23/08/2025
La selvaggia valle dell’Alpe, ramo laterale sinistro della valle di Gavia, mette in comunicazione la Valfurva con la val di Rezzalo, attraverso il facile passo dell’Alpe (2462 m s.l.m.).
Risalendo il fianco che guarda a meriggio, seguendo l’affioramento marmifero, poco prima di giungere al passo dell’Alpe, è un susseguirsi di doline e cavità dovute alla fenomenologia carsica.
La maggiore di queste, conosciuta oggidì come la grota da l’édélvàis (2498 m s.l.m.), per la diffusa presenza d’infiorescenze di stelle alpine (Leontopodium), è un ampio portale che s’apre verso il fondovalle della valle dell’Alpe.
La grotta è tutt’oggi un provvidenziale riparo in caso di maltempo, ma ancor più lo doveva essere nel passato, essendo l’unico luogo in tutta la valle dell’Alpe a garantire un sicuro rifugio ai pastori.
All’entrata, cosi come al suo interno troviamo delle tracce materiali che aprono degli squarci nella vita di queste persone, la gran copia di lastre di marmo precipitate dall’alto divennero lavagne di roccia dove si sovrappongono i nomi e i cognomi dei pastorelli che lasciarono inciso un ricordo della loro presenza, come pure la testimonianza lasciate da genti di passaggio, che vi hanno cesellato iniziali, nomi e cognomi estesi, date, cuori, disegni e graffiti.
L’articolo completo “Prospettive di ricerca di un sito d’altitudine: la grotta della Cameraccia in Valle dell’Alpe, Valfurva (2500 m s.l.m.)“ di Giuseppe Cola si trova a pag. 111 del Notiziario IAV n.22