10/05/2026
Le riflessioni sulle differenze di impostazione tra Impruneta e Montebuoni
In tutti e due i casi l'architettura ci parla di come è nato il complesso e come serviva la Comunità: all'Impruneta tutto partì dal raddoppio della Chiesa nel Trecento, dotandola di 4 altari per 4 cappellani, il coro, la Compagnia più modesta, la sagrestia della Compagnia. Si dette cioè ampio spazio alla Chiesa e al culto, mentre non si curò gli spazi comuni per la vita degli addetti: non c'è una grande cucina come a Passignano e Vallombrosa, né dormitori, ma solo l'uso di piccoli ambienti e importantissimi l'orto e porzioni di cantina a testimoniare una vita frugale e agricola. Poi Antonio degli Agli incrementò le processioni, attirò fedeli e offerte tanto da preoccuparsi di difendere il santuario fino a farlo diventare una fortezza. E quando, a fatica, costituì la Pieve con 9 cappelle, dando come possibile a ognuna sia spazi che terreni, boschi e possibilità di pernottare se non potevano tornare a dormire nel loro popolo, dovette discutere e mediare sia con i Buondelmonti che altri del popolo.
A Montebuoni invece più tardi, nacque e crebbe una comunità che si dotò di spazi ad hoc, dall'Oratorio allo “stanzone” al forno, orto, pallottolaio per riunioni anche laiche.
A Impruneta con i Buondelmonti importava solo il controllo del potere mentre non c'era nessun interesse per le arti e difatti ci son arrivati non affreschi ma solo la grande pala dell'altar maggiore e poi le grandi tele dei quadri del Seicento.
A Montebuoni, invece, c'era una comunità stanziale che ebbe piacere a creare gli spazi per fare una vita comune, sia religiosa che popolare.
Adesso Montebuoni ha la possibilità di “valorizzare la comunità “ come giustamente è stato scritto a proposito del lavoro di restauro degli affreschi. E chi vuol contribuire può sostenere la causa e soprattutto contribuire a indirizzare le offerte.
Venerdì 15 e sabato 16 ci saranno visite guidate a numero chiuso; potete partecipare ma anche semplicemente mettere dei likes che ci diano la misura dell'interesse condiviso.