18/10/2026
Dedicato a chi, in poltrona, domanda sempre: “Dove eravate?”. A chi non si sente suddito di un governo al comando e non al servizio dei cittadini. A chi non si rassegna. A chi la testa la tiene alta. A chi dissente in un Paese dove il gregge viene scambiato per un popolo e l’obbedienza per senso di responsabilità.
A chi ha messo la sveglia quando era ancora buio. A chi ha attraversato l’Italia per esserci. A chi si è portato dietro uno zaino, un panino e tutte le ragioni per cui restare a casa sarebbe stato più comodo, ma essere qui era più importante.
A chi tiene insieme il mese facendo conti che a Palazzo Chigi dovrebbero imparare a fare. A chi lavora e resta povero. A chi aspetta una visita, una casa, un contratto, una pensione dignitosa. A chi è stanco di sentirsi spiegare che deve fare sacrifici da persone che possono permettersi di ignorarne il costo.
A chi la pace la pretende, perché sa che sotto le bombe ci finiscono le persone. A chi difende la scuola pubblica, la sanità, l’ambiente, il diritto di scioperare. A chi la Costituzione vuole vederla vivere nelle scelte di ogni giorno, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle periferie.
A chi ieri ha camminato anche per qualcuno che avrebbe voluto esserci.
Ieri a Roma è stata questo: persone che si riconoscono, si organizzano e fanno delle proprie difficoltà una battaglia comune. Una piazza che al governo presenta richieste, pretende risposte e ricorda da dove viene il potere di chi governa.
Da questa manifestazione parte adesso la mobilitazione verso lo sciopero generale del 20 novembre annunciato dalla Cgil. Abbiamo un mese per portare le ragioni di oggi nei luoghi di lavoro, nelle assemblee, nelle conversazioni con chi ha smesso di credere che partecipare serva. Per coinvolgere chi manca e dare forza a chi teme di esporsi.
Leggi l'editoriale del direttore di Collettiva Stefano Milani, link nel primo commento!