04/06/2026
Riappropriamoci del nostro futuro
Basta ascari del potere
Autodeterminazione e superamento della “ questione meridionale”
Nel 1860, alla vigilia dell’unità d’Italia, il Regno delle Due Sicilie non era affatto la terra arretrata che per oltre un secolo ci hanno raccontato. I numeri, quelli veri, raccontano un’altra storia. Una storia che molti preferiscono dimenticare.
Il Sud aveva il più basso carico tributario erariale d’Europa. Mentre in altri Stati i cittadini erano schiacciati dalle tasse, nel Regno delle Due Sicilie la pressione fiscale era tra le più leggere del continente. Lo Stato non viveva dissanguando il popolo.
Nel 1860, nei banchi del Regno erano custoditi 443 milioni di lire-oro: la quota più grande dell’intero patrimonio monetario degli Stati italiani messi insieme, che ammontava a 668 milioni. Più della metà della ricchezza finanziaria della pen*sola era al Sud.
Non solo. Il Regno possedeva anche la maggiore quantità di moneta circolante in Italia: 433 milioni di lire. Segno di un’economia viva, dinamica, capace di produrre e scambiare ricchezza.
A Parigi, nella prestigiosa Borsa di Parigi, la rendita statale borbonica raggiungeva una quotazione straordinaria: 120%. Un livello che indicava fiducia internazionale, solidità finanziaria, credibilità dello Stato.
E mentre oggi ci raccontano che l’emigrazione è sempre stata il destino del Sud, nel 1860 il Regno delle Due Sicilie aveva la più bassa percentuale di emigranti in Italia.
Questa non è nostalgia.
È memoria.
Perché prima delle conquiste, prima delle confische, prima delle politiche che avrebbero svuotato il Sud, esisteva uno Stato che aveva ricchezza, stabilità e dignità.
E quel nome era Regno delle Due Sicilie.
Una verità che merita di essere ricordata.
E soprattutto raccontata.