Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo

Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo L’Associazione promuove interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto di questi fenomeni attraverso consulenza, informazione e sensibilizzazione

L’ “Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo” nasce con l’obiettivo di porsi come una risorsa professionale, innovativa e di qualità dedicata alla sensibilizzazione, alla prevenzione e al trattamento delle dipendenze tecnologiche, del gioco d’azzardo patologico e dei fenomeni internet correlati, come ad esempio il cyberbullismo. L’Associazione intende promuovere interven

ti finalizzati alla prevenzione e al contrasto di questi fenomeni attraverso servizi di consulenza, informazione, divulgazione e sensibilizzazione in merito all’uso responsabile della rete e dei rischi ad essa connessi. A tal fine si offrono servizi dedicati alla formazione, attraverso proposte progettuali rivolte alle scuole, destinate agli insegnanti, ai genitori e agli studenti sulle potenzialità e sui rischi connessi all’uso della rete, e tramite percorsi di approfondimento rivolti a professionisti del settore educativo-psicologico, a studenti o a chiunque sia interessato ad accrescere le proprie competenze in materia. Si organizzano, inoltre, eventi e convegni, importanti occasioni di scambio e di condivisione, rivolti alla cittadinanza per divulgare le conoscenze e promuovere il confronto sulle tematiche di interesse, formare e sensibilizzare su questi fenomeni di crescente interesse e incidenza. Accanto ai servizi di prevenzione l’Associazione intende rappresentare una risorsa di alta qualità professionale per il trattamento dei disturbi correlati all’abuso di Internet e al GAP –Gioco d’Azzardo Patologico, attraverso dei protocolli di intervento specifici. I professionisti dell’Associazione si occupano a vario titolo di dipendenze tecnologiche e dei fenomeni correlati all’uso disfunzionale di internet dal 2002.

Il 22 maggio siamo a Foggia. Siete pronti?⠀Il Disconnect Day a Foggia con una giornata aperta a cittadini e scuole: labo...
29/04/2026

Il 22 maggio siamo a Foggia. Siete pronti?

Il Disconnect Day a Foggia con una giornata aperta a cittadini e scuole: laboratori, talk e proiezioni cinematografiche.

Il meccanismo è questo: consegni il tuo smartphone a uno dei Disconnect Point, lo sigilliamo davanti a te in una busta di carta e te lo restituiamo subito — sigillato. Qualche ora senza notifiche, per stare dove sei.

L'evento è per tutte le età. Per partecipare con la tua scuola, la tua famiglia o i tuoi amici scrivi a [email protected] oppure chiama il numero verde 800.770.960.

Sabato 25 aprile si è tenuto il workshop esperienziale di Movimento Espressivo — Corpo, Piacere, Identità — organizzato ...
28/04/2026

Sabato 25 aprile si è tenuto il workshop esperienziale di Movimento Espressivo — Corpo, Piacere, Identità — organizzato dal Centro Nazionale Formazione sotto il patrocinio della nostra Associazione, presso Country House La Ragola a Ostra, in provincia di Ancona.

La giornata è stata condotta dal nostro Responsabile Clinico Lorenzo Brocchini, psicologo psicoterapeuta e presidente dell'International Society of Bonding Psychotherapy, in un percorso che ha unito teoria e pratica: dall'introduzione al Movimento Espressivo agli esercizi vocali, respiratori e di movimento, fino ai lavori in sottogruppo e alla sperimentazione di laboratori costruiti dai partecipanti stessi nel corso della giornata.

Il Movimento Espressivo lavora sulla competenza emotiva attraverso il corpo, il gioco e la relazione. Un approccio che risuona con molti dei temi che portiamo avanti come associazione: la capacità di riconoscere le emozioni, di stare in relazione in modo autentico, di creare spazi in cui le persone possano sentirsi accolte senza giudizio.

Chi ha preso parte alla giornata ne è tornato con un'esperienza concreta di quanto il movimento fatto in gruppo — in semplicità e disponibilità reciproca — possa avere una funzione non solo liberatoria, ma anche curativa.

Continuiamo a investire nella formazione perché crediamo che chi lavora nel campo delle dipendenze e del disagio relazionale abbia bisogno di strumenti sempre più integrati, che parlino anche al corpo e non solo alla mente.

Gentile Presidente Giorgia Meloni,oggi le scrivo non solo da professionista ma da padre. Le scrivo perché sul tema dei s...
20/04/2026

Gentile Presidente Giorgia Meloni,

oggi le scrivo non solo da professionista ma da padre. Le scrivo perché sul tema dei social ai minori credo che non possiamo più permetterci di essere vaghi, prudenti o diplomatici. Io sono favorevole al divieto dei social sotto i 16 anni. Lo sono in modo convinto, netto, senza esitazioni. E lo dico da persona che da oltre vent’anni lavora con adolescenti, famiglie, dipendenze digitali e sofferenze che troppo spesso gli adulti vedono solo quando ormai sono esplose.

In questi anni ho visto ragazzi spegnersi lentamente dietro uno schermo, ho visto genitori sentirsi impotenti, ho visto relazioni rompersi, autostima crollare, sonno saltare, ansia crescere, isolamento travestito da connessione. Per questo non riesco più a considerare i social come semplici strumenti. Non lo sono. Almeno non per un ragazzo che sta crescendo.

I nostri figli oggi entrano in piattaforme che non sono neutre. Entrano in ambienti progettati per trattenerli, per catturare attenzione, per farli restare, per farli tornare. E dobbiamo avere il coraggio di dire una cosa che ancora troppi fanno finta di non vedere: gli algoritmi dei social sono studiati anche per attivare meccanismi compulsivi. Sanno intercettare fragilità, desideri, vuoti, bisogno di approvazione. E quando tutto questo incontra un adolescente, il rischio diventa enorme.

Per questo io penso che vietare i social sotto i 16 anni sia giusto. Anzi, necessario. Ma penso anche che il divieto, da solo, non basti. Perché se una legge si limita a dire “no”, senza costruire un percorso educativo serio, rischia di diventare soltanto una norma da aggirare. I ragazzi entreranno lo stesso mentendo sull’età, le piattaforme continueranno a fare finta di nulla e noi adulti continueremo ad accorgerci del problema solo dopo.

È per questo che da tempo, con l’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo, che ho l’onore di presiedere, porto avanti una proposta precisa: il Patentino Digitale. Non un simbolo, non una trovata, non una lezione occasionale fatta per sentirci a posto con la coscienza. Un percorso vero, serio, obbligatorio.

Se davvero questo Paese vuole fare una legge utile, allora dentro quella legge deve esserci anche il Patentino Digitale obbligatorio. Deve essere previsto un percorso da svolgere negli istituti scolastici, attraverso enti certificati, con almeno sei mesi di formazione reale. Sei mesi in cui ai ragazzi venga spiegato che cosa sono gli algoritmi, come funziona la dipendenza da approvazione, che cosa significa reputazione online, che cosa può diventare il cyberbullismo, come agiscono la pornografia, l’adescamento, l’umiliazione pubblica, la solitudine digitale, l’intelligenza artificiale usata senza strumenti.

E in questo percorso devono esserci anche i genitori. Non alla fine, non di lato, non come spettatori. Devono esserci dentro. Almeno per una parte obbligatoria del percorso. Perché non possiamo chiedere ai figli consapevolezza e poi lasciare gli adulti nell’ignoranza digitale. Anche i genitori devono formarsi, devono capire, devono firmare quel patentino e assumersi la responsabilità di accompagnare i figli online fino alla maggiore età.

Una volta ottenuto, il Patentino Digitale deve diventare anche la condizione necessaria per entrare sui social. Non un attestato da conservare in un cassetto, ma una vera chiave di accesso. Solo i minori che avranno completato il percorso formativo, insieme ai loro genitori, dovranno poter essere autorizzati all’ingresso in piattaforma. E le piattaforme dovranno essere obbligate per legge a riconoscere quella autorizzazione, impedendo l’accesso a chi ne è privo. Perché altrimenti continueremo a chiedere responsabilità ai ragazzi lasciando però aperte tutte le porte. Perché il punto è tutto qui: la libertà digitale senza educazione non è libertà. È abbandono.

Presidente, se davvero vogliamo proteggere i nostri ragazzi, allora serve il coraggio di fare entrambe le cose: mettere un limite chiaro e costruire uno strumento educativo serio. Per questo le chiedo di sostenere una legge che preveda il divieto dei social sotto i 16 anni, ma che inserisca al suo interno anche l’obbligo del Patentino Digitale.

Per una volta proviamo ad arrivare prima del danno. Perché su questo tema non possiamo più permetterci di arrivare dopo.


Indirizzo

Via Giambattista Fiorini, 25
Senigallia
60019

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