Presidio Libera "Silvia Ruotolo" Sesto Fiorentino

Presidio Libera "Silvia Ruotolo" Sesto Fiorentino Libera: associazioni, nomi e numeri contro le mafie. "Libera.

Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" è nata il 25 marzo 1995 con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Attualmente Libera è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legal

ità. La legge sull'uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l'educazione alla legalità democratica, l'impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura, sono alcuni dei concreti impegni di Libera.

15/06/2026
23/05/2026

A Rocco, che due settimane prima di quel 23 maggio era tornato a casa per presentare alla famiglia la sua giovane fidanzata Alba, che aveva deciso di sposare. Ad Antonio, che aveva il turno di mattina ma non appena viene a sapere che il suo giudice arriverà da Roma nel pomeriggio se lo fa cambiare per poter essere ancora lui a scortarlo. A Vito, che è morto nel suo ultimo giorno di servizio scorta e non ha potuto crescere suo figlio Emanuele. A Francesca, che non è morta perché era la moglie di Giovanni ma perché, come lui, aveva scelto da che parte stare, a qualunque prezzo. A Giovanni, che amava il mare e la sua terra con una forza e una passione così forte da aver speso tutta la sua vita per cercare di migliorarla.

Persone prima che servitori dello stato, a cui la violenza mafiosa ha strappato la vita. Oggi il nostro pensiero va a loro, con l'impegno di portare avanti le loro storie e farci portatori di memoria viva.

Come ha detto oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione del 34° anniversario della strage di Capaci, "la mafia finirà grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti, con un impegno educativo che sappia far crescere la fiducia in un domani da costruire insieme"

Abbiamo chiesto 𝐔𝐍 𝐈𝐌𝐏𝐄𝐆𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐑𝐄𝐓𝐎 alle candidate e ai candidati sindaco del Comune di Sesto Fiorentino e ci hanno dett...
21/05/2026

Abbiamo chiesto 𝐔𝐍 𝐈𝐌𝐏𝐄𝐆𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐑𝐄𝐓𝐎 alle candidate e ai candidati sindaco del Comune di Sesto Fiorentino e ci hanno detto SÌ firmando il nostro documento✍️

Come LIBERA ci prendiamo la responsabilità di monitorare nei prossimi 5 anni il rispetto di questi impegni:

💡Amministrazione trasparente ma davvero!
Informazioni accessibili sui beni confiscati presenti nel territorio e strumenti chiari e semplici per monitorare gli appalti pubblici, il settore più esposto a criminalità e malaffare.
Risoluzione immediata di conflitti di interesse e zone grigie in caso di elezione e rigore nella scelta degli amministratori degli enti controllati dal Comune.

🌱Parco Agricolo della Piana
Infrastruttura strategica per il clima, la biodiversità e la sicurezza idraulica perchè riduce i rischi del cambiamento climatico. Può rappresentare un volano di sviluppo economico attraverso la creazione di un sistema agroalimentare locale.
Colpito da 18 incendi da giugno 2025 ad oggi, chiediamo all'amministrazione un ruolo di coordinamento tra soggetti pubblici e privati, obiettivi misurabili e azioni per un piano di tutela reale e sviluppo del Parco.

⚡️ Conosciamo davvero chi votiamo?
Informazioni chiare e pubbliche su reddito, carichi pendenti, condanne penali e conflitti di interesse dei candidati e candidate sindaco.

👉 Le mafie temono più la scuola che la giustizia
Dal 2021 organizziamo per le scuole la Gita dell’Impegno in un bene confiscato in Toscana, per toccare con mano cosa significa restituire alla collettività ciò che la criminalità le aveva sottratto.
Chiediamo all'amministrazione di sostenere questo impegno per promuovere coscienza civile e cittadinanza attiva.
Ecolò Sesto Fiorentino
Per Sesto
PD Sesto Fiorentino
Daniele Brunori - Consigliere Comunale
Papa
Martini

E' tempo di elezioni e come volontari di Libera Contro le Mafie abbiamo chiesto 𝐔𝐍 𝐈𝐌𝐏𝐄𝐆𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐑𝐄𝐓𝐎 ai candidati e candi...
19/05/2026

E' tempo di elezioni e come volontari di Libera Contro le Mafie abbiamo chiesto 𝐔𝐍 𝐈𝐌𝐏𝐄𝐆𝐍𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐂𝐑𝐄𝐓𝐎 ai candidati e candidate sindaco del Comune di Sesto Fiorentino su:

⚡️ Conosciamo chi votiamo?
👉 Le mafie temono più la scuola che la giustizia
💡Dati che i cittadini hanno il diritto di leggere e capire
🌱Parco Agricolo della Piana

Vi informeremo presto su chi dei candidati e delle candidate ha firmato il nostro documento di impegno!

02/05/2026

- 👥 Circoli PD in rete incontrano Anna Motta e Pino Paciolla per sostenere la richiesta di verità e giustizia per Mario Paciolla

- 📅 Lunedì 11 maggio

- 🕕 Ore 18.30

- 📍Napoli via Santa Brigida n. 55 e in collegamento dalle altre sedi dei circoli promotori.

02/05/2026

Mafie e guerre parlano la stessa lingua: violenza, armi, ingiustizia.

Noi scegliamo altro.
Da sempre, come Libera, stiamo dalla parte della giustizia sociale, della responsabilità, della pace.

Per questo sosteniamo il disarmo e una Difesa Civile non armata e nonviolenta.
Perché servono persone che costruiscono pace, non nuove armi.

Firma anche tu l’appello di 👉 https://www.difesacivilenonviolenta.org/

Una giornata speciale!
09/04/2026

Una giornata speciale!

Siamo molto preoccupati per l'ennesimo incendio nel Parco della Piana. Il Parco è sotto attacco e questi incendi sono in...
08/03/2026

Siamo molto preoccupati per l'ennesimo incendio nel Parco della Piana.
Il Parco è sotto attacco e questi incendi sono intimidazioni.
Si tratta di fatti gravissimi che ci riguardano tutti: quando diventerà un'urgenza?

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO LEGAMBIENTE REGIONALE E CIRCOLO DI SESTO FIORENTINO

Parco della Piana, 18esimo incendio. Legambiente “Siamo profondamente preoccupati. È lecito attendersi un’attività di deterrenza, sorveglianza e prevenzione più efficace.”

Si tratta della quarta struttura di osservazione avifaunistica che va in fumo con danni inestimabili alla flora e fauna locali

Firenze, 5 marzo- Nuovo incendio nel Parco della Piana, che ha distrutto il Capanno del Chiurlo durante la nottata di lunedì 2 marzo. Si tratta del 18esimo incendio, avvenuto dal giugno dello scorso anno, e della quarta struttura di osservazione avifaunistica che va in fumo.

Legambiente Toscana esprime profonda preoccupazione per questa serie di attacchi incendiari con danni inestimabili arrecati alla flora e fauna locale.

Il Parco della Piana è una fragilissima area Sic (Sito di interesse comunitario “Stagni della Piana Fiorentina e Pratese” codice Natura 2000: IT5140011) messa a rischio dagli incendi. Si tratta di un’escalation di attacchi incendiari a cerchi concentrici intorno all’importante area protetta “Podere la Querciola” gestita dal circolo CIAS Legambiente Sesto Fiorentino.

Per questo motivo, lo scorso 22 ottobre 2025 il Presidente di Legambiente Toscana, Fausto Ferruzza, e il Presidente di CIAS Legambiente Sesto Fiorentino, Stefano Mattii, hanno sporto formale denuncia verso ignoti, presso il Comando del Gruppo Carabinieri Forestale di Firenze, alle Cascine.

“Siamo profondamente turbati e preoccupati perché, dopo la denuncia formale di ottobre 2025, il parco della piana, nei pressi della Querciola, nel comune di Sesto Fiorentino, ha subito altri 4 attacchi incendiari,” dichiarano Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana e Stefano Mattii, Presidente di CIAS Legambiente Sesto Fiorentino. “Sono a questo punto 18 in tutto, dal giugno scorso. Crediamo sia lecito attendersi un’attività di deterrenza, sorveglianza e prevenzione più efficace.”

Per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo non serve il quorum e ogni voto può fare la differenza.Ogni settiman...
04/02/2026

Per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo non serve il quorum e ogni voto può fare la differenza.
Ogni settimana pubblicheremo le ragioni per votare NO, riprendendo i contenuti per abbonati pubblicati su la Repubblica


Comune di Sesto Fiorentino

https://www.repubblica.it/politica/2026/01/30/news/saviano_si_referendum_indebolisce_lotta_mafie-425126978/

Il sì al referendum indebolisce la lotta alle mafie di Roberto Saviano, La Repubblica del 30/01/2026

Il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati del 22 e 23 marzo ha quale posta in gioco non solo l’assetto e l’indipendenza della magistratura, ma la tenuta della nostra antimafia. Ogni riforma che indebolisce l’autonomia del pubblico ministero, che frammenta il governo della magistratura o che espone l’azione giudiziaria al conflitto politico produce sempre infatti lo stesso effetto: rende più difficile colpire il potere mafioso lì dove oggi è più forte. Che non è la criminalità di strada per la quale il panpenalismo caro al governo Meloni ha moltiplicato le figure di reato che non aumentano la sicurezza ma sovraccaricano tribunali già al limite. Ma è l’economia, sono gli appalti pubblici, dove la politica intreccia rapporti con i grandi interessi che muovono merci e capitali. E che questa riforma non scalfisce in alcun modo.

Votare Sì al referendum sulla separazione delle carriere finisce dunque per aiutare le mafie. Perché tutto ciò che indebolisce chi le contrasta ha come diretta conseguenza quella di rafforzarle. E non si tratta di una posizione ideologica, ma della presa d’atto di una costante storica: le organizzazioni mafiose prosperano quando l’azione giudiziaria è più fragile, più divisa, più isolata, più strumentalizzata a fini politici (da Garlasco alla famiglia nel bosco) al solo scopo di generare sfiducia e indebolirla nel suo complesso. E questa riforma sottoposta a referendum — al di là della retorica sulla “modernizzazione” — va esattamente in quella direzione.

Una magistratura più divisa è una magistratura più vulnerabile. E una magistratura vulnerabile è meno efficace nel colpire le mafie dove contano davvero: nei flussi finanziari, nelle relazioni opache, nelle zone grigie dove legalità e illegalità si confondono. Le grandi indagini antimafia non si reggono sull’eroismo dei singoli, ma su strutture solide, coordinate e indipendenti, capaci di sostenere inchieste lunghe, complesse e spesso scomode. E dunque, quando questi presìdi si indeboliscono, l’effetto è che le inchieste rallentano fino a spegnersi.

Si obietta che la separazione delle carriere è una semplice questione tecnica. E, in astratto, l’osservazione sarebbe persino condivisibile. Ma il referendum non chiama a decidere su un modello ideale di organizzazione giudiziaria.

L’esito del referendum peserà su un sistema già sotto pressione. Separare il pubblico ministero significa renderlo più solo, più esposto, più governabile. Significa alterare gli equilibri del Csm e aumentare la permeabilità dell’ordine giudiziario all’influenza dell’esecutivo attraverso carriere, nomine e disciplina.

La separazione delle carriere non toglie potere allo Stato: lo concentra. E ogni volta che il potere si concentra nell’esecutivo, i contrappesi democratici rischiano seriamente di indebolirsi. Per la gioia delle mafie. Che non temono l’arresto del singolo boss, ma uno Stato capace di ricostruire reti, patrimoni e relazioni con il potere economico e politico.

Gli osservatori attenti sanno bene come il mito dell’antimafia di cui questo governo ama dirsi custode e paladino è una narrazione falsa. Dietro la retorica di durezza e inflessibilità, le scelte concrete di governo non rafforzano l’antimafia, ma rendono più tollerabile, silenziosa, normale — sì, normale è la parola esatta — la presenza mafiosa nell’economia legale. E del resto le mafie oggi cercano questo: normalità: società formalmente pulite, subappalti, professionisti insospettabili, crediti fiscali, intermediazioni. È su questo terreno che si misura la serietà di un governo ed è proprio qui che gli anticorpi sono stati indeboliti.

Senza girarci troppo intorno, questo governo ha “imposto” una riforma costituzionale escludendo dalla discussione il Parlamento. E ha spesso presentato questa riforma come una “punizione” per la magistratura che — a suo dire — deve essere “ridimensionata”, ma allo stesso tempo senza che ne venga indicata una prospettiva futura. Perché se è vero che la separazione delle carriere è un primo passo per una riforma strutturale della giustizia, è lecito domandarsi: cosa verrà dopo?
Con queste premesse non è possibile firmare assegni in bianco. Non in un sistema che rende il pubblico ministero più isolato, più esposto, più governabile.

E che la bandiera antimafia di questo governo sia solo forma e non sostanza lo dimostrano le sue decisioni. A cominciare dal nuovo Codice degli appalti che non favorisce le mafie per una singola soglia o procedura, ma perché modifica il clima dell’economia pubblica: meno controllo preventivo, più discrezionalità; meno regole impersonali, più relazioni. La parola chiave diventa “fiducia”. Ma le mafie non hanno mai temuto la fiducia: l’hanno sempre sfruttata. Dove lo Stato rinuncia a verificare prima, qualcun altro entra subito: meno gare, infatti, significa meno trasparenza, perché le mafie non vincono le gare, ottengono incarichi.

La moltiplicazione dei subappalti spezza i controlli e rende invisibile l’origine dei capitali; la velocità diventa un valore in sé, comprimendo verifiche e istruttorie. E i controlli? Quelli arrivano dopo, quando i flussi si sono già mossi.

In questo quadro, il funzionario pubblico è più solo, mentre l’Autorità anticorruzione viene progressivamente ridotta a un ruolo di osservazione, non di interdizione.
Le mafie non temono chi segnala e dà avvio a procedure dai tempi lunghi. Le mafie temono chi può fermarle subito. E resta poi il grande assente: il governo dei flussi finanziari. È lì che le mafie operano oggi, perché non cercano visibilità, ma rendimenti.
A questo si aggiunge un altro fronte decisivo, spesso mascherato dal linguaggio dei diritti: la limitazione delle intercettazioni. Anche qui l’equivoco è voluto. La privacy non si difende impedendo di intercettare, ma impedendo di pubblicare ciò che non ha rilevanza penale.

Ridurre o scoraggiare l’uso delle intercettazioni nelle indagini antimafia è un regalo alle organizzazioni criminali. Le mafie di oggi non parlano con le armi, ma con telefoni, messaggi cifrati, mediazioni informali. Senza intercettazioni non si vedono le reti, solo gli effetti finali. Limitare questo strumento non tutela i diritti: rende le mafie più tranquille.
Lo stesso schema si è visto nella gestione dell’edilizia durante il periodo Covid. Un incentivo nato da un’idea giusta è stato costruito senza controlli adeguati ed è diventato uno dei più grandi spazi di intermediazione opaca degli ultimi decenni. Il problema non è stata l’intenzione iniziale, ma l’assenza di anticorpi. Questo governo non ha corretto quell’errore strutturale: lo ha continuato. Ha chiuso un canale senza rafforzare il sistema. Ha bloccato i bonus senza colpire i flussi mafiosi alla radice. E il denaro mafioso, quando incontra un ostacolo, non si ferma: si sposta. Dai bonus agli appalti, dalla piccola edilizia alle grandi opere. L’errore diventa metodo.
E così per l’abolizione del reato di abuso d’ufficio che, presentata come tutela per sindaci e funzionari, ha smantellato uno dei pochi strumenti capaci di colpire le zone grigie: il punto di contatto tra potere pubblico e interessi privati. Non si è protetta la buona amministrazione ma si è disarmata la capacità dello Stato di intervenire prima che il favore diventi sistema.
Il decreto Caivano, poi, altra bandiera di questo governo, ripete l’errore: più carcere minorile, meno lavoro concreto sui giovani in un territorio dove manca tutto. È una scelta miope perché le mafie prosperano nel carcere precoce. Anticipare e inasprire la punizione lungi da avere un carattere di deterrenza, al contrario significa anticipare l’affiliazione: lo Stato punisce prima, la mafia accoglie prima. Oltretutto si colpisce il disagio, la povertà, la mancanza totale di risorse e prospettive, non le strutture criminali. Si reprime a valle, mai a monte.
Dire che questo governo sia “amico delle mafie” sarebbe una caricatura, ma non è certo un governo antimafia. Ha indebolito controlli, prevenzione e anticorpi. Ha privilegiato la repressione simbolica e trascurato l’economia criminale. Ha parlato di legalità mentre lasciava crescere opacità.
Ed è qui che il cerchio si chiude. Questo referendum, presentato come scelta di modernizzazione, è l’ultimo tassello di (per alcuni il primo passo per) una fragilità più ampia. Un tassello che rende l’antimafia più debole, più lenta, più isolata. Le mafie non chiedono protezione e complicità, ma spazio, stanchezza istituzionale, zone grigie e assenza di visione.
Se vince il Sì, questo spazio si allargherà. Non per una scelta di complicità, ma perché verranno indeboliti proprio gli strumenti che oggi permettono di colpire le mafie dove sono più esposte: nei patrimoni, negli appalti, nelle connessioni con politica e affari.
Le organizzazioni criminali vincono nel silenzio. Vincono quando mettono radici nel sistema economico fino a diventarne parte integrante, quando le maglie del controllo si allargano al punto da permettere loro di confondersi con lo sfondo. Vincono quando la loro presenza non fa più notizia, quando non appare più come un’anomalia, ma come un elemento ordinario del funzionamento dell’economia e dell’amministrazione.

Le mafie diventano presenza normale quando non hanno più bisogno di minacciare, quando operano attraverso società pulite, professionisti rispettabili, procedure apparentemente regolari. Quando non violano le regole in modo plateale ma le abitano, le piegano a loro profitto. È in quel momento che vincono davvero. Non quando sparano, ma quando non disturbano. Non quando fanno paura, ma quando non sembrano più un’emergenza, anzi una risorsa.

Ogni riforma che allenta l’autonomia dei pm e frammenta il governo della magistratura rende più difficile colpire il potere dei clan

Vi aspettiamo stasera al Cinema Grotta alle 21:00 per la proiezione del docufilm "Giulio Regeni: tutto il male del mondo...
03/02/2026

Vi aspettiamo stasera al Cinema Grotta alle 21:00 per la proiezione del docufilm "Giulio Regeni: tutto il male del mondo" a 10 anni dal suo assassinio, rimasto ancora senza verità e giustizia.

Comune di Sesto Fiorentino

Indirizzo

C/o Unione Operaia Colonnata, Piazza Rapisardi
Sesto Fiorentino
50019

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 13:00
15:30 - 18:30
Giovedì 09:00 - 13:00
15:30 - 18:30

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