Taranto per la Palestina

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Taranto per la Palestina Siamo una rete composta da realtà politiche, sociali culturali, artist* e soggettività singole.

Desideriamo costruire discorsi, azioni e pratiche che mettano al centro la solidarietà politica alla resistenza palestinese.

Ci vediamo in piazza, domani 17 Ottobre.Piazzale Democrate, ore 16.00.Oltre l’ex-Ilva: rompere il ricatto, immaginare un...
16/10/2026

Ci vediamo in piazza, domani 17 Ottobre.
Piazzale Democrate, ore 16.00.

Oltre l’ex-Ilva: rompere il ricatto, immaginare un altro Noi.

In questo scenario permanente di sfruttamento, lutti e dolore, nulla si è mai realmente mosso a favore di chi quella fabbrica la subisce: cittadine e lavoratrici. Chi doveva accumulare profitti lo ha fatto, incurante delle prescrizioni imposte dalle sentenze dei tribunali di ogni grado, che obbligavano al risanamento. Nel frattempo, i governi delle più disparate coalizioni hanno continuato, a suon di decreti, a scegliere di salvare la fabbrica anziché la classe operaia e tutte le persone costrette a vivere in condizioni di subalternità.
Mentre la classe lavoratrice, la cittadinanza, studentə e precarə si ritrovano a sopravvivere tra la fine del mese e la fine del mondo, abbiamo assistito all’operato di una classe dirigente sindacale e politica che, anche di fronte alle morti e agli infortuni sul lavoro, ha ridotto lo sciopero — potenziale strumento di conflitto capace di difendere chi lavora e vuole vivere — a una protesta telecomandata di appena ventiquattro ore.
È questo, per le dirigenze sindacali, il tempo che vale la morte di unə collega?

Anziché bloccare i luoghi della produzione e promuovere blocchi stradali prolungati, come quelli a cui assistiamo in queste ore, si preferisce ricondurre la protesta entro forme controllate e compatibili con le istituzioni locali, anch’esse complici di questo sistema. Si blocca per salvare quella stessa fabbrica che ci tiene sotto ricatto, ma non si vogliono mai interrompere i meccanismi che alimentano tale processo quando sono le nostre vite a essere sistematicamente annientate, alienate e annichilite.

queste fratture non si rimargineranno con la chiusura della fabbrica. Le promesse di sviluppo e rinascita, sostenute con forza anche da una parte del mondo ambientalista e dalle attuali istituzioni locali, sembrano perseguire un ulteriore obiettivo: pacificare il conflitto sociale in atto, nascondere le crisi sociali, sanitarie e lavorative riproducendo le medesime gerarchie di potere.
Turistificazione e rigenerazione urbana sono le nuove ricette attraverso cui si mescoleranno vecchi e nuovi processi di industrializzazione nociva. Dalla militarizzazione all’inganno di uno sviluppo sostenibile fondato su crociere e attività offshore, ciò che emerge è un obiettivo fondamentale: distruggere ogni possibilità concreta per le comunità che abitano ai margini di questo territorio, di decidere autonomamente delle proprie vite, dei propri territori, dei propri bisogni e desideri,

In questo scenario, chiunque riesca a conquistare anche un minimo frammento di consenso all’interno di illusori scenari di deindustrializzazione finisce ugualmente per tradire le nostre comunità, continuando ad aderire a un’idea di progresso e sviluppo che arricchisce pochə e continua a escludere tantə.

Ma adesso non è più tempo di piangere su storie che già conosciamo.

Taranto si trova a un punto cruciale della propria storia e, se vuole davvero guardare avanti, deve farlo con consapevolezza. Siamo rimaste un po’ tutte bambine: le stesse bambine che, quando viene chiesto loro di disegnare Taranto, mettono sul foglio il mare, i delfini, la c***a e le ciminiere. Un segno culturale indelebile, che racconta quanto profondamente l’industria abbia colonizzato anche il nostro immaginario.
Non siamo ingenue. Siamo state storicamente inferiorizzate e subordinate, mentre i nostri corpi e i nostri territori venivano devastati: prima con la Marina Militare, poi con il siderurgico e, oggi, con l’illusoria transizione ecologica che vorrebbero imporci, fatta di forni DRI, rigassificatori, dissalatori, data center, discariche e chi più ne ha più ne metta.

Dobbiamo rompere con i continui tentativi di colonizzare i nostri immaginari, i nostri sogni e i nostri desideri individuali, ma soprattutto collettivi.
Abbiamo un bisogno impellente di tornare a immaginare e sognare le nostre vite in maniera radicalmente diversa e migliore:

Essere una zona di sacrificio non significa soltanto non poter respirare liberamente. Significa, soprattutto, non poter scegliere come vivere, essere costrette a normalizzare le imposizioni che arrivano dall’alto e vedere sistematicamente negata la possibilità di autodeterminare il proprio presente e futuro.

Gli interessi politici che attraversano Taranto sono molteplici e non si riducono alla mera continuità produttiva dell’Ex-Ilva. Taranto è anche strategica per ragioni militari e geopolitiche, nel Mediterraneo.

La visita, avvenuta tempo fa, dell’ammiraglio Dragone, presidente del Comitato militare della NATO, è stata più che esplicativa: «Taranto è strategica militarmente, avamposto da sempre della NATO nelle sue difese nel Mediterraneo allargato».
Militarizzazione e industrializzazione nociva non sono fenomeni separati, ma due facce della stessa medaglia.
La questione, pertanto, non si riduce alla semplice alternativa tra chiusura e continuità della fabbrica. La domanda è un’altra: come possiamo liberarci insieme di un modello di sviluppo che schiavizza e ingabbia tanto la cittadinanza quanto l’intera classe operaia?

Eppure, nonostante le tante contraddizioni che hanno segnato questo territorio, anche questa volta Taranto e la Puglia si dimostrano capaci di riscoprirsi resistenti.
L’anno scorso, come in tante altre parti del mondo, noi attivistə solidali con la Palestina abbiamo bloccato le navi coinvolte nel trasporto di merci destinate a sostenere l’economia del genocidio in Palestina da parte dell’entità israeliana, come la Sea Salvia. Un’azione che ha reso evidente quanto il nostro territorio, attraverso i suoi porti e le sue infrastrutture logistiche, sia centrale nel sostenere le economie di guerra e gli interessi che alimentano i conflitti.

Ma la guerra non resta confinata ai territori bombardati, né si esaurisce nella distruzione di intere comunità. Le sue conseguenze attraversano i confini, si riflettono nelle nostre economie e incidono direttamente sulle nostre vite: nell’aumento dei prezzi, nel costo dei carburanti, degli affitti, nelle bollette sempre più alte nell’impossibilità di curarsi.

Mentre si investono risorse enormi nel riarmo e si alimentano conflitti che devastano intere popolazioni, come quella palestinese, il costo di queste politiche ricade anche su chi fatica ad arrivare alla fine del mese.
La guerra e il caro vita non sono fenomeni separati: sono manifestazioni di un sistema economico che antepone il profitto e gli interessi geopolitici ai bisogni delle persone. È proprio in questa connessione che la solidarietà con la Palestina incontra le lotte per il reddito, per la sanità e la salute, per la scuola, per l’ambiente e per il diritto sostanziale a una vita dignitosa e bella per tuttə.

Sappiamo, quindi, quanto sia fondamentale creare un cortocircuito, interrompere i flussi e bloccare quei meccanismi che sembrano intoccabili, soprattutto quando le nostre richieste vengono ignorate e le nostre condizioni di vita continuano a peggiorare. Quando non veniamo ascoltatə, la possibilità di fermare la macchina economica diventa uno strumento di pressione e di conflitto.

Per questo guardiamo con solidarietà ai blocchi e alle mobilitazioni che stanno attraversando Taranto e la Puglia, comprese quelle degli autotrasportatori. Queste proteste, pur nascendo da condizioni e rivendicazioni specifiche, portano alla luce i nervi scoperti dell’economia contemporanea: la dipendenza dai rifornimenti, dalla circolazione delle merci e dalla disponibilità di carburante.
È proprio qui che si apre uno spazio di possibilità politica: mettere in relazione le lotte, riconoscere i legami tra le ingiustizie che attraversano territori diversi e costruire forme di solidarietà capaci di contrastare, insieme, le economie di guerra e un modello economico che continua a impoverire le nostre vite.

Taranto Libera, Palestina Libera, Dal Fiume fino al Mare!

Sabato 10 Ottobre- Post presidioCena resistenteComitato città Vecchia-Arco Paisiello 18, TarantoSabato sera 10 Ottobre, ...
09/10/2026

Sabato 10 Ottobre- Post presidio
Cena resistente
Comitato città Vecchia-Arco Paisiello 18, Taranto

Sabato sera 10 Ottobre, dopo il presidio in piazza Maria Immacolata, al fianco della resistenza P4lestin3se e di tutti i popoli che resistono all'imperialismo occidentale, in risposta alla chiamata di .it, ritroviamoci a cena per condividere ancora qualche momento insieme questa volta all'insegna del cibo (buono fatto con amore e non performatività), bella compagnia (di ame e compa che sono al tuo fianco nella lotta e pure quando si mangia), e quattro chiacciere (a stare perché ci piace tanto da ciacià e bacià e abbraccià)!

Tutto il ricavato della Cena Resistente andrà alla Cassa di Resistenza per le spese legali delle persone colpite dalla repressione durante le mobilitazioni dell'autunno scorso in solidarietà con la resistenza pal3stin3se.

Menu Resistente:
-Panini con farinata di ceci ed erbette e condimenti a gradire : melanzane a tocchetti con pomodorini confit, soffritto di zucchine e cipolle, cipolle caramellate, salse yogurt e mayo veg fatta in casa, bbq, insalata, pomodori, formaggio.
-Humus di ceci con cruditè
-Birrette - Gin/Vodka tonic/lemon

SCRIVICI IN DM SE TU E LE TUE AME CI SARETE!
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"CONTRO IL S!ONISM0 E LA SUA VIOLENZA.
ORA E SEMPRE RESISTENZA"

"CONTRO IL SIONISMO E LA SUA VIOLENZA.ORA E SEMPRE RESISTENZA"Sabato 10 Ottobre aderiamo alla chiamata di .it e scendiam...
08/10/2026

"CONTRO IL SIONISMO E LA SUA VIOLENZA.
ORA E SEMPRE RESISTENZA"

Sabato 10 Ottobre aderiamo alla chiamata di .it e scendiamo in piazza a Taranto al fianco della resistenza Palestinese e di tutti i popoli che resistono all'imperialismo occidentale e alle aggressioni sioniste.

Da oltre 78 anni la popolazione Palestinese resiste all'occupazione sionista e negli ultimi 3 anni stiamo assistendo ad una escalation del genocidio che ancora ora procede ad alta intensità.
Oggi in Palestina si sta consumando un processo che non è emergenza, ma violenza strutturale.
Nonostante un netto calo dell'attenzione mediatica spinto dalla retorica di una falsa "pace", l'oppressione sionista e gli annessi crimini di guerra non si sono mai fermati: operazioni militari nei campi profughi, espansione degli insediamenti in Cisgiordania per mano violenta dei coloni, demolizioni delle infrastrutture civili, frammentazione del territorio attraverso nuovi checkpoint e la cosiddetta "linea gialla", attacchi sionisti in Libano così come in tutta la regione. Il progetto coloniale e terrorista "israeliano" procede con l'appoggio e il sostegno dei Paesi occidentali, inclusa l'Italia, che nel frattempo investono in riarmo, guerra e fossile mentre il costo della vita schizza alle stelle.

E questo sta accadendo oggi, sotto i nostri occhi.

La violenza sionista però non si manifesta soltanto con i bombardamenti, ma anche con i corpi chiusi e torturati nelle celle e noi sappiamo benissimo che la criminalizzazione delle lotte non si ferma ai confini della Palestina.
Anan Yaeesh, così come Abdalmuti Abunada e altri 5 attivisti palestinesi in Italia, sono detenuti nelle carceri di Massima sicurezza con accusa di terrorismo non provata e fondata su interpretazioni estensive già in passato contestate.
Allo stesso tempo la criminalizzazione del dissenso si espande a macchia d'olio attraverso una sfilza decreti quali i cosiddetti decreti "sicurezza" e il "DDL Antisemitismo" che mira ad equiparare l'antisionismo all' antisemitismo e silenziare la critica politica.
Chi lotta contro la repressione in Italia e chi resiste in Palestina non sono realtà identiche, ma condividono lo stesso sistema che decide quali vite possono essere schiacciate per garantire stabilità politica ed economica dell'impero occidentale e i suoi vertici.

Taranto, come gran parte delle province e margini meridionali ed isolani, pur essendo un territorio appartenente alla progressista unione europea, sa bene cosa significa essere subordinato ed inferiorizzato culturalmente e materialmente, conosce la logica che sacrifica salute, futuro e territorio per garantire profitti a multinazionali e privati che decidono, manipolano, spostano capitali e lasciano dietro di sé scorie, malattie e marginalità.

Taranto non è la Palestina. Noi non siamo sotto genocidio e il nostro colore della pelle rappresenta uno status giuridico e sociale che ci pone in una posizione più alta nella gerarchia dei corpi, ma a partire da Taranto e dai margini della nostra regione (che viene oggi trasformata in un albergo per coloni) sentiamo la necessità di evidenziare come la logica che ordina la sofferenza dei territori palestinesi si pone come modello dominante da riprodurre su tutti i corpi e i territori ai margini.
E questo avviene anche attraverso la presenza del consolato sionista a Bari che di fatto veicola tutti gli interessi economici e politici "israeliani" sulla nostra terra.

Per questo ci vediamo in piazza Maria Immacolata a Taranto il 10 Ottobre alle ore 18 per ribadire che Palestina Globale significa liberazione collettiva e ogni forma di resistenza palestinese è giusta, legittima, necessaria e vitale.

La resistenza palestinese è una questione intersezionale in cui convergono tutte le lotte per una vita migliore che interagiscono come parti di un’unica opposizione alla logica del genocidio, della guerra e della militarizzazione del presente.

Non ci sarà mai pace senza decolonizzazione, non ci sarà mai pace senza giustizia sociale globale, dal Fiume fino al Mare.

Chiamata alle arti! Giovedì 24 Settembre ci ritroviamo in piazza a Taranto in vista del corteo contro il consolato del g...
19/09/2026

Chiamata alle arti!

Giovedì 24 Settembre ci ritroviamo in piazza a Taranto in vista del corteo contro il consolato del genocidio presente a Bari che si terrà Sabato 26 Settembre.

Porta in piazza la tua arte in qualsiasi forma e contenuto: microfono aperto, strumenti musicali in condivisione e tanto spazio per creare e colorare 🦄🎶🎸🎨🫟

Ci piacerebbe costruire insieme un fronte culturale e artistico che possa accompagnarci durante in corteo di Sabato, ma anche passare una serata insieme all'insegna dell'arte e della musica per denunciare la rete di connessioni economiche, militari e istituzionali che sostiene il regime sionista israeliano.

La solidarietà alla popolazione Palestinese non può e non deve rimanere simbolica. Smantellare la filiera del genocidio che parte e attraversa i nostri territori vuol dire anche pretendere la chiusura del consolato onorario sionista a Bari e Firenze perché oltre a normalizzare uno stato genocidario, veicola tutti gli interessi economici e politici sionisti nel nostro territorio.

Ci incontriamo per ribadire ancora una volta di essere contro il genocidio, contro la presenza del consolato sionista a Bari e la complicità delle istituzioni e delle multinazionali nei genocidi in corso, contro l’indifferenza.

🗓️ Giovedì 24 Settembre
🕖 Dalle ore 18:00
📍 Piazza vittoria, Taranto

Ecco il reale volto di chi si cela dietro a parole “Pace” e “Cultura”!
06/09/2026

Ecco il reale volto di chi si cela dietro a parole “Pace” e “Cultura”!

MA QUALE AMORE NEL GENOCIDIO? LE RESISTENZE SONO LA PIU’ GRANDE FORMA D’AMORE Domenica 6 settembre, presso la Biblioteca...
05/09/2026

MA QUALE AMORE NEL GENOCIDIO?

LE RESISTENZE SONO LA PIU’ GRANDE FORMA D’AMORE

Domenica 6 settembre, presso la Biblioteca pubblica Acclavio di Taranto, la sezione napoletana della Comunità ebraica presenterà un evento incentrato sul tema dell’“amore”, in occasione della Giornata europea della cultura ebraica.

Un’iniziativa che consideriamo uno schiaffo in faccia alla popolazione palestinese, che da oltre 78 anni resiste all’occupazione sionista, alla colonizzazione e alla violenza genocida, ma anche alla comunità di Taranto, che in più occasioni ha preso posizione al fianco della resistenza palestinese e contro la complicità dello Stato italiano e delle sue istituzioni, nazionali e locali, con le politiche sioniste.

L’occupazione e il genocidio non si sono mai fermati, nonostante i continui tentativi della narrazione dominante di rimuovere, normalizzare e insabbiare i crimini commessi contro la popolazione palestinese.

Da una parte, il progetto imperialista della cosiddetta “Gaza Riviera”, elaborato dalle élite euro-statunitensi, sta determinando l’espulsione della popolazione palestinese e la trasformazione di Gaza in uno spazio da riconfigurare secondo gli interessi economici e geopolitici del capitale. Dall’altra, in Cisgiordania, gli attacchi dei coloni, sostenuti e protetti dalle forze di occupazione, continuano a intensificarsi: intere comunità vengono sfollate, persone vengono uccise e imprigionate, mentre territori ed ecosistemi vengono sistematicamente devastati.

È dentro questo scenario che ci chiediamo: di quale amore stiamo parlando?

In un contesto storico e politico in cui si tenta sempre più spesso di equiparare antisemitismo e antisionismo, è necessario ribadire con chiarezza da che parte stiamo e smascherare i meccanismi attraverso cui la contestazione di iniziative come questa viene strumentalizzata per attivare e legittimare retoriche antisemite. Rivendicare una posizione antisionista significa poter criticare e contestare l’ideologia alla base delle istituzioni israeliane senza che tale posizione venga automaticamente e strumentalmente assimilata all’antisemitismo.

Abbiamo sempre rifiutato questa logica e continueremo a farlo. Per noi, il colonialismo non è un fenomeno isolato, ma un sistema di potere che si riproduce attraverso razzismo, imperialismo, patriarcato, segregazione e molteplici forme di sfruttamento ed esclusione sociale.

Per questo riteniamo inaccettabile che un evento di questo tipo venga ospitato in uno spazio pubblico della nostra città. E lo è ancora di più quando quello stesso spazio, solo lo scorso giugno, ha ospitato la presentazione del dossier “Il genocidio del Made in Italy”, realizzata in collaborazione con i Giovani Palestinesi d’Italia, mettendo in luce il ruolo che anche i nostri territori e le nostre economie hanno nella riproduzione e nell’intensificazione del genocidio.

Le biblioteche, le università, i luoghi della cultura e della produzione del sapere non sono spazi neutri. Nessuno spazio pubblico è apolitico, soprattutto quando si parla di cultura e conoscenza. Ospitare un’iniziativa significa anche scegliere quali narrazioni legittimare, quali voci amplificare e quali invece occultare.

In questo senso, l’evento appare come parte di una più ampia strategia di artwashing: utilizzare la cultura, gli eventi e un linguaggio apparentemente universale per costruire un’immagine accettabile, pacificata e “umana”, spostando lo sguardo dalle politiche coloniali e genocidiarie mentre la violenza continua.

È una strategia che passa anche attraverso parole apparentemente innocue: ponti di pace, costruttori di pace, Mediterraneo di pace. Una retorica della pace che diventa vuota quando non nomina la guerra, l’occupazione e le responsabilità politiche ed economiche che li sostengono.

È la stessa retorica della “pace” che il Comune di Taranto ha rivendicato attorno ai Giochi del Mediterraneo, mentre non ha proferito parola sugli sponsor ufficiali il ruolo del team del genocidio e della devastazione socio-ecologica: Eni, Marina Militare, MSC, Snam, Leonardo.

Come si può parlare di “amore” senza prendere le distanze dalle politiche colonialiste e genocidiarie dell’entità sionista basate sulla cancellazione di un intero popolo?

E, ancora: come può una biblioteca pubblica, finanziata con fondi pubblici, offrire una piattaforma senza interrogarsi sulle responsabilità politiche dei soggetti che invita e sulle narrazioni che contribuisce a legittimare o occultare?

Il problema, dunque, non è soltanto l’evento in sé. È la scelta politica di chi decide di ospitarlo, il contesto in cui lo fa e ciò che quella scelta contribuisce a normalizzare.

E qui emerge tutta l’ipocrisia dell’amministrazione comunale di Taranto: da una parte concede spazi a iniziative sulla Palestina, utili a costruire un’immagine pubblica di apertura e sensibilità; dall’altra evita di prendere posizione quando si tratta di mettere in discussione i rapporti economici, politici e istituzionali che legano il nostro territorio alla macchina genocidiaria.

Inutile, il doppiogioco costruito in occasione di questo evento: prima concede il patrocinio, poi lo rimuove, ma sappiamo benissimo che il Comune di Taranto, a partire dal luglio 2025, collabora attivamente con la neonata sezione Comunità ebraica di Taranto, riconosciuta formalmente dalla sezione napoletana che ha giurisdizione in tutto il meridione, patrocinando regolarmente eventi, che non nominano mai il genocidio in Palestina.

Una equidistanza di facciata che finisce per proteggere lo status quo e per rendere invisibili le responsabilità concrete che attraversano anche il nostro territorio.

Noi, invece, sappiamo da che parte stare.

L’amore che conosciamo è quello che ci avvicina al popolo arabo-palestinese. È quello che ci spinge a mettere a disposizione le nostre voci, i nostri corpi e i nostri territori ogni volta che Taranto viene trasformata in un ponte per la guerra, il genocidio e il riarmo. Ogni volta che i nostri Sud, interni e globali, vengono trattati come territori da sfruttare, saccheggiare e sradicare.

Lo abbiamo dimostrato denunciando il ruolo di Eni e del Piano Mattei, fondato su una logica estrattivista che attraversa il Mediterraneo. Lo abbiamo dimostrato opponendoci, come cittadinɜ, agli attracchi delle navi da guerra nel Porto di Taranto, nonostante la repressione e la meschina costruzione di una narrazione che divide tra “buonɜ” e “cattivɜ”.

Continuiamo a farlo opponendoci alle modalità attraverso cui la logica coloniale invade anche i nostri territori: grandi opere inutili, resort, speculazione e progetti di trasformazione urbana che riproducono la stessa idea violenta di terre considerate vuote, arretrate, disponibili alla conquista e al profitto.

E continuiamo a farlo opponendoci alla presenza del consolato sionista a Bari e costruendo mobilitazioni diffuse, capace di mostrare come, da settori del centrosinistra fino all’estrema destra, i nostri territori vengano progressivamente trasformati in protettorati della violenza coloniale.

Perché sappiamo che troppo spesso, dietro la parola amore, si nascondono le mani di chi conquista, sfrutta e occupa corpi e territori. Che dietro la parola cultura possono nascondersi linguaggi capaci di disumanizzare, normalizzare la violenza e cancellare le responsabilità.

E contrapponiamo alla loro retorica la nostra idea di amore: quella che prende posizione, che resiste, che si organizza, che abbatte confini e costruisce complicità.

Perché le resistenze sono la più grande forma di amore.

Amore tra chi lotta.
Amore tra chi resiste, con ogni mezzo necessario.
Amore per i nostri territori.

È nelle molteplici forme della resistenza che riconosciamo la vera arte di amare: nella lotta ostinata per la liberazione, nella complicità tra i popoli che si autodeterminano e nella rabbia collettiva di chi vuole rovesciare dalle proprie radici questo sistema.

Quest’anno come cassa di resistenza e anti repressione di Taranto per la Palestina abbiamo avuto la possibilità di parte...
23/08/2026

Quest’anno come cassa di resistenza e anti repressione di Taranto per la Palestina abbiamo avuto la possibilità di partecipare al Rozz con una cucina solidale.

Ci tenevamo a ringrare tutt per il supporto, le/i compas della masseria foresta e tutt* coloro che si sono avvicinat*e informat*.

Oltre a raccogliere fondi la nostra intenzione è stata quella di continuare a parlare di Palestina, e ogni gesto come quello che abbiamo fatto è un tentativo di arginare la brutalità di questo presente.
Dal fiume fino al mare, sionisti dovete morire male.
🇵🇸🇵🇸

*Martedì 25 Agosto presso Casa Viola alle 20.30, Via Plateja, 51Poesia e Musica dalla Palestina per l’intera umanità.Tar...
16/08/2026

*Martedì 25 Agosto presso Casa Viola alle 20.30, Via Plateja, 51

Poesia e Musica dalla Palestina per l’intera umanità.

Taranto per la Palestina con la collaborazione di Casa Viola è orgogliosa di ospitare nuovamente Mervat e Mohammed, due palestinesi in diaspora, che già ad agosto dell'anno scorso ci hanno spezzato il fiato con lo spettacolo Parlami di Gaza. La potenza della narrazione e della musica dell3 due artist3 entra forte nei cuori di chi li ascolta e squarcia il velo dell'indifferenza e dell'ipocrisia di chi finge che il genocidio in Palestina sia finito o che sia cominciato solo da qualche anno.

La forza e il coraggio che solo l3 palestines3 possono trasmettere dopo 80 anni di resistenza contro l’occupazione da parte dell'entità sionista, sono una memoria collettiva necessaria, che ci spinge a rivendicare ancora con decisione la chiusura di tutti i rapporti economici, diplomatici e militari con l'entità sionista.

L’evento con Mervat e Mohammed vuole essere anche un ulteriore passo verso mobilitazioni che portino alla chiusura del consolato onorario di Bari e di Firenze. Il disconoscimento dell'entità sionista occupante e imperialista, che sfrutta la terra di Palestina e uccide esseri umani senza distinzione di età, di provenienza e di storia, si dà anche attraverso la negazione di ogni spazio pubblico, diplomatico e istituzionale su territorio italiano allo Stato d’Israele.

Vittorio Arrigoni ci ricordava che, se vogliamo restare umani, non possiamo invisibilizzare il sussulto interiore all'anima di chi si schiera sempre dalla parte di chi è nel giusto.

Programma:
• Presentazione del libro illustrato “Una ninna nanna proibita” di Mervat Alramli.
• Spettacolo in omaggio al poeta Refaat Alareer, al musicista Simon Shaheen e alla scrittrice Suad Amiry.
• Concerto dal vivo eseguito all’oud dal musicista gazawi Mohammed Abusenjer.

Mentre il genocidio inflitto alla popolazione palestinese ristruttura nuovi modi e pratiche per
uccidere ed umiliare la coscienza intera dell’umanità, viene stampata la poesia illustrata Una ninna nanna proibita.
L’evento, che unisce musica e letteratura, è pensato come atto di ribellione per contrastare l’apatia dell’accettazione del male e di chi, volontariamente o involontariamente, decide di ignorarlo.

Il libro è stato stampato senza il supporto di case editrici.
Durante l’evento sarà possibile acquistare il libro. Tutto il ricavato delle vendite sarà destinato alla realizzazione del progetto artistico Tracce di Luce, un documentario che accoglie la scrittrice palestinese Suad Amiry e il virtuoso musicista Simon Shaheen, nato dal desiderio di restituire amore e rispetto a una terra da troppo tempo ferita e tenuta in cattività.

Mervat Alramli
Sceneggiatrice e scenografa palestinese, nata a Gaza.
Si è trasferita in Italia all’età di dodici anni, perdendo la possibilità di rivedere la propria terra natale a causa della colonizzazione.
Laureata in Scenografia teatrale all’Accademia di Urbino e in Didattica e Comunicazione dell’Arte all’Accademia di Bologna, lavora nel mondo del teatro, dell’opera, della cultura e dell’istruzione. Crede fermamente che il diritto alla vita sia privo di senso, se non accompagnato dal diritto alla libertà.

Mohammed Abusenjer
Musicista autodidatta di 23 anni.
A 17 anni decise che era giunto il momento di comprare il suo primo oud ed iniziare a suonare. C’è chi dice che fare il musicista non porti il pane a casa, ma a Gaza il desiderio di libertà era ancora più necessario del pane. Si è specializzato in musica araba classica, ma è stato costretto ad abbandonare la Palestina a causa dell’ultimo genocidio.

📣 MA NEL MEDITERRANEO NON SI GIOCA: TORNIAMO IN PIAZZA!📅 Giovedì 6 agosto🕖 Ore 19.00📍 Piazza Maria ImmacolataTorniamo in...
05/08/2026

📣 MA NEL MEDITERRANEO NON SI GIOCA: TORNIAMO IN PIAZZA!
📅 Giovedì 6 agosto
🕖 Ore 19.00
📍 Piazza Maria Immacolata
Torniamo in piazza per interrogarci insieme su ciò che i Giochi del Mediterraneo rappresentano per Taranto e per il Sud Globale.
Quella che avrebbe potuta essere un'occasione per rivendicare servizi e diritti per la comunità sembra trasformarsi nell'ennesimo esproprio di risorse pubbliche, mentre grandi multinazionali continuano a trarre profitto alimentando logiche estrattive e coloniali.
Durante il presidio ci confronteremo con la cittadinanza sulle criticità che si celano dietro i Giochi del Mediterraneo, sulle violenze di frontiera, c0loniali e militari che attraversano il Mediterraneo e sulla solidarietà verso i popoli che resistono e lottano, a partire dal popolo p4l3stines3.

🍽️ A seguire, momento di socialità e condivisione con apericena presso il Comitato Città Vecchia, a sostegno della cassa di r3sistenza per l3 compagn3 denunciat3 durante le mobilitazioni del Blocchiamo Tutto.
qui per donare al crownfunding a supporto delle spese legali:
👉🏾 Link in bio

📍 Via Arco Paisiello 18.
Vi aspettiamo in piazza!
https://www.instagram.com/p/DbqXbG4MBz0/?igsh=enRwczF0Y3dudXQ0

📣 MA NEL MEDITERRANEO NON SI GIOCA: TORNIAMO IN PIAZZA!📅 Giovedì 6 agosto🕖 Ore 19.00📍 Piazza Maria ImmacolataTorniamo i...
03/08/2026

📣 MA NEL MEDITERRANEO NON SI GIOCA: TORNIAMO IN PIAZZA!

📅 Giovedì 6 agosto
🕖 Ore 19.00
📍 Piazza Maria Immacolata

Torniamo in piazza per interrogarci insieme su ciò che i Giochi del Mediterraneo rappresentano per Taranto e per il Sud Globale.
Quella che avrebbe potuto essere un'occasione per rivendicare servizi e diritti per la comunità sembra trasformarsi nell'ennesimo esproprio di risorse pubbliche, mentre grandi multinazionali continuano a trarre profitto alimentando logiche estrattive e coloniali.
Durante il presidio ci confronteremo con la cittadinanza sulle criticità che si celano dietro i Giochi del Mediterraneo, sulle violenze di frontiera, coloniali e militari che attraversano il Mediterraneo e sulla solidarietà verso i popoli che resistono e lottano, a partire dal popolo palestinese.
🍽️ A seguire, momento di socialità e condivisione con apericena presso il Comitato Città Vecchia, a sostegno della cassa di resistenza per lx compagni denunciate durante le mobilitazioni del Blocchiamo Tutto.
qui per donare al crownfunding a supporto delle spese legali: https://www.firefund.net/blocchiamotuttotaranto
📍 Via Arco Paisiello 18.
Vi aspettiamo in piazza!

Indirizzo

Via Duomo 55
Taranto
74100

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