26/04/2026
Volevamo parlarvi della sentenza di appello che ha confermato la condanna del calciatore Manolo Portanova per violenza sessuale di gruppo e di come questa abbia restituito, almeno in parte, dignità alla giovane donna coinvolta.
Volevamo raccontarvi di quanto sia stato lungo e difficile il suo percorso. Di come la sua vita sia stata scandagliata e sezionata in ogni dettaglio: le amicizie, i gusti, le foto. Delle insinuazioni, delle offese, del peso di uno sguardo pubblico spesso più giudicante che comprensivo.
Poi gli interrogatori, i controinterrogatori. Il dover rivivere, ancora e ancora, ciò che di più doloroso una donna possa subire.
Volevamo ribadire che le sentenze giuste, come questa, contribuiscono a cambiare in meglio la società e danno forza e consolazione a tutte le donne che hanno subito violenza - e a tutte quelle che cercano di aiutarle.
Volevamo parlarvi del consenso, il 'sentire insieme' che costituisce l'essenza stessa del rapporto sessuale. Di quanto sia necessaria una legge chiara, meno ambigua. Una legge che affermi con semplicità e forza che un " no" è un "no". Sempre. E che lo stupro non è esuberanza sessuale, ma il suo contrario: violenza, potere e umiliazione.
E volevamo scrivere anche quanto sarebbe stato importante che il mondo del calcio avesse preso una posizione netta, che si fosse fatto promotore di principi sani, come il rispetto e la responsabilità. Perchè il silenzio, in questi casi, rischia di diventare complicità e uno sport così importante e seguito non se lo può permettere.
Avremmo voluto scrivere che chi cade si può rialzare e che essere dichiarato colpevole può essere l'occasione per diventare un uomo migliore.
E invece, ancora una volta, assistiamo incredule alla diffusione sui social di messaggi e documenti che, per cercare maldestramente di 'difendere' gli imputati, diffamano la persona offesa, pubblicando dati sensibili al fine di esporla e gettarla di nuovo in pasto alla piazza mediatica.
Come se non bastassero commenti di "tifosi e " tifose" che alimentano odio e colpevolizzano le vittime, calpestandone la dignità....
Come se i giudici, che hanno condannato in tre diversi processi tutti i coimputati, non avessero studiato a fondo tutto il compendio probatorio e come se la loro competenza giuridica valesse meno di quella degli esperti da bar...
Questi contenuti dimostrano con chiarezza che neppure tre univoche condanne sono bastate agli imputati per comprendere la gravità di quello che hanno fatto e i danni che hanno provocato. Se errare è umano, perseverare è diabolico.
Condanniamo, ancora una volta e con forza, la diffusione di questi contenuti e ogni forma di violenza e ci stringiamo intorno alla giovane donna coraggiosa che, dopo aver subito una violenza sessuale di gruppo, deve subire anche il linciaggio mediatico.