26/08/2026
Comunicato:
Sabato 29 agosto Camminata per la Palestina ad Alghero
Si camminerà dalla spiaggia del Lido (inizio ore 18.30) fino a raggiungere il Largo San Francesco, dove si terrà un presidio con interventi e le immagini della mostra (d)istruzione.
Il genocidio a Gaza non si è mai fermato. A dieci mesi dal cosiddetto “cessate il fuoco”, i dati riportati dalle superstiti autorità sanitarie locali, dall'UNICEF e dall'OCHA registrano per la striscia di Gaza circa 1.280 palestinesi uccisi e oltre 3.943 feriti. Di questi circa 300, in media uno al giorno, sono i bambini ammazzati e più di 400 quelli feriti.
Dal 7 ottobre 2023 la cifra delle vittime palestinesi, in larghissima maggioranza civili, supera per la sola striscia di Gaza le 73.000 unità di cui 21.000 bambini, quella dei feriti le 174.000. Questo, naturalmente, volendo ancora considerare “disperse” le migliaia di persone sepolte sotto le macerie o disintegrate da missili, droni, bombe e cannonate.
A questa somma raccapricciante vanno poi aggiunti gli assassinati e i feriti della Cisgiordania, dove i terroristi israeliani con e senza divisa dell’esercito, da almeno 60 anni prima del 2023, sottopongono i residenti palestinesi a un regime di apartheid, con violenze di ogni genere, segregazione, assedi, soprusi, umiliazioni, devastazione e furto di risorse e proprietà, in tutto conformi al modello del “pogrom” di cui molte comunità, non solo ebraiche, sono state vittime nel passato. Gli autori di queste violenze, in massima parte integralisti “biblici” e suprematisti etnici del solito stampo nazi-fascista di tutti i suprematismi, dall’inizio del 2024 ad oggi hanno aggiunto alla lista infinita dei loro crimini 174 omicidi di minori e più di 1.500 feriti con l’attiva complicità dell’esercito e delle autorità governative che ipocritamente fingono di istruire “inchieste” a carico dei colpevoli.
Non va dimenticata l’aggressione contro il Libano tuttora in corso, che dal 2023 ha finora causato più di 8.900 vittime e oltre 30.000 feriti.
Le persone palestinesi detenute da Israele sono più di 9.500, di cui oltre 3.500 in detenzione amministrativa (senza capi d’accusa) e 350 bambini. È accertata la pratica continua di torture e violenze fisiche e psicologiche, che hanno portato, in molti casi, alla morte dei prigionieri, come il dottor Adnan al Bursh. Oggi si moltiplicano gli appelli per salvare il dottor Hussam Abu Safiya, detenuto in condizioni sempre più critiche.
Del resto, l’attuale governo israeliano annovera fra i propri ministri di primo piano alcuni tra i più efferati rappresentanti di questa compagine di terroristi noti come “coloni”. Il numero, la varietà e la portata dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele, non solo negli ultimi tre anni, ha superato ogni linea rossa dell’etica e del diritto, e tuttavia si registra la quasi totale assenza di reazioni da parte dei governi europei e mondiali, impegnati piuttosto nella repressione dell’imponente movimento globale che chiede misure concrete e sanzioni contro Israele.
Anche in Sardegna si moltiplicano le denunce nei confronti di persone che hanno preso parte ad iniziative contro il genocidio palestinese, un vero oltraggio alla libertà di espressione al quale dobbiamo opporci con fermezza e unità. Mentre dall’altra parte, dobbiamo assistere allo sbarco continuo nella nostra isola di turisti sionisti che godono delle vacanze di decompressione dopo aver preso parte alle azioni criminali del loro esercito. Tutto questo è inaccettabile.
Le norme e le istituzioni del diritto internazionale sono state tutte, senza eccezioni, ignorate, irrise, calpestate, Nonostante il fatto documentato che i crimini considerati nella Convenzione contro il genocidio del 1948 siano stati TUTTI commessi, reiterati, rivendicati dal governo israeliano che, anzi, si propone pubblicamente di incrementarne la pratica fino alla “soluzione finale”, c’è ancora chi si interroga sulla liceità di usare il termine “genocidio” per definire quanto accade in Palestina. Sull’argomento si sono sentite le tesi più strampalate e pretestuose quale, ad esempio, quella secondo cui l’unico genocidio a potersi legittimamente definire tale sarebbe l’olocausto subito dagli ebrei. Non bisogna essere storici né giuristi internazionali per capire quanto questa visione sia ridicola.
Si attendono mesi ancora più drammatici: con l’avvicinarsi delle elezioni israeliane, si teme che il massacro si intensifichi sia in Palestina che in Libano, come è sempre accaduto in simili circostanze.
Il solo modo per fermare Israele è quello di imporre le sanzioni previste dal diritto internazionale nei casi di crimini di guerra e contro l’umanità e applicare l’embargo sulle armi e il boicottaggio economico, culturale, sportivo, accademico.
Per questo è necessario ritornare ad occupare le piazze, far crescere la pressione sui governi, moltiplicare iniziative e manifestazioni in ogni luogo, far sentire la nostra voce contro la normalizzazione del genocidio, contro il riarmo presentato come unica soluzione, per riaffermare il diritto di ogni popolo a vivere in pace.
Organizzazione: Alghero per Gaza
Adesioni: Asce Sardegna, Ponti non Muri, Comitato Fermiamo la Guerra - Sassari, Assemblea Studentesca per la Palestina Sassari (elenco in aggiornamento)
Per adesioni e informazioni: [email protected]