06/05/2026
- 6 MAGGIO 1976. -
Una giornata calda, strana per il periodo. Ormai è sera, da poco sono passate le nove. Chi rientra da lavoro, chi si ferma per una partita a carte nell’osteria sotto casa. Chi magari è in camera sua, intento a registrare la sua musica preferita da un disco, forse prestato. Volti, storie, persone normali. Una giornata normale nel Friuli, piccola regione lassù, in alto, terra di confine.
59 secondi. Ed un ora precisa. Le 21:06. 59 lunghissimi secondi. Tanti sono bastati per stravolgere una piccola regione, colpirla dritta al cuore in quello che ha di più caro. Le proprie case. I propri affetti.
Si racconta della leggenda, di un orco, innamorato della bella Amariana che, non ricambiato, si ribella. Distruggendo, ferendo, mostrando tutta la sua rabbia. “L’orcolat” verrà chiamato dai friulani.
Il 6 Maggio per il Friuli ed i Friulani è l’anno zero. Uno spartiacque tra quello che erano e quello che saranno. Date indelebili nella loro storia, come il 9 Ottobre 1963.
Dal giorno dopo una sola idea, imperativa. REAGIRE. Rimboccarsi le maniche, come da sempre è stato abituato. Magari da soli, forti di quel “fasìn di bèssoi” che sarà un po un marchio da portare con orgoglio. E un po con testardaggine.
Si inizia subito. Il Friulano non vuole perdere tempo, vuole ripartire, DEVE ripartire. Dalle Fabbriche, dalle Case, dalle Chiese. E scoprirà di non essere solo. Giungeranno aiuti da ogni parte del mondo, gli emigranti tornano nella loro Terra per aiutare a ricostruire. Magari sotto la guida di un uomo, Giuseppe Zamberletti, mandato sul Friuli martoriato come Commissario alla Ricostruzione.
Impegno, dedizione, costanza. Zamberletti ed i Friulani compiono un piccolo miracolo, ricostruendo il Friuli “com’era dove era”. E portando alla nascita del “Modello Friuli”, studiato in tutto il mondo.
E gettando le basi per la moderna Protezione Civile.
https://youtu.be/Su2FNcVaO0w?is=uP7sHQF6MF6nGzo7