Tamburi combattenti

Tamburi combattenti Investe maggiormente il quartieri Tamburi e Paolo VI ed, a seguire, l'intera città.

Tamburi Combattenti riconoscono e condividono i seguenti punti:

-Tutela della salute
- Chiusura delle fonti inquinanti
- Bonifiche dei terreni e delle falde acquifere
- Reimpiego dei lavoratori attualmente alle dipendenze di industrie inquinanti Siamo un gruppo di abitanti del quartiere Tamburi che hanno iniziato a confrontarsi tra loro dopo l’ordinanza n° 39 del 24.10.2017 del comune di Taranto

che impone la chiusura delle scuole materne, elementari e medie presenti nel quartiere in occasione dei Wind Days. Questo fenomeno comporta una maggiore dispersione di polveri inquinanti (PM10 e benzo(a)pirene legati alla produzione Ilva) e si verifica ogni qualvolta soffiano venti da nord-ovest ad una velocità superiore a 25 chilometri orari. Impossibile difendersi, anche indossando mascherine protettive, da polveri sottili che contengono oltre a minerali di ferro e carbon fossile, anche rifiuti speciali di vario genere. I picchi di dispersione di inquinanti determinano un aumento dei rischi nell'immediato per la salute dei cittadini di Taranto. Dopo l’assemblea pubblica tenutasi il 30 ottobre 2017 ai Tamburi, in cui si sono confrontati abitanti del rione, attivisti ed associazioni cittadine, abbiamo avviato incontri settimanali partecipati da mamme, papà, studenti, operai, disoccupati, commercianti e pensionati, che condividono i seguenti punti:

- Tutela della salute
- Chiusura delle fonti inquinanti
- Bonifiche dei terreni e delle falde acquifere
- Reimpiego dei lavoratori attualmente alle dipendenze di industrie inquinanti

A Taranto si continua ad operare in spregio ai diritti inalienabili sanciti dalla Costituzione Italiana, dalla Carta dei diritti fondamentali della UE e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell'ONU. Non intendiamo in alcun modo tollerare la privazione dei diritti alla dignità, alla salute, al lavoro, allo studio, al gioco, all’infanzia, alle libertà individuali e collettive in favore di produzioni industriali inquinanti. Combattiamo ogni forma di discriminazione, ghettizzazione e di violenza sia fisica che psicologica inferta alla popolazione ed ai suoi figli. Per tali ragioni rifiutiamo approcci non risolutivi alla questione come interventi di "ambientalizzazione", di decarbonizzazione e di copertura dei parchi minerali. Apartitici e liberi da ogni ideologia personale, ci organizziamo in Assemblee durante le quali ci informiamo, studiamo metodi per stimolare la partecipazione attiva e proponiamo iniziative che coinvolgano l’intera cittadinanza

Tamburi Combattenti

𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐋'𝐄𝐗 𝐈𝐋𝐕𝐀 𝐃𝐈 𝐓𝐀𝐑𝐀𝐍𝐓𝐎 𝐄 𝐆𝐄𝐍𝐎𝐕𝐀Da giorni, come succede ogni tanto da troppi anni, leggiamo e ascoltiamo ...
04/12/2025

𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐋'𝐄𝐗 𝐈𝐋𝐕𝐀 𝐃𝐈 𝐓𝐀𝐑𝐀𝐍𝐓𝐎 𝐄 𝐆𝐄𝐍𝐎𝐕𝐀

Da giorni, come succede ogni tanto da troppi anni, leggiamo e ascoltiamo dichiarazioni improbabili di sindacalisti, politici, operai e di tanta altra gente che parla, parla, parla, parla e ancora parla. E lo fa lontano da Taranto, dove forse si è diffusa l'idea di una città in cui la gente muore di fame agli angoli delle strade, anzichè negli ospedali ad ogni età per malattie connesse all'inquinamento.

Noi una soluzione concreta vogliamo proporla, certi del fatto che andrà bene per tutti: 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚 𝐥'𝐚𝐫𝐞𝐚 𝐚 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐚 𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐆𝐞𝐧𝐨𝐯𝐚, 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐟𝐫𝐞𝐝𝐝𝐨 𝐚 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨.

Nel 2005 la produzione a caldo a Genova è stata interrotta per 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐨𝐧 𝐥'𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐚 e gli operai si sono battuti per ottenere un accordo di programma per la ricollocazione degli esuberi affinchè i loro redditi venissero salvaguardati. 𝐈𝐧𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐥𝐢̀ 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐞̀ 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐞𝐝 𝐢𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐞̀ 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞. Dopo 20 anni in cui al Nord si è lavorato grazie al sangue ed alle lacrime del Sud, se non vi dispiace, invertiamo i ruoli per i prossimi 20 anni. Così si avranno tempo, modo e risorse per avviare la produzione con forni elettrici o altre tecnologie che frattanto dovessero nascere.

Che ne dite? Ci state? Noi sì.
Attendiamo fiduciosi.

04/12/2025

Chiedere alla città di stare accanto agli operai dell’ex Ilva, dopo lunghissimi anni di silenzio, è offensivo. Una richiesta fuori dal mondo, irrispettosa verso tutti gli abitanti. Tanti operai sono rimasti zitti e buoni in cassa integrazione senza muovere un dito, alcuni per oltre un decennio, in attesa di poter tornare nello stabilimento siderurgico piú inquinante d’Europa.

Silenzio totale. E ora che c’è il possibile rischio che la cassa integrazione terimini, all’improvviso scoppia la loro rabbia. Davvero volete farci credere che sia per il lavoro? Non possiamo ancora ascoltare frasi come: “chi é fuori non puo capire”.

Fuori da dove?
Fuori da un reparto oncologico dove la gente spera di non morire o di farlo il più tardi possibile?
Fuori da una chiesa dove si piange l’ennesima vita stroncata?
Fuori da una sala d’attesa in cui ogni respiro pesa come un macigno?

La verità è che non siete voi quelli che stanno “dentro", ma è la città di cui alcuni operai fanno parte che da decenni paga il conto amaro di quella fabbrica con lacrime, malattie e sepolture!
La gente non ce l’ha con gli operai. La gente è sfinita, logorata, disgustata. Qui non si muore di fame. Qui si muore di tumore, lo affermano ormai innumerevoli studi scientifici, e ci si ammala per un mostro che tutti fingono di non vedere.

Nel 2018 tanti operai hanno accettato l’incentivo all’esodo e se ne sono andati. Quegli operai che hanno capito in che schifo lavoravano hanno voltato pagina. Non erano eroi, non erano migliori, semplicemente non volevano più essere parte di questo gioco sporco ed inquinante. Hanno smesso di aggrapparsi alla cassa integrazione, hanno smesso di tapparsi il naso e si sono reinventati anche andando a "zappare", sporcandosi le mani pur di non sporcare ulteriormente la loro coscienza.

E voi?
Per quali motivi avete scelto ancora di restare?

Nei giorni scorsi abbiamo fatto pervenire il nostro piccolo contributo per impugnare l’AIA dell’Ex Ilva di Taranto. Vi i...
26/08/2025

Nei giorni scorsi abbiamo fatto pervenire il nostro piccolo contributo per impugnare l’AIA dell’Ex Ilva di Taranto. Vi invitiamo a fare altrettanto effettuando un bonifico intestato a PeaceLink - IBAN: IT65A0501804000000011154580 -
Causale: donazione ricorso AIA ex Ilva

Arrivederci Emilia Albano, grazie per ciò che hai fatto. Abbiamo scelto questa foto per salutarla poichè, per noi, ben r...
01/08/2025

Arrivederci Emilia Albano, grazie per ciò che hai fatto. Abbiamo scelto questa foto per salutarla poichè, per noi, ben rappresenta l'estro e la creatività con cui ha cercato di colorare ogni grigia protesta.

Strappata alla vita in brevissimo tempo, piangiamo l'ennesima vittima della violenza di Stato che si abbatte come una mannaia assetata di sangue sempre più frequentemente.

Giungano le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia ed agli amici dell'Associazione "Genitori tarantini". Che il nostro fraterno abbraccio possa alleviare per un solo attimo quel dolore con cui abbiamo dovuto imparare a fare spesso i conti.

Questo é il testo dell’intervento che avremmo voluto leggere ieri. Purtroppo non è stato possibile per la mancanza di te...
29/07/2025

Questo é il testo dell’intervento che avremmo voluto leggere ieri. Purtroppo non è stato possibile per la mancanza di tempo sufficiente per tutti.

Buon pomeriggio a tutti, mi presento sono Corisi Sabrina. Sono qui a nome del gruppo Tamburi Combattenti mamma e abitante del quartiere Tamburi. Permettetemi di dire che oggi al mio posto o con me ci sarebbe stata Celeste Fortunato sorella e amica di lotte, ed é altrettanto strano e doloroso non vedere tra noi l'amico Massimo Battista.

"Prima la salute dei cittadini", questa la frase che abbiamo sentito spesso dire dai politici e sindacati bene... Quali sarebbero i piani per salvaguardare la nostra salute? Non di certo le soluzioni che stanno arrivando dal governo e dalla regione per Taranto.

Noi la città la viviamo, tutta Taranto vive un pericolo costante e noi del quartiere Tamburi abitanti più a ridosso dello stabilimento subiamo i rischi, le violenze e i soprusi di una fabbrica altamente pericolosa, devastante per la salute umana. Sentiamo la paura di esplodere da un momento all'altro, conosciamo ormai qualsiasi fenomeno odorigeno e sappiamo individuarne anche la provenienza .

È una vita che ci viene consigliato di vivere con le finestre chiuse, conoscerete il fenomeno wind day, non c'è bisogno che lo spieghi, per noi è avere paura del vento che soffia veleni. Significa non far giocare i bimbi per strada e consigliare ai nostri anziani di non fare la loro passeggiata. Siamo diventati ipocondriaci. Abbiamo paura di qualsiasi sintomo fisico possiamo sentire su di noi, terrore di leggere esiti clinici che purtroppo ogni famiglia ha già letto. Ma la paura che più ci devasta l'anima. che più ci logora dentro è la possibilità che un nostro figlio, un altro figlio di Taranto, l'ennesimo. possa ammalarsi e morire per l'acciaio. Voi dove vivete? Siete genitori? Avete le stesse nostre paure?

Vorremmo che la nostra quotidianità fosse provata da chiunque parli a km di distanza da noi, magari dal ministro Urso che ha gioito per aver salvato il mostro, ma non la città, non i lavoratori stessi e non i bambini di Taranto che sono stati condannati per l'ennesima volta.

Ormai note a tutti, le polveri di minerale sporcano le nostre case e si insidiano ovunque, ma è l'invisibile, ciò che respiriamo che ci preoccupa. Le peggiori emissioni notturne. E gli slopping continuano nonostante leggi, limiti, nonostante malattie e morti, nonostante tutto.

Siamo un quartiere nell'industria, siamo accerchiati da emissioni di ogni genere, solo pochi giorni fa abbiamo respirato i veleni di un incendio avvenuto in un azienda di rifiuti plastici, autorizzata dagli enti che sorge ed opera a due passi dal quartiere. Ora c'è il rischio che una nuova discarica di rifiuti inerti possa sorgerà al quartiere Paolo VI sempre a breve distanza dalle case mettendo a rischio la salute degli abitanti.

Non siamo tecnici, non possiamo entrare in argomenti che non ci competono, lo farà qualcun'altro. Noi possiamo solo dire che non siamo trattati al pari degli altri italiani, i nostri bambini valgono tanto quanto i bimbi di Genova dove la produzione di acciaio e stata ritenuta incompatibile con la vita umana, siamo rimasti noi a non avere gli stessi diritti degli altri.

Si vuole mettere Taranto ancora una volta a servizio dell'economia nazionale, sentiamo parlare di forni elettrici, nave rigassificatrice, dissalatore, decarbonizzazione, abbiamo imparato questi termini nel corso degli anni, ma nulla di tutto ciò può garantire l'assenza del rischio sanitario.

Taranto ha già dato troppo, i tarantini hanno già subìto, l'unica soluzione che accetteremo è la chiusura di tutte le fonti inquinanti con il reimpiego della forza lavoro nelle bonifiche e riconversione economica per trattenere i nostri ragazzi nella propria città perché sono il futuro di Taranto. Ora mettendo da parte la figura politica istituzionale, da genitori a genitori, noi vi chiediamo di non firmare nessuno accordo di programma che possa dare continuità a questa tragedia umana.
Grazie.

17/07/2025

"Non arrendetevi mai, lottate sempre. Battetevi per ciò che è giusto, anche quando tutto sembra perduto."
Celeste Fortunato

Indirizzo

Taranto

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