A tutela della memoria Patria

Tutela, restauro e conservazione, in maniera concreta, del patrimonio artistico e storico costituito dai Sacrari militari, dai monumenti e dai musei dedicati a quanti hanno combattuto con onore per la nostra Patria.

ENRICO PEDENOVI: TESTIMONE DI LIBERTA'Presentazione del libro di Luca Bonanno e Guido Giraudo dedicato al cinquantesimo ...
17/06/2026

ENRICO PEDENOVI: TESTIMONE DI LIBERTA'

Presentazione del libro di Luca Bonanno e Guido Giraudo dedicato al cinquantesimo anniversario dell'assassinio di Enrico Pedenovi (Avvocato e consigliere provinciale di Milano del MSI) avvenuto il 29 aprile 1976 ad opera di un commando di Prima Linea.

Iniziativa organizzata da Associazione memento - A tutela della memoria Patria, ANVG - ASSOCIAZIONE NAZIONALE VOLONTARI DI GUERRA e Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura con il patrocinio del Comune di Turbigo e realizzata nell'ambito delle finalità istituzionali del Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi (Legge n. 56/2007).

📅Venerdì 19 giugno 2026 ore 21,00
Turbigo (MI) Sala delle vetrate via Roma n. 39

La Battaglia del Solstizio: la battaglia che cambiò il destino dell’Italia nella Grande Guerra Tra il 15 e il 23 giugno ...
15/06/2026

La Battaglia del Solstizio: la battaglia che cambiò il destino dell’Italia nella Grande Guerra

Tra il 15 e il 23 giugno 1918 si combatté una delle battaglie più decisive della Prima Guerra Mondiale. L’Impero Austro-Ungarico lanciò la sua ultima grande offensiva contro l’Italia lungo il Piave e il Massiccio del Grappa, nel tentativo di spezzare la resistenza italiana e ottenere una vittoria decisiva.

Dopo Caporetto, il Regio Esercito era riuscito a riorganizzarsi e a rafforzare le proprie difese. Le truppe austro-ungariche attraversarono il Piave in diversi punti, ma la resistenza italiana, unita alle difficili condizioni del fiume in piena, trasformò l’offensiva in un fallimento. Dopo giorni di aspri combattimenti, gli attaccanti furono costretti a ritirarsi, lasciando sul campo pesanti perdite.

Questa vittoria segnò una svolta fondamentale: dimostrò che l’Italia aveva superato la crisi seguita a Caporetto e contribuì ad accelerare il declino dell’Impero Austro-Ungarico, che sarebbe crollato pochi mesi dopo.

Il nome “Guerra del Solstizio” fu coniato da Gabriele D’Annunzio, che volle associare la battaglia al solstizio d’estate, trasformandola in un simbolo di rinascita, resistenza e speranza per la nazione.

Una pagina di storia che ricorda il sacrificio di migliaia di uomini e l’importanza della memoria storica.

14/06/2026

14 giugno 2015

In memoria di Rutilio Sermonti, “un giovane partito nel 1940 e mai più tornato dalla guerra”.

«Non mi sono sacrificato alla guerra perché certo della vittoria, ma perché era mio dovere farlo, ho sentito come una vocazione verso la patria spirituale dell'Europa e ho trascurato la mia incolumità, ora sono qui perché così ha voluto il destino.»

Volontario di Guerra sul fronte greco – balcanico nella seconda guerra mondiale, combattente della R.S.I. nella Divisione San Marco e punto di riferimento culturale nel dopoguerra per tutti i Patrioti.

Storico, Avvocato e studioso di diritto, nonché disegnatore e dedito all’approfondimento delle scienze naturali, lasciò un esempio combattentistico ed una produzione pubblicistica di enorme valore alle nuove generazioni.

L'ULTIMO SANGUE. I FASCISTI CONDANNATI A MORTE DALLE CORTI STRAORDINARIE D'ASSISE. Presentazione dello studio di Alfredo...
13/06/2026

L'ULTIMO SANGUE.
I FASCISTI CONDANNATI A MORTE DALLE CORTI STRAORDINARIE D'ASSISE.

Presentazione dello studio di Alfredo Villano sulla vicenda storica e giudiziaria dei processi per collaborazionismo tra il 1945 ed il 1947.

📅Sabato 20 giugno 2026 ore 15,30
Edizioni Ritter - Milano via Perugino n. 13

10 GIUGNO 1918 L’IMPRESA DI PREMUDANella notte tra il 9 e il 10 giugno 1918, due piccoli MAS italiani lasciarono Ancona ...
10/06/2026

10 GIUGNO 1918

L’IMPRESA DI PREMUDA

Nella notte tra il 9 e il 10 giugno 1918, due piccoli MAS italiani lasciarono Ancona per una missione nel medio Adriatico.

Erano il MAS 15, comandato dal capitano di corvetta Luigi Rizzo, e il MAS 21, comandato dal guardiamarina Giuseppe Aonzo.

Davanti a loro non c’era una semplice pattuglia nemica.

C’era una formazione della flotta austro-ungarica diretta verso il Canale d’Otranto: grandi unità da battaglia, cacciatorpediniere, torpediniere. Una forza imponente, preparata per colpire lo sbarramento alleato e cambiare il peso della guerra navale nell’Adriatico.

All’alba, nelle acque davanti all’isola di Premuda, i MAS italiani intercettarono le corazzate Szent István e Tegetthoff.

Rizzo manovrò nel buio, penetrò tra le unità di scorta e, da distanza ravvicinata, lanciò i siluri contro la Szent István.

La corazzata austro-ungarica fu colpita mortalmente.

Aonzo attaccò la Tegetthoff: anche quella nave venne raggiunta da un siluro, ma il mancato funzionamento del dispositivo di esplosione ne impedì l’affondamento.

Poche ore dopo, la Szent István si capovolse e sprofondò nell’Adriatico.

Un piccolo mezzo italiano aveva abbattuto una delle grandi corazzate dell’Impero.

L’effetto fu enorme: l’azione spezzò il piano offensivo austro-ungarico e colpì duramente il morale nemico. Dopo Premuda, la flotta imperiale non tentò più grandi operazioni navali, restando di fatto chiusa nei porti.

Per il valore dimostrato, Luigi Rizzo e Giuseppe Aonzo ricevettero la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Il 10 giugno non è soltanto una data di guerra.

È il giorno in cui audacia, sangue freddo e coraggio italiano dimostrarono che anche il gigante più grande può cadere davanti alla volontà di pochi uomini decisi.

Due MAS contro una flotta.

09/06/2026

Vercelli, maggio 1945.

La guerra è finita da pochi giorni.

Ma nel Nord Italia la pace non è ancora arrivata. Le città sono piene di armi, rancori, vendette, prigionieri, conti lasciati aperti da venti mesi di guerra civile.

Tra Piemonte orientale, Vercellese, Biellese e Novarese, gli ultimi giorni del conflitto sono stati durissimi. Reparti tedeschi in ritirata, colonne della Repubblica Sociale, formazioni partigiane, rese, catture, esecuzioni sommarie.

In questo clima si inserisce l’eccidio dell’ospedale psichiatrico di Vercelli.

I prigionieri sono militi della Repubblica Sociale Italiana. Uomini ormai disarmati, catturati dopo la fine dei combattimenti e concentrati nello stadio di Novara, trasformato in campo di prigionia.

Molti avevano deposto le armi con la promessa di aver salva la vita.

Una promessa tradita.

Il 12 maggio 1945 alcuni di questi prigionieri vengono prelevati e trasferiti a Vercelli.

Non vengono portati davanti a un tribunale.
Non vengono sottoposti a un processo.
Vengono condotti dentro l’ospedale psichiatrico cittadino.

Un luogo enorme, costruito pochi anni prima, tra i più grandi complessi manicomiali d’Italia. Un luogo nato per custodire e curare, che in quei giorni diventa teatro di morte.

Tra il 12 e il 13 maggio, secondo le ricostruzioni, vengono uccisi decine di prigionieri.

Le cifre variano: la questura indicò 51 nomi, mentre altre ricostruzioni arrivano a circa 65 vittime.

Le testimonianze raccolte negli anni raccontano fucilazioni, pestaggi, sevizie e uomini legati a terra e schiacciati vivi con i camion.

Non fu uno scontro.
Non fu una battaglia.
Non fu giustizia.

Fu un’esecuzione sommaria.

Un eccidio compiuto a guerra finita, contro uomini che non rappresentavano più alcun ostacolo militare.

Il caso arrivò anche sul piano giudiziario e politico. Nel dopoguerra vennero aperte indagini, furono chiamati in causa esponenti e comandanti partigiani, ma il procedimento non arrivò mai a un vero dibattimento e non ci fu alcuna condanna definitiva per quei fatti.

Così Vercelli rimase per decenni una ferita scomoda.

Una pagina brutale della guerra civile italiana, troppo spesso lasciata ai margini perché non rientrava nel racconto comodo dei vincitori.

Ma la memoria non può essere comoda.

Non può scegliere solo i morti utili.
Non può cancellare i vinti.
Non può voltarsi dall’altra parte davanti a uomini disarmati, uccisi senza processo.

Ricordare Vercelli significa questo: restituire voce a chi fu eliminato due volte.

Prima nel corpo.
Poi nel silenzio.

DALMAZIA, 7 GIUGNO 1943Il Sottotenente cpl. Antonio Vukasina, volontario di guerra e comandante di un reparto destinato ...
07/06/2026

DALMAZIA, 7 GIUGNO 1943

Il Sottotenente cpl. Antonio Vukasina, volontario di guerra e comandante di un reparto destinato a missioni particolarmente ardite, si rese protagonista di una delle più alte prove di valore della storia militare italiana.

Informato che una massiccia formazione nemica stava per occupare le alture attorno al suo piccolo presidio per attaccarlo, decise di affrontare la minaccia senza esitazione. Nel corso dell’aspro combattimento rimase ferito ad entrambe le braccia e, con le proprie posizioni ormai quasi completamente accerchiate, rifiutò di mettersi in salvo attraverso l’unica via ancora libera.

Ripiegò combattendo insieme ai pochi superstiti e, asserragliatosi in una casa, continuò la lotta nonostante le ferite e la superiorità del nemico. Rifiutò con sdegno ogni proposta di resa e resistette fino all’esaurimento delle munizioni.

Cadde sul campo il 7 giugno 1943, trovando, come ricorda la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare, «nell’ultimo anelito la forza di gridare la sua inesausta fede di dalmata».

Per il suo eroismo gli fu conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, venendo definito «sublime esempio di ogni più alta virtù militare e dell’ardente fede italiana».

Nel giorno dell’anniversario del suo sacrificio, onoriamo la memoria di Antonio Vukasina e il suo esempio di coraggio, fedeltà al dovere e amore per la propria terra.

4 GIUGNO 1859LA BATTAGLIA DI MAGENTAIl 4 giugno 1859, durante la Seconda guerra d’indipendenza, a Magenta si combatté un...
04/06/2026

4 GIUGNO 1859

LA BATTAGLIA DI MAGENTA

Il 4 giugno 1859, durante la Seconda guerra d’indipendenza, a Magenta si combatté una delle battaglie decisive del Risorgimento italiano.

Di fronte si trovarono l’Impero austriaco e le forze alleate franco-sarde. Fu uno scontro duro, sanguinoso, combattuto tra il Ticino, il Naviglio Grande, Ponte Nuovo e le strade che conducevano verso Milano.

Magenta non fu solo una battaglia militare.

Fu una porta aperta verso la Lombardia.
Fu il colpo che spezzò la difesa austriaca sulla via di Milano.
Fu uno dei passaggi fondamentali che avrebbero condotto, due anni dopo, alla proclamazione dell’Unità d’Italia.

Dopo la vittoria alleata, gli austriaci furono costretti a ritirarsi verso il Quadrilatero. La strada per Milano era ormai libera.

Pochi giorni dopo, l’ingresso dei sovrani alleati in città segnò simbolicamente la liberazione della Lombardia e l’avanzare concreto dell’idea nazionale italiana.

A Magenta, tra sangue, fumo e baionette, non si combatté soltanto per una posizione strategica.

Si combatté per aprire la via d’Italia.

A Magenta si aprì la strada verso Milano.
E con Milano, la strada verso la Nazione.

31 maggio 1938.Nei cieli di Linares de Mora cadeva il sottotenente Gastone Picchini, Medaglia d’Oro al Valor Militare.Pi...
31/05/2026

31 maggio 1938.
Nei cieli di Linares de Mora cadeva il sottotenente Gastone Picchini, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Pilota della Regia Aeronautica, volontario nella Guerra civile sp****la, in meno di un anno di operazioni partecipò a decine di missioni sui fronti di Madrid, Belchite, Huesca e Teruel, distinguendosi per audacia, freddezza e spirito combattivo. Più volte rientrò alla base con il velivolo colpito dal fuoco nemico, continuando comunque a prendere parte alle azioni successive.

Entrato in una speciale squadriglia di mitragliamento, affrontò missioni estremamente rischiose a volo rasente contro postazioni e batterie avversarie. Proprio durante una di queste azioni, il 31 maggio 1938, mentre attaccava con insistenza le batterie nemiche presso Linares de Mora sotto un violentissimo fuoco contraereo, il suo aereo venne colpito mortalmente.

La motivazione della Medaglia d’Oro ne ricorda il coraggio dimostrato in 141 azioni di guerra, sottolineando lo spirito di sacrificio e la determinazione con cui affrontò ogni missione.

La sua figura resta legata alla storia dell’aviazione italiana degli anni Trenta e al duro scenario della Guerra di Spagna, dove molti aviatori italiani operarono in condizioni estreme, spesso in combattimenti ravvicinati e missioni ad altissimo rischio.

“Oltre il pericolo, fino all’ultimo volo.”

25 maggio 1917 • Flondar, Carso 🇮🇹Nel pieno della Decima battaglia dell’Isonzo, il bersagliere Federico Grifeo guidò il ...
25/05/2026

25 maggio 1917 • Flondar, Carso 🇮🇹

Nel pieno della Decima battaglia dell’Isonzo, il bersagliere Federico Grifeo guidò il suo reparto d’assalto tra le rocce e le trincee del Carso in tre giorni di combattimenti durissimi. In un terreno devastato dall’artiglieria, tra camminamenti, doline e caverne trasformate in fortificazioni, fu sempre il primo a lanciarsi contro il nemico.

Con coraggio straordinario partecipò a continui scontri corpo a corpo, riconquistando posizioni e trascinando i suoi uomini con l’esempio personale. Durante l’offensiva riuscì anche a costringere alla resa un’intera compagnia austro-ungarica asserragliata in una caverna insieme ai propri ufficiali, dopo una resistenza ostinata e sanguinosa.

Ma fu ancora una volta in testa ai suoi uomini, durante l’assalto a una trincea fortemente difesa, che trovò la morte. La sua figura rimase impressa nei commilitoni come simbolo di audacia, sacrificio e spirito combattivo.

Per il valore dimostrato a Jamiano e Flondar, tra il 23 e il 25 maggio 1917, gli venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. 🎖️

Indirizzo

Seregno
20831

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando A tutela della memoria Patria pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a A tutela della memoria Patria:

Condividi