04/08/2026
ANKICHI ARAKAKI (1899–1927)
Il talento che attraversò il karate come una meteora
Da ragazzo impara i kata dai Maestri Chibana e Shiroma. La famiglia agiata gli permette di dedicare alla pratica tutto il tempo che vuole.
A vent'anni entra nel Battaglione della Guardia d'Onore di Tokyo. In un'esercitazione di attraversamento del fiume Tonè — tra i più rapidi e pericolosi del Giappone — è il primo a rientrare a riva tra i pochi che completano la prova. I commilitoni iniziano a guardare con occhi diversi lo spirito del karate.
Congedato nel 1921 si trasferisce a Kadena, dove studia con Chotoku Kyan.
Ma Arakaki non era solo un praticante: era uno studioso delle arti. Insegnava che karate e danza ryukyuana condividono le stesse dinamiche di movimento, pur nascendo da radici opposte — il karate dall'istinto di conservazione, la danza dal desiderio di esprimere le emozioni. Chi pratica karate, diceva, comprende meglio la propria arte studiando la danza.
E danzava davvero: eseguì il saru-mai, la danza della scimmia, tra le più difficili del repertorio classico. Conosceva il teatro classico di Okinawa e la poesia.
Dopo un anno di dedizione totale mise a punto il suo tsumasaki-geri, il calcio con la punta delle dita: nessuno lo eguagliò per velocità e potenza.
La crisi del dopoguerra e la morte del padre lo costrinsero a farsi carico delle difficoltà familiari. Si ammalò e morì il 28 dicembre 1927, a soli 28 anni.
Una carriera spezzata troppo presto, ma un insegnamento che ha contribuito in modo incalcolabile a fare del karate-do un'arte.
Perché lo raccontiamo: Arakaki fu maestro di Shoshin Nagamine, e con lui si perfezionò anche il giovane Jintatsu Higa, padre del nostro Caposcuola Oscar Masato Higa. La nostra pratica passa anche da qui.
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