29/07/2025
Questo é il testo dell’intervento che avremmo voluto leggere ieri. Purtroppo non è stato possibile per la mancanza di tempo sufficiente per tutti.
Buon pomeriggio a tutti, mi presento sono Corisi Sabrina. Sono qui a nome del gruppo Tamburi Combattenti mamma e abitante del quartiere Tamburi. Permettetemi di dire che oggi al mio posto o con me ci sarebbe stata Celeste Fortunato sorella e amica di lotte, ed é altrettanto strano e doloroso non vedere tra noi l'amico Massimo Battista.
"Prima la salute dei cittadini", questa la frase che abbiamo sentito spesso dire dai politici e sindacati bene... Quali sarebbero i piani per salvaguardare la nostra salute? Non di certo le soluzioni che stanno arrivando dal governo e dalla regione per Taranto.
Noi la città la viviamo, tutta Taranto vive un pericolo costante e noi del quartiere Tamburi abitanti più a ridosso dello stabilimento subiamo i rischi, le violenze e i soprusi di una fabbrica altamente pericolosa, devastante per la salute umana. Sentiamo la paura di esplodere da un momento all'altro, conosciamo ormai qualsiasi fenomeno odorigeno e sappiamo individuarne anche la provenienza .
È una vita che ci viene consigliato di vivere con le finestre chiuse, conoscerete il fenomeno wind day, non c'è bisogno che lo spieghi, per noi è avere paura del vento che soffia veleni. Significa non far giocare i bimbi per strada e consigliare ai nostri anziani di non fare la loro passeggiata. Siamo diventati ipocondriaci. Abbiamo paura di qualsiasi sintomo fisico possiamo sentire su di noi, terrore di leggere esiti clinici che purtroppo ogni famiglia ha già letto. Ma la paura che più ci devasta l'anima. che più ci logora dentro è la possibilità che un nostro figlio, un altro figlio di Taranto, l'ennesimo. possa ammalarsi e morire per l'acciaio. Voi dove vivete? Siete genitori? Avete le stesse nostre paure?
Vorremmo che la nostra quotidianità fosse provata da chiunque parli a km di distanza da noi, magari dal ministro Urso che ha gioito per aver salvato il mostro, ma non la città, non i lavoratori stessi e non i bambini di Taranto che sono stati condannati per l'ennesima volta.
Ormai note a tutti, le polveri di minerale sporcano le nostre case e si insidiano ovunque, ma è l'invisibile, ciò che respiriamo che ci preoccupa. Le peggiori emissioni notturne. E gli slopping continuano nonostante leggi, limiti, nonostante malattie e morti, nonostante tutto.
Siamo un quartiere nell'industria, siamo accerchiati da emissioni di ogni genere, solo pochi giorni fa abbiamo respirato i veleni di un incendio avvenuto in un azienda di rifiuti plastici, autorizzata dagli enti che sorge ed opera a due passi dal quartiere. Ora c'è il rischio che una nuova discarica di rifiuti inerti possa sorgerà al quartiere Paolo VI sempre a breve distanza dalle case mettendo a rischio la salute degli abitanti.
Non siamo tecnici, non possiamo entrare in argomenti che non ci competono, lo farà qualcun'altro. Noi possiamo solo dire che non siamo trattati al pari degli altri italiani, i nostri bambini valgono tanto quanto i bimbi di Genova dove la produzione di acciaio e stata ritenuta incompatibile con la vita umana, siamo rimasti noi a non avere gli stessi diritti degli altri.
Si vuole mettere Taranto ancora una volta a servizio dell'economia nazionale, sentiamo parlare di forni elettrici, nave rigassificatrice, dissalatore, decarbonizzazione, abbiamo imparato questi termini nel corso degli anni, ma nulla di tutto ciò può garantire l'assenza del rischio sanitario.
Taranto ha già dato troppo, i tarantini hanno già subìto, l'unica soluzione che accetteremo è la chiusura di tutte le fonti inquinanti con il reimpiego della forza lavoro nelle bonifiche e riconversione economica per trattenere i nostri ragazzi nella propria città perché sono il futuro di Taranto. Ora mettendo da parte la figura politica istituzionale, da genitori a genitori, noi vi chiediamo di non firmare nessuno accordo di programma che possa dare continuità a questa tragedia umana.
Grazie.