07/10/2026
Il cuore del lavoro dell'Educatore della Memoria sta tutto nella capacità di riattivare i circuiti dell'identità. Quando la memoria recente comincia a vacillare, l'identità di una persona non scompare, si rifugia semplicemente nei gesti e nei sapori che hanno riempito una vita intera.
👉Oggi con Don Cosimo ho voluto fare un piccolo esperimento per stimolare la sua memoria procedurale e la fluidità del linguaggio, partendo da un elemento apparentemente insignificante: un singolo, turgido acino di uva Verdeca, dorato e con il picciolo ancora attaccato.
Sapevo bene che la sua vita era rimasta legata a quel pezzo di terra tra Monteiasi e Grottaglie, dove per quarant'anni aveva coltivato la sua amata uva bianca.
Quando è entrato nella stanza, Don Cosimo appariva leggermente disorientato, lo sguardo fisso sul pavimento, le risposte ridotte a monosillabi. La figlia mi aveva avvisato che la mattina era stata faticosa.
Ho appoggiato l'acino d'uva su un piattino, proprio davanti a lui.
«Don Cosimo, guardi un po' cosa mi è rimasto nella borsa della spesa. Secondo lei da dove viene?», gli ho chiesto con tono calmo e complice.
👉Lui ha allungato la mano, muovendo le dita nodose con una flemma antica.
Ha sollevato l'acino prendendolo delicatamente per il picciolo, lo ha girato contro la luce della finestra e poi, quasi senza rendersene conto, ha iniziato a saggiarne la consistenza premendolo appena con il polpastrello del pollice, proprio come fanno i viticoltori per controllare la maturazione.
I suoi occhi, fino a un attimo prima spenti, si sono sollevati verso di me.
«Questa è uva buona», ha detto con una voce improvvisamente ferma. «È Verdeca. Lo vedi com'è trasparente? Questa ha preso il sole delle nostre parti, nelle campagne. Se la cogli troppo tardi, perde l'acidità e il vino non viene fresco».
👉L'ancoraggio era riuscito perfettamente.
La nebbia cognitiva si era diradata per lasciare spazio all'esperto.
Ho colto subito l'attimo per inserire l'esercizio cognitivo sulle funzioni esecutive e l'attenzione focale. Ho preso tre piccoli contenitori colorati (uno rosso, uno verde e uno bianco) e glieli ho messi davanti.
«Don Cosimo, facciamo finta che questo acino sia il primo grappolo della vendemmia. Dobbiamo selezionare solo gli acini migliori.
Se questo è perfetto per fare la nostra Verdeca pura, in quale contenitore lo mettiamo? E come capiamo se è pronto?».
👉Senza la minima esitazione, ha avvicinato l'acino al naso, ne ha annusato la buccia e lo ha posato nel contenitore bianco con una precisione rituale.
«Nel bianco», ha sentenziato. «La buccia deve essere tesa, quasi gialla come l'oro, non verde acerba. Noi cominciavamo a raccoglierla quando il chicco diventava dolce ma ti lasciava ancora la bocca fresca. Se fa il colore del miele, è l'ora sua».
Alla fine dell'ora, la stanchezza con cui era arrivato sembrava svanita.
La figlia, rientrando nella stanza, lo ha trovato dritto sulla sedia, intento a spiegarmi come si pigiava l'uva bianca per non rovinare il raspo.
👉Prima di congedarsi, Don Cosimo ha guardato l'acino rimasto nel contenitore bianco, lo ha preso e lo ha mangiato, assaporando quel succo antico. «Questo sa di casa», mi ha detto, stringendomi la mano con vigore.
È proprio questa la magia del nostro lavoro: riaccendere una scintilla di competenza e dignità laddove la malattia cerca di fare ombra.
(𝗘𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 - 𝗺𝗲𝘁𝗼𝗱𝗼 𝗣𝗶𝘇𝘇𝗶𝗹𝗲𝗼®)
https://www.erbasacra.com/it/esperti/francesco-paolo-pizzileo.html?