17/10/2026
Eliana Riva, Fuoco e pietre contro i contadini: i coloni incendiano la Cisgiordania, Il Manifesto, 17 ottobre 2026
PALESTINA A Gaza un nuovo avamposto al confine. La raccolta delle olive macchiata di sangue. Picchiata una giornalista del Washington Post
Spari, fuoco e pietre contro i palestinesi che tentano di raccogliere le olive sui propri terreni, una violenza cieca che travolge chiunque provi a difendere i coltivatori o testimoni quello che ormai ogni giorno accade, da nord a sud della Cisgiordania occupata. Ieri, nel villaggio di Abu Falah, a nord-ovest di Ramallah, sono arrivati a decine dal vicino insediamento, armati di pistole e bastoni, con il volto coperto e il cappuccio abbassato sulla testa. I palestinesi erano arrivati pochi minuti prima, accompagnati da attivisti e giornalisti internazionali.
LA RACCOLTA è stata concitata, in uno stato di angoscia per i possibili attacchi che, infine, sono giunti. Non è il primo anno che accade, ma non si erano mai visti i palestinesi muoversi con tali gesti frenetici e approssimativi, occhi rivolti di continuo verso le colline, in una corsa contro il tempo.
Solitamente, l’appuntamento della raccolta viene condiviso con tutta la famiglia, ma ieri ad Abu Falah donne e bambini sono rimasti a casa, perché i coloni non risparmiano nessuno. Neanche la stampa e a farne le spese, questa volta, è stata la fotogiornalista statunitense del Washington Post, Heidi Levine, di 63 anni, circondata e aggredita da un gruppo di israeliani mascherati che l’hanno picchiata senza sosta per diversi minuti. Levine ha raccontato da un letto di ospedale di essere stata spinta a terra e presa a calci: «Avevo il giubbotto e il caschetto antiproiettili, altrimenti forse ora non sarei stata qui, perché continuavano a darmi calci e calci, forse una cinquantina. Poi i colleghi palestinesi mi hanno soccorsa».
RICOVERATA A RAMALLAH, ha riportato una costola fratturata, numerose lacerazioni e una grave ferita a un dito che richiederà un intervento chirurgico. I coloni le hanno rubato l’attrezzatura e il telefono personale e hanno continuato a scagliare pietre contro i giornalisti e i palestinesi in fuga, utilizzando le fionde a corda, uno degli strumenti simbolo della resistenza palestinese durante le Intifada, in un’appropriazione sempre più evidente anche dell’immaginario e delle pratiche di lotta palestinesi.
Quando l’esercito israeliano è arrivato sul posto ha completamente ignorato i coloni e ha invece attaccato i residenti del villaggio e i giornalisti, contro cui ha lanciato gas lacrimogeni. Un uomo palestinese è stato colpito alle gambe dagli spari dei soldati, che hanno puntato i fucili contro i paramedici e i reporter. «Sono dei mostri – ha dichiarato Levine – Sono terroristi e sai cosa? Purtroppo, nessuno di loro sarà perseguito, ne sono sicura».
Il rastrellamento di Abu Falah è solo l’ultimo di centinaia di attacchi in pochi giorni, pogrom durante i quali gli israeliani hanno dato alle fiamme automobili, edifici e alberi. Nonostante le testimonianze dei giornalisti, delle persone presenti sul posto e i filmati diffusi, l’ufficio del premier Benyamin Netanyahu ha messo in dubbio la ricostruzione dell’aggressione, sostenendo che circa duecento palestinesi e «attivisti di sinistra» avrebbero affrontato una quarantina di coloni israeliani e che occorra ancora stabilire chi abbia dato inizio agli scontri. Sorvolando sul fatto che gli israeliani si trovassero armati e a volto coperto in un villaggio dell’area B, sotto controllo amministrativo dell’Autorità palestinese.
Per altro, gli attacchi di ieri non si sono limitati ad Abu Falah. A Turmus Ayya, nell’area di Ramallah, i coloni hanno incendiato tre automobili negli uliveti, mentre a Deir Jarir hanno ferito tre palestinesi impegnati nella raccolta.
Ad Abwein hanno sottratto le olive e due veicoli, costringendo gli agricoltori ad abbandonare i campi. Altri tre palestinesi sono rimasti feriti ad Asira al-Qibliya, a sud di Nablus, mentre a Deir Ballut, nell’area di Salfit, i soldati israeliani hanno intimato ai contadini aggrediti dai coloni di non tornare sui propri terreni.
MA I COLONI non si fermano alla Cisgiordania, e pretendono anche l’occupazione di Gaza. Ieri il gruppo Nachala, guidato dalla colona estremista Daniela Weiss, ha stabilito un insediamento ai confini con la Striscia. Nella notte tra giovedì e venerdì a decine sono entrati in un bosco a pochi passi da Gaza, montando tende e strutture con l’obiettivo dichiarato di fondare il primo degli insediamenti che intendono allargare all’intera Striscia, per ebraicizzarla cacciando la popolazione palestinese. L’esercito è rimasto a guardare e ha fatto sapere che non interverrà a meno che non proveranno ad entrare dentro Gaza.
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