24/11/2025
C'era una volta un piccolo sasso tondo sulla riva del fiume. Una scheggia di granito scuro, staccatasi da chissà quale roccia maestosa nelle montagne lontane. La sua superficie liscia e levigata raccontava silenziosamente di un viaggio millenario.
Un tempo era stato parte di una grande parete rocciosa, fiera e imponente. Poi, un giorno, una crepa sottile lo aveva separato dalla sua casa. Era caduto, spigoloso e grezzo, nel torrente di montagna che scorreva ai piedi della parete.
L'acqua lo aveva accolto, trascinandolo via. Giorni, anni, secoli di viaggio. Sbattuto contro altre pietre, accarezzato dalla corrente, il piccolo sasso veniva lentamente modellato. Ogni spigolo smussato raccontava di un incontro, ogni striatura sulla sua superficie era memoria di un passaggio.
Aveva riposato per decenni in una pozza tranquilla, osservando il cielo cambiare colore e le stelle danzare sopra di lui. Aveva sentito il calpestio degli animali che si abbeveravano e visto il riflesso di luna e sole nell'acqua.
Una grande piena lo aveva poi ripreso nel suo abbraccio, portandolo ancora più a valle. Aveva attraversato gole profonde e ampie vallate, testimone silenzioso del cambiare delle stagioni e del paesaggio.
E ora, eccolo qui, piccolo sasso tondo sulla riva di questo fiume. Quante cose aveva visto? Quante trasformazioni aveva subito? Se solo potesse parlare, racconterebbe di ere glaciali e periodi caldi, di dinosauri e primi uomini, di civiltà fiorite e scomparse mentre lui continuava il suo lento viaggio.
Guardandolo tra le mie dita, mi rendo conto che anche le pietre respirano, a modo loro. Un respiro così lento e profondo che noi, con le nostre vite così brevi, non possiamo percepire. Trasformandosi impercettibilmente, giorno dopo giorno, anno dopo anno, millennio dopo millennio, il sasso vive la sua vita silenziosa, testimone eterno del fluire del tempo.
Lo rimetto delicatamente sulla riva, consapevole che il suo viaggio non è ancora terminato. Un giorno, forse, diventerà sabbia fine, o tornerà a essere parte di una roccia più grande. E continuerà a respirare, a trasformarsi, a vivere la sua vita di pietra, molto dopo che io me ne sarò andato.