e minuscola, priva di mobilia, ma continuò lo stesso a dipingere. L’arte per Van Gogh era una forma di resistenza, di sopravvivenza, un modo per svelare i misteri della natura e dell’anima. Pochi artisti sono riusciti ad esprimere i dolori e le sofferenze della propria vita con la stessa intensità di Van Gogh. La luce e i colori nei suoi quadri sono o accecanti o tenebrosi, un’esplosione di vita colta con la finissima sensibilità che gli era propria.

Indirizzo

Viale Minieri 145
Telese
82037

Orario di apertura

15:30 - 17:30

Telefono

+393209148831

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