Legambiente Taranto

Legambiente Taranto Volontari per l'ambiente

27/07/2026

Ex Ilva: sentenza della Corte d'Appello di Milano:
... deve dunque ordinarsi ad ADI e ADIH, nonché a ILVA spa, di sospendere l’attività esercitata nell’area a caldo.

A tal fine, la Corte ritiene congruo assegnare a queste ultime il termine di novanta giorni per il completamento, in condizioni di sicurezza, delle operazioni di sospensione dell’esercizio delle installazioni, sotto la sorveglianza dell’autorità di controllo. Il termine decorrerà dall’ultima comunicazione del decreto alle destinatarie del provvedimento.
È rimessa all’autonomia di gestori e proprietaria degli impianti l’iniziativa di ripresa dell’attività, quando essi avranno:
✓ rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti;
✓ adottato le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate all’anno,
e comunque nell’ambito della cornice procedimentale amministrativa prevista dal dlgs n. 152/2006 e dalla Direttiva 2010/75, nei termini precisati dalla sentenza CGUE.

Just Transition Fund: oltre 800 milioni di euro destinati dall'Europa a Taranto. Lo stato dell'arte sotto la lente della...
27/07/2026

Just Transition Fund: oltre 800 milioni di euro destinati dall'Europa a Taranto. Lo stato dell'arte sotto la lente della Rete Civica JTF Taranto. Progetti, bandi, trasparenza, partecipazione

(ANSA): L'attuale fenomeno climatico El Niño, fluttuazione naturale della temperatura superficiale del mare e dei venti ...
25/07/2026

(ANSA): L'attuale fenomeno climatico El Niño, fluttuazione naturale della temperatura superficiale del mare e dei venti nell'Oceano Pacifico tropicale, è destinato a diventare il più imponente degli ultimi 150 anni.
Inoltre l'ondata di calore sprigionata dall'oceano, combinata con il riscaldamento provocato dai cambiamenti climatici di origine antropica, renderà probabilmente il 2027 il più caldo mai registrato, oltre a innescare fenomeni meteorologici estremi in molte aree del mondo.

E' quanto denunciano le testimonianze di esperti raccolte in un articolo sul sito della rivista Nature.

In base alle proiezioni di una serie di modelli climatici, il picco di questo El Niño è destinato a superare il precedente record con un margine "davvero sbalorditivo", afferma Zeke Hausfather, climatologo di Berkeley Earth, organizzazione di ricerca no-profit della California. "Non è da escludere - sottolinea - che l'evento possa combinarsi con il cambiamento climatico portando le temperature medie globali del 2027 fino a 1,7°C al di sopra della media preindustriale".

In provincia di Taranto sono già bruciati 364 ettari!Ogni anno pensiamo che la stagione degli incendi debba ancora inizi...
17/07/2026

In provincia di Taranto sono già bruciati 364 ettari!

Ogni anno pensiamo che la stagione degli incendi debba ancora iniziare. E invece è già iniziata. La crisi climatica sta cambiando il calendario del fuoco: i roghi non aspettano più l'estate e divampano sempre più spesso già in inverno e primavera.

Prevenzione, cura del territorio e pianificazione sono le parole chiave da cui ripartire. Significa investire nella gestione attiva dei boschi e delle aree interne, contrastare l'abbandono delle campagne, rafforzare i presidi sul territorio e mettere ricerca e innovazione al servizio della previsione e della riduzione del rischio.

Perché continuare a rincorrere il fuoco non basta.

Proteggere boschi, ecosistemi e comunità significa imparare a prevenirlo, costruendo territori più resilienti e più preparati ad affrontare una crisi che è già parte del nostro presente.

NO al progetto di Rigassificatore nel porto di Taranto: le Osservazioni di Legambiente.Legambiente ha presentato a livel...
15/07/2026

NO al progetto di Rigassificatore nel porto di Taranto: le Osservazioni di Legambiente.

Legambiente ha presentato a livello nazionale al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica le proprie Osservazioni nella procedura di Valutazione Impatto Ambientale del progetto di Rigassificatore GNL da 12 miliardi di mc/anno nel porto di Taranto.

Nelle conclusioni Legambiente chiede che il progetto di rigassificatore al Molo Polisettoriale di Taranto venga respinto
e ricorda che la città di Taranto si è già espressa negativamente, circa vent'anni fa, rispetto ad un altro progetto di terminale di rigassificazione di GNL, proposto all'epoca dalla società sp****la Gas Natural International, il cui procedimento di valutazione di impatto ambientale, nel 2012, fu oggetto di archiviazione da parte del Ministero dell'Ambiente, dopo aver ricevuto parere negativo dalla Regione Puglia , con delibera della Giunta Regionale dell'1 agosto 2008, e parere interlocutorio negativo dalla Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale VIA e VAS, formulato in data 29 ottobre 2010.

Testo integrale delle Osservazioni sul sito di Legambiente Taranto. Link nei commenti

Il Senato ha sparato. Ora vogliono correre.Voci sempre più insistenti parlano di una manovra in atto per portare la rifo...
30/06/2026

Il Senato ha sparato. Ora vogliono correre.

Voci sempre più insistenti parlano di una manovra in atto per portare la riforma sulla caccia alla Camera e approvarlo entro l'estate, bruciando tempi e procedure. Un blitz estivo, quando l'attenzione cala e la piazza si svuota. Non è un caso.

L'iter al Senato era già uno scandalo: audizioni svuotate, emendamenti tagliati, e una lettera della Commissione europea tenuta nascosta. Ora vogliono fare di peggio, ancora più in fretta.

Ma questa non è una legge qualunque. Il DDL 1552 tocca la biodiversità, il diritto europeo, le convenzioni internazionali, la sicurezza dei cittadini e la Costituzione. Non si liquida in poche settimane per fare un favore alle lobby dei fucili.

Se ci riuscissero, non avremmo perso solo una battaglia per la natura. Avremmo perso un pezzo di democrazia.

Non glielo lasciamo fare. Per questo insieme a ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali Odv, LAC - Lega per l'Abolizione della Caccia, LAV, Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia continueremo la nostra battaglia!

Nucleare? Una distrazione di massa! Il governo insiste, le lobbies del gas ringrazianoQualche giorno fa la Camera ha app...
09/06/2026

Nucleare? Una distrazione di massa!
Il governo insiste, le lobbies del gas ringraziano

Qualche giorno fa la Camera ha approvato la legge delega sul ritorno del nucleare in Italia. Il testo passa ora al Senato. Ma i toni entusiasti del ministro all’ambiente e alla sicurezza energetica Fratin fanno già intuire l’esito.

In questa legge, il governo punta soprattutto sugli SMR (i piccoli reattori modulari) come risposta alla crisi energetica del Paese.

I problemi sono due. Il primo è che quegli impianti non esistono ancora. E i dati su quelli che sono stati provati sono impietosi. Il progetto SMR più avanzato al mondo era NuScale, negli USA: costi di produzione stimati tra 250 e 354 dollari per MWh, valori del tutto fuori mercato. Il progetto è stato cancellato. Gli unici tre SMR oggi in funzione nel mondo raccontano la stessa storia: lo Shidao Bay 1 in Cina è entrato in funzione 16 anni dopo l'annuncio iniziale, con costi aumentati del 200%. I due piccoli reattori galleggianti russi hanno superato il 300% del budget previsto. La seconda questione è che, se pure fosse vero che i primi reattori saranno pronti tra il 2034 e il 2035, famiglie e imprese hanno bisogno di ridurre i costi già oggi. Il nucleare arriverebbe troppo tardi.

A questo si aggiunge un problema che l'Italia non ha ancora risolto: gli SMR produrrebbero da 2 a 30 volte più rifiuti radioattivi rispetto ai reattori tradizionali. Un Paese che non ha ancora individuato il sito per il deposito nazionale delle scorie esistenti vuole costruire almeno 23 impianti che ne produrranno molte di più.

Intanto, il mondo va altrove. Nel 2025 l'85% dei nuovi impianti di produzione elettrica installati a livello globale erano rinnovabili. Negli USA, anche sotto Trump, le fonti pulite hanno coperto il 92% delle nuove installazioni. E come insegna la Spagna con le rinnovabili il costo all’ingrosso dell’energia è un terzo di quello italiano.

Rinnovabili, accumuli, reti intelligenti: la strada per liberarci dalla dipendenza dal gas esiste già, è matura, costa meno. Non ha bisogno di aspettare il 2035.

Il Nucleare non è una buona scelta. Ecco  qualche cifra che lo dimostraIl rapporto Lazard 2025 colloca il fotovoltaico i...
05/06/2026

Il Nucleare non è una buona scelta.
Ecco qualche cifra che lo dimostra

Il rapporto Lazard 2025 colloca il fotovoltaico industriale a 38-78 dollari per MWh, l’eolico a 37-86, il nucleare di nuova costruzione a 180. Tre volte tanto. Dal 2009 a oggi il fotovoltaico è crollato dell’84%, l’eolico del 55%, mentre il nucleare è salito del 47%: due tecnologie che corrono in direzioni opposte. Sui costi infrastrutturali la storia recente è impietosa: Flamanville 3 doveva costare 3,3 miliardi ed entrare in servizio nel 2012, ne è costati 23,7 ed è stato connesso a dicembre 2024 con dodici anni di ritardo. La Corte dei Conti francese, a gennaio 2025, ha certificato che la sua redditività è “mediocre”: per ripagarlo, il MWh dovrebbe costare tra 138 e 199 euro. Gli EPR2 annunciati da Macron sono già passati da 51,7 a 67,4 miliardi prima ancora di partire. Non sono cifre di Legambiente: sono i numeri dei magistrati contabili dello Stato francese.

“Ma allora come mai i francesi pagano la bolletta meno di noi?”. Una famiglia francese spende 700 euro l’anno contro 904 di una italiana (dati Eurostat). Sì, in Francia l’elettricità costa meno. Solo che quel prezzo riflette tre cose, e nessuna è il nucleare in sé: un parco ammortizzato da cinquant’anni che sta per essere sostituito a costi tripli; uno scudo tariffario pagato dai contribuenti francesi attraverso una Edf rinazionalizzata e indebitata per oltre 50 miliardi (in tasse, dunque, non in bolletta); e il fatto che l’Italia paga di più perché ha il 45% di gas nel mix elettrico contro il 6% francese, e il gas fa da prezzo-pilota nel merit order europeo. Il “modello francese” che il ministro Pichetto vorrebbe importare, insomma, sta scomparendo anche in Francia.

All’ennesima guerra, quella scatenata da USA e Israele contro l’Iran, è seguita, come sempre, la speculazione dei signor...
03/06/2026

All’ennesima guerra, quella scatenata da USA e Israele contro l’Iran, è seguita, come sempre, la speculazione dei signori del gas e del petrolio, che ha reso ancora più salata la già pesante bolletta energetica del nostro Paese.

Gli speculatori delle fossili non si sono smentiti neanche stavolta. Il meccanismo è sempre il solito. Nulla di nuovo. Ma, nonostante il copione visto più volte, non siamo ancora riusciti a far tesoro delle ripetute e costosissime esperienze del passato.

Anche il dibattito italiano purtroppo è stato sempre lo stesso. Le iniziative governative pure. La premier Meloni si è attivata in prima persona per andare in giro per il mondo, dall’Algeria all’Azerbaijan, per trovare nuove forniture di gas, sul modello di quanto già fatto in passato dall’Italia, come avvenuto ad esempio dopo l’aggressione militare russa in Ucraina. Nuove forniture di gas per nuove dipendenze dall’estero che non permetteranno di abbassare la bolletta elettrica, ancora troppo dipendente da questa fonte fossile.

Basta leggere i numeri, come racconta bene l’esperienza della Spagna.

Nei primi mesi del 2026 la bolletta elettrica italiana è arrivata a quota 130,5 euro/MWh. La Germania 99,8 euro/MWh, la Francia 70,4 euro/MWh e la Spagna, che negli ultimi anni ha investito massicciamente nelle fonti rinnovabili, registra il valore più basso, pari a 42,5 euro/MWh.

La nostra elettricità costa di più perché non abbiamo il nucleare? Finiamola con questa storia. Se fosse così, l’elettricità più bassa si pagherebbe in Francia. Il motivo del basso costo dell’elettricità in Spagna sta nella produzione elettrica da rinnovabili pari al 58% dei consumi, che riduce la dipendenza dal gas e dalle relative speculazioni.

Noi abbiamo esattamente il problema opposto. Dall’inizio del 2026 in Italia (dove le rinnovabili superano di poco il 40% dei consumi elettrici) il gas fossile ha inciso sulla formazione del prezzo finale dell’energia elettrica per l’89% delle ore. In Germania questa quota è stata del 40%, mentre in Spagna, dove le rinnovabili coprono il 58% dei consumi, lo ha fatto solo per il 15% delle ore.

Nel mondo si investe ormai quasi esclusivamente in impianti a fonti rinnovabili perché solo l’opzione più economica.

Secondo l’agenzia IRENA, International Renewable Energy Agency, nel 2025 l’85% dei nuovi impianti di produzione di elettricità installati nel mondo erano alimentati a fonti rinnovabili (soprattutto fotovoltaico ed eolico), mentre le centrali a fonti fossili (gas, carbone, petrolio) e nucleare hanno contributo solo per il 15% della nuova potenza elettrica installata.

Il caso più eclatante è quello statunitense. Negli USA, nel primo anno del secondo mandato presidenziale di Trump, le rinnovabili hanno stravinto. Secondo i dati della Associazione delle imprese dell'energia solare (SEIA), nel 2025 la nuova potenza elettrica installata negli Stati Uniti è stata per il 92% relativa alle fonti pulite (54% fotovoltaico, 25% accumuli, 13% eolico) e solo per l'8% relativa al gas naturale (0% per il nucleare).

Ma i leader di governo e gli amministratori delegati delle imprese che nel mondo investono su rinnovabili, accumuli e reti sono tutti impazziti? O siamo noi che siamo rimasti agli anni ’90, quando il gas era giustamente considerato la fonte fossile di transizione, perché le rinnovabili non erano ancora mature come lo sono oggi?

Stefano Ciafani,
presidente nazionale Legambiente

Indirizzo

Via Temenide 30a
Taranto
74121

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