04/10/2026
🟥 FIOM: Urso racconta il Paese delle imprese, ma dimentica il Paese del lavoro.
Il ministro Adolfo Urso arriva a Priolo e continua a descrivere un mondo nel quale tutto sarebbe
stato risolto: il Governo avrebbe salvato ISAB, tutelato la raffinazione italiana, garantito la
sicurezza energetica e costruito una nuova politica industriale. Il problema è che i lavoratori
del polo petrolchimico siracusano, vivono ogni giorno una realtà molto più complessa.
Nell’intervista che precede la sua visita a ISAB, il ministro rivendica ripetutamente l’utilizzo del
Golden Power e sostiene che il Governo abbia preservato le raffinerie italiane e tutelato
produzione e approvvigionamenti nazionali.
Ma ancora una volta manca la risposta alla domanda fondamentale: cosa garantisce
concretamente il Golden Power applicato all’operazione ISAB–Ludoil?
Il Governo ha esercitato i poteri speciali sull’acquisizione del 51% di ISAB imponendo delle
prescrizioni e allora i lavoratori, le organizzazioni sindacali e il territorio hanno il diritto di
conoscere almeno nella loro sostanza quali garanzie riguardino la continuità produttiva, gli
investimenti, l’occupazione diretta e soprattutto le migliaia di lavoratori dell’indotto.
Non basta continuare a magnificare il Golden Power. Bisogna spiegare cosa protegge, quali
obblighi impone e come il Governo intende verificarne il rispetto.
C’è inoltre una questione industriale decisiva sulla quale chiediamo al ministro una risposta
chiara: quale sarà il ruolo di Trafigura nella nuova ISAB?
Esiste un rapporto di lungo periodo che riguarda l’approvvigionamento delle materie prime e
la commercializzazione dei prodotti della raffineria. Se ISAB viene definita dal Governo
un'infrastruttura strategica per la sicurezza energetica nazionale, allora bisogna chiarire quale
autonomia industriale e commerciale avrà effettivamente la nuova proprietà e quale ruolo
continuerà ad avere Trafigura e non è una questione secondaria.
Riguarda chi approvvigiona la raffineria, chi commercializza i prodotti, quale quota viene
destinata al mercato nazionale e, in definitiva, dove si colloca il vero centro delle decisioni
strategiche di ISAB.
Ludoil ha annunciato un piano da 1,3 miliardi di euro in cinque anni, il mantenimento
dell'attuale organico, il coinvolgimento di circa mille persone nelle attività collegate agli
investimenti e circa cento nuovi addetti a regime. Sono annunci importanti, che dovranno
essere verificati e tradotti in cronoprogrammi, investimenti, cantieri e occupazione reale.
Ma un piano aziendale non può sostituire una politica industriale nazionale. Il ministro deve
dire quale sia la visione del Governo per l'intero petrolchimico siracusano, mentre la chimica di
base viene ridimensionata, Versalis procede nella propria trasformazione, ISAB cambia
proprietà e migliaia di lavoratori delle imprese dell'indotto affrontano una fase di crescente
incertezza. Il problema non è soltanto salvaguardare gli stabilimenti esistenti.
La questione è capire quale industria dovrà esserci qui tra dieci o vent'anni e quanti lavoratori
dovranno continuare a lavorarci.
Nelle parole del ministro troviamo continuamente imprese, incentivi, investimenti, produzione,
energia e competitività. Troviamo molto meno sulle conseguenze sociali della trasformazione
industriale. Quali sono i correttivi sociali che il Governo intende mettere in campo per evitare
che la transizione produca precarietà, espulsione di lavoratori qualificati e impoverimento delterritorio? Cosa succederà ai lavoratori degli appalti quando diminuiranno alcune produzioni
tradizionali? Quali clausole sociali saranno previste? Quali strumenti accompagneranno la
riconversione professionale? Come verrà garantita la continuità occupazionale nell'indotto?
Come si impedirà che la competizione sugli appalti venga scaricata sul costo del lavoro, sui
salari e sulla sicurezza? E soprattutto: dov'è il tavolo nazionale sul futuro complessivo del polo
petrolchimico siracusano?
Lo diciamo ancora una volta con forza: I lavoratori non chiedono rassicurazioni, vogliono
risposte. Chiediamo quindi al ministro Urso di rendere chiari, gli elementi sostanziali delle
prescrizioni del Golden Power riguardanti ISAB e di aprire un confronto vero con le
organizzazioni sindacali su cinque questioni: garanzie occupazionali per lavoratori diretti e
indotto; investimenti e loro cronoprogramma; ruolo di Trafigura e autonomia industriale e
commerciale di ISAB; garanzie sulla continuità produttiva e sugli approvvigionamenti; strategia
industriale complessiva per il petrolchimico siracusano. Perché il punto non è raccontare che
tutto è stato risolto. Il punto è impedire che una trasformazione industriale di questa portata
venga pagata dai lavoratori attraverso meno occupazione, più precarietà e appalti sempre più
poveri. Se il Governo considera davvero strategico questo territorio, allora deve assumersi fino
in fondo la responsabilità della sua transizione industriale e sociale.
La FIOM continuerà a chiedere una cosa molto semplice: investimenti verificabili, lavoro stabile,
sicurezza, tutela dell'indotto e una politica industriale capace di accompagnare la transizione
senza lasciare indietro migliaia di lavoratori.
Antonio Recano
Coordinatore petrolchimici Fiom Sicilia