20/07/2026
“𝑠𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 è 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑢𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝐺𝟾 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛 𝑑𝑖𝑠𝑒𝑔𝑛𝑜, 𝑒 𝑖𝑙 𝑑𝑖𝑠𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑒𝑟𝑎 𝑑𝑒𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎𝑟𝑒, 𝑜 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑙𝑖𝑟𝑒, 𝑖 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 ℎ𝑎 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑢𝑛𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑟𝑖𝑜 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜.
𝐼 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑖ù. 𝑁𝑜𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑖𝑡𝑢𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑐𝑖, 𝑑𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑑𝑖 𝑒𝑛𝑒𝑟𝑔𝑖𝑒, 𝑑𝑖 𝑙𝑖𝑛𝑔𝑢𝑎𝑔𝑔𝑖, 𝑑𝑖 𝑎𝑡𝑡𝑒𝑠𝑒 𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑜𝑠𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡à 𝑐ℎ𝑒 ℎ𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑒 ℎ𝑜 𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝟸𝟶𝟶𝟷.
𝐼 𝑚𝑜𝑣𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 – 𝑐𝑜𝑠ì 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑖𝑐𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑓𝑖𝑛𝑖𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎé 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑢𝑛𝑞𝑢𝑒 𝑟𝑜𝑏𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑚𝑒𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑐𝑙𝑎𝑠𝑠𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 – 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒, 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑜𝑟𝑔𝑎𝑛𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖; 𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒, 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒, 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑣𝑖𝑣𝑒 𝑒 𝑣𝑒𝑔𝑒𝑡𝑒, 𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑠𝑒, 𝑜 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜𝑣𝑒.”
Scriveva Maurizio Maggiani, anni dopo.
25 anni fa, con Carlo, alla Diaz, a Bolzaneto, non solo moriva l’ultimo grande movimento di un secolo appena concluso, ma si (ri)apriva una stagione di repressione e sospensione della democrazia che, oggi, ancora e più che mai suona sinistramente attuale.
Quale senso ha la promozione e la tutela dei diritti, come cittadine e cittadini, se lo stato si spoglia del dovere di tutelarli e veste i panni dell’aggressore?
Cosa significa, oggi, proteggere la democrazia?
Quale prezzo ha avuto allora e quale costo ha oggi non esserci riuscitɜ?
Brucia ancora, ma non possiamo smettere di domandarcelo e trovare il coraggio di non ripiegare su noi stessi, ma continuare ad alimentare un'azione collettiva che quei diritti ripristini e protegga