01/09/2026
Quando proponiamo l’Ospedale di mezzo tra Spoleto e Foligno ci riferiamo a questo.
Spoleto perde 200 residenti l’anno, Foligno 100 all’anno. Nascono sempre meno bambini, siamo già abbondantemente sotto i 498 parti registrati nel 2020, visto che ogni anno si registrano circa 25 nati in meno a Spoleto.
Il tutto mentre il punto nascite di Foligno, nonostante l’apporto delle nascite spoletine e della Valnerina arranca ed è già in deroga sotto i 1.000 parti l’anno. Senza considerare i costi di manutenzione altissimi visto che si troverebbe in zona notoriamente paludosa e soggetta a possibili inondazioni (vedi l’ultimo grosso temporale che ha portato l’acqua in alcuni reparti).
Non è possibile a tornare ai numeri di prima, non solo, quei numeri peggioreranno di anno in anno, sia per Spoleto che per Foligno.
Qual è la risposta per risolvere definitivamente il problema senza mettere l’ennesima pezza temporanea e inutile per mantenere reparti e gli alti livelli di assistenza sanitaria garantita per tutta la popolazione di Spoleto, ma anche di Foligno e Valnerina?
Un nuovo moderno ospedale tra Spoleto e Foligno, magari a Trevi o al massimo prima di S’Eraclio, vicino all’immissione della strada che porta (e fa arrivare…) a Civitanova, con capacità di attrazione anche verso pazienti e partorienti marchigiane.
Se non verrà fatto stare certi che con questi numeri in discesa a breve smantelleranno pezzo per pezzo sia l’Ospedale di Spoleto (che si ridurrà a un mero presidio di pronto soccorso) che quello di Foligno.
Drammatica riduzione della popolazione attiva, più coppie senza figli che con, sempre più “famiglie” composte da persone sole. Uguale: una popolazione nel complesso sempre più anziana e sempre più sola. È questa l’Italia dei prossimi decenni secondo le nuove previsioni demografiche dell’Istat. Nello scenario mediano, dai 58,9 milioni di residenti del 2025 si scenderà a 55 milioni nel 2050 e ancora, a 45,8 milioni nel 2080. Oltre 13 milioni di abitanti in meno nell'arco di 55 anni, quattro milioni dei quali già entro il 2050. E il calo, avverte l’Istituto, è l’esito più difficile da evitare: nessuno degli scenari elaborati prevede nel medio periodo un ritorno ai livelli attuali della popolazione.
Alla base uno squilibrio che neppure le migrazioni riuscirebbero a colmare. Le nascite, 355 mila in media all’anno fino al 2030, scenderebbero a 335 mila nel 2050 e a 281 mila nel 2080. I decessi, invece, passerebbero dai 652 mila del 2025 ai 708 mila del 2030, fino a raggiungere un picco di 869 mila nel 2058. Il saldo naturale, già negativo per circa 296 mila persone nel 2025, toccherebbe quota -570 mila nel 2059. Il saldo migratorio con l’estero rimarrebbe positivo per tutto il periodo, ma mai abbastanza da compensare la differenza tra morti e nuovi nati.