13/05/2026
Parole sagge, anche se scomode..
"Ma la vera domanda è se questa visibilità stia davvero cambiando la realtà o se rischi di fermarsi alla superficie. Perché se milioni di persone guardano contenuti sulla disabilità ma poi fuori dallo schermo continuano a esserci barriere architettoniche, negozi inaccessibili, trasporti problematici, un tempo libero spesso negato e un mercato del lavoro che continua a escludere, allora dobbiamo avere il coraggio di dirci che la rappresentazione, da sola, non basta. [...] 𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐢 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞. 𝐌𝐚 𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐦𝐚𝐫𝐞, 𝐛𝐞𝐧𝐬𝐢̀ 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚."
ASD SPORT ASSI
Il successo dello show ci consegna una domanda: gli spettatori cosa stanno premiando per davvero? La qualità dello spettacolo, la bravura degli attori, la scrittura e il lavoro teatrale, oppure il fatto che sul palco ci siano persone con sindrome di Down? Il rischio oggi è pensare che basti mettere la disabilità sotto i riflettori per parlare di inclusione. Ma l’inclusione vera non inizia quando la disabilità diventa contenuto da consumare, bensì quando smettiamo finalmente di guardare prima la condizione e iniziamo a vedere davvero la persona.
Leggi il contributo di Giovanni Ferrero
👉 https://www.vita.it/idee/din-don-down-by-paolo-ruffini-i-danni-collaterali-del-paternalismo-che-fa-sold-out/