03/06/2026
All’ennesima guerra, quella scatenata da USA e Israele contro l’Iran, è seguita, come sempre, la speculazione dei signori del gas e del petrolio, che ha reso ancora più salata la già pesante bolletta energetica del nostro Paese.
Gli speculatori delle fossili non si sono smentiti neanche stavolta. Il meccanismo è sempre il solito. Nulla di nuovo. Ma, nonostante il copione visto più volte, non siamo ancora riusciti a far tesoro delle ripetute e costosissime esperienze del passato.
Anche il dibattito italiano purtroppo è stato sempre lo stesso. Le iniziative governative pure. La premier Meloni si è attivata in prima persona per andare in giro per il mondo, dall’Algeria all’Azerbaijan, per trovare nuove forniture di gas, sul modello di quanto già fatto in passato dall’Italia, come avvenuto ad esempio dopo l’aggressione militare russa in Ucraina. Nuove forniture di gas per nuove dipendenze dall’estero che non permetteranno di abbassare la bolletta elettrica, ancora troppo dipendente da questa fonte fossile.
Basta leggere i numeri, come racconta bene l’esperienza della Spagna.
Nei primi mesi del 2026 la bolletta elettrica italiana è arrivata a quota 130,5 euro/MWh. La Germania 99,8 euro/MWh, la Francia 70,4 euro/MWh e la Spagna, che negli ultimi anni ha investito massicciamente nelle fonti rinnovabili, registra il valore più basso, pari a 42,5 euro/MWh.
La nostra elettricità costa di più perché non abbiamo il nucleare? Finiamola con questa storia. Se fosse così, l’elettricità più bassa si pagherebbe in Francia. Il motivo del basso costo dell’elettricità in Spagna sta nella produzione elettrica da rinnovabili pari al 58% dei consumi, che riduce la dipendenza dal gas e dalle relative speculazioni.
Noi abbiamo esattamente il problema opposto. Dall’inizio del 2026 in Italia (dove le rinnovabili superano di poco il 40% dei consumi elettrici) il gas fossile ha inciso sulla formazione del prezzo finale dell’energia elettrica per l’89% delle ore. In Germania questa quota è stata del 40%, mentre in Spagna, dove le rinnovabili coprono il 58% dei consumi, lo ha fatto solo per il 15% delle ore.
Nel mondo si investe ormai quasi esclusivamente in impianti a fonti rinnovabili perché solo l’opzione più economica.
Secondo l’agenzia IRENA, International Renewable Energy Agency, nel 2025 l’85% dei nuovi impianti di produzione di elettricità installati nel mondo erano alimentati a fonti rinnovabili (soprattutto fotovoltaico ed eolico), mentre le centrali a fonti fossili (gas, carbone, petrolio) e nucleare hanno contributo solo per il 15% della nuova potenza elettrica installata.
Il caso più eclatante è quello statunitense. Negli USA, nel primo anno del secondo mandato presidenziale di Trump, le rinnovabili hanno stravinto. Secondo i dati della Associazione delle imprese dell'energia solare (SEIA), nel 2025 la nuova potenza elettrica installata negli Stati Uniti è stata per il 92% relativa alle fonti pulite (54% fotovoltaico, 25% accumuli, 13% eolico) e solo per l'8% relativa al gas naturale (0% per il nucleare).
Ma i leader di governo e gli amministratori delegati delle imprese che nel mondo investono su rinnovabili, accumuli e reti sono tutti impazziti? O siamo noi che siamo rimasti agli anni ’90, quando il gas era giustamente considerato la fonte fossile di transizione, perché le rinnovabili non erano ancora mature come lo sono oggi?
Stefano Ciafani,
presidente nazionale Legambiente