04/06/2026
Andrea Spinelli Barrile, Bengasi allunga il fermo degli attivisti della Sumud. Roma non sa che fare, Il Manifesto, 4 giugno 2026
LIBIA Domenico Nico Centrone e Leonarda Dina Alberizia e altri otto membri della carovana umanitaria Sumud 2 (o Maghreb Sumud) dovranno restare in carcere a Bengasi
Domenico Nico Centrone e Leonarda Dina Alberizia e altri otto membri della carovana umanitaria Sumud 2 (o Maghreb Sumud) dovranno restare in carcere a Bengasi, in Libia. Lo ha deciso ieri mattina la procura di Bengasi, il cui procuratore generale ne ha disposto, dopo dieci giorni di fermo, la proroga della custodia cautelare: con i due italiani ci sono anche argentini, un uruguayano, una statunitense, una sp****la, una portoghese, una polacca e un canadese. Ieri il consolato italiano a Bengasi ha fatto sapere di aver presentato una richiesta di visita consolare e, con la Farnesina, di continuare «a seguire la vicenda in raccordo con le autorità locali al fine di consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile».
UNA NOTA PROCEDURALE e laconica che ha tutta l’aria dell’imbarazzo di chi non sa bene cosa fare: andando oltre le frasi di circostanza la questione è urgente e, come sempre quando si parla di connazionali detenuti all’estero, dolorosa. Secondo quanto fanno sapere al manifesto fonti da Bengasi, è l’incertezza a regnare in queste ore. E a logorare detenuti e famiglie: la vicenda potrebbe risolversi a breve, in pochi giorni, se finisse con una semplice espulsione amministrativa ma i tempi potrebbero allungarsi in modo indefinito se emergessero contestazioni ulteriori da parte della procura, oltre all’ingresso irregolare in territorio libico: immigrazione clandestina. Un tema, quello dell’immigrazione illegale, caldissimo sui giornali e tra l’opinione pubblica: sui social, proprio in questi giorni, sta prendendo più forza la campagna del movimento «No agli insediamenti e no alla naturalizzazione. La Libia ai libici», che si oppone a qualsiasi ipotesi di reinsediamento o concessione della cittadinanza ai migranti irregolari e, in generale, vede l’immigrazione come la madre di tutti i problemi.
Un tema caldo che non è solo giuridico ma politico e sociale. Una mobilitazione che prova a esercitare una pressione costante su media e politica, ponendo al centro del dibattito nazionale il principio di sovranità come linea rossa invalicabile. È proprio questa incertezza a rendere la vicenda fragile: «Domenico Centrone è una persona etica e buona – scrive la sorella Maria in una lettera aperta – Se si è spinto con la delegazione dei dieci attivisti per negoziare il passaggio degli aiuti lo ha fatto con tutte le oneste intenzioni di chi vuole aiutare Gaza e il popolo palestinese. Sono certa che non fosse intenzione di mio fratello violare qualsiasi autorità o confine, ma solo chiedere permesso».
LE PAROLE di Maria Centrone sembrano quasi una risposta alle voci che, in procura a Bengasi ma anche sui media libici, circolano senza verifiche né conferme: non è chiaro se ai dieci attivisti della Sumud sia stato effettivamente convalidato il fermo né se questo fosse avvenuto rispettando le procedure. L’opacità delle indagini è un elemento critico da tenere in considerazione. Nel frattempo, su alcuni media libici si raccontano teorie cospirative su «agenti stranieri arrestati» e non meglio precisati «servizi esteri». E poi c’è una terza questione, non marginale, che riguarda l’interlocutore della diplomazia: con chi si dialoga per lavorare al ritorno di Nico e Dina?
La gestione della vicenda dipende totalmente dalle autorità giudiziarie di Bengasi, che hanno un nome e un cognome, Khalifa Haftar, con cui l’Italia ha rapporti stretti, ma che restano autorità parallele: in occasione del ricevimento per la Festa della Repubblica, il 2 giugno, l’ambasciatore italiano a Tripoli Gianluca Alberini ha ricordato il lavoro dell’ambasciata a Tripoli e del consolato generale a Bengasi per facilitare la mobilità tra i due Paesi, vantando per l’Italia una posizione «senza pari» nel rilascio dei visti Schengen ai cittadini libici e citando i collegamenti aerei diretti tra Libia e Italia.
TUTTAVIA, quando sono le procedure, la legge e la giustizia, in Libia l’opacità diventa lo scenario in cui muoversi: «Nico si merita il sostegno di questo paese, tutto, in maniera compatta – scrive Maria Centrone nel suo appello – Altrimenti mi viene spontaneo chiedermi: che cos’è diventata l’Italia? Che cosa siamo diventati?»
https://ilmanifesto.it/bengasi-allunga-il-fermo-degli-attivisti-della-sumud-roma-non-sa-che-fare