02/09/2026
📌 PER TUTTI, FACCIAMO CHIAREZZA
Avrei voluto con tutto il cuore risparmiarvi questo sfogo, ma di fronte a continue provocazioni e affermazioni false e gravemente diffamanti sul mio conto non posso più tacere.
Chi mi conosce sa bene quanto io odi le guerre e sa che non ne ho mai fatte, preferendo sempre costruire. Eppure oggi, anche se costa un'immensa fatica, sento il dovere morale di fare chiarezza con trasparenza assoluta.
Sono sette anni che una parte enorme della mia vita è dedicata ai cani calabresi. Sette anni fa ho creduto di aver trovato la persona giusta con cui dare forma al sogno di tutta la mia vita: prendermi cura degli ultimi, strapparli alla strada e costruire per loro una realtà fatta solo di amore e tutela. In quel momento ho creduto davvero di poter trasformare quel sogno in realtà, e mi ci sono gettata a capofitto con tutta l'anima.
Avevo figli ancora piccoli, una casa, una famiglia e responsabilità che mi aspettavano a Roma, e una madre anzianissima e malata che avrebbe avuto bisogno della mia presenza. Eppure ho cominciato a fare avanti e indietro con la Calabria.
Sono stati sette anni di viaggi continui, di tempo sottratto alla mia casa, ai miei figli, ai miei doveri e anche a me stessa.
In questi anni la vita non mi ha risparmiato nulla: ho affrontato la perdita di mia madre, problemi familiari, difficoltà con i miei figli e momenti nei quali avrei avuto mille ragioni per fermarmi, ma non l’ho fatto. Sono rimasta in piedi e ho continuato, perché ho creduto ciecamente in questo progetto e continuo a credere che i nostri cani meritino ogni sacrificio fatto per loro.
Ai tempi del Covid ho fondato la nostra prima associazione “Quelli di Nessuno di Tony e Laura”. Eravamo all’inizio, cominciavamo a raccogliere i primi cani e tutto quello che esiste adesso non era neppure nella nostra immaginazione…
Nel frattempo ho costruito da zero tutto il nostro mondo social, le raccolte fondi, il Teaming, la pagina Facebook e tutto quello che negli anni ci ha permesso di farci conoscere, trovare tante famiglie adottanti e soprattutto raccogliere le risorse necessarie per mantenere, curare e salvare centinaia di cani e per costruire il nostro rifugio.
Negli anni è cambiato anche il mondo del Terzo Settore, è stato istituito il RUNTS e soprattutto oggi abbiamo un progetto molto più grande, un rifugio da proteggere, la possibilità di più sedi operative e la necessità di costruire qualcosa che possa avere basi più solide e strumenti adeguati al futuro. È per questo che ho costituito la nuova associazione “Quelli di Nessuno Calabria - Roma”, adeguandola alle nuove normative del Terzo Settore, iscrivendola al RUNTS e al 5 per mille. Nel mio progetto l’idea era limpida e lungimirante: un’unica grande associazione “madre” con due sedi operative, una in Calabria e una a Roma, unite sotto la stessa identità giuridica e tutelate dalla stessa trasparenza. Una realtà che avrei continuato a capitanare e sostenere io — esattamente come ho sempre fatto con dedizione fin dall’inizio — poggiando sulle mie spalle, sul mio lavoro di gestione e sul motore dei social che ho costruito da zero, per garantire cibo, cure e serenità a entrambe le sedi e a tutti i nostri cuoricini recuperati in questi anni in Calabria.
Per sette anni ho lavorato fisicamente nel rifugio, con le braccia e la fatica, e ho lavorato tantissimo dietro le quinte, occupandomi di tutto ciò che serviva affinché quel rifugio potesse continuare ad esistere.
E sono sempre stata presente anche sul campo: ho partecipato al recupero di tutti i cani che vedete su questa pagina: li ho cercati, raccolti, caricati in macchina, accompagnati nel loro percorso di guarigione, e filmati affinché voi li conosceste e ve ne innamoraste. E molti li ho adottati!
Ma c’è un’altra parte di questi sette anni che quasi nessuno conosce, ed è probabilmente quella che oggi mi lascia più amarezza. Ho combattuto tantissime battaglie sentendomi molto spesso completamente sola. Ho affrontato attacchi, problemi, segnalazioni, denunce, difficoltà economiche, burocratiche e giudiziarie. Mi sono trovata davanti persone che hanno cercato in ogni modo di ostacolare il nostro lavoro e sono andata avanti comunque.
Contemporaneamente esistevano anche situazioni “interne” molto difficili che ho scelto di non raccontare e di tenere per me. Perché questa è una pagina che deve parlare di cani ed ho sempre pensato che proteggere il progetto venisse prima di tutto.
Negli ultimi mesi Tony ha scelto volontariamente di allontanarsi dai nostri social e quindi anche da quella parte del progetto che, da sempre, è stata principalmente il mio lavoro.
È stata una sua scelta, che tutti coloro che ci seguono conoscono e che io ho rispettato.
Ci sta che, dopo anni di pressioni emotive e lotte, quando il carico e le responsabilità diventano troppo pesanti da sostenere, allontanarsi sia una naturale reazione emotiva. Ma un conto è la fatica fisica, un altro è farsi sopraffare dall'ansia nei momenti critici.
Raccontarsi costantemente come “soli e abbandonati” svilisce l'impegno di chi è rimasto a guidare la nave, finendo per trasformare una difficoltà personale in una colpa scaricata addosso a qualcun altro!
Credo sia importante chiarire, perché oggi non voglio che passi l’idea di una rottura costruita da entrambe le parti: non sono stata io ad avviare questo progressivo allontanamento, è stata una esclusiva scelta di Tony.
Quello che però trovo grave è che oggi si utilizzi il proprio profilo personale per creare confusione, disperdendo pubblico e togliendo visibilità e follower a questa pagina ufficiale. Questa pagina non è una vetrina personale: è il motore economico e operativo dell'intero progetto, lo strumento attraverso cui arrivano le donazioni necessarie al sostentamento del rifugio e le richieste di adozione per far partire i cani. Spostare l'attenzione sul proprio profilo per cercare consensi personali significa depotenziare la pagina ufficiale e quindi arrecare un grosso danno concreto ai cani e alla loro sopravvivenza.
Voglio chiarire anche la questione della pagina, perché è stato detto che oggi lui non potrebbe pubblicare qui. Questa pagina l’ho costruita io e l’ho sempre gestita io. La comunicazione è sempre stata uno dei miei compiti all’interno del progetto, esattamente come Tony ne ha avuti altri. Finché le riprese le facevamo insieme in Calabria, il lavoro era condiviso: ci mettevamo lì, decidevamo insieme cosa raccontare, come strutturare i testi e come impostare i filmati, fermo restando che il lavoro tecnico di montaggio e la pubblicazione li ho sempre curati io. Dal momento che non ha voluto più realizzare video assieme a me la pagina è cambiata e questo lo avete visto tutti.
Parlare oggi di un divieto improvviso o di una mia decisione legata alla recente scomparsa di Yasmine che è avvenuta a fine giugno non corrisponde alla realtà dei fatti: Tony ha smesso di pubblicare su questa pagina già dall’inizio dell’anno, di sua spontanea volontà.
Scaricare oggi la responsabilità su di me e sul mio operato significa semplicemente non avere il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte e delle proprie decisioni.
Dopo mesi nei quali ha scelto di non comparire più, un eventuale ritorno richiederebbe semplicemente, e per correttezza verso chi ci segue, una spiegazione vera della sua lunga assenza. Dopodiché, come è sempre avvenuto nella divisione dei nostri ruoli, potrebbe affidarmi il materiale che riguarda i cani affinché sia da me pubblicato: i social hanno sempre avuto la stessa gestione e questa divisione dei compiti non nasce certamente adesso!
I nostri ruoli sono sempre stati diversi e proprio per questo non sono confrontabili, né tantomeno l'uno dovrebbe prevaricare o scavalcare quello dell'altro.
Lui svolge quotidianamente il lavoro operativo all'interno del rifugio assistito da altre persone (compresa me ed i miei figli per i lavori straordinari), mentre io mi occupo di tutto ciò che c’è intorno: amministrazione, organizzazione, comunicazione, raccolte fondi, adozioni, rapporti con professionisti e istituzioni, progettazione e tutto quello che serve perché quella macchina possa continuare a funzionare. Oltre alla cura dei cani più in difficoltà a Roma.
Sono lavori diversi e sono tutti indispensabili: senza chi accudisce materialmente i cani il rifugio si fermerebbe, ma senza chi trova le risorse per comprare il cibo, pagare i veterinari, affrontare la burocrazia e organizzare partenze e sostenere tutto ciò che ruota intorno, si fermerebbe esattamente allo stesso modo. Non dovrebbe esserci una gara per stabilire chi sia più bravo, chi faccia di più o chi sia più importante, dovrebbe esserci una squadra.
In questo periodo si è arrivati al paradosso di rimettere in discussione l’intero impianto: da un lato ci si lamenta del carico e della fatica ingestibile dei cani, dall’altro si pretende di scavalcare e usurpare ogni mia competenza, facendomi la guerra semplicemente perché continuo a portare avanti a testa alta ciò che ho sempre fatto da sette anni a questa parte.
Trovo inaccettabile continuare ad assistere a una narrazione vittimistica in cui ci si descrive costantemente come "soli", cancellando con un colpo di spugna il lavoro altrui. Nessuno nega il lavoro materiale e operativo di Tony all'interno del rifugio, ma è profondamente scorretto negare il mio solo per innalzare se stessi screditando chi c'è dietro le quinte.
È indispensabile il rispetto per due ruoli entrambi fondamentali!
Con molta tristezza mi ritrovo a ricevere video che altre persone mi inviano — dato che lui ha scelto di bloccarmi — nei quali racconta le cose in maniera completamente distorta, ribaltando la realtà per far finta di essere dalla parte della ragione. Ed è doveroso fare chiarezza anche sulla questione economica e gestionale, perché creare confusione su questo tocca il cuore stesso della nostra trasparenza.
Ognuna delle due associazioni ha la propria identità giuridica ed un proprio conto corrente. Tony utilizza il bancomat della vecchia associazione di cui dispone liberamente, io stessa gli invio periodicamente gli screenshot di ciò che è in quel conto per tenerlo costantemente aggiornato sulla situazione contabile e su ciò che si può spendere. Io non mi arrogo alcun diritto di decidere da sola ciò che serve, ma in un’associazione le uscite importanti vanno programmate e condivise. Non si può escludere l’amministrazione: ho io la gestione finanziaria e la responsabilità di verificare se una spesa è sostenibile oppure no!
Con la nuova associazione — pur essendo appena nata, ancora molto piccola, povera e senza alcuna riserva economica da parte — mi sono subito rimboccata le maniche aprendo una raccolta fondi per saldare tutti gli arretrati delle spese veterinarie; continuo a pagare ogni settimana le fatture mediche, il cibo e tutto ciò che occorre per mandare avanti il rifugio calabrese, cercando al contempo le risorse necessarie per realizzare lo spazio autorizzato nel Lazio: non un progetto per me stessa, ma una risorsa vitale per i nostri cani calabresi a rischio di deportazione in canile, concepita per accoglierli e togliere pressione alla Calabria.
Cerco con fatica di gestire tutto: considerate che solo per il cibo spendiamo circa 4.500 euro al mese! E credetemi che mandare avanti tutto questo non è affatto facile, specialmente adesso che mi ritrovo trascinata in questa penosa buffonata sui social, che ha l'unico risultato di disorientare le persone e far crollare drasticamente le donazioni necessarie alla sopravvivenza dei cani.
Pretendere di mettere le mani e disporre liberamente delle spese importanti del conto di una nuova associazione di cui non fa più parte — dopo che lo scorso aprile è stato lui stesso a chiedermi espressamente di essere rimosso, scelta a cui ho dovuto dare seguito formale — non solo non è un proprio diritto per legge, ma dimostra anche una profonda ignoranza su cosa significhi gestire un ente del Terzo Settore.
Creare questo calderone mediatico è penoso, e trovo davvero desolante e amaro dover parlare pubblicamente di soldi quando in teoria si dovrebbero condividere gli stessi ideali di tutela e salvaguardia…
Vivere costantemente sotto il tiro di accuse pretestuose e tensioni cercate a tutti i costi era diventato un peso insostenibile per me. Proprio per non restare ostaggio di queste dinamiche e per superare l'impasse autorizzativa che soffocava la Calabria, ho preso in mano la situazione muovendomi tempestivamente verso una soluzione solida con l’obiettivo di mettere finalmente al sicuro i nostri cani dall'incubo della deportazione in canile. La mia prima intenzione fu quella di acquistare un altro spazio in Calabria per metterci in regola una volta per tutte, ma la mia proposta non trovò l'accordo del mio consociato.
Dal momento in cui ci è stata preclusa la possibilità di recuperare i cani come un tempo, è venuto meno il senso primario del nostro impegno in questo territorio: essere un punto di salvezza per chi non ha nessuno.
Così ho capito che l'unica via percorribile era spostare una parte dei cani nella mia zona.
Da qui nasce il progetto di individuare una struttura autorizzata nel Lazio dove accogliere una parte dei nostri cuoricini: significa togliere pressione alla Calabria, ridurre le presenze nel rifugio, garantire più spazio e dignità a chi resta, rendere la gestione quotidiana per Tony molto più sostenibile e aprire finalmente un varco concreto verso l'autorizzazione dell'ASP calabrese.
E significa che di quella parte dei cani potrò occuparmene materialmente io, in una struttura autorizzata.
Proprio per questo faccio fatica a comprendere come una scelta pensata per alleggerire e tutelare tutti possa trasformarsi in un pretesto di scontro, anziché essere accolta per quello che è: un atto di buonsenso nell'esclusivo interesse dei nostri cani.
Da anni a Roma continuo a fare la mia parte sul campo senza fermarmi un istante, occupandomi ogni giorno delle cure dei cani più fragili e bisognosi. Se non li metto costantemente in mostra su questa pagina è per una scelta precisa: preferisco dare la massima visibilità e priorità assoluta agli ospiti del rifugio calabrese, offrendo loro una vetrina e maggiori possibilità di riscatto attraverso l'adozione.
Nel frattempo, continuo a lavorare senza sosta anche sul fronte delle partenze, con un impegno enorme dietro le quinte che sta portando a risultati meravigliosi: e vedrete che prestissimo ci saranno altre bellissime novità e sorprese per alcuni dei nostri cani che finalmente troveranno la loro felicità.
Ma c’è un’altra cosa che oggi mi preoccupa: intorno a me sembra essere stata costruita un’immagine nella quale non mi riconosco, quasi fossi diventata improvvisamente il nemico da combattere e da affossare.
Per anni abbiamo dovuto difendere il nostro progetto da persone che lo hanno apertamente contrastato, le cui segnalazioni, denunce e battaglie contro il rifugio hanno contribuito a trascinare la situazione dei nostri cani dentro brutte vicende giudiziarie, fino al TAR. Io sono stata per anni uno degli ostacoli più duri da superare per chi voleva mettere in difficoltà questo progetto: ho combattuto, ho cercato professionisti, ho affrontato battaglie legali, amministrative e pubbliche, senza mai arretrare di un passo.
Vedere che oggi, pur di colpire me, il rancore possa diventare così forte da spingere a cercare una sponda proprio nelle stesse persone che per anni sono state le nemiche del nostro progetto, rappresenta per me un confine invalicabile.
Per sette anni ho cercato di tenere insieme tutto: ho protetto il progetto dagli attacchi esterni e ho tenuto fuori dai social tutte le difficoltà interne, proprio perché sapevo che mettere certe cose in piazza avrebbe indebolito tutti noi dando forza a chi aspettava soltanto le nostre divisioni. Oggi, purtroppo, quelle divisioni sono diventate pubbliche e chi per anni ha cercato un punto debole ne approfitta.
Mi resta dentro un’amarezza infinita. Sette anni fa avevo visto un cammino percorso mano nella mano, due anime unite a proteggere chi non ha voce, pronte a farsi scudo contro il mondo. Invece mi sono ritrovata troppe volte a stringere i denti da sola, al buio, asciugandomi le lacrime mentre combattevo per tenere in piedi tutto e difendere con ogni fibra questi cani.
Fa malissimo vedere anni di sangue, sacrifici immensi, battaglie affrontate in solitudine e vite salvate trascinati nel fango di una misera guerra di vanità, per una manciata di applausi e di visibilità sui social che tolgono luce alla pagina e concrete opportunità di riscatto ai cani.
Io sono una mamma leonessa che ha difeso e guidato da sola cinque figli attraverso ogni tempesta, e con lo stesso amore incondizionato continuerò a difendere i cuoricini come un buon capitano al timone della sua nave da qualunque errore o scelta che rischi di fare il loro male, da chiunque provenga.
Possiamo perderci noi, ma io non permetterò che a pagare il conto del rancore umano siano le anime innocenti e pure che abbiamo giurato di salvare: i nostri adorati cani ❤️.
Laura Grana, presidente “Quelli di Nessuno Calabria - Roma”