02/09/2026
Per la rubrica BRCAccontami, la testimonianza di Chiara 💓
Di essere mutata l’ho sempre saputo.
Lo sapevo quando dicevano di mia madre che fosse stata sfortunata e, dentro di me, qualcosa non quadrava.
Lo sapevo quando, a vent’anni, dovetti insistere con il medico di medicina generale per accedere alla consulenza genetica.
Lo sapevo prima ancora di aprire quel referto e leggere: BRCA1.
Quando il genetista mi comunicò il risultato del test, mi venne spontaneo sorridere. Il contrario di quello che ci si aspetterebbe in una situazione del genere.
Sorridevo perché, finalmente, quel responso mi dava ragione. Mi restituiva una verità: avrei potuto spezzare quel filo che aveva legato mia madre e mia nonna materna a una sofferenza alla quale nessuno, fino a quel momento, era riuscito a dare un nome.
Così, dai 23 anni, ho seguito in maniera quasi maniacale la sorveglianza senologica e poi ginecologica. Conoscevo tutte le opzioni a mia disposizione. Per anni ho scacciato l’idea della profilassi chirurgica, finché quella possibilità non è diventata l’unica che riuscissi a prendere in considerazione.
Quando, dopo un anno e mezzo di riflessioni, malessere, ansie e ricerche, ho deciso che volevo sottopormi alla mastectomia, mi sono scontrata con un sistema macchinoso.
Sembrava che stessi facendo una richiesta aliena.
Mi dicevano: “Sei ancora giovane”, mentre, con le lacrime agli occhi, consultavo chirurghi e radiologi. Parallelamente, leggevo di coetanee che ricevevano una diagnosi di carcinoma.
Forse, se non fossi stata una futura medico, mi sarei accontentata di quelle parole.
Invece ho insistito.
E ho trovato chi mi ha ascoltata davvero, senza farmi sentire una pazza.
Cinque giorni dopo ero nello studio di quella che sarebbe diventata la chirurga alla quale, sette mesi più tardi, avrei affidato il mio corpo.
Ero certa di volerlo fare. Questo non significa che non avessi una paura sconfinata.
Eppure, la mattina del 13 dicembre, ero serena.
Non sapevo come avrei gestito il dopo, ma sapevo che era la cosa giusta da fare.
Al risveglio, la sensazione delle protesi dentro di me mi riportò con i piedi per terra. Senza rendermene conto, esclamai:
“Non ci credo. L’ho fatto davvero.”
Poi ho pianto.
Disperatamente e senza sapere bene perché.
Un po’ come quando nasci.
Il post-operatorio non è stato facile. Mi era impossibile muovere le braccia, tossire, ridere. Ogni movimento poteva significare f***e di dolore terribili.
Ma la parte più difficile è stata accettare il nuovo corpo.
Mentirei se dicessi di averlo pienamente accettato ancora oggi, a tre anni e mezzo di distanza.
E non perché il lavoro dei chirurghi non sia stato ottimale. Lo è stato.
Pensavo, però, che avrei gestito meglio la perdita quasi totale della sensibilità.
Ammetterlo mi fa sentire, a volte, un po’ superficiale. Ma fa parte del percorso. E anche questo, credo, significhi raccontarlo davvero.
A parte questo, l’operazione mi ha restituito una serenità che avevo perso.
E, con il tempo, ho condotto una vita normale: l’Erasmus, il mare, lo sport.
E, ultimo ma non per importanza, ho contribuito alla ricerca. E questo mi rende profondamente felice.
Mi è stato chiesto se, a posteriori, lo rifarei.
La risposta è e sarà sempre una sola:
è stato l’atto d’amore più grande che io abbia mai fatto per me stessa.
E forse anche per mia madre.
Per i suoi occhi che, un giorno di aprile, piantati nei miei, mi hanno chiesto:
“C’aggiu ccappatu, piccinna mia?”
Cosa mi è capitato, piccola mia?
E mi hanno tolto il fiato.
Sapete, le cicatrici che bruciano di più sono quelle di cui non ti puoi dimenticare. Quelle che esistono anche quando chiudi gli occhi.
Nessuna delle cicatrici che ho sul torace ha mai fatto così male.
So che lo sapete.
Questo percorso non è finito. Se mai finirà.
E probabilmente mi porterà in altri posti nuovi, ai quali dovrò imparare ad abituarmi.
Ma senza le donne di questa comunità, non sarebbe stato, e non sarà, lo stesso.
Siete state un faro.
Mani tese.
Infusioni di coraggio grazie alle quali ho potuto affrontare tutto questo al meglio.
A voi va il mio ringraziamento più sentito.
Siate coraggiose.
Chiara 💓💓