Viviamo e Cresciamo Insieme

Viviamo e Cresciamo Insieme Per non sottovalutare il disagio giovanile, un gruppo di genitori ha dato vita ad un progetto di lavoro “Viviamo e cresciamo Insieme" nato nel 2001.

Finalmente qualcuno passa ai fatti!!!
10/12/2025

Finalmente qualcuno passa ai fatti!!!

L’Australia ha dato il via: è il primo paese a decidere di vietare l’uso dei social media ai minori di 16 anni, proteggendo così i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze da un’invasione che ha lasciato il segno su un’intera generazione e che rischia sempre più di incidere, in modo estremamente negativo, sullo sviluppo della nostra società, spingendo verso forme di dipendenza e soprattutto di isolamento, di cui i nostri figli e le nostre figlie non hanno certo bisogno.

Facendo i complimenti all’Australia, rimaniamo in attesa che anche l’Europa e l’Italia si decidano a introdurre una normativa che permetta, come già avviene per alcol e tabacco, di offrire agli educatori, in primis ai genitori, uno strumento che non sia solo una predica o uno “spiegone”, ma una cornice legislativa entro cui collocare le scelte educative necessarie.

La scuola è stata messa in sicurezza e tutelata con la legittima proibizione dell’utilizzo dello smartphone durante l’attività scolastica, ma fuori i genitori restano ancora soli e senza sostegno giuridico nel gestire un’invadenza che ha la potenza delle più grandi piattaforme digitali del mondo”.

È una lotta impari: nessun genitore può farcela da solo, anche se la nostra iniziativa, lanciata più di un anno fa con Alberto Pellai e sostenuta da grandi scienziati, ha cominciato a mettere un bastone tra le ruote a questi ingranaggi di un mercato cinico e spietato, che lucra sui più piccoli e i più giovani, cioè i più fragili.

Che la data del 9 dicembre sia dunque segnata su tutti i calendari come l’inizio di una visione più attenta e più educativa sull’uso degli strumenti digitali, in primis lo smartphone”

Qui è possibile visiona il testo della petizione che ha raggiunto più di 100.000 firme: https://www.change.org/p/stop-smartphone-e-social-sotto-i-14-e-16-anni-ogni-tecnologia-ha-il-suo-giusto-tempo

08/12/2025

L’adolescenza si è rinchiusa su sé stessa, e nella crisi del desiderio di nuovo e dell’ignoto ha visto crescere disagio e fragilità. Serve il confronto c...

25/11/2025
04/11/2025

Circa 10mila nuovi casi di cancro ogni anno in Italia sono dovuti al consumo di alcol, e il 45% per dosi definite moderate. L’alcol incide sulla ricchezza, sul tessuto economico e sociale del paese. Le evidenze scientifiche sono schiaccianti, le misure efficaci esistono ma le pressioni sono forti. Ne abbiamo parlato con Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Nazionale Alcol, che dice: «è la lotta tra Davide e Golia, ma ora basta con la normalizzazione del consumo di una bevanda tossica e cancerogena».

Leggi l'intervista di Nicla Panciera
👉 https://www.vita.it/storie-e-persone/alcol-sapere-per-scegliere-e-un-diritto-oggettivamente-ostacolato/

02/11/2025

A 9 ANNI HANNO FONDATO UN “CLUB DEL SESSO”: se siete genitori, per favore prendetevi 10 minuti per leggere questo post.

Genitori ed educatori: il messaggio che segue richiede circa 10 minuti del vostro tempo. Ma potrebbero essere dieci minuti chi vi aiutano a comprendere cose che stanno succedendo nelle vite dei nostri figli e di cui è troppo importante riflettere insieme. Questo post parte dalla testimonianza di una collega che mi ha scritto così:

“Gentile dottore per la prima volta nella mia esperienza professionale mi trovo davanti una situazione per me difficile da affrontare. Nella nostra scuola ci sono bambini di 9 anni che vedono video pornografici dallo scorso anno e hanno creato un club del sesso. Chi vuole farne parte è obbligato a visionare materiali pornografici spinti, rapporti orali, a tre, con uso di oggetti. Tutto questo è stato scoperto da una mamma. Mi viene da dire maledetti cellulari e adulti incoscienti che comprano sempre prima questo oggetto e non supervisionano. Alcune bambine manifestano un disagio forte, Oggi una ha vomitato per lo schifo provato davanti a delle immagini, altre piangono. Io da tanti anni affronto il discorso della pornografia online, della mercificazione del corpo, porto poesie d'amore, mostro ciò che manca in quelle visioni di solo accoppiamento fisico. Lo faccio nella terza media. A quella età le parole mi escono facilmente, so come affrontare il discorso. Non mi è mai successo di trovarmi in una situazione simile, davanti a bambini di 9 anni. Ecco perchè ho bisogno di un confronto con lei.

Da anni, ogni settimana (e ribadisco: ogni settimana) ricevo mail con richieste di aiuto in cui un adulto rivela di sentirsi disorientato di fronte a ciò che ha scoperto esistere nella vita virtuale di un figlio, di uno studente, di una classe o all’interno di una chat. Molte di queste richieste hanno a che fare con l’esplorazione della sessualità da parte di minori che viene fatta sempre più precocemente e con modalità totalmente inadeguate rispetto all’età e alla maturità dei soggetti coinvolti. Questa settimana ho ricevuto questa mail e ho chiesto il permesso di poter condividere questa testimonianza con chi legge i miei post.

Avere 9 anni e fondare, nel proprio ambito di amicizie, il club del sesso imponendo ai coetanei – per farne parte – di visionare materiali molto spinti è un esempio di come l’abuso sessuale (sì, questo è abuso e non esplorazione fase-specifica) possa entrare nella vita dei nostri figli attraverso la combinazione di cinque elementi:
1) il bisogno di appartenenza al gruppo
2) la disponibilità di strumenti digitali che permettono con tre click di fare qualsiasi cosa
3) la superficialità con cui il mondo adulto ha sdoganato nella vita dei minori strumenti potentissimi senza avere alcuna contezza della loro potenza e della disfunzionalità che essa porta nella vita dei minori
4) l’aggressività con cui le piattaforme digitali entrano nelle vite di tutti, anche dei bambini, proponendo esperienze totalmente non fase specifiche e arrogandosi il diritto di dire che non hanno alcuna responsabilità, in quanto avvertono l’utente di contenere materiale riservato ad un pubblico di cui specificano l’età minima (da cui se ne deduce che gli unici responsabili per le navigazioni pericolose sarebbero i genitori che dovrebbero vivere dentro gli smartphones dei figli)
5) la totale mancanza di educazione affettiva e sessuale, che lascia i piccoli esposti a situazioni estreme in cui percepiscono disagio ed eccitazione allo stesso tempo nella totale incapacità di comprendere come orientarsi in tutto ciò e soprattutto a chi chiedere aiuto., visto che le agenzie educative e gli adulti in generale si rivelano vacanti in questo ambito educativo.

Condivido questa testimonianza in un giorno di festa, non per rovinarvelo, ma perché nei giorni festivi noi adulti abbiamo ritmi più lenti e più tempo per concentrarci su cose che la frenesia del lavoro a volte non ci fa considerare importanti. Io non so più come dirlo al mondo che là fuori c’è un problema enorme che entra nelle nostre vite attraverso lo sdoganamento della virtualità a cui bambini e bambine hanno accesso, navigando senza alcun criterio e supervisione.

So che molti dicono che basterebbe educare ad un buon uso dello smartphone, perché non è lo smartphone in sé il problema, ma l’uso che ne viene fatto. Beh, lasciatemi dire che invece è anche lo smartphone in sé il problema perché ha una potenza che nessun bambino sa governare e che nessun adulto sa educare nella relazione con un minore. Dentro al virtuale c’è troppa roba mentre nella mente dei nostri figli, prima dei 16 anni ci sono ancora troppe poche reti neuronali integrative in grado di avere un dominio efficace di quella “troppa roba”. E’ come far guidare una fuoriserie ad un ragazzo che ha appena preso la patente per guidare un motorino.

Per favore parlate di tutto questo ad altri genitori. Voi educatori condividete questa storia nelle vostre chat di classe. Rendete questa domenica una domenica di consapevolezza adulta, sia genitoriale che della comunità educante tutta. Troppe volte sento dire, anche da colleghi molto quotati, che io, con la narrazione che ho fatto del digitale in questi anni, non ho compreso nulla. Perché il problema secondo moltissimi sta nella fragilità di noi adulti.

Io penso che dobbiamo avere il coraggio di dire che il mondo virtuale ha reso i genitori fragili e la fragilità degli adulti ha reso il mondo virtuale sempre più capace di impossessarsi delle vite dei nostri figli. E’ un gatto che si morde la coda che però ha avuto il suo punto di inizio con la pervasività del digitale portatile dentro alle nostre vite di esseri umani del terzo millennio. E questo, Jonathan Haidt lo spiega benissimo nel suo volume “Generazione ansiosa” (Rizzoli ed.)

Su questo tema anch’io ho appena pubblicato un libro con Barbara Tamborini intitolato “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori ed.) dove cerchiamo di far capire ai lettori che oggi abbiamo bisogno di una totale inversione di rotta e che noi genitori ne dobbiamo essere consapevoli protagonisti. Vi prego, andatelo a cercare nella biblioteca più vicina a casa vostra, non c’è bisogno che lo compriate (chi sa quanti pensano che il mio unico interesse sia – in questo momento - vendere un libro. Ma se così fosse, vi siete mai chiesti come mai in più di dieci anni di vita nei social non ho mai – e ribadisco mai – messo un link ad alcuna libreria online che conduca all’acquisto automatico di un mio libro?). Scrivo libri non perché ho l’urgenza di venderli (cosa che naturalmente viene valutata come positiva da un autore), ma per fare cultura, per usare il mio posizionamento professionale e sociale (oltre che social) ai fini del miglioramento della vita e delle condizioni di crescita dei nostri figli. Lo dico da professionista e lo dico come padre di quattro figli.

Se anche voi pensate che fondare il club del sesso a 9 anni sia una spaventosa distorsione della crescita derivata da un mondo che non ha alcuna cura dei bisogni evolutivi di bambini e bambine del terzo millennio e che ciò non dipenda solo dalla fragilità di noi genitori, ma dalla potenza con cui quel mondo invade le nostre vite…… beh allora spero che questo post vi aiuti a correre ai ripari.

Se volete e potete, aprite il dibattito con più adulti possibili e condividete questo messaggio.

28/10/2025

Guidare è una scelta di testa, non un gioco 🚨🚘

La 5ª Enogastronomia ha preso parte a BergamoScienza con il modulo di Educazione civica “Guida sotto effetto di sostanze”, presso il Palazzo della Regione.
Grazie a una prova su pista con visori, supportati della Polizia di Stato e da volontari, i ragazzi hanno sperimentato in prima persona come alcol e droghe alterano riflessi e percezione in strada.
Un laboratorio concreto per imparare a proteggere la propria vita e quella degli altri.

Alla guida fai la scelta giusta: sempre zero sostanze e 100% sicurezza.

Si riparte!
08/09/2025

Si riparte!

19/08/2025

"È urgente cambiare la cultura del bere, avviare in tutte le scuole, a partire dalle elementari, iniziative rivolte a informare i più giovani sui rischi dovuti al consumo di alcol
perché non hanno la percezione e la consapevolezza di cosa possa accadere. Le situazioni che arrivano alla cronaca, prosegue l'esperto, sono solo la punta di un iceberg perché la maggior parte dei ragazzi intossicati non viene riferito all'attenzione di un intervento medico in ospedale per paura o vergogna".
Fonte:

12/08/2025

Uno dei nemici principali del benessere relazionale nei nostri istituti scolastici è, senz’altro, l’idea che stare bene a scuola, avere amici, vivere le relazioni con i compagni come un elemento basilare dell’esperienza scolastica, sia in qualche modo una minaccia per la scuola dello studio, del rigore, della severità e del comportamento “adeguato”.

Questa convinzione continua a permeare molti consigli di classe, soprattutto nelle fasi finali dell’anno scolastico, nella zona scrutini. Rimane come un retrogusto nelle discussioni: si sente dire spesso frasi come “non dobbiamo dargliela vinta”, oppure “non possiamo concedere troppo”, o ancora “la gita si fa solo se si comportano bene”.

Questa cultura stantia, profondamente antipedagogica, va superata e abbattuta.

La base dello stare a scuola, per gli alunni, è la motivazione, e la motivazione nasce solo da un buon indice sociometrico, ovvero da un clima relazionale positivo.
Viceversa, continuiamo a proporre una logica punitiva, come quella per cui si obbliga un alunno a stare in banco con un compagno antipatico, “così impara”. Ma cosa dovrebbe imparare, esattamente? In questo modo, la scuola torna a essere un’espiazione, qualcosa da sopportare.

Eppure, il termine greco “skolè”, da cui deriva la parola scuola, indicava proprio il tempo libero, il piacere, l’ozio creativo. La scuola dovrebbe essere un luogo in cui si vive l’interesse, la gioia, la felicità dell’imparare, non la sofferenza dello “studiare”.
Se riusciamo a uscire da questa mentalità ereditata dai nostri antenati ottocenteschi, possiamo finalmente sintonizzarci con i ragazzi e le ragazze di oggi, che sono spesso molto dotati. Dovremmo permettere loro di collaborare, stare in relazione, vivere la scuola come uno spazio di compresenza sociale attiva.

È così che possiamo costruire nuove possibilità educative, in cui non solo gli alunni stanno bene, ma anche gli insegnanti, che ritrovano il senso profondo del loro lavoro e la gioia di andare a scuola ogni giorno.

Questo sarà l'argomento del nostro convegno online del 28 agosto intitolato "Star bene a scuola". Qui tutte le informazioni: https://www.metododanielenovara.it/star-bene-a-scuola/

06/08/2025

"Il Piemonte in prima linea per contrastare I'isolamento sociale, attraverso un progetto di legge approvato dal Consiglio regionale. La legge, prima in Italia, dispone l'istituzione di un osservatorio regionale e seleziona il 21 ottobre come giornata dell'ascolto in Piemonte. Sarà l'occasione per sensibilizzare la cittadinanza e mettere in luce tutte le associazioni attive nel contrasto all'isolamento. L'osservatorio potrà proporre campagne fuori e dentro le scuole, facilitare il coordinamento fra le realtà del terzo settore
e dovrà consegnare una relazione annuale alla Regione".
(Fonte: .torino)

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